Caraibi
La scoperta dell'America / La colonizzazione / La decolonizzazione
La scoperta dell'America
Il 13 agosto del 1476 quattro navi genovesi e una della Borgogna navigavano verso la Francia e l'Inghilterra trasportando merci pregiate per conto degli armatori genovesi Niccolò Spìnola e Paolo di Negro. Le navi avevano superato lo stretto di Gibilterra quando -poco prima di doppiare il "Capo san Vincenzo" (Cabo san Vicente) nell'estremo sud del Portogallo -furono attaccate da una flotta di tredici navi franco-portoghesi al comando del corsaro Guillaume de Casenove, chiamato Coullon o Coulon. Concesso da www.homolaicus.com La colonizzazione Le Bahamas furono conquistate dagli inglesi nel XVII secolo. Concesso da www.wikipedia.org La decolonizzazione Nel 1791 una ribellione di schiavi guidati da Toussaint L'Ouverture segnò l’indipendenza della colonia francese di Haiti dalla madrepatria e la conseguente unificazione dell’isola per mano degli haitiani. La prima misura che venne presa fu l’abolizione della schiavitù. Nel 1801 Napoleone inviò una gigantesca spedizione per la riconquista di quella che doveva essere il centro del suo impero coloniale, ma ciò non impedì che tre anni più tardi Haiti (la parte occidentale dell’isola) dichiarasse l’indipendenza. I francesi rimasero a controllare i territori a est con capitale Santo Domingo grazie all’appogio degli ex-coloni spagnoli che rifiutarono la dominazione da parte di ex-schiavi non riconoscendosi come neri, ma come spagnoli mulatti. Concessi da www.wikipedia.org
S'ingaggiò una feroce battaglia a colpi di spingarde, falconetti, bombarde, colubrine a mano, e lotte corpo a corpo negli arrembaggi, che durò dieci ore. Al finale varie navi furono incendiate, tre genovesi e quattro corsare erano andate a picco, molti uomini annegarono, tra i quali cinquecento portoghesi al soldo di Coullon, che portavano armature pesanti.
Un agente degli Spìnola, uomo di fiducia ed esperto in navigazione, cadde in acqua e, afferrato ad un remo, giunse sulla spiaggia di Lagos, cittadina portoghese, dopo aver nuotato una diecina di chilometri. Quest'uomo aveva 25 anni e si chiamava Cristoforo Colombo. Era nato a Genova. I suoi antenati erano contadini che venivano dal retroterra, dal paesetto di Mocónesi, nella valle di Fontanabuona.
Giovanni Colombo, suo nonno, si stabilì nel villaggio di Quinto, fuori le mura genovesi, lì nacque suo figlio Domenico, il quale, el 1445, sposò Susanna Fontanarossa ed ebbe cinque figli: Crostoforo, Giovanni, Bartolomeo e Giacomo (che in Spagna fu chiamato Diego) e una femmina, Bianchinella, sposata con Giacomo Bavarello. Giovanni morì giovane, nel 1484, e poco dopo anche sua madre Susanna; i tre fratelli maschi li ritroveremo più tardi, uno in Portogallo e poi tutti e tre in Spagna e in America.
Con i frati di Santo Stefano e con quelli di Santa Caterina, Cristoforo imparò a leggere e scrivere, studiò cartografia, geometria, disegno e calcolo (secondo suo figlio Fernando). Forse cominciò a viaggiare molto presto in piccole navi da cabotaggio, costeggiano la Liguria, poi fu contrattato, come uomo di fiducia, dai Centurioni, dagli Spìnola e dai Di Negro, i quali avevano succursali in molti porti europei. Navigò così per il Mediterraneo sulla nave 'Roxana', arrivando fino all'isola di Chio, che apparteneva ancora a Genova, e vi rimase un anno, nel 1473. Forse fu lì dove gli nacque l'idea di cercare un altro cammino, libero dalle minacce turche, verso le fonti dell'oro e delle spezie, ed inoltre liberare Costantinopoli e il Santo Sepolcro, come anelavano tutti i cristiani dell'epoca.
Nel 1476, già esperto in navigazione e in commercio, s'imbarcò come agente commerciale, navigando per la prima volta fuori del Mediterraneo.
Forse furono i pitagorici i primi ad affermare che la terra era rotonda e in continuo movimento; Platone e Aristotele accettarono tali idee. Platone pensava che l'universo fosse stato creato da Dio per soddisfare le necessità dell'uomo, perciò doveva esser perfetto, dato che Dio non poteva far nulla d'imperfetto. Questo concetto fu ripreso dalle filosofie cristiane medioevali. Durante il Medio Evo si credeva che la terra, completamente circondata dalle acque, si componesse di tre parti: l'Europa, massima perfezione, l'Asia e l'Africa (in relazione con i tre figli di Noè: Sem, Cam e Jafet), formando una sola unità, d'accordo con la legge divina (Uno e Trino). Non condividere tale opinione era considerata una bestemmia. Dio aveva creato la terra per l'uomo e non potevano esistere altre terre nel mondo o, al massimo, solamente isole disabitate.
Ora, se la costa occidentale della terra europea era quella portoghese, la costa opposta doveva essere quella orientale della Cina, però a che distanza si trovava? Realmente nessuno lo sapeva.
Il mondo antico europeo conosceva l'esistenza dell'Estremo Oriente; Alessandro Magno attraversò il Gange e penetrò in India col suo esercito; i romani arrivarono in India e in Cina commerciando con diversi popoli asiatici, importando pietre preziose, sete, spezie e legni pregiati. L'invasione dei barbari e la caduta dell'Impero Romano interruppero queste relazioni commerciali, però, intorno al 1000, Pisa e Genova entrarono in contatto cogli arabi, poi coi turchi.
Questi scambi commerciali erano abbastanza rischiosi, non solo per le continue guerre tra cristiani e mussulmani, ma anche per gli scontri frequenti coi numerosi pirati arabi, turchi, castigliani, catalani, francesi e italiani, che infestavano il Mediterraneo. Inoltre gli stessi genovesi e veneziani combattevano tra loro per il dominio commerciale.
Gli arabi, che avevano raggiunto una civiltà superiore a quella europea, dimostravano un interesse sempre maggiore per questi contatti commerciali con l'Occidente, e s'arricchivano facendo da intermediari tra l'Europa e i popoli dell'Estremo Oriente, però quando cominciò la dominazione turca sugli arabi la faccenda cominciò a complicarsi per il loro fanatismo e barbarie. Da ogni parte si parlava di crociate, però nessuno se la sentiva di prenderne l'iniziativa. Perciò l'unico cammino aperto era quello di costeggiare l'Africa verso sud, sperando di trovare un passo verso l'est, verso l'India, burlando i turchi.
Colombo, in Portogallo, completò la sua educazione d'autodidatta e fu lì dove maturò, o forse nacque in lui, l'idea d'attraversare l'Oceano in cerca delle Indie. Idea che divenne ossessione, come una missione sacra, un desiderio appassionato.
