Arabia Saudita

La civiltà pre-islamica / La conquista araba / L'Arabia Saudita

La civiltà pre-islam

Gli antichi egiziani davano a questi nomadi semiti che si aggiravano attorno all'Egitto il nome di "vagabondi delle sabbie" o Ara-Bar. Dunque sono tutti Ara-Bar quelli che poi si chiameranno poi Ebrei e Arabi. E' piuttosto difficile separare l'etnia degli Ebrei e degli Arabi. Erano entrambi due popoli semiti. Secondo la Bibbia, il nome Ebreo discenderebbe da Eber, a sua volta discendente da Sem figlio di Noè (il capostipite dei popoli semiti) e antenato di Abramo, il comune patriarca delle due religioni: dell'ebrea, che sarebbe discesa da Isacco figlio di Abramo e di Sara; e la Musulmana, che (secondo Maometto) sarebbe discesa da Ismaele figlio dello stesso Abramo e di un'altra moglie alla quale il patriarca si era unito su consiglio della stessa Sara, dal momento che nei primi anni essa non era riuscita a dargli un figlio.
Prima del 622 d.C., data che corrisponde all'anno 1 dell'Egira ( fuga di Muhammad e dei suoi seguaci dalla Mecca a Medina ), non esisteva una nazione vera e propria, ma un sistema tribale. Da tempi remoti gli Arabi abitavano questa terra arida e immensa. Terra grande come un terzo dell'Europa, ma poco popolata e in parte desertica a causa della scarsità delle piogge. Gli Arabi impararono a cercare l'acqua in profondità scavando pozzi, ma quando questa talvolta sgorgava da una sorgente, allora appariva l'oasi, stupenda di verde. Il nomadismo pastorale era il genere di vita che tali condizioni ambientali imponevano. Già da duemila anni prima di Cristo era stato addomesticato il cammello, la cui adattabilità al deserto è ben nota. Il latte di cammella e i datteri coltivati nelle oasi, dove vivevano pochi sedentari, costituivano il cibo dei Beduini.
Alcune popolazioni semi-nomadi coltivavano cereali, legumi e frutta, ma solo se le condizioni climatiche lo permettevano. Queste popolazioni vivevano in stretto rapporto e avevano bisogno le une delle altre. Le relazioni tra di loro erano generalmente pacifiche e di natura economica. Il cammello, animale resistente e veloce poteva portare carichi pesanti. Le carovane raggiungevano le zone più fertili dell'Arabia del Sud, caricavano le merci prodotte localmente e quelle che provenivano dall'India, dall'Africa e dall'Estremo - Oriente per poi rivenderle nell' Arabia del Nord e nel Medio Oriente. I Beduini facevano pagare un dazio per il transito delle carovane sul territorio da loro controllato.
Su scala territoriale più ristretta tra nomadi e sedentari avvenivano parecchi scambi. Numerosi mercati e fiere costituivano occasione di incontro e talvolta presso un'oasi o un santuario assumevano un carattere permanente. Nascevano così città disseminate nel deserto oltre a quelle che sorgevano nelle oasi. Nelle città le strutture sociali erano simili a quelle dei nomadi. Le cellule di base erano le sotto-tribù o clan, piccoli gruppi umani il cui numero era stabilito dalla legge della necessità vitale. Più clan formavano una tribù. Queste relazioni erano perlopiù pacifiche, ma la miseria di cui spesso soffrivano questi gruppi arabi, rendevano abbastanza frequenti le razzie (ghazwa) per impossessarsi delle ricchezze, spesso relative, dei più fortunati. Le regole delle razzie erano codificate dall'uso: si cercava ad esempio di non uccidere mai, perché l'omicidio comportava gravi conseguenze. Non vi erano leggi scritte, poiché mancava uno Stato che le imponesse con la forza, ma ciascuno sapeva a quali conseguenze andava incontro in caso di omicidio. " Occhio per occhio, dente per dente ". La vendetta (ta-ar) era uno dei pilastri della società beduina e si basava sull'egalitarismo tribale.
Le arti non avevano grande spazio in questa società sempre in movimento ad eccezione dell'arte della parola. Gli Arabi ammiravano l'eloquenza, gli uomini che sapevano utilizzare la parola (per dare un consiglio, per mettere fine ad una situazione imbarazzante).
