Corno d'Africa

Dalle origini a oggi

Dalle origini a oggi

Intorno all'VIII secolo a.C., nacque un regno conosciuto come D'mt, stabilitosi tra il nord dell'Etiopia e l'Eritrea, con capitale a Yeha, in Etiopia. Successivamente, il Regno di Axum o Aksum fu un importante regno commerciale situato nell'Africa centro-orientale, che crebbe a partire dal Periodo proto-axumita nel IV secolo a.C. ca., e raggiunse l'apice della sua potenza e ricchezza verso il I secolo d.C.. Grazie alla sua favorevolissima posizione, fu profondamente coinvolto nei commerci tra l'India e il Mediterraneo orientale. Il primo sovrano del regno a convertirsi al Cristianesimo fu re Ezana nel 325 o 328, e fu il primo Paese nella storia a rappresentare il simbolo della croce sulla propria valuta. Durante il periodo di massima espansione, avvenuta con la vittoria sul Regno di Meroé (350 d.c), Axum divenne la potenza egemone nell'Africa orientale, giungendo a controllare Etiopia, Eritrea, Sudan settentrionale, Egitto meridionale, Gibuti, Somalia occidentale, Yemen e il sud dell'attuale Arabia Saudita, per un totale di 1,25 milioni di km². La totale dissoluzione si ebbe con l'invasione della regina ebrea (o forse pagana) Gudit (conosciuta anche con il nome di Giuditta) nel IX-X secolo, che fece sprofondare l'intera regione in un periodo buio del quale si sa davvero poco.
Poco tempo dopo, alcune tribù arabe si stanziarono non molto distante dalla costa del Golfo di Aden, in Somalia, e lì formarono un sultanato che aveva come capitale il porto di Zeila. Allo stesso tempo il paese si islamizzò a causa degli sciiti provenienti dalla Persia. Nonostante ciò, gli abitanti mantennero le loro lingue ancestrali al posto di adottare l'arabo. Alcuni popoli arabi provarono ad appropriarsi del territorio, fra questi i sultani di Zanzibar che giunsero ad impadronirsi delle coste. Molti somali si dispersero nel territorio, specialmente in prossimità dell'Abissinia.
L'inizio dell'occupazione italiana dell'Eritrea si ebbe nel novembre 1869 con il padre lazzarista Giuseppe Sapeto che, per conto della società di navigazione Rubattino di Genova, avviò le trattative per l'acquisto della Baia di Assab. È il primo atto della presenza italiana nel continente africano. Nel 1870 fu siglato l'accordo per l'acquisizione da parte dell'armatore Raffaele Rubattino della baia, allo scopo di farne un porto di servizio alle sue navi. Il 10 marzo 1882 il governo italiano acquistò il possedimento di Assab, che il 5 luglio dello stesso anno diventò ufficialmente italiano. Negli anni dal 1885 al 1890 fu acquisita l'importante città portuale di Massaua (che divenne capitale provvisoria del possedimento d'oltremare) e il controllo italiano si estese nell'entroterra. Nel 1890 l'Eritrea fu ufficialmente dichiarata colonia italiana.
Dopo il 1929 l'espansione imperiale divenne uno dei temi favoriti del governo fascista di Mussolini che aspirava alla ricostruzione di un impero, sullo stile dell'Impero romano; difatti, osservava Mussolini, Gran Bretagna e Francia possedevano importanti imperi in Africa, così come molte altre nazioni europee. L'Abissinia, inoltre era l'unico stato, insieme alla Liberia, ancora indipendente, e quindi una sua eventuale invasione non doveva provocare, in teoria, nessun intervento internazionale. Il 3 ottobre 1935 100.000 soldati italiani ed un considerevole numero di Áscari, sotto il comando del maresciallo Emilio De Bono iniziarono ad avanzare dalle loro basi in Eritrea, senza una dichiarazione di guerra ufficiale. Alla stessa data, un contingente comandato dal generale Rodolfo Graziani, mosse da sud, dalla Somalia Italiana. Il 6 ottobre venne occupata Adua, cittadina presso la quale gli italiani avevano subito una cocente sconfitta durante la campagna d'Africa Orientale. Il 15 ottobre venne occupata Axum, la capitale religiosa dell'Etiopia. Soltanto con un uso massiccio di armi chimiche (soprattutto del micidiale gas yprite) gli Italiani riescono a sconfiggere la resistenza eroica degli Etiopi e a spingersi fino alla capitale Addis Abeba, nella quale entrano il 5 maggio 1936. La Società delle Nazioni condannò l'aggressione italiana il 7 ottobre, e iniziò un lento processo per imporre sanzioni: sanzioni che non riguardavano materie di vitale importanza, come ad esempio il petrolio. Gran Bretagna e Francia argomentarono infatti che la mancata fornitura di petrolio all'Italia poteva essere facilmente aggirata ottenendo rifornimenti dagli Stati Uniti, che non erano membri della Società stessa. Venne perciò elaborato un controverso compromesso, noto come Patto Hoare-Laval, che comunque non presentava vere e proprie sanzioni per l'Italia, e che per questo venne rigettato dal governo etiopico. Il 28 novembre De Bono venne sostituito dal generale Pietro Badoglio, dato che Mussolini lo riteneva troppo cauto nella sua avanzata. Il 7 maggio l'Italia annetté ufficialmente il Paese, e il Re d'Italia Vittorio Emanuele III, venne proclamato Imperatore d'Etiopia (9 maggio). Eritrea, Abissinia e Somalia Italiana vennero riunite sotto un'unico Governatore, e il nuovo possedimento coloniale venne denominato Africa Orientale Italiana.
Nonostante siano stati spesi dal 1936 al 1940 un ingente quantità di denaro per migliorare le condizioni dell'impero, al giorno dell'entrata in guerra gli alti ambienti militari italiani davano già per scontata la perdita dell'Africa Orientale, essendo impossibile rifornire la colonia causa il possesso inglese dello stretto di Gibilterra e del Canale di Suez, uniche vie per il rifornimento. L'Africa Orientale Italiana cessò definitivamente di esistere nel 1941 sotto i colpi dell'esercito britannico, dopo una resistenza disperata messa in atto dalle truppe italiane, soprattutto nella battaglia di Cheren.
L'Etiopia viene conquistata dagli inglesi nel 1941 e l'imperatore Haile Selassie torna al potere.
L'Eritrea, invece, divenne un protettorato britannico fino al 1952, quando le Nazioni Unite la dichiareranno federata con l'Impero etiope. Tuttavia, l'Eritrea fu trasformata il 20 maggio 1960 in una semplice provincia amministrativa dell'impero etiopico.
Nel 1974 una giunta militare, il Derg, depone l'imperatore Haile Selassie (in carica dal 1930) e crea un regime socialista, con a capo Haile Mariam Menghistu. Nel 1994 viene eletta un'Assemblea Costituente e le prime elezioni multipartitiche si tengono nel 1995.
Nel 1970 si formarono le forze popolari di liberazione eritrea. La lotta per l'indipendenza ebbe fine nel 1991. Due anni dopo venne indetto un referendum, con la supervisione della missione delle Nazioni Unite denominata UNOVER. Al suffragio universale parteciparono sia le popolazioni residenti in Eritrea che quelle rifugiate in altre nazioni africane dopo la diaspora, ed in esso si decise se l'Eritrea dovesse essere un paese indipendente o dovesse mantenere la federazione con l'Etiopia. Oltre il 99% degli Eritrei votò per l'indipendenza che venne dichiarata ufficialmente il 24 maggio 1993.

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