A Lisbona entrambi i fratelli si misero in contatto con la numerosa comunità genovese della città, soprattutto coi Centurione ed i di Negro. Infatti Colombo, dopo un anno e mezzo dal suo primo arrivo, ritornò a viaggiare per conto di codesti armatori genovesi, portando merci nelle Fiandre, Inghilterra e Irlanda.
In Portogallo già si faceva chiamare, o lo chiamavano, Christobao Colom e cominciò a frequentare gente importante, tra le quali doña Felipa Moniz Perestrello, che sposò nel 1480 e che aveva conosciuto durante una messa nella chiesa di Tutti i Santi, del convento dell'ordine di san Giacomo. A Porto Santo nacque Diego, il loro figlio primogenito. Colombo già si sentiva 'qualcuno', aveva sposato una nobildonna portoghese, non era più un 'povero diavolo' sconosciuto, plebeo e per giunta straniero. I ricordi del passato impallidivano e svanivano a poco a poco, nelle nebbie del tempo. Adesso poteva presentarsi al cospetto del re Giovanni II ed esporgli le idee che l'esperienza e i libri gli avevano ficcato in testa.
Quali erano i calcoli su cui basava il suo progetto da esporre al Re? In realtà l'unica cosa sicura che possedeva era la sua fede, però era necessario molto di più per convincere i portoghesi.
Logicamente a Colombo piacquero di più i calcoli di Tolomeo, era più facile convincere tutti che in pochi giorni di navigazione si poteva benissimo attraversare l'Oceano.
Inoltre si sbagliò anche nel calcolare la distanza della circonferenza terrestre (che è di 20.400 miglia nautiche), prendendo le miglia arabe, di 1.850 metri ognuna, come se fossero state miglia italiane, che sono di 1.480 metri ciascuna. Cosicché per lui il mondo era di 30.192 chilometri (3.108 chilometri ancora più piccolo di quello di Tolomeo).
In conclusione per Colombo la distanza tra l'Europa e il Giappone era di 3.000 miglia nautiche, quando in realtà è di 10.600 (così la distanza che lui supponeva tra l'Europa e l'Asia, attraverso l'Oceano, era appena quella che in realtà c'è tra l'Europa e la Florida.
E per dar maggior peso alle sue supposizioni invocava l'autorità degli scritti di Aristotele, Seneca, d'Ailly, Marco Polo e, in particolare, le profezie di Ezechiele, Zaccaria, Isaia, ed Esdra, non dimenticando frasi dei Salmi e della Bibbia. Principalmente Esdra, che aveva affermato che il mondo doveva essere più piccolo, dado che si componeva di sei parti di terra ed una sola di acque.
Colombo si sentiva illuminato dalle rivelazioni bibliche, Dio lo aveva scelto per attraversare l'Oceano e diffondere il cristianesimo tra i pagani. Non si chiamava forse Cristoforo? Cioè Cristo-ferens, colui che porta Cristo.
Cosicché si scoprì l'America grazie a tutti i suoi errori, che, in buona parte, erano errori della sua epoca, e alle sue visioni profetiche.
Nel 1469 la castigliana Isabella di Trastámara sposò Fernando d'Aragona. Isabella era salita al trono di Castilla nel 1474, erede del suo fratellastro Enrico l'Impotente. Fernando aveva ricevuto il trono d'Aragona da sua padre Giovanni II, morto nel 1479.Dopo otto secoli di dominio arabo la riconquista spagnola aveva relegato i mori in un piccolo regno di mezzo milioni d'abitanti, a Granada e territori circostanti, con il mare alle spalle. Gli spagnoli cercavano di conquistare anche questo ultimo bastione arabo, dieci anni durò la guerra. L'ultimo suo monarca, Boabdil aprì le porte dell'Alhambra ai soldati spagnoli, tradendo il suo stesso popolo. Era il 2 gennaio del 1492. Gli spagnoli contraccambiarono generosamente il favore permettendo a tutti gli abitanti di Granada di conservare le loro proprietà, religione, usi e leggi. Peccato che molto presto gli spagnoli si rimangiarono... tale generosità.
Era l'anno del 1486. Colombo, dopo la negativa ricevuta dal re Giovanni II e la morte di sua moglie Felipa, decise d'abbandonare il Portogallo portando con sé suo figlio Diego, di cinque anni, lasciando suo fratello Bartolomeo a Lisbona. Pensò che forse avrebbe trovato miglior fortuna in Spagna, tanto più che una (o forse due) cognata sua abitava in Andalusia, inoltre aveva amici nella comunità genovese di armatori, banchieri e commercianti di Cordova e Siviglia.
La primavera stava finendo, faceva caldo e la salita al monastero stancò il suo figlioletto, il quale giunse al monastero assetato e forse anche con un po' di fame. Da questo fatto si creò la leggenda, che appare ancora in molti libri, che Colombo era andato a chiedere l'elemosina ai frati. Certamente non era un uomo ricco, ma a causa del suo matrimonio doveva possedere un certo capitale, oltre al denaro guadagnato durante molti anni al servizio degli Spìnola e dei di Negro. Inoltre non si sarebbe mai presentato come un mendicante, il suo orgoglio, che dimostrò una infinità di volte, non glielo avrebbe mai permesso. Poi come straniero e plebeo e per giunta mendicante non sarebbe mai stato ascoltato da nessuno, solamente se si vanagloriava di aver sposato una nobile, e di trovarsi in condizione agiata, avrebbe potuto essere ricevuto ed ascoltato dai Re e dai nobili della Corte, come già gli era successo in Portogallo.
La storia narra che fu ricevuto dal padre guardiano Antonio de Marchena, cosmografo e molto interessato alla navigazione e alle scoperte. Tutti e due discorsero lungamente. Il frate restò ammirato ed entusiasmato dalle idee e dai progetti di Colombo. I francescani erano stati sempre missionari percorrendo tutti i cammini del mondo allora conosciuto, e la possibilità di trovare altri popoli sconosciuti e cristianizzarli, accese la sua fantasia e la sua fede. Colombo ridiscese verso lo scalo, lasciando -sembra -suo figlio in custodia ai frati.
Colombo finalmente giunse in presenza della Regina, forse introdotto dall'Arcivescovo di Toledo, poi Cardinale di Spagna, don Pedro González de Mendoza, zio del duca di Medinaceli, e da Alfonso de Quintanilla, amministratore e ragioniere maggiore dei beni della Corona.
Era il 21 di gennaio del 1486 quando Colombo espose le sue teorie ai Re, nell'Alcázar di Cordova. Sembra che il re Fernando non ne rimase affatto impressionato e lo considerò uno straniero bizzarro, e poco interessante per l'Aragona, tutta protesa verso il dominio del Mediterraneo.
In cambio la regina Isabella ammirava la sua fede, la sua immaginazione e il suo progetto di dare alla Castiglia nuove terre, espansione verso l'Oceano, la conversione al cristianesimo di molti altri popoli ed anche ottenere future ricchezze che sarebbero servite a liberare il Santo Sepolcro. I Re si consultarono con i loro consiglieri, ma non presero decisione alcuna.
