Cina

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La Cina imperiale

Sembra attendibile l'ipotesi che le prime forme di organizzazione statale in territorio cinese siano comparse tra la fine del terzo e gli inizi del secondo millenio a.C. nel contesto sociale e tecnologico delle culture di Lougshan. E' il periodo in cui la tradizionescritta fa risalire la prima delle tre dinastie ereditarie: Xia, Shaug e Zhau, che si sarebbero succedute al governo della cina tra il ventiduesimo e il terzo secolo a.C.
Nel 221 a.c. il principe Qin Shihuangdi, che regnava su quella che oggi è la provincia dello Shaanxi unifica definitivamente la Cina e fonda la prima dinastia imperiale moderna, la dinastia Qin, che dura solamente undici anni in tutto. In questo periodo inizia la costruzione della Grande Muraglia, vengono unificate in tutto l'impero le unità di misura e la lunghezza dell'asse dei carri. Viene codificata per la prima volta la scrittura cinese, ad opera del primo ministro Li Si, che pubblica il primo catalogo ufficiale con 3.300 caratteri.
La dinastia Qin non sopravvisse alla morte del primo imperatore. Una serie di rivolte popolari e una guerra civile portarono sul trono nel 206 a.C. un uomo di umili origini, Lin Bang, che fondò la dinastia degli Han. Conservò il sistema amministrativo centralizzato introdotto da Qin Shi Huangdi. Sotto gli Han si apre la via della seta e inizia il commercio con le provincie romane d'oriente. L'impero comincia ad espandersi nell'Asia continentale, mentre il confucianesimo si afferma come ideologia della classe dirigente cinese. Viene inventata la carta, nel 105 a.c.
Al cadere della dinastia Han, l'impero si spezza di nuovo in tre stati (periodo dei Tre Regni, 220-265): regno Wei a nord, regno Shu nell'attuale provincia del Sichuan, regno Wu a sud. La divisione viene favorita dall'introduzione in Cina del Buddismo.
Nel 581, un esponente dell'aristocrazia del Nord-Ovest, Yang Jian fondò la dinastia Sui (581 - 618). La dinastia Sui ebbe breve vita, ma fu di fondamentale importanza per il consolidamento del nuovo impero. L'opera di unificazione fra il Nord e il Sud venne favorita dalla costruziuone del Canale Imperiale, che, lungo 1.500 Km., diede vita, insieme ai corsi d'acqua naturali, ad una rete di vie navigabili volta ad assicurare al governo centrale risorse di tutte le aree più produttive per l'impero e a permettere inoltre rapido rifornimento degli eserciti impegnati nella difesa delle frontiere settentrionali. Nel 618 un altro esponente dell'aristocrazia del Nord - Ovest, Li Yan, fondò la dinastia Tang (618 - 907). All'epoca Tang risalgono le origini di due delle più importanti invenzioni della storia dell'umanità: la stampa e la polvere da sparo.
Il crollo della dinastia Tang avviene nel 907 per l'indebolimento aggravato di una serie di gravi conflitti intestini e nel 906, dopo un breve periodo di frantumazione politica, il comandante dell'esercito Zhou Pasteriori, si impadronì del potere con un colpo di stato, fondando la dinastia Shang con capitale a Kaifeng. Nel 1127 è al potere la dinastia Jin.
Nel 1234 la dinastia Jin venne liquidata dall'imperatore mongolo Gengis Chan.
In Cina segue la dinastia Ming dal 1368 al 1644 e la Dinastia Qing dal 1644 al 1911, con il regno del giovane Pu Yi. Nel XVII la Dinastia Quing trasformò la Mongolia in due province della Cina, la Mongolia interiore ed esteriore. Con la prima guerra dell’oppio (1839-1842) si fa iniziare l'era dell'imperialismo europeo in Cina che porterà l'Impero cinese a diventare una semi-colonia delle potenze straniere.
La Compagnia delle Indie orientali, che agiva per conto delle autorità britanniche, aveva dato il via negli anni precedenti a una massiccia offensiva commerciale per lo smercio dell’oppio in Cina. Scopo del commercio dell’oppio era rovesciare lo squilibrio della bilancia dei pagamenti tra Gran Bretagna e Cina, che nella seconda metà del settecento era decisamente favorevole a quest’ultima, nella proporzione di uno contro sei.
La vendita dell’oppio ebbe gli effetti che la Compagnia delle Indie si augurava: per la Cina però fu un disastro. La corruzione aumentò, il consumo di oppio divenne una piaga sociale. Il deflusso di argento dalle casse dello Stato portò alla svalutazione del rame ed all’aggravarsi della condizione dei contadini cinesi, che venivano pagati in rame per i loro prodotti ma dovevano versare allo Stato le tasse in argento. La situazione metteva in pericolo la stessa stabilità dell’Impero Cinese. I vari divieti che le autorità emanarono ebbero scarsi effetti.
Nel 1839 venne inviato a Canton il commissario imperiale Lin Zexu, che affrontò con determinazione il problema e fece requisire e bruciare ventimila casse d’oppio appartenenti ai mercanti inglesi e americani. In risposta, le truppe britanniche attaccarono la Cina, dando inizio alla guerra.
Il trattato di Nanchino che concluse la guerra nel 1842 garantiva ai britannici l’apertura di alcuni porti (treaty ports), tra cui Canton e Shanghai, il libero accesso dell’oppio e degli altri loro prodotti nelle province meridionali con basse tariffe doganali e stabiliva la cessione della città di Hong Kong all’impero inglese. Nei treaty ports gli inglesi potevano risiedere e godevano della clausola di extraterritorialità (potevano essere portati in giudizio solo davanti a loro tribunali consolari).
Il trattato prevedeva anche la “clausola della nazione più favorita”: se la Cina avesse accordato privilegi a un altro paese straniero, questi sarebbero stati estesi automaticamente anche agli inglesi.

