Germania

Il Sacro Romano Impero / Confederazione del Reno / Confederazione tedesca / Impero tedesco / La repubblica di Weimer / Terzo Impero / Le due Germanie

Il Sacro Romano Impero Germanico

Nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 800, Carlo fu incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero (odierni Francia e Germania) da Papa Leone III a Roma, in una cerimonia che riconosceva formalmente l'Impero franco come il successore dell'Impero Romano d'Occidente.
Carlomagno ebbe diversi figli, ma solo uno gli sopravvisse. Questo figlio, Ludovico il Pio, seguì le orme del padre come governante di un impero unito. L'essere erede unico fu una questione del caso più che della volontà. Quando Ludovico morì, nell'840, i Carolingi aderirono al costume della divisione ereditaria, e l'Impero venne diviso in tre con il Trattato di Verdun dell'843: il figlio più vecchio di Ludovico, Lotario divenne Imperatore e governante del Regno Franco Centrale. Questo regno venne a sua volta diviso tra i suoi tre figli, in Lotaringia, Borgogna e Italia (settentrionale);
il secondo figlio di Ludovico, Ludovico il Germanico, divenne re dei Franchi dell'est. Quest'area si sarebbe evoluto nella moderna Germania;
il terzo figlio, Carlo il Calvo divenne re dei Franchi dell'ovest; quest'area è quella su cui venne fondata in seguito la Francia.
I capi di Alemannia, Baviera, Franconia e Sassonia elessero Corrado I Sacro Romano Imperatore dei Franchi, come loro capo nel 911. Il suo successore Enrico I (919 - 936), un Sassone, accettò un Impero orientale separato da quello occidentale Franco (ancora retto dai Carolingi) nel 921 chiamando sé stesso rex Francorum orientalium (Re dei Franchi Orientali).
Enrico designò come suo successore il figlio Ottone, che fu eletto Re ad Aquisgrana (Aachen) nel 936. Questi più tardi, incoronato Imperatore di quello che oggi viene chiamato Sacro Romano Impero Germanico, col nome di Ottone I (poi chiamato "il Grande") nel 962, avrebbe marcato un passo importante, verso l'Impero (e non verso il Regno dei Franchi orientali che era l'altro residuo del Regno Franco) avrebbe avuto la benedizione del Papa. Ottone aveva guadagnato prima molto del suo potere, quando nel 955 aveva sbaragliato i Magiari nella Battaglia di Lechfeld.
Già a quel tempo il dualismo fra i territori, quelli delle vecchie tribù radicate nelle terre dei Franchi, ed il Re/Imperatore, divenne solo apparente. Ciascun Re preferiva passare la maggior parte del tempo nei suoi territori. Questa pratica cambiò solo al tempo di Ottone III Re nel 983, imperatore dal 996 al 1002, che cominciò ad utilizzare le sedi vescovili sparse nell'Impero come sedi temporanee del governo. Anche i suoi successori Enrico II, Corrado II ed Enrico III, apparentemente riuscirono a legare i Duchi al territorio.
La gloria dell'impero quasi si estinse nella Lotta per le investiture, durante la quale il Papa Gregorio VII scomunicò Enrico IV (Re nel 1056, Imperatore dal 1084 al 1106). Sebbene fosse stata tolta dopo il viaggio a Canossa del 1077, la scomunica ebbe vaste conseguenze. Nel frattempo i duchi tedeschi avevano eletto un secondo Re Rodolfo di Svevia, che Enrico IV poté sconfiggere solo dopo una guerra di tre anni nel 1080. Le radici mitiche dell'Impero erano danneggiate per sempre; il Re tedesco era stato umiliato. Più importante ancora, la Chiesa diveniva un giocatore indipendente sulla scacchiera dell'Impero.
Enrico V è Sacro Romano Imperatore Germanico dal 1111.
L’Imperatore Enrico V morì nel 1125 senza lasciare discendenti diretti. Lo scettro imperiale passo quindi a Lotario di Sassonia, che per mantenere il suo debolissimo potere, dovette continuamente bilanciarsi fra i due suoi più potenti vassalli: gli Hohenstaufen, duchi di Svevia e i Welf, signori di Baviera. I sostenitori delle due casate diedero vita a due partiti dinastici che in Italia assunsero i nomi di Guelfi e Ghibellini; i primi appoggiavano i Welf, mentre i secondi, il cui nome derivava dal castello di Weiblingen, sostenevano gli Hohenstaufen. Con l’appoggio di Lotario, i Welf occuparono il Ducato di Sassonia; la loro crescente potenza iniziò a preoccupare gli altri principi tedeschi, che alla morte di Lotario elessero come Imperatore Corrado III di Hohenstaufen, il quale regnò dal 1138 al 1152, durante il proprio governo riuscì a togliere ai Welf la Baviera ma non la Sassonia. Nel 1152, alla morte di Corrado III, il trono passò a suo nipote Federico I di Svevia, che in Italia venne soprannominato Barbarossa. La politica del nuovo imperatore era tutta tesa alla restaurazione dell’Autorità imperiale, imponendola nuovamente ai feudatari, ai Comuni e al Papato, rinforzandola soprattutto in Italia, nella quale era stata scossa in modo particolare dalla fioritura comunale. Ed era proprio in Italia, la cui economia in quel periodo era particolarmente florida, che egli sperava di procurarsi i mezzi per imporsi in Germania.I fatti gli diedero però torto poichè, mentre Federico I Barbarossa esauriva le proprie forze in Italia, i suoi avversari aumentavano la propria potenza con la conquista dei paesi slavi; approfittando delle frequenti assenze dell’Imperatore, essi ne minavano l’autorità. Nonostante tutto, in un primo momento sembrò che i suoi ambiziosi piani dovessero attuarsi: nei territori posti sotto la sua diretta amministrazione, Svevia e Franconia, Federico I riuscì a reclutare un numero rilevante di nuove truppe tra i contadini liberi. Per governare i suoi possedimenti ricorse a uomini a lui devoti, i ministeriales. Per legarli maggiormente a se e al proprio casato, egli concesse loro dei piccoli feudi. Essi costituirono una nuova nobiltà fedele a colui che l’aveva innalzata a tale rango.
Inoltre, sotto il Barbarossa, l'idea della "Romanità" dell'Impero tornò a crescere, quasi fosse un tentativo di giustificare il potere imperiale indipendente dal Papa. Un'assemblea imperiale nelle campagne di Roncaglia nel 1158 esplicitamente giustifica i diritti imperiali con la opinione di quattuor doctores del nuovo organismo giuridico della Università di Bologna, che cita frasi come: princeps legibus solutus (il Principe non è soggetto alla legge) tratte dal Digestae del Corpus iuris civilis. Che i legislatori romani l'avessero creato per un sistema completamente diverso che non coincideva affatto con la struttura dell'Impero era ovviamente considerato del tutto secondario; il punto qui era che la corte dell'Imperatore faceva un tentativo di legalizzarsi. Ai diritti imperiali ci si era riferiti col termine generico di Regalia fino alla Lotta per le investiture, ma furono enumerati per la prima volta a Roncaglia. Questo elenco includeva strade pubbliche, tariffe, emissione di moneta, raccolta di imposte punitive e la nomina e revoca dei funzionari. Questi diritti furono ora radicati esplicitamente nella Legge Romana, come fosse una legge costituzionale.
Il successivo regno dell'ultimo degli Staufen, Federico II, imperatore dal 1220 al 1250, fu per molti aspetti differente da quello dei predecessori. Mentre Federico II riportava in alto l'idea mitica dell'Impero, contemporaneamente fece il passo iniziale nel processo che portò poi alla sua disintegrazione. Da un lato si concentrò sulla instaurazione in Sicilia di uno Stato straordinariamente moderno per i tempi, con servizi pubblici, finanze, e sistema giudiziario. Dall'altro lato Federico fu l'Imperatore che concesse i maggiori poteri ai Duchi Tedeschi in due "Privilegi" che non sarebbero mai più stati revocati dal potere centrale. Nel 1220 con Confoederatio cum princibus ecclesiasticis, Federico sostanzialmente cedeva ai Vescovi un certo numero di diritti imperiali (Regalia), fra cui quelli di stabilire tariffe, battere moneta, ed erigere fortificazioni. Nel 1232 con Statutem in favorem principum sostanzialmente estendeva questi diritti agli altri territori. Benché molti di questi privilegi esistessero già prima, almeno non erano elargiti in modo generalizzato e definitivo, onde permettere ai Duchi di mantenere l'ordine al Nord delle Alpi mentre Federico voleva concentrarsi sulla sua terra natale in Italia. Nel documento del 1232 per la prima volta i Duchi Tedeschi sono chiamati Domini terrae, proprietari della terra, altro cambio notevole.
Corrado fu l'unico figlio maschio nato dal matrimonio di Federico II con Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme. La madre morì nel metterlo al mondo nel 1228, ad Andria in provincia di Bari. Corrado quindi ereditò neonato il titolo di re di Gerusalemme dalla madre, e Federico utilizzò la circostanza per assumere questo titolo nel 1229, in occasione della quinta crociata. Corrado visse in Italia fino al 1235, anno nel quale per la prima volta si recò in Germania. Dopo la rivolta e la deposizione del suo fratellastro maggiore Enrico VII, Federico II volle designare Corrado a proprio successore. Ma in questo, non ebbe successo in quanto nella dieta di Magonza, inizialmente gli elettori non lo nominarono re.