A Cordova, in maggio ci fu un'altra intervista e i Re probabilmente ripeterono a Colombo la proverbiale frase spagnola: "Non ci sono problemi, ne riparleremo presto".
Nel mentre, a Cordova, Colombo prendeva contatti con altre persone importanti della comunità genovese; conobbe Diego de Arana (o Harana) e sua moglie Costanza, che lo invitarono a casa loro e le presentarono una loro cugina, Beatrice Enríquez Arana, che aveva vent'anni (quindici meno di Colombo), orfana di genitori che erano stati vinai. Si frequentarono e nel 1488 nacque Fernando (Hernán o Hernando), figlio naturale. Colombo non la sposò, nonostante Beatrice aiutò economicamente Colombo e si prese cura di suo figlio Diego, poi sparì dalla storia e non sentiremo più parlare di lei, con eccezione del testamento. Infatti nel testamento Colombo, per certi scrupoli di coscienza, le lasciò una pensione vitalizia.
Siccome i Re si spostavano continuamente da una città a un'altra, anche a causa della guerra contro Granada, ritornando a Cordova ricevettero nuovamente Colombo e nominarono una commissione di saggi affinché l'ascoltassero e dessero il loro punto di vista definitivo.
La Regina, con una certa intuizione femminile, disse a Colombo che avesse ancora un po' di pazienza, fino alla resa di Granada, ma questi già sfiduciato e forse anche a corto di danaro, mandò suo fratello Bartolomeo in Inghilterra, ad offrire il suo progetto al re Enrico VII (padre del futuro Enrico VIII), Bartolomeo disegnò delle carte nautiche e fece un mappamondo per il Re, che si conserva ancora con il suo nome e la sua origine genovese. Poi stanco di proporre senza successo il progetto al Monarca, passò in Francia, dove arrivò dopo vari mesi, dato che fu catturato dai pirati. Lavorò come cartografo a Fontainebleau e propose inutilmente il progetto di suo fratello al re Carlo VIII.
Si dette l'ordine di formare una nuova commissione di saggi, la quale -considerando i desideri e le simpatie della Regina -giunse alla conclusione di dichiarare che, per quanto fossero assurde le idee e i progetti di Colombo, i Re non avevano nulla da perdere se lo aiutavano a realizzarli. In conclusione si trattava di rischiare tre navicelle, la quali potevano benissimo essere equipaggiate ed allestite in minima parte con danaro della Corona. Tre navicelle gettate alla sorte, come dei dadi, giocando al tutto o al niente. E il tutto poteva benissimo essere moltissimo: terre ferme, isole ricche, i favolosi tesori delle Indie che si sarebbero raggiunti aprendo un cammino diverso da quello dei portoghesi, mentre il niente significava rimanere nella stessa situazione presente, né più ricchi né più poveri, infatti avrebbe rappresentato solo l'insignificante perdita delle tre navicelle e degli equipaggi, compreso Colombo.
Si avvertì Colombo della decisione presa, allora i Re dovettero assistere a una scena che non si sarebbero mai aspettata, invece di presentarsi al loro cospetto una persona che scoppiava dalla gioia e che si prostrava in ringraziamenti, si trovarono di fronte un individuo che impassibile voleva imporre le sue condizioni.
Come osava, come si permetteva questo miserabile straniero di essere così insolente?
Ma Colombo ben conosceva per esperienza personale quanto valevano le promesse e la gratitudine degli uomini, e più erano potenti peggio si comportavano, si collocavano al di sopra delle leggi, che trasgredivano continuamente e impunemente. Cosicché era meglio chieder molto, così qualcosa gli sarebbe pur rimasto; se invece si dimostrava modesto e chiedeva poco era possibile che al finale non avrebbe ricevuto un bel nulla. E realmente successe proprio così: ben poca cosa ricevette di tutto ciò che aveva chiesto al principio. Inoltre il suo viaggio era così pericoloso e insicuro che sarebbe potuto scomparire nell'Oceano o ritornare sconfitto, in entrambi i casi i suoi figli non avrebbero ricevuto un centesimo dalla Corona.
Colombo neppure si sognava di scoprire un continente, pensava di arrivare a certe isole asiatiche ricche d'oro e di spezie e quindi raggiungere le Indie, stabilire contatti commerciali con l'impero del Gran Khan. Infatti era più che logico pensare che in Giappone, Cina ed India non avrebbe potuto far valere i diritti che gli conferivano le 'capitulaciones' reali spagnole. Al massimo avrebbe potuto commerciare con quelle nazioni e ricevere le sue commissioni.
Ma quali erano le richieste di Colombo, che ancora vari scrittori, soprattutto spagnoli, considerano esagerate o assurde? I seguenti tre punti erano quelli che i Re non volevano concedergli:
1. Voleva che si aggiungesse al suo nome il titolo di riguardo spagnolo di 'don'. Tale titolo non era, come oggi, così svalutato, in ogni modo non costava nulla ai Re concederglielo.
2. Essere nominato ammiraglio del Mar Oceano. Oggigiorno questo titolo è un grado della marina militare, che corrisponde a generale nell'esercito. Ma inquell'epoca ammiraglio era colui che aveva una giurisdizione sull'Oceano, e non era il comandante d'una flotta, a chi la comandava si concedeva il titolo di Capitano Generale. E rispondendo a quegli scrittori che affermano che questo titolo non si doveva concedere a uno straniero facciamo notare che la Spagna ebbe, prima e dopo di Colombo, ammiragli italiani che comandarono le sue flotte.
3. Essere nominato Governatore delle terre che avrebbe scoperto. Anche in questo caso esistevano numerosi precedenti: la Spagna e il Portogallo concessero questo titolo a vari stranieri scopritori di isole, come nel caso di Perestrello.
I Re vollero mercanteggiare, ma Colombo insistette nelle sue richieste: o tutto o niente. Si congedò, montò a cavallo e se ne andò verso Siviglia, forse con il proposito di raggiungere suo fratello in Francia.
A questo punto sembra che Santángel, tesoriere reale, Diego Deza, Juán Pérez, Beatriz Hernández, marchesa de Moya, Beatriz Peraza de Bobadilla e i consiglieri Quintanilla e Cabrera convinsero i Re di accettare ciò che Colombo richiedeva. Colombo fu raggiunto dalle guardie reali e ricondotto indietro.
Si consegnarono a Colombo tre lettere di presentazione: una per il Kubilai Khan (o Gran Khan), che già era morto... nel 1294 e neppure la sua dinastia mongola imperava più in Cina, e altre due lettere aperte, dirette a chi Colombo avrebbe ritenuto conveniente.
Il sogno di Colombo stava finalmente per realizzarsi. In quel momento era l'unica cosa che gl'importava. Aveva superato i lunghi anni d'umiliazioni, mortificazioni, inutili attese, di suppliche, ed ora si sentiva superiore alla meschinità generale degli uomini, ma restando sempre fedele ai Re, malgrado tutto, realista quando si trattava di far valere i suoi diritti e testardo nel non cedere neppure una briciola di tutto ciò che considerava essere suo diritto.