Ancor più ammirata era la poesia. La poesia cantava i temi universali dell'amore, della gioia, del dolore, ma ancor di più veniva usata per esaltare qualcuno o come satira, per colpire il nemico, per renderlo ridicolo e naturalmente riceveva sempre una replica. La religione non costituiva una grossa preoccupazione per i Beduini che dovevano ogni giorno lottare per sopravvivere. Credevano in una terra popolata da spiriti, generalmente invisibili, ma che si potevano manifestare sotto forma di animali, di alberi o rocce. Anche le divinità erano numerose, ma nessuna prevaleva sulle altre. Alcune avevano un carattere astrale come Venere e la dea del Sole, altre incarnavano nozioni puramente astratte come il dio dell'Amore o la dea della Morte. Nella città di Mecca il gran dio era Hobal, idolo in cornalina rossa. Per ottenere la protezione degli dei e degli spiriti si edificavano santuari, si facevano offerte, si ricorreva a sacrifici dapprima umani e in seguito di animali.
A Sud dell'Arabia si trovava un paese che, pur facendo parte della grande penisola, era molto diverso dal Nord: i Sabei, i primi arabi che si accostarono alla civiltà. Essi appaiono nelle tarde iscrizioni cuneiformi, mentre il più antico riferimento nella letteratura greca è nella HISTORIA PLANETARUM di Teofrasto (228 a.C.). La prima patria dei Sabei, si trovava nell'angolo sud-occidentale della penisola arabica. La fertilità del territorio favorita dalla pioggia, la sua vicinanza al mare e la sua posizione strategica sulla via dell'India, furono fattori determinanti del suo sviluppo. Vi si producevano spezie, mirra ed altri "aromata" come l'incenso, che venivano utilizzati per condire cibi o per essere bruciati nel cerimoniale di corte e nel rituale religioso. I Sabei erano il ramo più illustre dell'intera famiglia dell'Arabia meridionale di cui facevano parte anche i Minei; i regni che essi fondarono non ebbero mai carattere militare, iniziati sotto forma di teocrazia, finirono poi come dinastie laiche. Il periodo sabeo, secondo la scuola arabista che sostiene la cronologia bassa, durò dal 750 a.C. al 115 a.C.
Gli Arabi del Sud erano maestri di architettura e avevano costruito sofisticati sistemi di irrigazione. Il grado di civiltà raggiunto era elevato e si dimostrava in tutte le arti. Erano molto religiosi e avevano innalzato molti templi amministrati da una classe di preti che godeva di grande considerazione. Gli dei e le dee che adoravano erano numerosi ed alcuni erano gli stessi degli Arabi del Nord. Tra queste popolazioni che vivevano sedentarie nel lusso, all'interno di Stati organizzati in modo complesso e i nomadi dai costumi qualche volta selvaggi, il contrasto era grande. Le lotte dei grandi imperi bizantino e sassanide ebbe ripercussioni importanti sul mondo dei nomadi. La conquista dell'Arabia del Sud da parte degli Etiopici e poi dei Persiani significò l'inizio del declino di questa civiltà. Le guerre intestine tra i principi, così come le guerre straniere in cui era stata coinvolta, cambiò il ruolo dei Beduini. Essi potevano di nuovo farsi pagare più caro il ruolo di mediatori o di guida per il traffico terrestre. Vecchi Beduini sedentari da poco, si rivelarono abili uomini d'affari che potevano assumere la complessa organizzazione delle carovane. Le città prosperavano, soprattutto Mecca. Il processo di dissoluzione della società tribale iniziava.
Questa trasformazione economica comportava una trasformazione intellettuale e morale, non erano più le tradizionali qualità dell'uomo del deserto che portavano al successo, ma la capacità di condurre gli affari a buon fine. L'avidità si diffondeva, i legami di sangue diventavano meno importanti e cedevano il posto a quelli fondati su interessi comuni. I poveri e gli onesti soffrivano di fronte all'arroganza crescente dei nuovi ricchi, ma il vecchio ideale tribale attraverso il quale si poteva criticarli era morto. Nuovi valori si diffondevano. Le grandi religioni monoteiste e universaliste, giudaismo e cristianesimo presente nella penisola arabica, esercitavano il loro fascino. Da esse derivarono varie forme di religiosità sincretistica in cui trovavano ancora spazio motivi pagani, ma il cui orientamento era monoteista.

