Armenia
Il regno dell'Armenia / Dominazioni straniere / La repubblica di Armenia
Il regno dell'Armenia
Gli armeni sono gli abitanti autoctoni dell'Armenia: derivano da un incrocio di elementi indoeuropei (gli "armenoi" che Erodoto ed Eudossio collegavano ai Frigi) e di ceppi asiatici o anatolici (quegli abitanti dell'Anatolia orientale che non fanno capo né ai semiti né agli indoeuropei). Fino all'inizio del ventesimo secolo essi hanno abitato un vasto territorio che, estendendosi ben oltre i confini dell'attuale Repubblica Armena ex-sovietica, ingloba il lembo nord-occidentale dell'Iran, tutta la parte orientale della Turchia, le regioni occidentali dell' Azerbaigian ed una parte nel sud della Georgia. Concesso da www.homolaicus.com Dominazioni straniere I chaldi si stabilirono nella regione verso il 1000 a.C. e la dominarono sino all'arrivo dei persiani di Dario I, nel 520 a.C., che vi rimasero sino 330 a.C., sostituiti dai macedoni di Alessandro Magno e dai parti. Concesso da www.homolaicus.com e www.wikipedia.org La repubblica di Armenia L'Armenia dichiarò la sua indipendenza dall'Unione Sovietica il 21 settembre 1991. Concesso da www.wikipedia.org
Regno indipendente (sec. X-VII a. C.) con una civiltà indigena autoctona, chiamato Urartù o Ararat, l'Armenia si fuse con la popolazione hurrita discendente degli antichi regni, poi subì le invasioni di cimmeri, sciti, medi, assiri....
Verso il 190 a.C. - complici i romani che avevano sconfitto a Magnesia Antioco III - venne fondata la dinastia degli Artassidi e sotto la guida di Artashes I l'armeno divenne lingua comune a tutto il paese.
Fu Pompeo ad occupare tutta l'Armenia lasciandovi sul trono il sovrano locale Tigrane, che si era sottomesso. Gli armeni conobbero l'annessione diretta di Traiano nel 114 d.C.
Nel 642 l'Armenia viene invasa dagli arabi, che vi resteranno fino al IX sec., sostituiti dalla dinastia armena dei Bagratidi.
Nel 1080 il principe Ruben si ribella alla condizione di vassallaggio imposta dal governo romano oriantale e fonda il regno di Cilicia o "Piccola Armenia".
Nell'undicesimo secolo l'invasione dei turchi selgiuchidi mette in ginocchio il paese ("Grande Armenia") e costringe parte della popolazione alla fuga in Cilicia; nel 1375 finisce anche il regno di Cilicia, occupato dai Mameluchi d'Egitto.
Seguiranno però tre secoli di relativa pace, rotta, all'inizio del XVI secolo, dall'invasione ottomana che occupa la parte occidentale dell'Armenia mentre quella orientale resta sotto il dominio persiano.
L'Impero Ottomano non attua una politica marcatamente repressiva nei confronti delle minoranze interne ma impone comunque, su tutto il suo territorio, la sharia, la legge coranica, quale unica fonte di diritto, ed il popolo armeno, in quanto cristiano, dovette subire pesanti discriminazioni.
Fino al XVIII secolo la condizione armena non segna sostanziali modifiche, ma l'avvio del declino della potenza ottomana e la nascita del sentimento nazionale armeno, contemporaneamente alla conquista dell'indipendenza del popolo greco, alle prime insurrezioni dei popoli balcanici (Bosnia, Erzegovina, Bulgaria, Serbia, Montenegro) e all'annessione, tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, da parte dell'impero russo dell'Armenia orientale, concorrono a spezzare gli equilibri esistenti. Inoltre anche le maggiori potenze europee, ansiose di accrescere i propri interessi nell'area, premono sull'Impero pretendendo delle riforme interne che la Sublime Porta si vede costretta a prendere in considerazione. In questo clima drammatico l'azione armena si esplica su due fronti: il primo a Costantinopoli, dove il patriarcato armeno solleva la questione del riconoscimento della specificità armena, il secondo in Armenia dove nascono i primi partiti rivoluzionari armeni clandestini. Alle richieste degli armeni di ottenere riforme volte a tutelare le loro vite, le loro persone ed i loro beni, il sultano Abd al-Haziz rispose con dei massacri di massa.
La Russia, col pretesto di difendere gli armeni, penetrò nel territorio turco, ma venne sconfitta. Le forze turche e le bande kurde infierirono contro gli armeni sterminandone a migliaia. Preoccupato del loro attivismo ed anche dello sviluppo economico che questo popolo stava vivendo e per scaricare le colpe del dissesto politico-economico del paese su un nemico interno, Abdul Hamid II decise di iniziare vere e proprie persecuzioni di massa, mettendo altresì alla prova le titubanti potenze straniere: durante i pogrom compiuti dal 1895 al 1897 furono trucidati circa 300.000 armeni.
