Afghanistan
Dalle origini a oggi
A seguito della sconfitta dell'impero persiano achemenide nel 328 a.C., Alessandro Magno entrò nel territorio dell'attuale Afghanistan per conquistare Bactria (l'attuale Balkh). Anche i Sassanidi e altre dinastie iraniane governarono gran parte dell'Afghanistan. Concessi da www.wikipedia.org
Nel 642 gli Arabi invasero l'intera regione e introdussero l'Islam. Gli Arabo-Persiani del Khorasan controllarono l'area fino alla conquista da parte dell' Impero Ghaznavide nel 998. La dinastia ghaznavide fu sconfitta nel 1146 dai Ghoridi. Sotto la guida di Gengis Khan, l'invasione mongola si tradusse nel massacro della popolazione. Dopo la morte di Gengis Khan nel 1227, una successione di piccoli capi e principi lottarono per la supremazia finché, alla fine del XIV secolo, uno dei suoi discendenti, Tamerlano, incorporò l'odierno Afghanistan nel proprio vasto impero asiatico. Babur, discendente di Tamerlano e fondatore dell'Impero Moghul in India all'inizio del XVI secolo, fece di Kabul la capitale di un principato afghano.
L'Afghanistan rimase diviso in tre parti tra il XVI e l'inizio del XVIII secolo. A nord si trovavano gli Uzbeki, a ovest la Persia e a est l'Impero Moghul. Gli Afghani, o più specificamente i Pashtun Ghilzai sotto Khan Nasher, insorsero contro il dominio persiano all'inizio del XVIII secolo. L'esercito persiano fu sconfitto e gli Afghani controllarono l'intera Persia dal 1719 al 1729.
Per tutto il XIX secolo lo scontro tra gli imperi britannico e russo, entrambi in espansione, in quello che fu chiamato il Grande Gioco, influenzò in maniera significativa l'Afghanistan. Le preoccupazioni britanniche per l'avanzata russa in Asia centrale e per la crescente influenza dell'impero zarista sulla Persia culminarono in due guerre anglo-afghane. La prima (1839-1842) si concluse con la distruzione di un'intera armata britannica; è perciò ricordata come un esempio della ferocia della resistenza armata contro qualsiasi dominatore straniero. La seconda guerra anglo-afghana (1878-1880) fu scatenata dal rifiuto dell'emiro Shir Alì di accettare l'invio di una missione britannica a Kabul. Questo conflitto portò l'emiro Abdur Rahman Khan sul trono afghano. Durante il suo regno (1880-1901), Britannici e Russi stabilirono ufficialmente i confini del moderno Afghanistan. I Britannici conservarono il controllo effettivo sulla politica estera di Kabul. L'Afghanistan rimase neutrale durante la Prima guerra mondiale.
Habibullah, figlio e successore di Abdur Rahman, fu assassinato nel 1919, probabilmente da alcuni membri della famiglia reale che si opponevano all'influenza britannica. Il suo terzo figlio, Amanullah, riconquistò il controllo della politica estera dell'Afghanistan dopo aver provocato nello stesso anno, con un attacco all'India, la terza guerra anglo-afghana. Durante il conflitto che ne seguì, gli Inglesi, ormai stanchi della guerra, rinunciarono al controllo sulla politica estera afghana stipulando nell'agosto 1919 il Trattato di Rawalpindi. In ricordo di questo avvenimento, gli Afghani celebrano il 19 agosto la loro Festa dell'indipendenza.
Tra le accuse di corruzione e disonestà rivolte alla famiglia reale e la precaria situazione economica causata dalla grande siccità del 1971-1972, il 17 luglio 1973 l'ex primo ministro Mohammed Daoud Khan conquistò il potere con un colpo di stato militare. Zahir Shah fuggì dal paese, trovando alla fine rifugio in Italia. Daoud abolì la monarchia, abrogò la costituzione del 1964, e proclamò la repubblica, con lui stesso come presidente e primo ministro.
Mentre la disillusione cresceva, il 27 aprile 1978 il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan diede vita a un sanguinoso colpo di stato (la cosiddetta "rivoluzione di aprile"), che si concluse con il rovesciamento e l'assassinio di Daoud e di gran parte della sua famiglia. Noor Mohammed Taraki, segretario generale del PDPA, divenne presidente del Consiglio rivoluzionario e primo ministro dell'appena costituita Repubblica Democratica dell'Afghanistan, fortemente sostenuta dall'URSS.