Finalmente si cominciò ad allestire la spedizione. In definitiva chi la finanziò? Il comune di Palos, i banchieri genovesi e fiorentini con il loro socio Santángel, lo stesso Colombo ed altri ancora.
Con relazione ai Re lo stesso Colombo lasciò scritto: "Non vollero dar nulla, con eccezione di un milione di maravedíes, ed io dovetti pagar il resto".
Il 12 maggio 1492 Colombo partì dalla città di Santafé con una invocazione alla Santissima Trinità. Il 23 dello stesso mese, nella chiesa di san Giorgio nella cittadina di Palos, consegnò al notaio Francesco Fernández l'ordine dei Re di Spagna affinché venissero equipaggiate due caravelle e collocate sotto il suo diretto comando.
Palos era un piccolo porto, che forse aveva poco più di 600 abitanti, per cui non era facile trovare un centinaio di uomini per gli equipaggi delle navi. Tale difficoltà obbligò Colombo a chiedere aiuto ai francescani della Rábida e ai fratelli Pinzón affinché convincessero gli uomini della zona di Palos, Huelva e Moguer. Per gli uomini di Palos non c'era scappatoia possibile, dato che si trattava d'un ordine reale che non si poteva nemmeno discutere. I re avevano tutto il potere e la forza necessaria per obbligarli. La scarsità di uomini di Palos spiegherebbe anche il perché i Re decisero di condonare la pena a quattro criminali, affinché s'imbarcassero con gli altri.
Juan de la Cosa, padrone di una 'nao' ('nave', nome molto generico che si dava, in Portogallo e Spagna, a navi mercantili più grandi e pesanti delle caravelle), aveva due nomi 'La Gallega' ('La Galiziana') e 'Marigalante', fu il primo ad offrirsi con la sua nave (alcuni scrittori dicono che fu contrattato da Colombo, altri che non accettò nessun pagamento). Colombo la ribattezzò 'Santa Maria' e ne fece la sua nave ammiraglia. Quasi tutti i galiziani e i baschi dell'equipaggio accettarono di essere contrattati per il viaggio.
Tra i membri dell'equipaggio c'era un medico, un chirurgo, un farmacista, tre notai, inviati speciali dei Re, Rodrigo Escobedo, Rodrigo Sánchez e Pedro Gutiérrezi, un ispettore e controllore delle spese e guadagni e un interprete, Luis del la Torre, ebreo converso, che parlava ebreo, caldeo ed arabo. Non c'erano soldati, né frati, però avevano a bordo alcune bocche da fuoco, provviste per un anno e sacchi di palline di vetro, specchietti, aghi, campanelli e berretti rossi, tutti oggetti che piacevano tanto ai negri africani e che, si pensò, sarebbero piaciuti anche agli abitanti delle Indie.
Il 2 agosto tutto era pronto. I 90 uomini ascoltarono al messa nella chiesa di san Giorgio, andarono a dormire presto e il venerdì 3 (giorno di san Giorgio, patrono di Genova) salparono da Palos verso le Canarie. La grande avventura era cominciata.
Da lì, navigando in linea retta, tra i paralleli 26 e 30, un po' più a nord della linea del Tropico del Cancro, le tre navi furono spinte lentamente e dolcemente verso l'ignoto dai venti alisei.
Colombo calcolava di arrivare al Cipango (Giappone) in 25 o 30 giorni, e seguendo la linea del Tropico del Cancro sarebbe arrivato a Formosa, disgraziatamente per lui il continente americano gli avrebbe sbarrato il passo.
Alle due del mattino del venerdì 12 ottobre Juan Rodríguez (che per uno sbaglio è riportato in vari libri come Rodrigo de Triana) gridò: "Terra!, Terra!" e tutti gridarono, piansero, pregarono e cantarono il 'Salve Regina'.
Le navi ammainarono le vele, ma, per evitare gli scogli, non s'avvicinarono all'isola prima dell'alba.
Si trattava infatti d'un'isoletta delle attuali Bahamas, che si trova di poco al nord della linea del Tropico del Cancro, che gli indigeni chiamavano Guanahanì e che Colombo battezzò con il nome di San Salvatore e che gli inglesi, posteriormente, ribattezzarono col nome del pirata Watling.
Colombo sbarcò con i Pinzón, gli inviati reali e alcuni marinai, e prese possesso dell'isola a nome dei Re di Spagna. A poco a poco gli indigeni timorosi incominciarono ad apparire tra la vegetazione. Erano completamente nudi e non conoscevano le armi. Si trattava dei 'taínos', della famiglia degli 'araucos'. Colombo e i suoi cominciarono a chiamarli 'indios', credendo che fossero abitanti dell'India.
Se l'incontro tra gli spagnoli e gli indigeni causò la meraviglia dei primi, già abituati alle esplorazioni africane e delle isole oceaniche vicine al vecchio continente, nei secondi dev'esser stato qualcosa di eccezionale e meraviglioso (meraviglioso per poco tempo, dato che poi si convertì in una maledizione mortale, infatti scomparvero nel giro di quarant'anni, vittime...della civiltà occidentale). Gli indios osservarono con stupore le tre enormi case che galleggiavano e i loro abitanti bianchi, barbuti, armati e ricoperti di panni e di metalli. Non sapendo scrivere e possedendo una cultura primitiva non potettero trasmettere le loro impressioni su quegli 'dei' che venivano dal cielo. Le culture realmente sviluppate si trovavano molto distanti, in Messico e in Perù.
Il giorno dopo Colombo volle continuare il viaggio, portò con sé sei indios come interpreti e guide, e si diresse al sud, dove -secondo gli indios - c'era una gran quantità di altre isole anche più grandi.
Colombo, dopo di aver battezzato la prima isola con il nome di San Salvador, continuò con le altre isole a dare i nomi di Santa Maria della Concezione (oggi chiamata Rum Cay), dei Re di Spagna: Isabella, Fernando (oggi Long Island) e della principessa Giovanna (che gli indigeni chiamavano Colba o Cuba). In ogni isola chiedeva dell'oro, ma potette racimolarne ben poco; comunque continuava ad affermare: "Dio mi farà vedere dove nasce l'oro".
Gli indigeni che Colombo trovò in queste prime isole scoperte non avevano proprietà personali, davano con piacere tutto ciò che si chiedeva loro e, tra i tanti usi strani, portavano spesso alla bocca "...un tizzone di erbe di cui bevevano il fumo, e non riesco a capire che piacere e che gusto ne provano", un'interessante domanda da porre ai fumatori d'oggigiorno.