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La conquista araba

Con Maometto, il fondatore dell'islamismo, la Mecca, già centro religioso, esercitò il proprio predominio sulle tribù vicine. All'inizio del VII secolo, cominciò il processo di unificazione politico-economica dell'Arabia con le conquiste territoriali che vanno dall'Oceano Atlantico all'India e dalla Cirenaica all'altopiano iranico. Subito dopo la morte di Maometto, si delinearono, tre differenti orientamenti per la successione: quello dei compagni del Profeta che voleva, che il califfo fosse scelto tra i suoi primi seguaci, quello dei legittimisti, che rifiutava il principio dell' elezione del successore e voleva che si scegliesse il parente più vicino al Profeta e che fosse seguito. in futuro, un criterio dinastico-ereditario, quello dei potenti della Mecca, cioè degli Omayyadi, che avocavano a sé il diritto di successione.
I primi due califfi (in arabo khalifa vuol dire "successori [del Profeta]"), Abu Bakr e Omar, appartenevano al gruppo dei Compagni del Profeta.
Ad Abu Bakr successe Omar che diede slancio alle conquiste e pose le basi dello Stato Islamico. Egli attaccò dapprima la Siria, che apparteneva all' area culturale semitica. L' imperatore bizantino Eraclio tentò di fermare l' avanzata musulmana inviando in Palestina un esercito, che subì una sconfitta, nel 636 d.C. sul fiume Yarmuk. Le turbolente e aggressive tribù arabe iniziarono, in seguito, la penetrazione nell' Iraq sassanide. L' espansione musulmana verso oriente continuò con la conquista della Persia, del Belucistan e dell' Armenia, fermandosi ai confini con l' India. Omar conquistò anche l'Egitto, da qui si espanse in direzione di Cipro, Creta e Rodi sconfiggendo la flotta dell' Imperatore bizantino Costante II. Omar morì nel 664 d.C.
Il terzo califfo, Uthman, era invece membro della famiglia aristocratica meccana degli omayyadi. Uthman venne assassinato e Ali (cugino e genero di Maometto) ottenne il potere. Una parte della comunità musulmana, convinta che Ali stesso avesse fatto uccidere il predecessore, nominò immediatamente un anti-califfo. Cominciò una serie di lotte armate tra i due gruppi. Alla fine l'anticaliffo, Mu'awiya (che apparteneva alla famiglia omayyade), riuscì a farsi eleggere nuovo califfo.
Fu così che avvenne il principale scisma all'interno dell'Islam, quello tra sunniti e sciiti (da shi'a ovvero "partito di Ali"). La dinastia omayyade (661-750) diede inizio a una nuova epoca. Il califfo viveva nel lusso e continuò la politica di espansione avviata dai primi califfi, sino a raggiungere a ovest la Spagna (l'Andalusia) e a est la Cina. L'espansione rese necessario lo spostamento della capitale in una città meno isolata dal resto dell'impero: la scelta ricadde su Damasco, città dove gli omayyadi avevano molti fedeli. Ma la dinastia venne ben presto accusata dai fedeli di essere troppo laica e mondana. Fu così che, nel 750, si impose la seconda grande dinastia della storia musulmana, quella degli abbasidi, che detenne il potere sino al 1258 (anno in cui Baghdad venne occupata dai Mongoli). Sotto gli abbasidi, la capitale venne trasferita da Damasco a Baghdad. Ma il territorio era troppo grande per essere controllato, e il potere venne sempre più affidato a piccole dinastie di principi (gli emiri) che, pur dipendendo sempre dal potere centrale, guadagnavano una maggior indipendenza. Dopo il 1258, la storia musulmana divenne la storia di piccole (anche se talvolta importanti) dinastie.
La prima crociata fu bandita ufficialmente da Papa Urbano II, organizzata e composta da veri cavalieri, ben armati ed equipaggiati. Dopo una sosta a Costantinopoli, dove furono stipulati accordi politici, militari e logistici, i crociati si diressero in Asia minore. Misero d'assedio e conquistarono Nicea e Antiochia. Poi Edessa, dove fondarono il loro primo Stato; infine il 5 luglio del 1099 entrarono e si impossessarono di Gerusalemme.
I massacri fatti in quest'ultima città, furono spaventosi (li raccontò lo storico crociato Raimondo d'Anguilers). I bizantini sgomenti, si dissociarono ben presto dalle imprese dei crociati: sia perché questi, durante il loro transito, avevano saccheggiato anche molte città cristiane ortodosse; sia perché l'idea di una "guerra santa", con tanto di vescovi, abati e monaci armati di tutto punto, era estranea alla loro mentalità; infine, i crociati (nonostante precisi accordi fatti in precedenza a Costantinopoli) avevano nessuna intenzione di restituire all'imperatore i territori conquistati (in tal senso particolarmente odiata dai bizantini era l'armata normanna, che si insediò ad Antiochia).
