Brasile
Prima del 1500 / Il periodo coloniale / L'impero del Brasile /
La repubblica del Brasile
Prima del 500
Le origini delle popolazioni indigene brasiliane sono fonte di notevoli divergenze tra archeologi ed antropologi. Gli antropologi hanno evidenziato come molti nativi americani discendano da popoli provenienti dal nord dell'Asia (Siberia) che hanno attraversato lo stretto di Bering in almeno tre ondate migratorie differenti. In Brasile, in modo particolare, molte tribù native sono considerate discendenti della prima ondata, avvenuta intorno al 9000 a.C. Questa ondata avrebbe poi raggiunto le regioni brasiliane intorno al 6000 a.C., probabilmente entrando attraverso il Rio delle Amazzoni dal nord-ovest. I gruppi della seconda e della terza ondata provenienti dalla Siberia, che hanno probabilmente dato origine ai popoli eschimesi, non avrebbero raggiunto il centro America e non avrebbero superato il sud degli odierni Stati Uniti. L'ipotesi siberiana è stata recentemente messa in discussione dal ritrovamento di alcuni resti umani nel sud America, considerati troppo vecchi per questa ipotesi (circa 20.000 anni). Altri recenti ritrovamenti (soprattutto lo scheletro di Luzia in Lagoa Santa) sono risultati morfologicamente distinti dal genotipo asiatico e molto più simili ai popoli africani e australiani. Questi "aborigeni americani" sarebbero poi stati assorbiti dai gruppi provenienti dalla Siberia. I nativi della Terra del Fuoco potrebbero essere gli ultimi discendenti di questi indigeni. Questi gruppi avrebbero raggiunto le coste americane attraversando l'oceano su barche o attraversando le zone a nord lungo lo stretto di Bering molto prima delle ondate ipotizzate dalla maggioranza degli antropologi. Questa teoria è confutata da molti esperti perché il viaggio attraverso i mari è considerato troppo difficoltoso per l'epoca. Concessi da www.wikipedia.org Il periodo coloniale Il Trattato di Tordesillas, firmato nel 1494, fu un accordo importante per definire la futura frontiera del Brasile, che divideva il continente da nord a sud, dall'attuale stato di Pará fino alla città di Laguna (Santa Catarina), che fu modificata in seguito con l'espansione portoghese ad ovest. Concessi da www.wikipedia.org L'impero del Brasile Quando il re Giovanni VI tornò in Portogallo lasciò come reggente il figlio, Pietro I del Brasile che, un anno dopo (il 7 settembre 1822), istituì una monarchia costituzionale e dichiarò la secessione del Brasile. Nel 1831 lasciò il regno al figlio di cinque anni, Pietro II che, dopo 9 anni di reggenze fu acclamato imperatore nel 1840, all'età di 14 anni. Il suo regnò durò fino al 1889, quando fu rovesciato da un colpo di stato che istituì la repubblica. Alla fine del suo regnò, nel 1888, dichiarò l'abolizione della schiavitù. Concesso da www.wikipedia.org La repubblica del Brasile Pietro II, che dovette partire in esilio in Europa, fu deposto il 15 Novembre 1889 da un colpo di stato militare repubblicano guidato dal maresciallo Deodoro da Fonseca che divenne il primo presidente del Brasile. Dal 1889 al 1939 la forma di governo fu quella di una democrazia costituzionale, con la presidenza alternantesi tra i due stati più potenti, São Paulo e Minas Gerais. Concesso da www.tuttostoria.net e www.wikipedia.org
Quando gli esploratori portoghesi arrivarono in Brasile per la prima volta, nel 1500, trovarono, nello stupore generale, una costiera in larga parte abitata da centinaia di migliaia di indigeni, in un "paradiso" di ricchezze naturali. Gli indiani accolsero bene i visitatori e offrirono loro cibo e ogni bene.
Ufficialmente lo scopritore fu Pedro Álvares Cabral, che avvistò terra il 21 Aprile ed arrivò all'attuale Santa Cruz de Cabràlia, nello stato di Bahia, il 22 aprile del 1500.
L'occupazione effettiva però iniziò nel 1532 con la fondazione di vila de São Vicente, grazie a Martim Afonso de Sousa, donatario di due capitanie (concessioni amministrative concesse dal re portoghese), insieme alla capitaneria della Nova Lusitânia (Pernambuco), ma entrambe faticavano a prosperare.
Insoddisfatto, Giovanni III del Portogallo decise di creare un governo centrale per correggere i problemi ed abolire le capitanie. Fu inviato Tomé de Sousa come primo governatore generale che il 29 marzo 1549 fondò la città di Salvador come capitale del Brasile.