Corrado venne poi eletto quando aveva nove anni, nel febbraio 1237, durante una dieta a Vienna. L'elezione, che non venne riconosciuta dal papa, comprendeva non solo la nomina a re, ma anche la successione sul trono imperiale. Ma Corrado non venne mai incoronato imperatore, e per questo dovette fregiarsi unicamente del titolo "in Romanorum regem electus". Mentre Federico, dopo l'elezione, si concentrò nuovamente sulla sua lotta contro il papato e i comuni italiani, Corrado rimase in Germania, formalmente con il compito di rappresentare il padre. Erano al suo fianco, in qualità di procuratori imperiali, dapprima il vescovo Sigfrid III di Magonza, poi il langravio Heinrich Raspe e il re Venceslao I di Boemia e Polonia. A partire dal 1240 Corrado cominciò ad intervenire attivamente nella politica imperiale, e a ricercare presso i principi sostegno alla politica paterna. Il 1 settembre 1246, a Vohburg, Corrado sposò Elisabetta di Wittelsbach, figlia del duca di Baviera Ottone II. Con questo matrimonio i Wittelsbach divennero gli alleati più potenti degli Hohenstaufen, ormai in decadenza. Corrado e Elisabetta furono i genitori dell'ultimo discendente degli Hohenstaufen, Corradino, decapitato a Napoli nel 1268. Nel 1245 il papa Innocenzo IV dichiarò decaduto Corrado, e lo scomunicò. Nel 1250 moriva Federico II. Nel suo testamento lo nominava erede universale, e suo successore sul trono imperiale, su quello di Sicilia e su quello di Gerusalemme. Papa Innocenzo IV non volle riconoscere il testamento. Preso atto della situazione disperata in Germania, Corrado decise di venire in Italia con la vana speranza di prendere possesso del Regno di Sicilia, che il fratellastro Manfredi teneva come reggente ed aspirava a far proprio. Qui morì di malaria, nel 1254, in un accampamento presso Lavello. Il suo cuore e le sue viscere vennero seppellite a Melfi. Il suo corpo venne traslato nella cattedrale di Messina. Prima ancora che fosse celebrato il suo funerale, un fulmine colpì la chiesa, bruciando il corpo del re. Suo figlio Corradino, che egli non aveva mai visto, era ancora incapace, per cui Manfredi proseguì la reggenza. Nel 1259 la moglie di Corrado, Elisabetta, sposò Mainardo II di Tirolo-Gorizia. Corrado, oltre a Corradino, aveva anche un figlio illegittimo, anch'egli di nome Corradino, che nacque, presumibilmente, lo stesso anno del fratellastro, e che, come questi, venne condannato a morte, nel 1269 a Lucera, assieme alla madre, rimasta sconosciuta.
Dopo la morte di Corrado IV e di suo figlio Corradino, in Germania venne a crearsi un lungo periodo (1254-1273), denominato Grande Interregno, durante il quale il trono imperiale restò vacante. Al termine di questo periodo, per motivi di politica internazionale, venne decisa l’elezione di un nuovo imperatore. Venne scelto per ricoprire questa importante carica, un piccolo feudatario, il signore del piccolo territorio di Habsburg, in Svevia: Rodolfo di Asburgo. Cauto e riflessivo, egli aveva partecipato alla spedizione in Italia organizzata da Corradino, riuscendo a stento a salvare la propria vita. Memore di questo, nel corso del suo regno, egli si guardo sempre dall’immischiarsi nelle questioni italiane, curandosi nel contempo di non entrare in contrasto con i grandi principi tedeschi che lo avevano nominato imperatore. Seppe tuttavia trarre il massimo vantaggio dal poco potere che la sua carica offriva all’epoca, puntando al rafforzamento del proprio casato. Mentre nella parte più meridionale della Germania iniziava a costituirsi il nucleo storico del futuro Impero Asburgico, l’impero tedesco si andava indebolendo ad Occidente. Sotto il regno di Rodolfo, ebbe inizio la lotta dei cantoni della Svizzera per il raggiungimento dell’indipendenza. Ad Est si assistette ad una ripresa della spinta verso Oriente, il Drang nach Osten. Mentre gli imperatori tedeschi cercavano di accrescere la loro potenza in Italia, i principi feudali trovarono il modo di incrementare il proprio potere oltre il fiume Elba. L’aggressione tedesca ebbe inizio nel 1147, quando un esercito di 60.000 uomini attaccò gli Obodriti, una popolazione slava stanziata lungo il basso corso dell’Elba. Essi si batterono coraggiosamente resistendo a lungo, guidati dal principe Niklot, caduto in combattimento nel 1160. Dopo la loro definitiva sconfitta, sul territorio obodrita venne costituito verso il 1170, il Ducato di Mecklemburgo, con popolazione mista slavo-tedesca. Qui venne fondata la città di Lubecca, che diverrà il più importante centro commerciale del Mar Baltico, e l’avamposto della penetrazione tedesca in quel mare. Nello stesso periodo, avvenne la penetrazione nel territorio dei Pomoriani, dove venne costituito il Ducato di Pomerania. Ma il possedimento tedesco oltre l’Elba di maggiori dimensioni fu il Mangraviato di Brandeburgo, costituito intorno al 1170 sul territorio precedentemente appartenente ai Liutizi e ai Lausizi, che si estendeva dall’Elba all’Oder, comprendendo la città di Berlino, fondata nel 1224 sul fiume Spree. Nei nuovi territtori assoggettati, giunsero dalla Germania un gran numero di cavalieri senza terra che si ritagliarono grossi feudi, coltivati dalle popolazioni locali o dai contadini tedeschi giunti a colonizzare le nuove terre. Vennero costituite delle comunità rurali, nelle quali gli appezzamenti di terra erano di uguali dimensioni per tutti i coloni. Questi ultimi ottennero il diritto di trasmettere in eredità il proprio podere dietro il versamento di un canone. Grazie a questo sistema, l’agricoltura subì un notevole incremento. Dopo una serie di sommosse da parte dei popoli slavi, soffocate dai tedeschi con durissime repressioni, le due popolazioni si fusero portando all’introduzione nell’area compresa tra l’Elba e l’Oder, di forme politiche, giuridiche ed economiche più avanzate. Vi fu un aumento della popolazione notevole, corrispondente alle migliorate condizioni economiche della regione.
La conquista dei territori oltre l’Elba, servì ai tedeschi come trampolino di lancio per la succesiva espansione verso Nord, in direzione del Mar Baltico. Quest’opera venne condotta principalmente da due ordini religiosi-militari: i cavalieri portaspada e i cavalieri dell’Ordine Teutonico. Nel 1237 questi due gruppi si fusero nell’Ordine Teutonico, che con la scusante di evangelizzare le popolazioni locali, conquistarono vastissime aree e costituendo un loro stato. Essi trascurarono l’agricoltura, governando i territori sotto il loro dominio, nel tipico sistema feudale e trattando le popolazioni di quelle regioni con estrema brutalità. Non tentarono mai di fondersi con i locali, determinando in tal modo la rovina del loro territorio. I paesi baltici erano abitati da pacifiche popolazioni di origine indoeuropea, come ad esmpio i Prussiani, dai quali, in seguito, gli invasori avrebbero preso il nome, o finnica. Queste genti vivevano organizzate in tribù, in modo tale che, a parte i Prussiani, non furono in grado di opporsi ai tedeschi. Assoggetarono così la Livonia e la Curlandia, che divennero domini dell’Ordine Teutonico. Poco tempo dopo venne conquistata anche la Prussia, dove però la resistenza della popolazione si protrasse per circa 50 anni, dal 1230 al 1284, terminando con lo sterminio della maggior parte di essa. Dopo la sconfitta contro la Polonia nel 1446, i territori occidentali di questo stato (la futura Prussia Occidentale) divennero una provincia polacca con il nome di Prussia Reale. Rimasero sotto il dominio dei cavalieri teutonici i territori della Prussia Ducale (la futura Prussia Orientale), sotto forma di feudo polacco.
Nel 1308 gli Asburgo vennero sostituiti sul trono imperiale dai Lussemburgo, che mantennero la corona per tutto il XIV secolo e per buona parte del XV.Il sovrano più importante di questa dinastia fu Carlo IV, che regnò dal 1347 al 1378. La sua politica fu identica da quella seguita dagli Asburgo: egli si dedicò principalmente al suo regno ereditario di Boemia, trascurando il sogno di potenza imperiale che era stato la causa dell’estinzione della Casa di Hohenstaufen. Per il quieto vivere, Carlo IV dovette però fare alcune concessioni ai grandi vassalli tedeschi: nel 1356 egli promulgò la Bolla d’oro, nella quale si stabiliva che l’imperatore doveva essere eletto da un consiglio composto da sette grandi principi elettori detti Kurfuersten. Questo consiglio ristretto era composto dai tre arcivescovi di Magonza, Colonia e Treviri, il re di Boemia, il conte del Palatinato, il duca di Sassonia Wittenberg ed il Margravio di Brandeburgo. Con questo sistema, si impedì alla monarchia di trasformarsi in monarchia ereditaria e quindi di rafforzare la propria autorità, ponendo le proprie radici nel Paese; la Germania venne così consegnata all’arbitrio dei sette grandi vassalli, consacrando in tale modo la divisione dello Stato. Gli imperatori non ebbero mai autorità in Germania. Ciò derivava principalmente dal fatto che questi imperatori non disponevano di un proprio esercito, neppure di un’amministrazione centrale e non levavano imposte sull’impero.
Nel 1495, una Dieta (un'assemblea nobiliare) a Worms in Germania conclude la Riforma Imperiale (Reichsreform), una raccolta di testi legali tendente a dare qualche struttura all'Impero in via di disgregazione.
La reale fine dell'Impero sopraggiunse in passi successivi. Dopo la Pace di Westfalia del 1648, che assegnò ai territori sovranità virtualmente completa, consentendo ad essi di stringere alleanze indipendenti con altri stati; l'Impero divenne non più di una semplice aggregazione di stati indipendenti.
L'inizio della fortuna dello stato prussiano fu merito di Federico Guglielmo (1640-1688), detto il Grande Elettore. Il Casato degli Hohenzollern cui egli apparteneva, dopo aver ottenuta la Marca di Brandeburgo all'inizio del XV secolo, si era successivamente insediato nel Ducato di Kleve (sul Reno) e nel Ducato di Prussia. Gli Hohenzollern non esercitavano una completa sovranità, infatti detenevano la Prussia come dipendenza del Regno di Polonia, e gli altri due distretti come dipendenze del Sacro Romano Impero. Federico Guglielmo riuscì a sganciare il Ducato di Prussia dalla Polonia, e nel 1701 ottenne il titolo di re di Prussia.
Nel 1806, il Sacro Romano Impero collassò sotto la pressione militare di Napoleone Bonaparte e fu formalmente disciolto il 6 agosto.