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Tibet

Storicamente, tribù affini ai birmani, si stanziarono nell'altopiano dell'Himalaya tra il 700 a.C. ed il 400 a.C., dando origine a feudi attorno al 320 a.C. ed al primo regno tibetano nel 127 a.C. (data di partenza del calendario tibetano). In quell'anno il Tibet venne unificato dal sovrano Nyatri Tsenpo (163 a.C. - 101 a.C.). La monarchia durò per 40 generazioni. La religione diffusa sul territorio era il Bön, accanto ad altre credenze minori. Il Buddismo, nella sua forma di lamaismo arrivò in Tibet nel 333 d.C. grazie all'opera del re Lha Toto Ri Gniendzen (284 d.C.-363 d.C.). Una volta introdotto il Buddismo esso fu assunto come religione ufficiale (751 d.C.). Tra il 7° e il 10° secolo l' impero Tibetano raggiungeva il suo apogeo e si estendeva nel territorio cinese e di altri paesi dell'Asia Centrale sotto re Trisong Detsen (755 d.C.-804 d.C.). L'impero iniziò il suo declino in modo rapido. Tra l'824 d.C. ed il 1247 l' intero Impero tibetano collassò, in seguito all' assassinio del re Tri Wudum Tsen (821 d.C.-841 d.C.), popolarmente ricordato come Lhang Dharma per la sua persecuzione contro i buddisti, persecuzione che innescò una guerra civile. Il possente impero tibetano si frantumò in piccoli principati ed un periodo oscuro iniziò per il Tibet. Durante questa fase i contatti tra Tibet e i paesi confinanti (Cina compresa) divennero minimi.
Gengis Khan (1167-1227), da poco eletto capo dei mongoli e buddista egli stesso, iniziò le campagne militari contro la Cina ed il Tibet a partire dal 1206. I mongoli invasero il Tibet nel 1207 e la Cina nel 1216, completandone l'annessione nel 1279. Tra il 1247 ed il 1350 una successione di venti Sakya Lama governarono il Tibet, ma erano praticamente dei sovrani - fantoccio. I tibetani furono in grado di liberarsi dai mongoli nel 1358, quando Phagma Drupa (1324-1376) si sostituì al regime Sakya. Nel 1642 l’esercito mongolo di Gusri Khan (1606 - 1655) intervenne in Tibet ed impose ai tibetani il governo temporale di un lama della scuola Gelugpa che chiamò Dalai Lama, allora già alla quinta incarnazione (il Dalai Lama è considerato un’emanazione di Avalokitesvara, la divinità della compassione universale che protegge il Tibet).
Nel 1720 i manciù che dominavano la Cina, si intromisero nelle questioni Tibetane inviando truppe per scortare il giovane settimo Dalai Lama, nato nel Tibet orientale a Lhasa. Quando le truppe manciù abbandonarono Lhasa, lasciarono indietro un residente (o amban) ufficialmente per rimanere a disposizione del Dalai Lama, ma in effetti per proteggere i loro propri interessi. Questo fu l' inizio della interferenza Manciù negli affari tibetani.
La Prima guerra mondiale e la guerra civile cinese causarono impoverimento della Cina ed i cinesi accantonarono provvisoriamente il loro interesse sul Tibet, facendo sì che Thubten Gyatso (XIII Dalai Lama, 1876-1933) governasse indisturbato sul territorio reclamato oggi dal Governo tibetano in esilio, ad eccezione della regione dell'Amdo (Qinghai dove gli Hui, che controllavano i territori vicini nello Xining, cercavano di esercitare il proprio potere). Per un trentennio il Tibet si mantenne equidistante da tutte le potenze, tanto da permettere ad una spedizione pseudoscientifica del Terzo Reich, nel 1938 di cercare il fantomatico regno di Shambhala (o Xambala), un regno sotterraneo centroasiatico la cui ipotetica capitale Agharti sarebbe stata governata da saggi rappresentanti della "razza ariana".
Nel periodo tra il 1918 ed il 1949 il caos dominava la Cina, con una guerra civile sanguinosa tra i nazionalisti del Guomindang (allora al potere) ed i comunisti di Mao Zedong (1893 - 1976), in concomitanza con l'aggressione nipponica del 1931 - 1945. Nel 1950 l'Esercito di Liberazione Popolare entrò in Tibet frantumando l'esercito tibetano, quasi esclusivamente cerimoniale ed impedendo, di fatto, al Dalai Lama di governare. Il Tibet, membro fondatore dell'ONU e non allineato con alcuna superpotenza, divenne una preda facile. Inizialmente le truppe d'occupazione seguirono istruzioni astute per accattivarsi la popolazione locale: non si abbandonarono a saccheggi e violenze, corteggiarono il consenso della nobiltà e del clero buddista. Il 17 novembre 1950 il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso (l'attuale Dalai Lama in esilio) assunse i pieni poteri spirituali e temporali come Capo dello Stato, nonostante avesse appena compiuto il sedicesimo anno. Il 23 maggio 1951 una delegazione tibetana, che era andata a Pechino per discutere sull' invasione fu obbligata a firmare il cosiddetto "Accordo dei 17 punti" sulle misure per una pacifica liberazione del Tibet sotto minaccia di un aumento di azioni militari in Tibet. Dopo di allora la Cina usò questo documento per attuare il suo piano di trasformare il Tibet in una colonia cinese senza tenere alcun conto della forte resistenza da parte del popolo tibetano. Il trattato del 1951 venne firmato non come un vero e proprio trattato di pace, ma come diktat sotto la pressione cinese. Il Tibet doveva rinunciare, tra l'altro, ad una politica estera autonoma, a batter moneta, a stampare francobolli. Nel 1954 il Dalai Lama e il Panchen Lama invitati a Pechino rimasero affascinati da Mao e dagli altri leader comunisti e solo alla fine del loro soggiorno questi ultimi gettarono la maschera accusando il buddismo di essere un "veleno". Tornati in patria i due giovani leader religiosi scoprirono che lontano da Lhasa, nelle provincie di Amdo e Kham, le milizie comuniste avevano già cominciato a svuotare i monasteri ed a perseguitare il clero buddista. Repressione e arresti di massa scatenarono nel 1955 le prime fiammate di insurrezione armata, a cui partecipano i monaci buddisti. Nel 1956 i cinesi scatenarono una delle sue offensive più sanguinose, con 150.000 soldati e bombardamenti a tappeto. Qui, nel 1959, con il supporto della CIA, venne organizzata una rivolta che venne stroncata provocando decine di migliaia di morti. Approffittando dei dissidi in seno al Partito comunista cinese in seguito alla fallimentare tragica esperienza del Grande balzo in avanti, il 10 marzo 1959, il movimento di resistenza tibetano, ormai esteso a tutto il paese, culminò con una sollevazione nazionale contro i cinesi che la repressero con forza spietata. Migliaia di uomini, donne e bambini vennero massacrati nelle strade di Lhasa e in altri luoghi. Il 17 marzo 1959 il Dalai Lama abbandonò Lhasa per cercare asilo politico in India. Egli fu seguito da oltre 80.000 profughi tibetani. Mai prima nella loro lunga storia tanti tibetani sono stati costretti a lasciare lo loro patria in circostanze così difficili. Oggi ci sono circa 130.000 profughi tibetani dispersi in tutto il mondo. La sollevazione si stima abbia comportato una strage di almeno 65.000 persone. Nel 1965 venne creata la Regione Autonoma del Tibet, in pratica l'intero paese venne annesso alla Cina de facto, come annunciò l'allora presidente della Repubblica popolare, Liu Shaoqi (1898-1969). Il biennio 1966-1968 fu tragico per il Tibet. Durante la Grande rivoluzione culturale, i cinesi organizzarono campagne di vandalismo contro monasteri e siti simbolo della cultura tibetana. Dal 1950 venne distrutta la quasi totalità dei monasteri, oltre 6.000, di cui molti secolari. Circa 1.200.000 tibetani vennero uccisi. Si tratta comunque di stime in quanto non furono diffusi rapporti ufficiali e i tibetani non erano in grado di potere verificare con esattezza il numero. Anche gli arrestati furono molte migliaia. Anche ad oggi si contano tibetani, soprattutto monaci e monache, nelle carceri cinesi per reati politici legati alla richiesta di indipendenza. La nuova resistenza ha inizio nel 1977 e dura tuttora, dopo due dure repressioni, rispettivamente nel 1980 e nel 1989. Il Governo tibetano in esilio denuncia la volontà del Governo Cinese di cancellare definitivamente la cultura del Tibet con la repressione, da una parte, e con una propaganda martellante sui mass media e per le strade. Inoltre le scuole non possono insegnare il tibetano oltre ad una certa età, mentre rimane il cinese la lingua ufficiale. Anche il Dalai Lama, in esilio, ormai non richiede più l'indipendenza del Tibet, ma una vera autodeterminazione che possa preservare ciò che è rimasto della sua cultura e che possa garantire ai tibetani i diritti umani fondamentali. Il 18 marzo 2008 il premier cinese Wen Jiabao ha accusato il Dalai Lama di orchestrare la rivolta in cui dozzine di persone potrebbero essere morte, aggiungendo che i suoi seguaci stanno tentando di "incitare il boicottaggio" dei Giochi olimpici di Pechino del prossimo agosto.