Un problema serio fu quello delle lingue, che provocò molte confusioni e malintesi, dato che Luis de Torre col suo arabo, ebreo e caldeo non riusciva a farsi capire. Però gli indios capirono benissimo che gli spagnoli andavano matti per una pietruzza gialla, che chiamavano oro, e che per loro non aveva alcun valore. Anche gli dei barbuti avevano le loro manie... diedero loro qual poco che possedevano e che usavano come ornamento personale. In un principio gli spagnoli, per non aver scrupoli di coscienza, lo barattavano volentieri con campanelli, palline di vetro, frammenti di specchi e berretti rossi. Ma presto divennero insaziabili, chiedevano sempre più oro, volevano sapere dov'era 'la sua sorgente'; e gli indios per non subire la loro collera dicevano che si c'era molto oro, ma più in là, sempre più il là, verso oriente, nell'isola di Babeche (forse l'attuale Gran Iguana nelle Bahamas).
Colombo, navigando verso oriente arrivò a un'altra gran isola, l'attuale Haiti, che battezzò 'La Spagnola'. V'incontrò un eccellente porto naturale che chiamò san Nicola, dato che era il 6 dicembre, ed anche un po' d'oro, molto poco veramente per poter giustificare il suo viaggio e le spese della spedizione.
Colombo si tormentava e disperava; doveva procurarsi ad ogni costo quell'oro per i Re, per tutti quelli che avevano riposto la loro fiducia in lui e che avevano anticipato le spese del viaggio, per la crociata contro gli arabi e la liberazione del Santo Sepolcro, anche se dovesse obbligare gli indios a cercarlo e dissotterrarlo. I Re di Spagna dovevano continuare ad aver fiducia in lui, dovevano continuare a credergli.
Il giorno di Natale la Santa Maria si areno' e fu abbandonata. Colombo non potendo portare via tutti gli uomini fondo' un villaggio sulla costa detto Villa de la Nadividad che fu il primo insediamento europeo in America: ci lascio' 39 uomini. Fece poi vela verso l' Europa e arrivo' in Spagna nel porto di Palos il 15 marzo 1493.
Scoperta avvenuta era necessario ed urgente definire d'una buona volta quali erano le zone che dovevano appartenere al Portogallo e quali al Regno di Castiglia, con lo scopo di prevenire possibili conflitti armati tra i due paesi. Nel 1493 si fissò una linea immaginaria (anche questa suggerita da Colombo), che divideva verticalmente in due parti l'Oceano Atlantico, che passava a un centinaio di leghe ad occidente delle isole Azzorre e quelle del Capo Verde, che coincideva precisamente con quella di nulla inclinazione magnetica, che questi aveva incontrato nella sua navigazione. Tutte le terre scoperte ad oriente di questa linea dovevano appartenere al Portogallo, con eccezione delle Canarie, mentre quelle ad occidente dovevano appartenere al Regno di Castiglia e León. I re portoghesi e spagnoli acconsentirono e si firmò il famoso trattato di Tordesillas, il 7 giugno del 1494, che permise più tardi al Portogallo di reclamare ed ottenere il Brasile.
La regina Isabella, al rapporto di Colombo, fu chiara fin da subito. Quelle terre e tutte quelle che successivamente sarebbero state scoperte, compresi i beni tangibili e intangibili che contenevano, erano esclusivo patrimonio della corona. Giuridicamente dunque i regni americani non erano colonie della Spagna ma regni uniti alla Spagna nella figura del sovrano. La regina aveva un piano preciso in mente. Creare un regno che fosse una tabula rasa politica, libero da signorotti spavaldi e impertinenti consigli municipali che in passato avevano dato non pochi grattacapi alla corona. Ma soprattutto Isabella voleva che i regni americani divenissero produttivi e autosufficienti al piu' presto in modo che il surplus finisse nelle casse del regno, dissanguate dalla reconquista. Proprio per questo alla scoperta e alla conquista del continente americano non parteciparono i nobili, i cavalieri, i grandi borghesi, i letterati o gli alti prelati. Per i vincoli e vincoletti imposti dalla corona non c'era spazio e non c'era modo di aumentare il loro potere (e quindi la loro ricchezza). Partirono invece alla volta del nuovo mondo i cavalieri cadetti, i nobili o gli hidalgos caduti in disgrazia, contadini e artigiani poveri che si gettarono a capofitto nell' impresa sognando un giorno di venire chiamati "don" e possedere una tenuta piena di servitori e leccapiedi.
Proprio per questo alla scoperta e alla conquista del continente americano non parteciparono i nobili, i cavalieri, i grandi borghesi, i letterati o gli alti prelati. Per i vincoli e vincoletti imposti dalla corona non c'era spazio e non c'era modo di aumentare il loro potere (e quindi la loro ricchezza). Partirono invece alla volta del nuovo mondo i cavalieri cadetti, i nobili o gli hidalgos caduti in disgrazia, contadini e artigiani poveri che si gettarono a capofitto nell' impresa sognando un giorno di venire chiamati "don" e possedere una tenuta piena di servitori e leccapiedi.
Il 25 settembre 1493 si riunì a Cadice una flotta di 17 navi, con 1500 uomini, ma nessuna donna.
Bisognava evangelizzare gli indios e allacciare relazioni commerciali, costruire centri abitati e creare tutta un'organizzazione adeguata, perciò s'imbarcarono cavalli, muli, mucche, tori, maiali, galline, anitre, pecore ed altri animali, inoltre sacchi di zucchero, riso, grano, alcuni tipi di fagioli, zafferano, aranci, oltre a viti, piante e semi diversi.
La conquista fu agli inizi una ricerca incessante, senza quartiere, sleale e barbara di oro. Massacri, saccheggi, furti, ruberie, violenze: tutto di fronte al metallo prezioso diventava lecito. Ma l' oro rastrellato tra i Caraibi, il Messico e l' impero Inca fini' quasi esclusivamente nelle mani dei conquistadores e nelle casse del fisco tanto che ai graduati e alla truppa toccarono solo le briciole. Comincio' allora la caccia allo schiavo che lavorava gratis ed era sottomesso ma le inumane condizioni in cui venivano tenuti e i virus europei decimarono ben presto gli indigeni: sostituirli con gli schiavi africani era costoso e non tutti potevano affrontare la spesa (anzi quasi nessuno). Fu allora che si capi' che, se si voleva diventare ricchi e non in maniera effimera, bisognava lavorare in un settore redditizio e in America questo significava commercio e estrazione mineraria.
Il 3 novembre incontrarono le isole delle Antille (che così chiamarono credendole le leggendarie Antille o Antilie), e furono battezzate rispettivamente coi nomi di Domingo, Marigalante, Santa María de Guadalupe, Monserrat, Santa María de la Redonda, Santa María de la Antigua, San Martín, Santa Cruz (dove incontrarono indios bellicosi contro i quali dovettero combattere); poi apparve una gran quantità di isolette che Colombo chiamò Santa Úrsula, la più grande, e le diecimila vergini, le altre (che sono le attuali isole Vergini).
Poi incontrarono altre due isole più grandi, Colombo ne chiamò una Gratiosa (Graziosa), in onore alla madre di Alessandro Geraldini e San Juan Bautista (San Giovanni Battista, oggi Porto Ricco), l'altra.