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Confederazione del Reno

Il 12 luglio 1806, alla firma del trattato della Confederazione del Reno, 16 stati lasciarono il Sacro Romano Impero Tedesco e costituirono la confederazione chiamata « Stati confederati del Reno», dei quali Napoleone fu il « protettore ». Il 6 agosto, obbedendo ad un ultimatum di Napoleone, Francesco I rinunciò al suo titolo d'imperatore e dissolse il Sacro Romano Impero di Germania. Dall'anno successivo, 23 altri stati tedeschi si unirono alla Confederazione. Soltanto l'Austria, la Prussia, l'Holstein e la Pomerania ne rimasero fuori. Karl Theodor von Dalberg, il Granduca di Francoforte sul Meno alleato di Napoleone, divenne presidente e principe primate della Confederazione. La Confederazione fu soprattutto un'alleanza militare. Gli stati membri si erano obbligati a fornire alla Francia, un gran numero di militari. In cambio gli stati ricevevano degli statuti più elevati: Baden, Assia, Kleve e Berg vennero trasformati in granducati. Il Württemberg e la Baviera divennero dei regni. Per la loro cooperazione alcuni stati incorporarono dei piccoli domini imperiali. Secondo il trattato, la Confederazione avrebbe dovuto essere governata da una costituzione comune, ma i differenti stati (in particolare i più grandi), prefrirono salvaguardare la loro sovranità. Molti stati piccoli e medi, entrarono nella Confederazione nel 1808 nel momento d massima importanza della Confederazione. In quel momento essa è costituita da 4 regni, 5 granducati, 13 ducati e 17 principati oltre alle città della Lega anseatica, Amburgo, Lubecca e Brema. Nel 1813, con l'insuccesso della Campagna di Russia, alcuni Stati membri cambiano campo e la Confederazione del Reno crollò. Il 30 maggio 1814, il Secondo Trattato di Parigi dichiarò gli Stati tedeschi indipendenti.

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Confederazione tedesca

Il tardo XVIII secolo, fu un periodo di riforme politiche, economiche, intellettuali e culturali, riconducibili all'Illuminismo (rappresentato da figure come Locke, Rousseau, Voltaire, e Adam Smith), ma che coinvolsero anche il Romanticismo. Queste culminarono nella Rivoluzione francese, dove la libertà dell'individuo e delle nazioni venivano asserite, in contrasto con il privilegio e le tradizioni. Composte da una grande varietà di tipi e teorie, queste idee giunsero in risposta alla disintegrazione dei precedenti percorsi culturali, e si accoppiarono ai nuovi percorsi creati dal sorgere del capitalismo industriale. Ad ogni modo, la sconfitta di Napoleone Bonaparte, permise la sopravvivenza di stati reazionari come il Regno di Prussia e l'impero Austriaco, gettando le basi, al Congresso di Vienna, all'alleanza che si sforzò di opporsi alle richieste radicali di cambiamento annunciate dalla Rivoluzione francese. Le Grandi Potenze, al Congresso di Vienna del 1815, miravano a riportare l'Europa, il più possibile, alle sue condizioni di prima della guerra, combattendo sia il liberalismo che il nazionalismo e creando una barriera attorno alla Francia. Dopo la sconfitta finale di Napoleone a Waterloo nel 1815, gli Stati tedeschi si unirono nella Confederazione tedesca (Deutscher Bund) - un organizzazione abbastanza lasca, specialmente perché i due rivali, Prussia e Austria, temevano la dominazione da parte dell'altro. Anche se le forze liberate dalla Rivoluzione Francese sembravano apparentemente sotto controllo dopo il Congresso di Vienna, il conflitto tra forze conservatrici e liberali nazionalisti venne al massimo rinviato. L'epoca fino alla fallita rivoluzione del 1848, in cui queste tensioni si accumularono, viene comunemente definita come Vormärz, "pre-marzo", con riferimento allo scoppio delle rivolte nel marzo 1848. Ulteriori tentativi di migliorare la Confederazione iniziarono con la fondazione dell'unione doganale nel 1918 che oltre ad abolire i dazi tra gli Stati prussiani decide di adottare un protezionismo moderato con l'obiettivo di facilitare l'importazione di manufatti a basso costo britannici. Alle materie prime viene invece totalmente eliminato il dazio. Sembra un suicidio economico, invece sarà il trampolino di lancio del boom economico e commerciale prussiano. Il 15 marzo 1848, i sudditi di Federico Guglielmo IV di Prussia diedero sfogo alle loro aspirazioni politiche, da lungo represse, con rivolte violente a Berlino, mentre nella capitale francese, barricate vennero erette in tutta la città per contenere i combattimenti urbani tra parigini ed esercito. Il 18 maggio il Parlamento di Francoforte aprì la sua prima sessione con membri provenienti dai vari Stati tedeschi e dell'Austria. Questo si divise immediatamente tra i fautori della Kleindeutsche (piccola Germania) e della Grossdeutsche (grande Germania). La prima favoriva la Prussia a cui veniva offerta la corona imperiale. La seconda favoriva la corona degli Asburgo a Vienna, che avrebbe integrato Austria e Boemia (ma non l'Ungheria) nella nuova Germania. Mentre l'Assemblea emanava la sua Dichiarazione dei diritti del popolo tedesco, e venne stesa una costituzione (escludendo l'Austria che aveva rifiutato completamente l'offerta), la guida del Reich venne offerta a Federico Guglielmo, che rifiutò di prenderla "raccogliendo una corona dalle fogne". Molti delegati tornarono a casa, e l'esercito prussiano rispose placando qualche rivolta. Migliaia di liberali della classe media fuggirono all'estero, specialmente negli Stati Uniti.