Si avvio anche una campagna di alfabetizzazione e scolarizzazione di massa e nelle aree rurali vennero costruite scuole e cliniche mediche. La religione islamica non venne penalizzata in alcun modo, ma le gerarchie religiose islamiche afgane preferirono denunciare il contrario perché in realtà fortemente penalizzati dalla riforma agraria e dall'abrogazione dell’ushur, di cui essi erano beneficiari. Ben presto le stesse gerarchie ecclesiastiche passarono a un'opposizione armata incoraggiando la jihad (guerra santa) dei mujaheddin (santi guerrieri) contro "il regime dei comunisti atei senza Dio".
Il governo rispose agli oppositori con un pesante intervento militare e arrestando, mandando in esilio e giustiziando molti mujaheddin.
Nella nuova fase politica afghana intervennero anche gli Stati Uniti d'America. L'amministrazione Carter avvertì subito l'esigenza di sostenere gli oppositori di Taraki principalmente per tre motivi: 1) in funzione anticomunista per «dimostrare ai paesi del terzo mondo che l'esito socialista della storia sostenuto dall’Urss non è un dato oggettivo» (Dipartimento di Stato, agosto 1979); 2) per creare un nuovo alleato in una zona geopolitica che aveva visto nel gennaio 1979 gli Usa perdere l'Iran con la rivoluzione khomeinista; 3) vincere la guerra fredda o quantomeno cancellare il ricordo della disfatta vietnamita del 1975.
Il 24 dicembre 1979 l'esercito sovietico ricevette l'ordine di invadere l'Afghanistan, che tre giorni dopo entrarono nella capitale Kabul.
Osama bin Laden era uno dei principali organizzatori e finanziatori dei mujaheddin, e uomo di fiducia della Cia; il suo Maktab al-Khadamat (MAK, Ufficio d'Ordine) incanalava verso l'Afghanistan denaro, armi e combattenti musulmani da tutto il mondo, con l'assistenza e il supporto dei governi americano, pakistano e saudita.
L'Unione Sovietica ritirò le sue truppe nel febbraio 1989, ma continuò ad aiutare il presidente Mohammad Najibullah. E’ la guerra civile fra mujaheddin per il controllo della capitale, che solo nel 1993 provoca la morte di oltre 10.000 civili. I taliban trasformati in esercito dai servizi segreti pakistani con armi statunitensi e soldi sauditi conquistano Kabul il 27 settembre 1996 rovesciando e mettendo in fuga il presidente Burhanuddin Rabbani. Presidente de facto diviene Mohammed Omar Akhondzada. Il Parlamento e ogni organo elettivo perde ogni potere. Rabbani si rifugia nelle province nord-orientali e lì Massoud costituisce e guida l'Alleanza del Nord, un'opposizione non pashtun che continuò a ricevere il riconoscimento diplomatico all'interno delle Nazioni Unite come il legittimo governo dell'Afghanistan. Intanto i taliban instaurano un regime teocratico basato su un'interpretazione fondamentalista della Shari'a, abrogano ogni consiglio elettivo (a cominciare dal Parlamento) e vietano ogni diritto e ruolo sociale alla donna.
Il nuovo regime del mullah Omar (riconosciuto solo da Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) crea tutte le condizioni perché l'Afghanistan diventi il luogo principe perché lo sceicco saudita Osama bin Laden installi lì la base per la sua rete terroristica, Al-Qaeda. In seguito agli attentati dell'11 settembre 2001, gli Stati Uniti pretendono dai taliban l'estradizione del capo di Al-Qaeda. Kabul rifiuta e Washington risponde il 7 ottobre 2001 attaccando militarmente l'Afghanistan. Il 13 novembre successivo il regime è rovesciato, grazie anche all'apporto bellico dei mujaheddin dell'Alleanza del Nord, che dal 9 settembre sono orfani della guida di Massoud, vittima di un attentato.
Sotto l'egida dell'ONU, il 5 dicembre 2001 le fazioni afghane si riunirono a Bonn e scelsero un'autorità provvisoria di 30 membri, guidata da Hamid Karzai, ex consigliere della compagnie petrolifera americana Unocal e in stretti contati con la Cia.
Il 9 ottobre 2004 Karzai è stato confermato capo dello stato nelle prime elezioni presidenziali dirette della storia dell'Afghanistan. Tuttavia il potere di Karzai non va al di là dei confini della capitale, perché il resto del Paese resta nelle solide mani dei signori della guerra legati agli ex movimenti mujaheddin e al commercio dell’oppio.