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La repubblica cinese

La rivoluzione che portò alla fondazione della Repubblica cinese ebbe inizio con rivolta di Wuchang (1911), durante la quale la maggioranza delle province meridionali della Cina aderirono alla nuova entità statale. La proclamazione della repubblica avvene il primo gennaio 1912, e Sun Yat-sen fu nominato presidente provvisorio dal Consiglio delle province. Alla caduta della monarchia le province periferiche del Tibet e dello Xinjiang si resero autonome. La Mongolia divenne indipendente perché era un territorio della Corona e, alla dissoluzione della dinastia, non sussistevano ormai più legami con la Cina.
Il 12 agosto 1912 fu fondato il Guomindang (partito nazionalista), di cui lo stesso Sun Yat-sen fu acclamato presidente. Nel 1921 venne fondato a Shanghai il Partito comunista cinese, che ebbe come primo segretario Chen Duxiu. Nello stesso periodo il Guomindang venne riorganizzato come moderno partito di massa da consiglieri sovietici.
Seguirono alcuni anni con un’alternanza al potere repubblicano di alcune “cricche” militari.
La crescente aggressività giapponese portò all’invasione della Manciuria (1931) e di Shanghai (1932). Il governo di Chiang Kai-shek preferì però continuare la guerra civile, lasciando campo libero ai giapponesi. I comunisti di Mao Zedong, che nel frattempo avevano istituito una “repubblica sovietica cinese” nel sud del paese, furono costretti ad intraprendere una lunga marcia (1934-1935) per sfuggire all’accerchiamento delle truppe di Chiang. Nel 1936 i generali di quest’ultimo, lo arrestarono a Xi’an costringendolo a parlamentare con i comunisti e a formare un fronte unico antigiapponese.
Con la sconfitta dei paesi dell’Asse nella seconda guerra mondiale, la Cina si ritrovò fra le potenze vincitrici, ottenendo un seggio permanente nel Consiglio di sicureza dell’ONU.
Nel 1946 riprese la guerra civile. Le forze comuniste si assestarono nel nord del paese, e quelle nazionaliste a sud. La debolezza dell’esercito nazionalista si dimostrò nell’avanzata quasi incontrastata degli avversari che costrinse infine Chiang Kai-shek a rifugiarsi con le sue ultime truppe sull’isola di Taiwan (luglio 1949).
I leader della Cina continentale e della Repubblica di Cina sostenevano entrambi di essere l'autorità legittima dell'intera Cina, ma la comunità internazionale, praticamente senza eccezioni, scelse la Cina continentale come legittimo rappresentante.
Nel luglio 1997 Hong Kong ritornò alla Cina, e la seguì Macao nel 1999.

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