Nei territori conquistati, i crociati conservarono e anzi accentuarono gli ordinamenti feudali esistenti: i contadini (arabi e siriani), già servi della gleba, dovevano pagare al proprietario delle loro terre una rendita che toccava il 50% del raccolto; mentre quelli liberi furono asserviti colla forza. Nelle città costiere dei loro stati, il commercio era in mano ai mercanti genovesi, veneziani e marsigliesi, che avevano ottenuto il privilegio (pagando i nuovi "padroni") di poter costituire delle colonie. I crociati non furono in grado di apportare alcun elemento di novità nella vita economica dei paesi conquistati, semplicemente perché in quel periodo le forze produttive, la ricchezza materiale e culturale dell'Oriente, era di molto, superiore, a quella occidentale. Molti crociati, senza scrupoli (in mezzo c'erano anche ignoranti, bifolchi e delinquenti di ogni genere) si comportarono soltanto come ladri e oppressori: di qui la costante lotta con la popolazione locale, che all'oppressione feudale turca o bizantina, si era vista aggiungere quella straniera senza riguardo.
Sul piano politico il sovrano dello stato latino aveva un potere limitato dall'assemblea dei più grandi feudatari. Gli stati erano divisi tra loro e sostanzialmente senza rapporti con quello bizantino. Sul piano religioso i sovrani cercavano di sostituire coi loro prelati il clero bizantino e arabo locale. Per la conquista di nuovi territori e la cristianizzazione forzata delle loro popolazioni furono istituiti gli ORDINI CAVALLERESCHI (quello dei TEMPLARI , di origine francese, quello Teutonico, di origine tedesca e quello dei GIOVANNITI, di origine italiana). Erano una specie di ordini di assistenza umanitaria, i cui membri, oltre ai voti monastici di castità-povertà-obbedienza, giurarono poi di difendere anche i Luoghi Santi contro gli infedeli. Ma alcuni, ligi all'Ordine originario, prestavano aiuto anche ai musulmani, curavano umilmente e amorosamente anche i nemici.
La Seconda Crociata (1147-1187) fu dunque causata dalla caduta di Edessa (avvenuta nel 1144). Papa Eugenio III, riuscì a convincere il re di Francia Luigi VII e l'Imperatore germanico Corrado III (anche se all'inizio non voleva la partecipazione dei tedeschi ritenuti pericolosi) a muovere contro i turchi. In autunno i crociati tedeschi e francesi attraverso l'Ungheria e la Bulgaria raggiungono Costantinopoli.
Ridotto l'esercito a un branco di delinquenti affamati vengono commesse sul territorio bizantino numerose rapine e violenze, fino al punto che l'imperatore Commeno, facendo il doppio gioco, chiese di nascosto aiuto addirittura al sultano dei turchi per difendersi da questi teppisti. I "crociati" già logorati dalla stanchezza e dalla fame, con questi ambigui appoggi (erano veri e propri atti di sabotaggi e ostilità) riservati a loro dai bizantini, disgregati soprattutto dalle discordie interne, decimati da privazioni e da epidemie, subirono prima un attacco in ottobre a Dorilea, poi dopo una ininfluente affermazione a Laodicea, furono presto sconfitti dai turchi presso i monti di Cadmus nel dicembre 1147.
La Terza Crociata (1189-1192) fu bandita da Gregorio VIII, appena salito sul soglio alla morte di Urbano III, ma vi rimase nemmeno due mesi, gli successe Clemente III. La motivazione era caduta di Gerusalemme (1187) per opera del grande condottiero turco Saladino, che aveva con una serie di strepitose vittorie già esteso la sua signoria sull'Egitto e sull'Arabia occidentale. A differenza dei crociati, il Saladino non effettuava stragi nelle città vinte ai cristiani: questi anzi avevano la possibilità di andarsene pagando un riscatto (un uomo 10 denari, 5 la donna); chi non pagava era fatto schiavo. Ma poi Saladino abolì anche quest'iniqua richiesta per chi voleva andarsene, né costrinse a fare gli schiavi chi restava. Anzi, mise perfino una milizia per proteggere da alcuni fanatici musulmani la minoranza cristiana.