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Impero tedesco

Sotto l'apparenza dell'idealismo che lascia strada al realismo, il nazionalismo tedesco si spostò rapidamente dal suo carattere liberale e democratico del 1848 alla Realpolitik autoritaria del cancelliere prussiano Otto von Bismarck. Bismarck voleva l'unificazione per raggiungere il suo scopo di uno stato tedesco conservatore e dominato dalla Prussia. Egli riuscì nel suo intento attraverso tre successi militari:
in primo luogo si alleò con l'Impero Austro-Ungarico allo scopo di sconfiggere la Danimarca in una breve guerra combattuta durante il 1864, acquisendo in questo modo lo Schleswig-Holstein;
nel 1866, in concerto con l'Italia, attaccò e sconfisse l'Austria nella battaglia di Königgrätz, il che, nello stesso anno, gli permise di escludere l'antico rivale austriaco quando formò la Confederazione della Germania del Nord, il diretto precursore dell'Impero del 1871, con gli Stati che avevano appoggiato la Prussia nella Guerra Austro-Prussiana;
infine, sconfisse la Francia nella Guerra franco-prussiana (1870-1);
la Confederazione venne trasformata in Impero con l'incoronazione del re prussiano Guglielmo I come imperatore tedesco, al palazzo di Versailles, per l'umiliazione dei francesi.
Bismarck stesso preparò a grandi linee la Costituzione della Germania del Nord del 1866, che sarebbe poi diventata, con qualche aggiustamento, la Costituzione dell'Impero Tedesco del 1871. La Germania acquisì alcune caratteristiche democratiche: principalmente il Reichstag, un parlamento con poteri limitati, eletto direttamente con suffragio maschile. Comunque, la legislazione richiedeva anche il consenso del Bundesrat, il consiglio federale dei deputati degli Stati, nel quale la Prussia dominava. Quindi, dietro a una facciata costituzionale, la Prussia esercitava un influenza predominante in entrambi i corpi, con il potere esecutivo investito dal Kaiser, che nominava il cancelliere imperiale; Otto von Bismarck. Mentre gli Stati minori mantenevano i loro governi, le forze armate erano controllate del Governo federale, in pratica dalla Prussia. Anche se autoritario per molti aspetti, l'Impero permise lo sviluppo dei partiti politici. Bismarck, un tempo apertamente disinteressato nell'avventurismo d'oltremare, venne portato a realizzare il valore delle colonie per assicurarsi (nelle sue parole), "nuovi mercati per l'industria tedesca, l'espansione dei commerci, e nuovi campi per l'attività, la civiltà e il capitale tedesco". Gli sforzi coloniali tedeschi a partire dal 1884 portarono solo a un piccolo impero d'oltremare, comparato a quelli di Francia e Regno Unito. Le successive iniziative di politica estera (soprattutto la grossa battaglia di flotte, sotto le leggi navali del 1898 e 1900) spinsero il Regno Unito all'allineamento diplomatico (l'Entente) con l'alleanza Franco-Russa, ancora appena avviata, al tempo della caduta di Bismarck.
Il traballante equilibrio europeo si ruppe quando l'Austria-Ungheria, alleata della Germania fin dal 1879, dichiarò guerra alla Serbia (luglio 1914), dopo l'assassinio, avvenuto a Sarajevo, dell'erede al trono austriaco. La Germania supportò gli obiettivi in Serbia del suo leale alleato e firmò un "assegno in bianco" perché li perseguissero con ogni mezzo ritenuto necessario. La Serbia era appoggiata dalla Russia, che era a sua volta alleata con la Francia. A seguito della decisione russa per la mobilitazione generale (ovvero, contro Austria-Ungheria e Germania), la Germania dichiarò guerra a Russia e Francia, in quello che chiamarono un attacco preventivo.
Questo fu l'inizio della prima guerra mondiale. Nonostante i successi iniziali, la Germania e i suoi alleati soffrirono la sconfitta militare davanti a un nemico rafforzato nel 1917 dagli Stati Uniti. Il Kaiser Guglielmo II venne spinto in esilio (novembre 1918) da una rivoluzione guidata dagli elementi dell'SPD e dei gruppi comunisti, che in seguito organizzarono il loro piano per ottenere il potere (gennaio 1919).
Nel giugno 1919, il Trattato di Versailles terminò formalmente la guerra. Venne firmato nella Sala degli specchi del Palazzo di Versailles, lo stesso luogo dove il Secondo Reich era stato proclamato quasi mezzo secolo prima. La Germania perse dei territori a favore della Francia, del Belgio, della ripristinata nazione polacca, e da altre parti, e fu condannato a pagare delle pesanti riparazioni di guerra per le sue responsabilità nello scoppio del conflitto.

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La repubblica di Weimer

L'Assemblea Nazionale, riunitasi a Weimar, doveva sancire nella Costituzione repubblicana il regime borghese, reso possibile dal fatto che la posizione degli junkers si era notevolmente indebolita. La Conferenza di pace a Parigi (1919-20) fu particolarmente disastroso per gli interessi imperialistici della Germania il Trattato di Versailles, per il quale essa dovette cedere l'Alsazia-Lorena alla Francia, tutti i territori ottenuti con il trattato di Brest-Litovsk (si formarono così nuovi Stati indipendenti: Finlandia, Lituania, Lettonia, Estonia). La Germania dovette rinunciare anche alla Polonia, alla Romania, e consegnò alla Francia per 15 anni il bacino carbonifero SAAR. S'impegnò a pagare le cd. "riparazioni di guerra". L'impero austro-ungarico venne addirittura smembrato in tre Stati: Austria, Ungheria e Cecoslovacchia. L'Austria cedette all'Italia alcuni territori e altri ancora alla Serbia che così poté formare il nuovo Stato della Jugoslavia. Nel 1923 la Francia, vedendo che la Germania non era in grado di pagare i propri debiti di guerra, occupò a titolo di risarcimento i giacimenti della RUHR. Landsberg, Germania. Sette dicembre 1924. Adolf Hitler esce dal carcere per salire su un'auto sportiva di un amico. Nel novembre del 1923 era stato arrestato per lo sfortunato putsch della birreria, col quale aveva cercato di rovesciare la neonata repubblica di Weimar. Per quell'azione sconsiderata era stato condannato a cinque anni di reclusione ( poi diventati solo uno ) e il suo partito nazista dichiarato fuori legge. Ma Hitler non era il tipo che cedeva tanto facilmente. In prigione aveva scritto un libro, il Mein Kampf, dettato ad un compagno di cella, in cui riportava i suoi progetti per la Germania e per se stesso. Egli era ancora deciso a rovesciare il governo e ad instaurare un Reich forte ed aggressivo sotto il suo comando. Poche settimane dopo il suo rilascio Hitler si incontrò col primo ministro bavarese, Heinrich Held, ed ottenne la revoca del decreto che dichiarava il partito nazista e il suo giornale fuori legge. Fu l'inizio della riscossa per il Fuhrer. Il 26 febbraio 1925 tramite il suo giornale incitò gli ex membri del partito a dimenticare i vecchi rancori ed a riunirsi a lui nella lotta contro il Marxismo e gli ebrei. Tenne anche un primo discorso proprio nella birreria dove era fallito il putsch. Gli amici ed i suoi sostenitori notarono immediatamente che i mesi di prigionia lo avevano cambiato: era più forte e deciso. Ma soprattutto infondeva negli altri quella sicurezza e quel coraggio di cui era dotato. Tutti i cinquemila sostenitori del partito nazista accorsi per ascoltare le parole della loro guida furono entusiasmati e galvanizzati dal discorso