Il 27 novembre 1494 ancorarono nell'isola Spagnola, di fronte al forte di Navidad, ma il forte era sparito. Quando sbarcarono si resero conto che era stato distrutto, gli spagnoli s'erano uccisi tra loro e quelli che erano rimasti erano stati trucidati dagli indios, i quali s'erano stancati di essere maltrattati e saccheggiati.
Il padre Buil ed altri esigevano la cattura e l'uccisione degli indios, per castigarli, ma Colombo s'oppose. Quindi ordinò la costruzione di tre forti nell'interno e una città sulla costa, che chiamarono Villa Isabella. Passando i giorni gli spagnoli cominciarono a lamentarsi, il cibo europeo scarseggiava, quello locale non piaceva loro, inoltre causava problemi stomacali e molti cominciarono ad ammalarsi e nessuno voleva lavorare. Alcuni cominciarono a vagabondare internandosi nell'isola e rubando oro e donne agli indios. Bernal Días de Pisa, contabile reale, tentò una rivolta e Colombo lo fece imprigionare.
Il 24 aprile l'Ammiraglio salpò con tre navi con lo scopo d'esplorare la costa meridionale di Cuba, per rendersi conto, d'una buona volta, se si trattava d'un isola o d'una penisola. Suo fratello Diego restò a Isabella come presidente, mentre frate Buil e Pedro Hernández Coronel come reggenti.
Durante il viaggio Colombo scoprì l'isola di Giamaica, dove inutilmente cercò di trovar dell'oro, quindi costeggiò la costa meridionale di Cuba arrivando a cento miglia circa dalla sua estremità occidentale, convinto che si trattasse d'una penisola asiatica, ed obbligò gli equipaggi a giurare che tutti erano d'accordo con lui. L'Ammiraglio era già malato gravemente.
Il 29 settembre le tre navi erano di ritorno a Isabella. Frattanto alcuni sobillatori continuavano a ribellarsi, imponevano la loro autorità e seminavano zizzania tra gli indios. I rivoltosi, rendendosi conto che non potevano impadronirsi dell'isola, presero la decisione di tornarsene in Spagna, con frate Buil ed altri, abbandonando i loro seguaci nell'interno dell'isola, i quali continuarono a rubare e ad uccidere indios. Questi esasperati si vendicavano uccidendo tutti gli spagnoli isolati che incontravano e Colombo dovette intervenire per castigarli, mandando in Spagna come schiavi i loro capi.
Il 10 marzo 1496 l'Ammiraglio decise di partire per la Spagna per difendersi dalle accuse che gli scontenti e i ribelli facevano circolare a Corte.
Finalmente l'11 giugno giunsero a Cadice e Colombo si diresse a Burgos, dove si trovavano i Re di Spagna per le nozze del principe don Giovanni con Margherita d'Austria.
Fernando e Isabella ricevettero con piacere gli omaggi di Colombo, che consistevano, oltre gli indios, in piante e animali esotici, strumenti, lamine e pepite d'oro. Come sempre gli confermarono i suoi privilegi e ne ottenne degli altri. Nel mentre, nella Spagnola, il governatore Bartolomeo Colombo diede ordine di abbandonare la città di Isabella, costruita in un terreno malsano, e ne fece fondare un'altra dai 630 spagnoli che vi restavano, e la chiamò Santo Domingo, in memoria di suo padre Domenico (Domingo in spagnolo).
In quei giorni arrivarono alcune donne spagnole, furono le prime europee a sbarcare sulle isole americane.
Inoltre, Colombo, dovette superare altre difficoltà, la principale delle quali fu quella di riuscire a riunire gli equipaggi ed altri 600 uomini, per il terzo viaggio. Per completare il numero dovette ricorrere a una buona quantità di galeotti, con eccezioni di quelli che erano condannati per delitti molto gravi, come i traditori e gli eretici. Finalmente il 30 maggio 1498 partirono.
Il 31 luglio arrivò in un'isola con una montagna con tre picchi, che chiamò Tinidad (Trinità), quindi scorse la costa del Venezuela, che credette trattarsi d'un'altra isola.
Nell'agosto del 1500 arrivò a Santo Domingo un inviato dei Re di Spagna, Francisco de Bobadilla, commendatore dell'ordine di Calatrava, con pieni poteri per investigare e giudicare. Requisì la casa dell'Ammiraglio, il quale si trovava nell'interno dell'isola cercando di pacificare gli indios, dette ordine di imprigionare Diego e s'impadronì di tutte le proprietà e gli oggetti di Colombo, inclusi i libri, le carte e la sua parte d'oro. Si autoproclamò governatore, ascoltò solo quelli che si lagnavano dell'Ammiraglio e quando questi arrivò lo fece incatenare, lo stesso successe a Bertolomeo qualche giorno dopo. Quindi incominciò ad arricchirsi assegnando gli indios agli spagnoli ricchi e dividendo con loro il guadagno ottenuto dal lavoro degli schiavi.
Colombo e i suoi fratelli, incatenati per ordine suo, furono inviati in Spagna. Il suo capitano Andrés Martín volle toglier loro le catene, ma Cristoforo rifiutò, dicendo che i Re di Spagna dovevano vedere in quale stato il loro inviato l'aveva ridotto, e lasciò anche detto che alla sua morte voleva essere sepolto insieme a quelle catene.
Il 20 novembre arrivò a Cadice, da dove scrisse ai Re di Spagna, i quali ordinarono la sua immediata liberazione e lo ricevettero 'affettuosamente' a Granada. Udite le lagnanze dell'Ammiraglio mandarono a Santo Domingo don Nicolás de Ovando affinché restituisse ai Colombo i loro beni, iniziasse un processo, castigasse i ribelli e ristabilisse la legge. Ovando, più tardi, fece uccidere 50 maggiorenti indios, dopo una repressione crudele ed ingiusta, dato che non c'erano prove di una progettata loro cospirazione.
Colombo, da Siviglia, aveva mandato segretamente una lettera a donna Juana de Torres, ex-governante dell'Infante don Giovanni. In essa si lamentava amaramente delle umiliazioni ricevute, dell'ingratitudine dei Re di Spagna, ai quali aveva dato un nuovo mondo con centinaia di isole, tutto per volontà divina, in modo che la Spagna, da povera che era, era diventata ricca dalla notte alla mattina. Aveva perso la sua gioventù ed anche i suoi titoli e privilegi a causa dell'invidia e dell'ingratitudine.
I Re, soprattutto Isabella, comprendevano bene i fatti e le situazioni, ma erano anche consapevoli che Colombo aveva già terminato il suo compito, ora altre persone dovevano aprirsi a ventaglio, in ogni direzione, per conquistare e soggiogare. In altre parole si chiudeva l'epoca degli esploratori e cominciava quella dei conquistatori. Questo straniero, questo Colombo, ora dava fastidio, ingombrava, era necessario scavalcarlo. E così si fece. Era già l'anno 1501 e i Re Cattolici non si decidevano ancora ad autorizzare la partenza di Colombo verso le isole che aveva scoperto.