Sebbene alla crociata partecipassero i re d'Inghilterra Riccardo Cuordileone e di Francia, Filippo II, nonché l'imperatore germanico Federico Barbarossa, i risultati furono irrilevanti (l'imperatore addirittura vi morì, lasciando un esercito allo sbando). Troppe erano le discordie interne: francesi, inglesi, tedeschi e italiani, si combatteranno a vicenda per il possesso di alcuni territori conquistati. Ma il più ambiguo rapporto si creò tra il re di Francia e il Re d'Inghilterra fino a rompere il sodalizio e ritornare il primo in Francia a combinare guai e a seminare zizzania: Gerusalemme, in sostanza, restava in mano turca, anche se i cristiani residenti avevano libertà di accesso alla città santa.
L'islamismo restò la religione di stato e l'arabo continuò ad essere la lingua ufficiale. Si sa inoltre che, in seguito all'affermazione della dinastia abbaside, il centro dell'impero si spostò ad Oriente, intorno all'Iraq, dove al Mansur fondò Baghdad, la Città della Pace o Città Rotonda. Nell'836, la sede del governo venne dislocata dal califfo a Samarra, lungo il Tigri, fino all'862, dopodiché la capitale ritornò a Baghdad, dall'892 al 902. In questo periodo, si assiste ad una lenta erosione del potere centrale. Il particolarismo e le tendenze separatiste delle varie regioni dell'impero non tardarono a manifestarsi. Per avere un'idea delle turbolenze interne, basta ricordare che Abdullah ibn al Mutazz restò in carica un solo giorno, dopo il quale venne ucciso e deposto. Gli subentrò il cugino al Muqtadir che regnò per circa un quarto di secolo, fino al 932. Nel corso dei suoi 24 anni di regno cambiarono 13 visir, qualcuno dei quali finì per essere assassinato. Il migliore tra questi fu Ali ibn Isa. In cinque anni, egli si sforzò di cambiare in meglio la situazione delle finanze pubbliche, dando prova di notevole capacità . Ma le vicende più importanti che caratterizzarono il governo di al Muqtadir sono legate alla proclamazione dei due califfi, il fatimide Ubaydullah nell'Africa settentrionale (909) e dell'ommiade Abd al Rahman III (929) in Spagna, che crearono l'insolita circostanza di tre califfi legittimati nello stesso tempo dalla popolazione musulmana. Mentre in Oriente entrava in crisi la dinastia abbaside, in Occidente il regime musulmano raggiungeva l'apogeo sotto la discendenza ommiade. Negli ultimi decenni dell'800, la spinta al separatismo, incoraggiata da capi neo-musulmani che si presentavano come campioni del nazionalismo, aveva contrassegnato le province soggette all'autorità dell'emirato di Cordova. Memorabile fu la rivolta condotta da Omar, successore musulmano di un conte visigoto, il quale mise in pericolo il trono ommiade più e più volte. La sicurezza del regno degli eredi di Abd al Rahman I doveva pertanto essere ripristinata. Abd al Rahman III successe, ventitreenne, al nonno Abdallah nel 912. Egli fu l'artefice della riconquista dell'autorità del califfato, recuperando le province perdute ed ingrandendo il suo dominio durante gli anni del suo regno (912-961).
L'intero paese venne pacificato e lo stato si rinvigorì sotto l'imperio di un monarca assoluto, ma presto si divise.
La medicina fu portata dai musulmani a un livello altissimo. Il primo ospedale organizzato fu costruito a Damasco nel 707 per i lebbrosi, che venivano qui ricoverati a spese del califfo. In poco tempo ogni città ebbe il suo ospedale: Baghdad ne possedeva sessanta. Al-Razi († 925) fu il più grande medico musulmano, fondò l’ostetricia e fornì la prima descrizione scientifica del vaiolo e del morbillo.
Avicenna (980-1037) divenne famoso per le sue opere mediche elaborate con linguaggio scientifico: da lui abbiamo derivato parole come ambra, cinnamomo, zafferano, sandalo, canfora. La sua opera più famosa è stato il "Qanun fi atTibb", "Canone di Medicina", da cui deriva il termine canone, in cui vengono presentati ben 760 rimedi medico-farmacologici. Le più note innovazioni musulmane si ebbero nella matematica e nell’astronomia. Al-Khuwaritzmi († 850), da cui deriva l’italiano "algoritmo", inventò i logaritmi e l’algebra, termine quest’ultimo che deriva appunto dal libro di Khuwaritzmi "Kitab al-gabr", che tradotto dopo tre secoli fece conoscere all’occidente la numerazione araba e lo zero.