di Hitler e pronti a seguirlo nella lotta contro la repubblica. Ora Hitler doveva sbarazzarsi di due uomini, accolti come sue pari alla fondazione del partito, per poter diventare il solo leader incontrastato: Erich Ludendorff, un generale della prima guerra mondiale, e Ernst Rohm, comandante di un'organizzazione paramilitare. Il primo fu liquidato con la scusa degli scarsi risultati da lui ottenuti alle elezioni presidenziali del marzo 1925 (diverrà un acerrimo avversario dei nazisti), il secondo fu allontanato per le divergenze col futuro dittatore riguardo il controllo delle SA, l'organizzazione paramilitare nazista organizzata da Rohm. Quest'ultimo pretendeva che le SA, note anche come camicie brune, rimanessero sotto il suo totale controllo mentre Hitler pensava che esse dovessero per prima cosa servire il loro Fuhrer e il partito nazista. A causa di questa opinione contrastante Ernst dette le dimissioni e partì per la Bolivia. Intanto, nel febbraio 1925, furono organizzate delle improvvise elezioni per la morte del presidente socialdemocratico Friedrich Ebert. Erano sette i candidati per il prestigioso posto fra cui spiccavano tre favoriti per la vittoria finale: Otto Braun, socialdemocratico, Wilhelm Marx, del centro, e Karl Jarres, del partito nazionalista. I nazisti erano rappresentati da Lunderdorff. Vinse Jarres seguito da Braun. Ma siccome nessuno dei due aveva ottenuto la maggioranza si dovette procedere ad una seconda votazione. Nel frattempo i Nazionalisti avevano scaricato Jarres preferendogli Paul von Hindenburg, un vecchio feldmaresciallo di settantotto anni considerato da tutti un eroe nazionale. Fu una mossa astuta. Hindenburg vinse le elezioni con un vantaggio del 3,3 per cento sui socialdemocratici. Intanto nell'agosto dello stesso anno il ministro degli esteri Stresemann riuscì a negoziare con successo il ritiro delle truppe francesi dalla Ruhr, il cuore industriale della Germania. Intanto una figura assumeva sempre più potere all'interno del partito: quella di Joseph Goebbels. Abilissimo oratore come Hitler era laureato in letteratura ed aveva abbracciato la fede nazista nel 1924. Hitler ammise più tardi che solo Goebbels riusciva a catturare completamente la sua attenzione. Egli fu quindi scelto dal Fuhrer in persona per riorganizzare il distretto nazista a Berlino, diviso dalle fazioni e da lotte interne. Joseph si dette immediatamente da fare ed impose la sua autorità in meno di due settimane. Hitler poté ritenersi soddisfatto del lavoro che lui ed i suoi collaboratori avevano eseguito nel 1927. Con la fine dei congressi, infatti, le adesioni al partito erano aumentate del cinquanta per cento portandosi così ad oltre 50.000. L'anno successivo si tennero delle nuove elezioni a maggio. Hitler, avendo rinunciato alla cittadinanza austriaca, era un apolide e non potè presentarsi. Al suo posto scelse Strasser, Goebbels e Goring. Quest'ultimo era stato un asso dell'aviazione durante la prima guerra mondiale ed era fuggito in Svezia dopo lo sfortunato putsch della birreria. Ritornato nel 1927 si era riaffiancato a Hitler dopo una breve parentesi come consulente della Lufthansa, la nuova compagnia aerea tedesca di stato. Ma l'esito delle elezioni si rivelò un'amara sconfitta per il Fuhrer. I nazisti ottennero solo 800000 voti ed appena dodici dei 491 seggi del Reichstag. Anche i nazionalisti persero terreno nei confronti dei socialdemocratici. Dopo questi sorprendenti risultati il panorama politico tedesco appariva sempre più caotico e confuso poiché i socialisti ed i comunisti non avevano ottenuto la maggioranza e la destra, che era rimasta al governo fino a quel momento, si era indebolita. Nonostante tutto però la Germania recuperava credito e prestigio in campo internazionale grazie al suo ministro degli esteri Stresemann. Con una serie di incredibili colpi diplomatici aveva fatto ritirare le truppe francesi dalla Ruhr, aveva permesso l'ingresso nella Società delle Nazioni, aveva ratificato il trattato di Berlino, che garantiva i confini fra Germania ed Unione Sovietica. Tutto questo non era visto di buon occhio dai nazisti che basavano la loro politica sul malcontento generale e sulla perdita di prestigio dei tedeschi a livello internazionale. Ma anche l'economia nazionale dava segni di ripresa. Dopo i risultati delle elezioni del 1928 furono in molti ad affermare che il nazismo era definitivamente crollato. Ma Hitler non la pensava allo stesso modo. La scintilla che permise al Fuhrer di salire al potere è da ricercare negli accordi stabiliti fra gli Alleati e il ministro degli esteri tedesco Stresemann, ormai prossimo alla morte, durante la conferenza annuale della Societa delle Nazioni a Ginevra. Il nuovo patto chiamato Young dal nome del banchiere americano Owen D. Young prevedeva una riduzione delle riparazioni di guerra che la Germania doveva pagare ai vincitori del primo conflitto mondiale a “solo” 121 miliardi di marchi. Inoltre i francesi si sarebbero ritirati dalla Renania entro il giugno del 1930, con quattro anni di anticipo. Anche se rappresentava un grande passo avanti rispetto agli accordi precedentemente stipulati, il piano Young fu malvisto dai tedeschi. Ribadiva, infatti, che la responsabilità dello scoppio della prima guerra mondiale era da attribuire alla sola Germania ed obbligava a pagare ingenti risarcimenti in denaro fino al 1988. Ma cosa più grave ricordava l'odioso trattato di Versailles e rievocava negli animi vecchi risentimenti e rancori mai del tutto dimenticati. Era un momento favorevole per instaurare nella popolazione le idee sovversive naziste e Hitler lo intuì prontamente. Si alleò con i nazionalisti di Hugenberg , anch'essi avversi alla repubblica e scontenti del piano Young, ricevendo così i fondi per incominciare una campagna politica a livello nazionale per la promulgazione della Legge contro l'Asservimento del Popolo Tedesco. Il progetto si rivelò però un insuccesso. I nazisti e i nazionalisti potevano contare soltanto su 85 seggi del Reichstag contro i 406 dei loro avversari e persero miseramente. Hitler allora propose alla popolazione un referendum: se la maggioranza avesse votato a favore la legge sarebbe stata approvata. Ma anche questo tentativo naufragò di fronte agli scarsi risultati raggiunti: appena il quattordici per cento dei tedeschi appoggiò infatti il Fuhrer che per salvare l'onore ed il prestigio agli occhi della gente abbandonò i nazionalisti. Il socialista Schleicher, il cattolico von Papen e il popolare Alfred Hugenberg, che prima dell'ascesa nazista era il principale partito di destra, cospirarono per persuadere Hindenburg a nominare Hitler come cancelliere in coalizione con il DNVP, promettendo che sarebbero stati in grado di controllarlo. Quando Schleicher fu costretto ad ammettere il suo fallimento, e chiese ad Hindenburg un altro scioglimento del Reichstag, Hindenburg lo silurò e mise in atto il piano di von Papen, nominando Hitler Cancelliere con von Papen come Vicecancelliere e Hugenberg come Ministro dell'Economia, in un gabinetto che comprendeva solo tre nazisti; Hitler, Göring, e Wilhelm Frick. Il 30 gennaio 1933, Adolf Hitler prestò giuramento come Cancelliere nella camera del Reichstag, sotto gli sguardi e gli applausi di migliaia di sostenitori del nazismo.