Finalmente, il 9 maggio 1502, i Re Cattolici dettero l'autorizzazione a Colombo di partire dal porto di Cadice, in compagnia di suo figlio Fernando, per un nuovo viaggio; ma con una condizione: per nessuna ragione doveva toccare l'isola della Spagnola.
Colombo continuò il suo viaggio verso oriente, sperando di trovare il passo ad ovest che gli permettesse di arrivare in Cina e in India. Toccò invece l'Honduras, il Nicaragua, il Costarica e il Panama, affrontando tempeste, attacchi degli indios e malattie, facendo voti e pregando continuamente. Continuava a soffrire, inoltre, dei suoi mali già cronici: dolori agli occhi, reumatismi e gotta, ed ora anche di malaria.
Il 22 giugno, dopo molte fatiche e sofferenze, giunsero a Puerto Bueno (Porto Buono), in Giamaica, dove s'arenarono le navi. I 116 marinai che restavano costruirono capanne e difese con i resti delle navi, dato che Colombo non volle che i suoi uomini abitassero nei villaggi degli indios, nel timore che si ripetessero i tragici fatti che erano successi nella Spagnola.
Per ordine di Colombo Pedro Méndez, prima di partire, era riuscito a mettersi d'accordo con gli indios affinché provvedessero all'alimentazione degli spagnoli, a cambio delle solite cianfrusaglie.
Gli indios s'erano proprio stancati di dar da mangiare agli spagnoli, tanto più che ognuno di questi divorava in un giorno di più di quello che una famiglia india mangiava in un mese. Colombo approfittò dell'eclisse lunare, della notte del 29 febbraio 1504, per spaventarli, dicendo loro che Dio era amico degli spagnoli, quindi dovevano continuare a dar loro gli alimenti come era stato deciso. Gli indios, spaventati e tremanti, cominciarono a piangere e promisero che avrebbero continuato a servirli per non offendere Dio. E il Dio di Colombo continuò a sorrider loro, riapparendo la luna più luminosa che mai.
Malato, afflitto, sfiduciato, amareggiato per le continue insubordinazioni, i tradimenti, le invidie, gli odi e le calunnie, oltre all'impossibilità di trovare un cammino verso le Indie e la Cina, Colombo sembrava essere diventato il centro della vendetta di quelle terre misteriose che aveva bruscamente svegliate dal loro isolamento secolare e paradisiaco. L'Ammiraglio partiva per la Spagna il 12 settembre 1504 per non ritornar mai più in America.
Colombo, fino alla sua morte, caparbiamente sostenne di essere approdato nelle estreme regioni dell' Asia. Ma tra il 1499 e il 1502 Amerigo Vespucci ammise di trovarsi di fronte a un "Mundus Novus" in una lettera indirizzata a Pier Francesco de' Medici. La lettera, tradotta in numerose lingue, fece presto il giro d' Europa e nel 1507 il cartografo tedesco Martin Waldseemuller chiamo' il nuovo continente America in onore di Vespucci. Un nome che fu adottato in tutta Europa meno che nella penisola iberica dove fino al XVIII secolo si continuo' a chiamarla Nuovo Mondo delle Indie.
L'oro, benedizione e maledizione degli uomini, fu la causa principale della scoperta, della rapidità della conquista e della maggioranza dei massacri e rapine, ma, allo stesso tempo, rese possibile la cristianizzazione di popolazioni intere e aprì il cammino al progresso tecnico-scientifico.
Da una parte la corona che voleva il controllo assoluto sul Nuovo Mondo e dall' altra conquistadores e avventurieri che volevano potere, prestigio e ricchezza. Come si sarebbero conciliate le due cose? I conquistatori agivano in terre di frontiera, senza leggi e si abbandonavano facilmente alle bestialita' ben sapendo che la distanza dalla Spagna, l'utilita' della loro missione, i tempi lunghi della giustizia li avrebbero preservati da ogni condanna.
È una storia di sangue, di sofferenze, di rapine in una lotta per la sopravvivenza. Lotta di tutti contro tutti.
Filippo d'Hutten, tedesco, narrò: "Solo Dio e noialtri sappiamo la miseria, le privazioni, la fame, la sete e gli sforzi che noi poveri cristiani abbiamo sofferto in questi tre anni. Causa orrore pensare ciò che abbiamo mangiato: serpenti, vipere, rospi, lucertole, vermi, erbe, radici e qualcuno anche il cuoio reso tenero con l'acqua e cotto, e perfino carne umana".
Si uccidevano tra conquistatori e indios, e anche conquistatori coi conquistatori e indios con indios. Le circostanze lo permettevano e lo rendevano necessario, ma ci furono anche atti d'eroismo, d'abnegazione, di misericordia e di bontà, da una parte e dall'altra.
Finalmente l'oro apparve, molto al principio dato che era quello che gli indios avevano riunito nel trascorso dei secoli: in un principio ne potettero inviare in Spagna 1.300 chili annuali, e mezzo milione annuale d'argento, però dal 1503 al 1530 l'oro diminuì fino a 700 o 800 chili annuali.
In conclusione l'oro americano non fu molto, mentre fu molto più importante per gli europei ciò che in un principio non interessò loro, come l'agricoltura, le miniere d'altri metalli, il legno, il tabacco, il petrolio.
Come disse il ministro francese Giovanni Battista Colbert: "Le colonie devono essere le mucche della loro madre patria, affinché si mungano e si porti via tutto ciò che hanno".
La patata, la tapioca, il cacao, il granturco, il tacchino, il chinino, i fichi d'India, l'ananasso, l'avogado, la papaia, la coca, la cocciniglia, vari tipi di fagioli, la guaiaba, la zucca, vari tipi di peperoncini, il caucciù, l'agave tessile, i cactus, le noccioline americane, il tabacco, il pomodoro furono i principali prodotti della flora e della fauna americane che si cominciarono a conoscere in Europa, alcuni dei quali riuscirono a cambiare le abitudini dei suoi abitanti. Soprattutto la patata si convertì nel cibo più economico dei poveri in varie nazioni del nord d'Europa.
Il pomodoro fu usato in Europa come pianta ornamentale per più d'un secolo, i primi che l'usarono per fini commestibili furono i siciliani, ad ogni modo servì come elemento principale per il sugo solo nel 1700 e apparve sulle famose pizze napoletane soltanto a fine del secolo XIX.
In cambio dall'Europa giunsero successivamente in America capre, cani, gatti, pollame, caffè, bachi da seta, piccioni, conigli, lana, lino, olivi, fragole, pesche, fichi, meloni, cocomeri, limoni, ciliege, castagne, pere, noci, mandorle, avellane, lattuga, cavolfiori, raperosse, bietole, carote, agli, cipolle, lenticchie, piselli, carciofi, fave, avena, orzo, ecc.
Nel bene e nel male era cominciata una nuova era in America, ed anche nel resto del mondo.