Al-Battani calcolò la durata dell’anno solare sbagliando di 24 secondi rispetto al valore accertato oggi. Misurò inoltre la circonferenza della terra. Le misurazioni di al-Biruni del peso specifico di vari metalli e pietre preziose sono esatte fino alla terza cifra decimale. Studiò inoltre la rotazione della terra intorno al proprio asse. Numerosi osservatori astronomici furono costruiti in tutto il mondo musulmano: Damasco, Siviglia, Samarcanda, ecc. In questi osservatori gli astronomi preparavano e pubblicavano tavole astronomiche.
Ibn al-Haytham († 1039) fu un pioniere dell’ottica. Facendo esperimenti con 27 tipi diversi di lenti scoprì le leggi di riflessione della rifrazione, spiegò l’aumento apparente nella dimensione delle stelle in prossimità dello zenit e scoprì che l’occhio non emette raggi, come credevano Euclide e Tolomeo, ma li riflette.
Numerosi furono anche i progressi musulmani in botanica, zoologia e in altre scienze naturali. Rilevanti sono anche i progressi compiuti dai musulmani nelle scienze sociali, nella storia, nell’archeologia, nell’etnologia, nella geografia, nell’urbanistica, nell’architettura, nell’arte della ceramica, nella lavorazione dei metalli, nei prodotti tessili (tappeti e stoffe), nella musica, nella calligrafia, ecc.

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L'Arabia Saudita dal 1744

Il Primo Stato Saudita nacque nell'anno 1744 quando il sovrano, lo sceicco Mohammed ibn Abd al Wahhab si insediò nella città di Diriyah ed il principe Mohammed Ibn Saud si impegnò a supportare la sua campagna di purificazione della religione islamica dalle eresie. La Dinastia Saudita ed i suoi alleati divennero così la realtà politica dominante su tutta la penisola araba, controllando gran parte del Najd, anche se non aveva il totale controllo delle coste.
I sovrani più importanti del primo Stato Saudita furono:
l'Imam Mohammed Ibn Saud (1726 - 1765);
l'Imam Abdul Aziz Ibn Mohammed Ibn Saud (1765 - 1803);
l'Imam Saud Ibn Abdul Aziz Ibn Mohammed Ibn Saud (1803 - 1814) l'Imam Abdullah bin Saud (1814 - 1818);
Lo stato Saudi prolungò il suo dominio per circa settantacinque anni. Preoccupato per il crescente potere di questo regno, il sultano Ottomano incaricò Mohammed Ali Pasha di reimpossessarsi dell'area. Alì incaricò a sua volta suo figlio Ibrahim Pascià che riuscì a sconfiggere l'esercito saudita nel 1817. Solo pochi anni dopo sorse nuovamente il potere dei Saudi con il Secondo Stato Saudita.
Nel 1824 la dinastia Saudi tornò al potere e vi rimase fino al 1891 quando essa soccombette alla dinastia Al Rashid di Ha'il. Nel 1902 il sovrano Abdul Aziz Al-Saud riconquistò la città di Riyadh, che fu la prima di una lunga serie di conquiste che portarono alla nascita dell'odierno stato nazionale dell'Arabia Saudita nel 1932.
I sovrani più importanti di questo secondo periodo furono: L'Amir Mushari ibn Saud ibn Abd al-Aziz (1819 - 1819);
L'Amir Turki ibn Abdallah ibn Muhammad (una prima volta) (1819 - 1820) (seconda volta) (1824 - 1834);
L'Amir Faisal ibn Turki ibn Abdallah (una prima volta) (1834 - 1838) (una seconda volta) (1843 - 1865);
L'Amir Saud ibn Faisal ibn Turki (1871 - 1871);
L'Amir Abd al-Rahman ibn Faisal ibn Turki (1889 - 1891);
Il Terzo Stato Saudita venne fondato dal sovrano Abdul Aziz Al-Saud, nel 1902 dopo la conquista di Riyadh, l'antica capitale del regno Saudita, nel proseguimento della sua campagna di riconquista il sovrano si impossessò del resto del Nejd e dell' Hijaz tra il 1913 ed il 1926. L' 8 gennaio 1926 Abdul Aziz Al-Saud divenne sovrano di Hejaz e il 29 gennaio 1927 sovrano di Nejd. Con il Trattato di Jedda, firmato il 20 maggio 1927 il Regno Unito riconobbe l'indipendenza del regno di Abdul Aziz Al-Saud, allora noto come Regno di Hejaz e Nejd. Nel 1932 queste regioni vennero unificate sotto il regno dell'Arabia Saudita.

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