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Terzo impero

I 17 milioni di tedeschi che votano Hitler nel 1933 non sono 17 milioni di fanatici antisemiti, razzisti e nazionalisti, ma in grandissima parte sono persone stanche ed esauste che vogliono lavoro, la fine della insicurezza politica e la garanzia di un modesto benessere, e che non vogliono più sentirsi gli ultimi in Europa. La violenta propaganda antisemita di Hitler per molti non conta, conta invece la promessa di creare lavoro e di mettere fine al caos di cui sembra responsabile la democrazia. E Hitler non lascia nessun dubbio sul fatto che vuole eliminare non solo tutti gli altri partiti ma con loro anche la democrazia stessa. Adesso la propaganda di Hitler e l'organizzazione quasi militare del suo partito raccolgono i frutti. Più aumenta il consenso elettorale, più anche i grandi industriali, che prima avevano visto in Hitler solo un fenomeno politico un po' esotico e volgare, si interessano di Hitler. Nel gennaio del 1933, il partito nazionalsocialista era ormai da un anno quello più forte, Hitler diventa cancelliere e la storia della Germania cambia. Quando, nel gennaio del 1933 Hitler diventa Cancelliere, in Germania c'erano 6 milioni di disoccupati. Hitler ha conquistato molti con la sua promessa di mettere fine alla disoccupazione e alla crisi economica e psicologica del paese. Dopo solo 4 anni, nel 1937, i disoccupati sono quasi del tutto spariti, si è raggiunta la piena occupazione. E la cosa ancora più sorprendente è che prezzi e salari sono rimasti stabili, senza un'ombra di inflazione e tutto questo mentre negli altri paesi la crisi continua. É successo quello che nessuno aveva creduto. Non c'è più la disperazione degli ultimi anni della democrazia, adesso si ricomincia a sperare e a godersi un modesto benessere. Milioni di operai che prima votavano socialdemocratici o comunisti scoprono ora con sorpresa che proprio Hitler, il nemico numero uno, ha riportato pane e lavoro.
Anche nella politica estera Hitler può presentare un "successo" dopo l'altro. Nel 1935 reintroduce - contro il trattato di Versailles - il servizio militare obbligatorio. Nello stesso anno, la regione della Saar, ceduta alla Francia dopo la guerra, torna alla Germania dopo un plebiscito. Nel 1936 le truppe tedesche rientrano nella Renania - che, secondo i trattati internazionali, doveva rimanere smilitarizzata. Nel 1938 viene annessa l'Austria, che accoglie Hitler con enorme entusiasmo. Nello stesso anno viene occupato la Regione dei Sudeti, la zona dei tedeschi nella Cecoslovacchia. Anche qui i soldati tedeschi sono accolti con grande entusiasmo da quelli che si sentono finalmente liberati.
In fondo Hitler fa quello che vuole. All'estero ogni tanto si protesta ma non succede niente di più. Nel 1933 la Germania, per le disposizioni del trattato di Versailles, aveva un esercito di appena 100.000 uomini, senza armi moderne, senza aeronautica militare. Nel 1938 la Germania è diventata la potenza militare più forte dell'Europa.
Nel '37 e '38 é una stragrande maggioranza ad appoggiare Hitler. Ma nessuno tranne una piccola minoranza di fanatici nazisti vuole la guerra. E Hitler, almeno in pubblico, parla di pace per rassicurare l'estero ma anche il proprio popolo. "La Germania vuole la pace e ne ha bisogno" ripete continuamente. Ma nel 1938 dice ai suoi collaboratori : "Le circostanze mi hanno costretto per tanti anni a parlare di pace, solo così era possibile raggiungere i successi di quegli anni e solo cosi potevamo ricostruire la forza militare di cui la Germania ha bisogno".
Dopo essere arrivato legalmente al governo nel gennaio del 33, Hitler entro pochissimo tempo abolisce tutti gli altri partiti, ed elimina o trasforma in truppe ausiliari qualsiasi organizzazione politica o sociale. Il modo in cui lo fa è caratterizzato da minacce, intimidazioni e aperta violenza, ma anche da furbizia. Così già nel '33 dichiara il 1° maggio festa nazionale, cosa che i sindacati, i socialdemocratici e i comunisti non erano riusciti a raggiungere in decenni di lotte. Ma il giorno dopo, il 2 maggio, scioglie tutti i sindacati e li sostituisce con delle organizzazioni a lui fedeli. Dopo pochissimo tempo la stampa parla solo una voce: quella di Hitler. Chi cerca di opporsi finisce nei campi di concentramento, i primi vengono allestiti già nel '33.
Anche la lotta contro gli ebrei inizia fin dal 1933, e quasi subito cominciano a fuggire decine di migliaia di ebrei. Quelli che sono costretti a rimanere subiscono ogni tipo di umiliazioni da parte delle SS e della GESTAPO, cioè la polizia politica e dello stato. Perdono il lavoro e i diritti civili, sono insultati quotidianamente dalla stampa e devono subire, senza potersi difendere, le leggi razziali che restringono man mano qualsiasi possibilità di una vita normale.
Ma in questa lotta, Hitler non riesce a coinvolgere del tutto la popolazione tedesca. Quando le bande di nazisti spaccano i vetri dei negozi degli ebrei e bruciavano le sinagoghe, la gente non partecipa come Hitler sperava, piuttosto è spaventata o imbarazzata, molti si vergognano, non capiscono bene il perché di tutta questa violenza e alcuni esprimono anche compassione. Ma un'aperta ribellione contro queste barbarie non c'è mai, neanche da parte delle chiese cattoliche o protestanti.
C'è anche da considerare un fattore che è molto importante per capire meglio lo stato di Hitler e l'atteggiamento dei tedeschi: il movimento di Hitler si chiama "nazional-socialista", e la parola "socialista" non serve solo ad ingannare e attirare socialdemocratici e comunisti ma ha un contenuto reale. Certamente Hitler non è marxista, anzi, il marxismo è, essendo un prodotto dell'ebreo, uno dei peggiori nemici da combattere. Ciononostante il suo stato ha molte cose in comune con gli obbiettivi del socialismo. Anche Hitler vuole creare una società senza classi sociali, l'individualismo deve essere superato. Tutta la vita, dalla culla alla bara, deve essere organizzata collettivamente, e indubbiamente si fanno grandi passi per arrivarci. Durante il nazismo nascono centinaia di organizzazioni che si occupano di sport, hobby, tempo libero, cultura, formazione professionale. L'adesione a queste associazioni è più o meno obbligatoria e serve naturalmente anche per disciplinare e controllare il cittadino.
Quando nel '33 cominciano gli arresti e la rapidissima demolizione di tutte le istituzioni democratiche, comincia anche una epurazione nel campo della cultura e della scienza lasciando in Germania un provincialismo culturale che non ha più niente in comune con la straordinaria fioritura della cultura degli anni venti. Prima tocca ai libri. I libri di autori ebrei, marxisti o pacifisti vengono allontanati dalle biblioteche pubbliche e bruciati in piazza.
Scrittori, musicisti, registi, pittori e scienziati cominciano ad emigrare in massa negli altri paesi dell'Europa o negli Stati Uniti. Uno dei primi è Albert Einstein, seguono Thomas Mann, Brecht e quasi tutti quelli che hanno un nome sulla scena culturale e scientifico.
La guerra era l'ultimo scopo della politica di Hitler. Nel '39 la Germania è diventata la nazione militarmente più forte in Europa. Hitler aveva annesso praticamente tutte le zone al di fuori della Germania in cui si parlava il tedesco. L'Alto Adige è un piccolo problema, perché l'Italia di Mussolini è uno dei pochi alleati, ma Hitler si era messo d'accordo con Mussolini di trasferire i tedeschi di questa regione prima in Austria e poi, dopo la conquista del necessario spazio vitale all'est, di mandarli come colonizzatori in Russia, e cioè nell'isola di Crimea.
Gli altri paesi seguono l'aggressiva politica estera della Germania con crescente preoccupazione. A tutti i costi vogliono evitare una nuova guerra mondiale, ma non vedono che le concessioni a Hitler non servono a niente, lui avrebbe fatto la guerra in ogni caso.
Infatti, nel '39 Hitler non vuole più aspettare, la guerra deve cominciare ora. Al ministro degli esteri della Romania, che era alleata alla Germania, confessa proprio in quell'anno: "Adesso ho cinquant'anni, preferisco avere la guerra adesso, che non più tardi, quando ne avrò 60 o 65." Questa citazione rivela un tratto del suo carattere che è tipico di Hitler: il destino della Germania si doveva compiere nell'arco della sua vita. Infatti Hitler non ha mai pensato a quello che poteva succedere dopo di lui, identificò praticamente la propria biografia con il culmine e il compimento della storia tedesca.
All'inizio comunque, la guerra va benissimo per la Germania: nella serie di guerre lampo vengono occupate nel 1939 la Polonia, nel 1940 Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Francia, nel 1941 la Iugoslavia e la Grecia. Nel 1940 anche l'Italia, sebbene militarmente impreparata, entra in guerra accanto alla Germania, probabilmente abbagliata dai successi facili della Germania. Alla fine del 1941 praticamente tutto il continente europeo, ad eccezione della Svezia, della Svizzera e della Spagna che però è fortemente simpatizzante, è sotto il dominio di Hitler e dei suoi alleati.