Nel 1878 le potenze europee riuscirono a ottenere da parte del governo turco impegni formali a migliorare le condizioni di vita della popolazione armena e a tutelarla dalle violenze. Ma anche questa volta il sultano si rimangiò la promessa: organizzò dei reparti di cavalleria guidati da ufficiali dell'esercito regolare, composti nei gradi inferiori e nella truppa dai capi e dagli uomini delle tribù e delle bande curde, sicché il banditismo curdo veniva ufficialmente armato e posto al servizio del sultano. Le incursioni anti-armene si fecero ancora più violente. Nel biennio 1895-96 vi furono almeno 200.000 armeni uccisi, 100.000 donne rapite, 100.000 persone costrette a convertirsi all'islam, 2.500 villaggi distrutti.
Nel 1914 la situazione armena peggiora irrimediabilmente. In quell'anno infatti il governo turco, che ha messo il proprio paese in mano all'imperialismo tedesco, decide di entrare in guerra a fianco degli imperi centrali e subito si lancia alla conquista dei territori azeri "irredenti". La Terza Armata turca, impreparata, male equipaggiata, mandata allo sbaraglio in condizioni climatiche ostili, viene presto sbaragliata a Sarikamish nel gennaio 1915 dalle forze russe. L'esercito turco indica i responsabili della disfatta negli armeni che, allo scoppio della guerra avevano comunque assicurato il proprio sostegno all'impresa turca. Il clima si fa sempre più teso e, tra il dicembre del 1914 ed il febbraio del 1915. Temendo che gli armeni potessero diventare un pericoloso nemico interno, alleato delle potenze dell'Intesa, già nel primo anno della guerra l'esercito regolare turco, insieme a bande armate curde, prese a sterminarli in maniera sistematica. Stessa sorte subiscono gli aissori, che vivevano in Turchia, e particolarmente oppresse sono anche le etnie di origine araba. In quegli anni il governo ultra-nazionalista varò una politica di deportazione degli Armeni le cui aspirazioni all'indipendenza, sostenute dai paesi occidentali, minacciavano ulteriormente la coesione dell'Impero Ottomano già in piena disintegrazione. Il piano turco comincia a realizzarsi verso la prima metà del 1915, quando il governo prende provvedimenti anti-armeni anche fuori delle zone di guerra. Il 24 aprile, a Costantinopoli, nel corso di una gigantesca retata, circa 500 esponenti del Movimento Armeno vennero incarcerati e poi strangolati con filo di ferro nelle prigioni. Dunque, uomini, donne e bambini furono selvaggiamente depredati, rapiti o uccisi o islamizzati a forza o, nel caso delle donne più giovani, inviate negli harem da militari turchi e bande curde lungo il tragitto.
In seguito alla rivoluzione bolscevica del 1917, l'esercito russo aveva iniziato a ritirarsi dall'Anatolia orientale e dalla Ciscaucasia, abbandonando gli armeni al loro destino. Rioccupata l'importante città-fortezza di Kars, le forze ottomane, ormai libere di agire, iniziarono una meticolosa caccia all'uomo, arrivando a sopprimere circa 19.000 persone in poche settimane. La comunità armena contava circa 1.800.000 persone. Nel 1927 il primo censimento della Repubblica turca indicò che la popolazione armena ammontava a sole 123.602 persone.
Tra il 1813 e il 1828 il territorio che corrisponde all'attuale Armenia (i khanati di Erivan e Karabakh) furono temporaneamente annessi all'impero russo.
Nel 1917, durante la Rivoluzione russa, le province del Caucaso (Georgia, Armenia, Azerbaijian) si separarono e tentarono di formare uno stato federale a parte, chiamato Repubblica Federale Democratica Transcaucasica. I diversi interessi nazionali e la guerra con la Turchia portarono però alla dissoluzione della repubblica solo sei mesi dopo, nell'aprile 1918. Negli anni successivi, i tre stati costituenti passarono attraverso una guerra civile che coinvolse anche l'Armata Rossa, e ne uscirono come repubbliche sovietiche.
Negli ultimi decenni Armenia a Azerbaijian sono impegnati in un lungo conflitto per il controllo del Nagorno-Karabakh, un'enclave armena in territorio azero che fu assegnata al governo dell’Azerbaijian da Stalin. I due stati si sono affrontati nel 1988 per il controllo dell'enclave, conflitto che è esploso a seguito dell'indipendenza di entrambi i paesi avutasi con la dissoluzione dell'URSS (1991).