Il 20 maggio 1506 Colombo morì per insufficienza cardiaca, a causa della gotta (sindrome di Reiter). Nessuna autorità fu presente al funerale, che passò inavvertito alla maggioranza della gente ed anche alla cronaca.
D' altro canto con la morte di Isabella il regno di Spagna fu amministrato da reggenti finche' nel 1519 non fu incoronato re Carlo delle Fiandre, suo nipote, che oltretutto nel 1521 divenne imperatore (del Sacro Romano Impero) con il nome di Carlo V. L' imperatore, impegnato su diversi fronti in Europa e tutti caldissimi (la guerra contro la Francia e la riforma luterana tanto per citarne alcuni) lascio' a se stesso il continente americano che, in piena fase organizzativa, fini' per darsi delle istituzioni che si reggevano su un tacito compromesso tra stato di diritto e stato di fatto cosi' quando faceva comodo si ricorreva all' uno o si ricorreva all' altro. Il che accontento' un po' tutti: l'importante alla fine era dividersi la torta.
Diego Colombo s'era sposato con Maria di Toledo, duchessa d'Alba e nipote del re Fernando. Viveva a Corte e, dopo la morte di suo padre, continuò per conto suo a reclamare i diritti delle "Capitulaciones", soprattutto perché voleva essere inviato a Santo Domingo come viceré e governatore, e ne aveva tutto il diritto. Ma Fernando respinse la richiesta. Allora Diego pregò suo fratello Fernando di ricorrere ad un arbitraggio d'un tribunale. Il re Fernando accettò la sfida, sicuramente con la convinzione che avrebbe terminato d'una buona volta con questi litigi e pretese dei Colombo, e anche curioso di vedere se qualche giudice avessero osato opporsi alla Corona. Così cominciarono i processi che durarono 25 anni (1507-1532), e terminarono con Carlo V e con Luigi Colombo, figlio di Diego e nipote di Cristoforo. Solo una parte dei documenti di questi processi si è salvata, la censura reale fece distruggere il resto. Malgrado tutto risultano più che evidenti i sotterfugi, le diffamazioni, gl'inganni e le menzogne utilizzati dai giudici per dar ragione al Re.
Nel 1539 don Luigi s'arrese ai voleri dell'Imperatore, rinunciando a tutti i suoi diritti a cambio di essere insignito dei titoli di duca di Varagua, marchese di Giamaica, ammiraglio del Mar Oceano e una rendita adeguata a questi titoli.
Il nome Barbados fu coniato nel 1536 dall'esploratore portoghese Pedro A. Campos che chiamò l'isola "Os Barbados" ("I Barbuti") ispirandosi agli alberi da ficus che vi crescevano e le cui lunghe radici aeree sembravano "barbe". Quando gli inglesi vi si insediarono per la prima volta nel 1627 l'isola era disabitata, sebbene fosse stata abitata in precedenza dagli Arawak. Barbados fu perciò ripopolata con schiavi africani impiegati nelle piantagioni di zucchero fino al 1834, anno in cui la schiavitù fu abolita.
Nel 1795 la Spagna consegnò alla Francia una parte occidentale della Spagnola (oggi Haiti).
Domenica, possedimento francese, nel 1763 fu ceduta ai britannici, che ne fecero poi una colonia nel 1805.
Dopo un breve ritorno sotto il dominio della Spagna (1808) e un’indipendenza effimera (1821), nel 1822 la Repubblica Dominicana venne invasa da Haiti. Nel periodo successivo (fino al 1844) si registrò l’abolizione della schiavitù, una riforma agraria e la ridistribuzione delle terre, l’istituzione dell’educazione obligatori, laica e gratuita e un forte scontro con la chiesa cattolica. La popolazione dominicana mal digerì queste riforme.
Nel 1844 un movimento di sollevazione popolare guidato da Juan Pablo Duarte portò all’indipendenza della Repubblica Dominicana sancita da un manifesto che segnava l’uguaglianza di tutti gli uomini, senza discriminazioni. Il nascente stato si poneva sotto la protezione di Stati Uniti, Francia ed Inghilterra, ma di fronte al rischio di invasione da parte degli stessi Stati Uniti (1860) il presidente dominicano Santana firmò un trattato di riammissione alla Spagna (1861). Tale trattato provocò la sollevazione di alcuni generali e l’inizio di una guerra definita di Restaurazione e conclusa con una nuova indipendenza (1863).
A partire dal 1863 è stata retta da presidenti eletti formalmente in maniera democratica, anche se questi erano probabilmente rappresentativi di una oligarchia.
Cuba deve la sua indipendenza agli Stati Uniti che, col pretesto dello scoppio con affondamento di un loro incrociatore ancorato nella baia dell'Avana, forse dovuto ad un incidente interno alla nave ma attribuito dai nordamericani agli spagnoli, dichiararono guerra alla Spagna nell'aprile del 1898. La guerra nel tempo di quattro mesi volse alla fine con la vittoria degli Stati Uniti, che nella pace di Parigi che ne seguì ottennero dalla Spagna a titolo di risarcimento le isole di Guam e Portorico e, dietro pagamento, le Filippine. Gli statunitensi che avevano occupato Cuba nel corso della guerra v'insediarono un governo di occupazione che, a seguito delle pressioni delle forze indipendentiste cubane e dell'opinione pubblica degli USA contraria all'occupazione, indissero elezioni per l'Assemblea Costituente che approvò la Costituzione della Repubblica Cubana nel 1901. Per abbandonare l'arcipelago gli statunitensi pretesero però ed ottennero che fosse inserito nella Costituzione l'"Emendamento Platt", così detto dal nome del senatore del Connecticut che l'aveva proposto, in base al quale il governo cubano doveva impegnarsi a mantenere in vigore le leggi emanate dal governo di occupazione, a iniziare piani di risanamento sanitario concordati con il governo statunitense, a non firmare trattati con altri stati che potessero mettere in pericolo l'indipendenza cubana o comportassero la cessioni o il controllo di territori della nazione, a non contrarre debiti senza che vi fosse la sicurezza di poterli rimborsare. L'emendamento prevedeva anche la possibilità per gli Stati Uniti d'intervenire presso il governo qualora ritenessero in pericolo l'indipendenza cubana o la garanzia del rispetto della vita, della proprietà e delle libertà individuali. Agli Stati Uniti furono inoltre concesse due basi navali: l'Isola dei Pini, oggi isola della Gioventù, restituita a Cuba nel 1925, e un territorio di 11.000 ettari, divenuti poi 17.000, a Guantanamo, ancora oggi occupato dagli USA. L'indipendenza fu riconosciuta nel 1902 ma la drastica riduzione della sovranità nazionale derivante dall'emendamento Platt faceva in realtà di Cuba un protettorato degli Stati Uniti, provocando e giustificando il sentimento popolare antimperialista che era iniziato con l'occupazione nordamericana e che caratterizzerà poi per sempre la storia di Cuba.
Barbados ottiene l'indipendenza il 9 dicembre 1966.
Le Bahamas diventano indipendenti nel 1973.
Dominica raggiunse l'indipendenza il 3 novembre 1978.