Hitler non era il primo nella storia mondiale a voler costruire un impero mondiale. Prima di lui c'era Napoleone e prima ancora Cesare, gli altri imperatori romani e Alessandro Magno. Un tentativo di questo genere ha sempre comportato molti morti innocenti e molte crudeltà ed ingiustizie. Ma nessuno chiamerebbe per questo Napoleone, Cesare o Alessandro Magno semplicemente dei criminali. Con Hitler è un po' diverso, lui ha fatto qualcosa che nessuno prima di lui aveva mai fatto: ha fatto uccidere sistematicamente milioni di persone non in una guerra, ma semplicemente per motivi di un odio razziale, alimentato da una presunta necessità ideologica.
Parallelamente alla guerra comincia il capitolo più buio della storia della Germania.
Nello stesso giorno dell'attacco alla Polonia, Hitler ordina l'uccisione dei malati di mente, degli handicappati di tutte le età, e di altri "mangiatori inutili" come sono ufficialmente chiamati. Vengono così fucilate ca. 100.000 persone. Poi tocca agli zingari. Le stime di zingari uccisi in tutti i paesi occupati dai tedeschi si agirono intorno al mezzo milione. Il terzo atto di questa tragedia si compie in Polonia e in Russia. Himmler, la mano destra di Hitler, lo descrive così: "Le popolazioni non tedesche dell'est non devono avere una formazione che vada oltre la scuola elementare. Devono saper contare, scrivere il proprio nome e devono imparare la ubbidienza. Saper leggere non è strettamente necessario...Queste popolazioni ci dovranno servire come lavoratori saltuari e stagionali per i lavori di costruzione di strade, ponti ecc. e per i lavori nelle cave." E il comandante superiore tedesco per la Polonia ne trae le conseguenze necessarie: "Quello che adesso forma l'élite intellettuale e politica della Polonia è da liquidare, quello che in futuro ricrescerà sarà prima da arrestare e di seguito nuovamente da eliminare."<br< E infine gli ebrei. Le stime di ebrei uccisi in tutta l'Europa variano tra 4 e 6 milioni, ma più probabile è la cifra più alta. Nella "conferenza del Wannsee" nel gennaio del '42, Hitler annuncia "la soluzione finale della questione ebraica". Fino a quel momento la liquidazione fisica degli ebrei si era limitata alla Polonia e alla Russia, adesso si estende a tutta l'Europa e anche i metodi cambiano. Prima si adoperava la fucilazione di massa, un procedimento che adesso si rivela troppo complicato e lento. E cominciano a funzionare le "camere da gas" che garantiscono un lavoro più veloce.
La decisione di Hitler di attaccare l'Unione Sovietica è una follia, in tutti i sensi. Basta pensare ai 200 milioni di abitanti della Russia rispetto ai 70 milioni della Germania, agli spazi enormi da conquistare e soprattutto da tenere, alle lunghissime vie di rifornimento militare e alle risorse economiche inesauribili di questo immenso paese. Ma Hitler e i suoi generali sono talmente accecati dalle facili vittorie dei primi anni che nel momento dell'attacco, è in giugno, non pensano nemmeno a fornire all'esercito gli indumenti invernali che sarebbero stati necessari per il durissimo inverno russo, il che avrebbe causato migliaia di morti nell'esercito tedesco.
Hitler e i suoi generali pensano veramente di conquistare la Russia come la Danimarca, il Belgio o la Francia. Quando nell'inverno parte la prima grande controffensiva sovietica per molti generali è come uno choc. Ed è proprio in quel momento che Hitler prende una decisione che può sembrare ancora più incomprensibile: senza esserne veramente costretto, senza motivo militare, dichiara guerra anche agli Stati Uniti, che fino allora erano impegnati solo nella guerra nel Pacifico contro il Giappone. E in quel momento decide anche la "soluzione finale della questione ebraica", che quando diventa nota all'estero contribuisce non poco a rafforzare ulteriormente la volontà delle forze alleate, di combattere Hitler con tutti i mezzi possibili.
Questa accelerazione è assolutamente inspiegabile, se non in un modo: offrire o chiedere la pace o un armistizio sono concetti inaccettabili per Hitler. Per lui la guerra è la condizione normale per un popolo, la pace invece un'eccezione, un periodo transitorio. Allora chiede al popolo tedesco l'impegno in una "guerra totale" e come risultato di questa guerra Hitler stesso vede solo due possibilità. Davanti ai ministri del estero della Croazia e della Danimarca lo spiega con agghiacciante franchezza : "Se il popolo tedesco non dovesse essere più sufficientemente forte ad affermarsi in questa guerra, allora dovrebbe sparire dalla storia e dovrebbe essere sostituito da un altro popolo più forte. Allora non verserei neanche una lacrima per il destino della Germania." Hitler vuole sapere fin dove poteva arrivare la forza della Germania.
Con la clamorosa disfatta di un'intera armata tedesca a Stalingrado nel gennaio del '43, con l'apparire della potenza militare degli Stati Uniti prima in Africa e poi anche in Europa comincia il lento ma inarrestabile avanzare degli alleati. Più diventa difficile, critica e alla fine disperata la situazione della Germania, più Hitler si indurisce, più inumane diventano le sue decisioni, che sono sempre meno decisioni collettive ma sempre di più solitarie e imposte solo con l'autorità del "Führer geniale ed infallibile", un'immagine che si era creata nei primi anni di guerra. Questa volta non sono decisioni crudeli ed inumane per gli altri popoli, ma per la Germania stessa.
Nell'estate del '44 basta poco buon senso per capire che la guerra era definitivamente persa. Tutto il territorio conquistato dalla Germania dall'inizio della guerra è stato riconquistato dalle forze alleate. La Germania ha già perso milioni di soldati ed è, anche all'interno, molto indebolita per i massicci bombardamenti inglesi ed americani. Tutti gli ex-alleati in Europa, Italia, Ungheria, Romania, Croazia e Bulgaria si sono schierati con i nemici. Una Germania molto più debole deve ora affrontare da sola una coalizione di nemici adesso molto più forte, soprattutto dall'entrata in guerra degli Stati Uniti. Ma non c'è ancora nessun soldato nemico sul territorio tedesco.
In una situazione simile nella Prima Guerra Mondiale i generali tedeschi avevano deciso di finire la guerra, di salvare quel che si poteva ancora salvare. Anche adesso alcuni generali tentano di fermare Hitler, ma l'attentato nel luglio del '44, la bomba fatta esplodere nel quartier generale di Hitler, purtroppo manca per poco il bersaglio.
In questa cospirazione sono coinvolte ca. 200 persone, quasi tutti generali, altri militari o forze conservatrici che non vogliono più seguire la politica suicida di Hitler. Hitler si vendica facendo fucilare ca. 5000 persone, arrestando anche tutti i familiari delle persone coinvolte. Tra Hitler e gli stessi tedeschi che sino a pochi anni prima lo avevano ammirato, si apre, nel corso del '44, un abisso sempre più profondo.
Nel ottobre del '44 sono chiamati alle armi tutti gli uomini tedeschi tra i 16 e i 60 anni. Scopo è un'offensiva, un'ultima disperata offensiva contro gli americani all'ovest. Il più debole assale il più forte. Hitler non è stupido e con le sue conoscenze militari deve sapere che quest'offensiva non può finire che in poco tempo e con un grande massacro. Molti generali sono contrari, ma ancora una volta si piegano a Hitler. E succede quello che doveva succedere. Questa folle operazione militare indebolisce, inoltre, il fronte all'est, e i russi non si fanno invitare due volte. Iniziano subito un massiccio attacco che fa crollare gran parte delle posizioni difensive all'est.
Ma il culmine della follia Hitler lo raggiunge con gli ordini il 18 e 19 marzo del 1945, quando le truppe alleate sono già entrate in Germania e stanno per sferrare l'ultimo attacco decisivo. Il 18 marzo Hitler ordina: "Tutta la Germania occidentale interessata dall'offensiva americana è da evacuare". All'obiezione che non ci sono i mezzi di trasporto necessari, Hitler dice: "Allora che vadano a piedi !" E il giorno dopo ordina: "Tutti gli impianti militari di trasporto, di comunicazione, di industria e di rifornimento, cosi come tutti i beni materiali che al nemico, adesso o in futuro, potrebbero essere utili sono da distruggere." Questa è praticamente la condanna a morte della Germania. E quando persino i più fedeli protestano, rispose con voce gelida: "Se la guerra sarà persa, sarà condannato anche il popolo. Non è necessario tener conto della base di cui il popolo ha bisogno per la sopravvivenza. Al contrario, è meglio, distruggere persino questa. Perché il popolo si è rivelato quello più debole, e il futuro appartiene al popolo dell'est che ha dimostrato di essere più forte. Tanto, quello che rimane della Germania dopo questa guerra sono i più deboli, i più forti sono già caduti sul campo di battaglia."
Non si può dire che Hitler non fosse coerente per quanto riguarda la sua teoria razziale.
I tedeschi avevano dimostrato di non essere degni del ruolo assegnato loro da Hitler e quindi dovevano essere puniti. Per fortuna, questi ultimi ordini di Hitler non sono più stati eseguiti, anche se non mancarono i tentativi di farlo e ancora negli ultimi giorni della guerra furono uccisi centinaia di "traditori della causa tedesca", che si opponevano all'esecuzione di questi ordini. Il 30 aprile del 1945 Hitler si suicida nel suo bunker a Berlino. In questo momento i soldati della armata rossa combattono già nelle strade di Berlino e americani, inglesi e russi hanno già occupato gran parte della Germania. Quando una settima più tardi la Germania firma la capitolazione incondizionata, il paese è ridotto a un campo di macerie.