Il sentimento di meraviglia e la buona relazione fra i nativi e i visitatori era destinata a finire presto. I coloni portoghesi, cominciarono a procreare con le donne indios, dando inizio a generazioni meticcie. Questa generazione divenne ben presto la maggioranza della popolazione e cominciò a sfruttare per i lavori nei campi i nativi del posto. Gruppi di discendenti dei conquistadores organizzarono spedizioni, chiamate "bandeiras" (bandiere), nell'entroterra brasiliano per catturare indios e per cercare oro e pietre preziose. Quando queste spedizioni cominciarono a spingersi sempre più verso l'interno, i conquistadores travolsero tutti i gruppi tribali che trovarono sul loro cammino. Molti dei sopravvisuti si ritrassero sempre di più verso l'interno, fin nel ventre delle foreste tropicali amazzoniche. Questo ambiente, nonostante fosse ostile per la sopravvivenza, fu l'unica protezione che permise ad alcuni di questi gruppi di arrivare fino ai giorni nostri. Nel giro di pochi decenni, inoltre, molti indios rimasero infettati dalle malattie trasmesse loro dagli europei contro le quali non avevano alcuna immunità naturale e cominciarono a morire in gran numero. Molti gruppi rifutarono di sottomettersi e praticarono suicidi di massa; fu in questo periodo che i portoghesi cominciarono ad importare schiavi dall'Africa.
La società dei gesuiti fu la prima autorità governativa a provvedere per l'assistenza religiosa dei coloni ma soprattutto per convertire i popoli indigeni al cattolicesimo, supportati da una bolla pontificia la quale dichiarava che gli indios erano essere umani e dovevano essere trattati come tali. Alcuni gruppi di gesuiti, come i padri José de Anchieta a Manoel da Nóbrega, cominciarono a studiare le lingue e le culture aborigene.
Nel 1808 la corte portoghese, scappando dalle truppe di Napoleone che avevano invaso il Portogallo, trasferì, scortata dall'esercito britannico, una grande flotta e tutta la sua burocrazia in quella che era una sua colonia, il Brasile, stabilendosi a Rio de Janeiro. Da lì il re portoghese governò il suo regno per tredici anni fino a che, a causa dell'instabilità che si era creata in patria, anche a causa dell'assenza dei reali, non fu costretto a tornare in Portogallo.
I primi movimenti contro la schiavitù ebbero origine tra i missionari gesuiti, che combatterono la resa in schiavitù degli indigeni ma tolleravano quella degli africani. La fine graduale del traffico negriero fu deciso nel Congresso di Vienna, nel 1815. Nel 1871, il Parlamento Brasiliano approvò e la Principessa Isabel firmò la Legge 2.040, conosciuta come Lei Rio Branco o Lei do Ventre Livre, determinando che tutti i figli di schiavi nati da allora in poi, sarebbero stati liberi a partire dai 21 anni. Nel 1884, i governi del Ceará e di Amazonas decisero di abolire la schiavitù, cosa di cui furono pionieri. Il 13 maggio del 1888 la Principessa Isabel firmò la Lei Áurea, che già era stata approvata dal Parlamento, abolendo qualsiasi forma di schiavitù in Brasile.
L'aristocrazia schiavista, oligarchia rurale rovinata dall'abolizione senza indennizzo, incolpò il governo e aderì al Partito Repubblicano come opposizione al regime. Una delle conseguenze dell'abolizione fu la caduta della monarchia.
Nel 1930, la Giunta di Governo fu sostituita da Getúlio Dorneles Vargas, come Presidente del Governo Provvisorio. Fu eletto presidente dall'Assemblea Costituente. Vargas riuscì a prolungare i suoi anni di presidenza fino al 1945. All'inizio della seconda guerra mondiale Vargas, in virtù del proprio regime populista e conservatore, tenne un atteggiamento ambiguo, non prendendo decisamente partito né per gli Alleati, né per l'Asse. Tuttavia, per effetto delle pressioni esercitate sul Brasile dagli Stati Uniti, desiderosi di allargare il fronte alleato e ostacolare le attività sottomarine e corsare tedesche effettuate nell'Atlantico meridionale, che affliggevano gravemente i traffici alleati, il presidente Vargas fu spinto a rompere le relazioni diplomatiche con i Paesi dell'Asse nel gennaio del 1942. Il 29 ottobre 1945 Vargas venne deposto per iniziativa di un gruppo di generali.