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Le due Germanie

Quando la Seconda Guerra Mondiale nel maggio del '45 finì, la Germania era ridotta a un enorme campo di macerie.
Questa guerra, fortemente voluta e cercata da Hitler, aveva portato al bilancio agghiacciante di 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti e la responsabilità era unicamente della Germania di Hitler. Le città tedesche assomigliavano a dei paesaggi lunari. Oltre a milioni di persone che avevano perso la casa per i terribili bombardamenti a tappeto delle grandi città, 12 milioni di profughi tedeschi, soprattutto dalle regioni dell'Europa dell'est, si trovavano per strada, tra un campo di accoglimento sovraffollato e l'altro, tra la fame e la disperazione. Lo stato nazista non esisteva più, la Germania era occupata dalle truppe americane, sovietiche, inglesi e francesi. Il morale della popolazione era a terra, la fine della guerra era vista da molti con un misto di sollievo per la fine del terrore della guerra e di angoscia per la vendetta dei vincitori. La preoccupazione per la semplice sopravvivenza, la caccia al pane per il giorno dopo, erano per la maggior parte dei tedeschi molto più importanti di tutto il resto. La politica che negli anni del nazismo aveva invaso e dominato tutta la vita dei cittadini era adesso odiata e vista con paura e diffidenza. I tedeschi erano come paralizzati dall'incubo del passato e dall'insicurezza del futuro. Erano i vincitori della guerra a decidere il futuro della Germania.
In verità, americani, russi ed inglesi avevano già da molti anni cominciato a discutere su cosa fare con la Germania, una volta che la guerra fosse finita. Ancora durante la guerra, le conferenze, le proposte e i progetti degli alleati che riguardavano il destino della Germania del dopoguerra si susseguivano, spesso dettati dalla situazione attuale della guerra, sempre invece dominati dagli interessi contrastanti dei 3 paesi.
Quello che tutti questi progetti avevano in comune era la volontà di impedire alla Germania una volta per sempre di diventare nuovamente una forza politica ed economica che potesse trascinare il mondo in un'altra guerra mondiale.
Il primo compromesso a cui i vincitori della guerra giunsero fu di dividere la Germania in 4 zone occupate ed amministrate da americani, sovietici, inglesi e francesi, ma di lasciare a future conferenze il destino politico ed economico della Germania.
La rimozione delle macerie della guerra era una fatica quasi sovrumana per un popolo che soffriva la fame e il freddo dei primi inverni molto duri, da passare senza quasi nessun tipo di riscaldamento.
Appena finita la guerra che gli alleati avevano combattuto insieme contro la Germania scoppiò la Guerra Fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti e la Germania fu il territorio di questa guerra che si sarebbe trascinata in forme più o meno aspre fino agli anni ottanta.
L'Unione Sovietica cominciò immediatamente a ricostruire la "sua" parte della Germania secondo i propri piani. Stalin aveva promesso alla Polonia una grossa fetta di territorio tedesco in cambio di una fetta ancora più grossa di territorio polacco che lui pretendeva dalla Polonia. L'Unione Sovietica che durante la guerra aveva pagato il prezzo più alto in vite umane e risorse chiedeva adesso un risarcimento altissimo alla Germania: intere fabbriche, tra cui quelle più importanti, furono portate in Russia, ingenti quantità di materie prime servirono per anni come pagamento dei danni della guerra. Ma così Stalin si creò molti nemici in Germania, compromettendo molto l'immagine dei russi come "liberatori dal nazismo".
Gli americani invece avevano capito che in questa Guerra Fredda avevano bisogno di alleati in Germania affinché diventasse l'avamposto contro l'Unione Sovietica. Quasi subito cominciarono ad organizzare aiuti per la Germania. Decine di migliaia di pacchi "Care" con generi alimentari, medicine e vestiti arrivarono in Germania nei primi anni del dopoguerra. Ancor più che un aiuto reale erano un segnale politico e psicologico: gli americani, dopo essere stati nemici dei tedeschi volevano dimostrare di essere adesso loro amici. Fin dall'inizio gli americani cercavano di unire la loro zona a quelle occupate da inglesi e francesi, con l'intenzione di rafforzare la propria posizione contro la zona occupata dai russi. Cercare di ricreare uno stato unitario era invece un pericolo per loro perché sarebbe stato impossibile tenere fuori l'Unione Sovietica. In fondo, la divisione accontentava un po' tutti, a parte naturalmente i tedeschi, e creava meno problemi nella gestione della Germania vinta. Il fatto che per tutti, compresi gli americani il destino dei tedeschi era alla fine una questione di importanza secondaria è tristemente documentato dai risultati della conferenza di Potsdam nel 1945 durante la quale fu deciso che, per quanto riguarda il pagamento dei danni della guerra, ognuna delle 4 forze vincitrici poteva servirsi da sola come voleva nella propria zona. Ma la decisione più tragica per i tedeschi fu che gli americani, per accontentare i russi e per avere la mano libera all'ovest, accettarono la deportazione forzata di più di 3 milioni di tedeschi dalla Polonia e dalla Cecoslovacchia, e questo portò, oltre a moltiplicare sofferenza e miseria, ancora a decine di migliaia di morti durante i trasporti eseguiti in condizioni assolutamente disumane. La Germania era diventata oggetto della Guerra Fredda e non aveva né la forza, né la reale possibilità di sottrarsi al dominio e alla concorrenza delle 2 superpotenze USA e URSS.
Un evento che scosse profondamente la coscienza dei tedeschi fu il processo di Norimberga nell'estate del '45. Davanti a una corte internazionale erano accusati 24 tra i massimi esponenti dello stato nazista per crimini commessi contro la pace, contro l'umanità e per crimini di guerra.
12 di essi furono condannati a morte e giustiziati in quello stesso anno. Molti tedeschi sentirono per la prima volta da una fonte ufficiale i racconti delle terribili crudeltà che erano state commesse in nome della Germania e della cosiddetta "razza ariana". Molti sentirono solo la conferma di quello che si sapeva o almeno si era intuito già da molto tempo. Qualcuno cercava di scrollarsi di dosso la responsabilità dicendo che non avevano sentito e saputo niente. Ma per altri era uno shock che provocava una vergogna profonda e che doveva lasciare nella coscienza collettiva dei tedeschi dei segni che sono percepibili ancora oggi.
Nella vita quotidiana dei tedeschi continuavano a regnare la preoccupazione per il giorno dopo, la fame e la caccia alle cose indispensabili per sopravvivere. I soldi avevano perso qualsiasi valore, i prezzi non si calcolavano più in marchi ma in sigarette americane. Un chilo di pane costava un certo numero di sigarette, un paio di scarpe alcuni pacchetti. Regnava il mercato nero, il baratto. Ogni fine settimana la gente della città andava in campagna per scambiare con i contadini merce di ogni genere e tutte le cose ancora utili trovate tra le rovine in cambio di burro, zucchero o patate. Per rafforzare economicamente le 3 zone dell'ovest, americani, inglesi e francesi decisero di sorpresa di introdurre una nuova moneta nelle loro zone. Nel giugno del '48 ogni tedesco ricevette 40 marchi nuovi e all'improvviso, come per miracolo, i negozi, che per mesi non avevano offerto praticamente niente, erano pieni di merci. Nella speranza di una riforma della valuta, i commercianti avevano accumulato per mesi e mesi merci che adesso erano di colpo disponibili.
Ma gli americani non riuscirono, forse non volevano neanche, mettersi d'accordo con l'amministrazione della zona sovietica sulla nuova valuta. Come risposta i sovietici bloccarono nel luglio del 48 ogni accesso alla parte occidentale di Berlino che era occupata da americani, inglesi e francesi. Per 10 mesi aerei americani ed inglesi dovevano trasportare qualsiasi tipo di merce, generi alimentari, carbone, macchinari, tutto fino ai chiodi, nella città bloccata. 200.000 voli in 10 mesi, fino a 1.200 voli al giorno rifornirono la città in questi mesi drammatici trasportando fino a 12.000 tonnellate di merci al giorno. Alla fine i sovietici si arresero ma avevano perso più di una battaglia : per la stragrande maggioranza dei tedeschi dell'ovest gli americani erano diventati adesso quelli che garantivano non solo la sopravvivenza, ma anche la sicurezza, mentre i sovietici e con loro i comunisti tedeschi, che avevano pagato il prezzo più alto nella resistenza contro Hitler, stavano perdendo le ultime simpatie. Inoltre stavano arrivando nella Germania dell'ovest i massicci aiuti economici del "Piano Marshall" degli americani, mentre allo stesso tempo all'est i sovietici continuavano ancora a trasportare in Russia fabbriche e macchinari tedeschi come pagamento dei danni della guerra.
Il blocco di Berlino fu il colpo di grazia per il sogno dell'unità della Germania. Nel 1949 furono fondati i due stati tedeschi : la Repubblica Federale ad ovest e la Repubblica Democratica ad est.
Sul piano economico-sociale la Germania occidentale visse negli anni 50 un fortissimo boom economico, erano gli anni del cosiddetto "Wirtschaftswunder" (miracolo economico). Aiutata all'inizio dai soldi americani, la Germania Federale riuscì in breve tempo a diventare nuovamente una nazione rispettata per la sua forza economica. In parte, le distruzioni della guerra erano addirittura un vantaggio, perché la ricostruzione poteva così mirare al livello tecnologicamente più avanzato dell'epoca. L'economia che durante i 12 anni di Hitler aveva subito un forte dirigismo statale e un'autarchia forzata, adesso, con l'economia del mercato cominciò a fiorire.
La parte orientale faceva molto più fatica a riprendersi ed era svantaggiata all'inizio per le pesanti richieste economiche fatte dall'Unione Sovietica per riparare i danni subiti nella guerra e poi per la mancanza di aiuti paragonabili a quelli che riceveva la parte occidentale. Inoltre la rigida struttura di pianificazione nazionale dell'economia non favorì lo stesso sviluppo così come nell'altra parte del paese. Più i due paesi si stabilivano sul livello politico ed economico, più si facevano sentire le differenze tra le due parti per quanto riguarda lo standard di vita.
Nei primi anni tutti i partiti dell'ovest e dell'est parlavano continuamente di unità e di riunificazione. Ma quello che succedeva nella realtà era la sempre più rigida integrazione delle 2 Germanie nei 2 blocchi che si stavano formando in Europa e che erano capeggiati da USA e URSS. Per poter mettersi a un tavolo per parlare seriamente di una riunificazione ogni parte poneva delle condizioni che l'altra parte non poteva o non voleva assolutamente accettare. Questo atteggiamento faceva comodo a tutti perché permetteva di dare la colpa per il perdurare della divisione all'altra parte.
Un tipico esempio era la proposta sovietica del 1952 per una soluzione definitiva della questione tedesca. La proposta provvedeva una Germania unita e completamente sovrana (nel 1952 i due stati tedeschi erano solo parzialmente sovrani), senza più truppe di occupazione di nessuna parte, con un proprio esercito (che fino al 1952 nessuno dei due paesi aveva) e senza nessuna prescrizione per il sistema economico da adottare. La proposta conteneva addirittura elezioni politiche libere in tutta la Germania. Una proposta insomma che poteva sembrare molto ragionevole e che all'epoca fece molto scalpore. E allora, perché gli americani, gli inglesi e lo stesso governo tedesco si rifiutavano categoricamente persino di discutere con i sovietici di una tale soluzione ? La risposta è semplice: perché la proposta sovietica mirava a una Germania unita e democratica ma neutrale, senza nessun legame con uno dei 2 blocchi dell'est e dell'ovest, insomma una soluzione "all'austriaca". La proposta sovietica mirava ad impedire l'integrazione della Germania nell'alleanza militare occidentale, cosa che il governo tedesco e gli americani vedevano invece come presupposto indispensabile di ogni politica. Non volevano accettare la neutralità come prezzo per la riunificazione. Così, probabilmente l'unica vera possibilità per arrivare a una riunificazione già negli anni 50 fu sprecata.
In quegli anni il confine tra est ed ovest non era ancora insuperabile e per tutti gli anni 50 centinaia di migliaia di persone fuggivano ogni anno dall'est all'ovest, quasi la metà di loro erano giovani con meno di 25 anni e spesso persone con una buona formazione professionale, laureati, operai specializzati e artigiani, che all'ovest si aspettavano un futuro più redditizio e più libero. Questo continuo dissanguamento stava diventando un pericolo serio per la Germania dell'est ed era un'ulteriore causa delle difficoltà economiche di questo stato. Nelle prime ore del 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania dell'est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziano, e costruirono, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti di tutte e due le parti, un muro insuperabile che attraversava tutta la città, che divideva le famiglie in due, e tagliava la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università. Non solo a Berlino ma in tutta la Germania il confine tra est ed ovest, che fino a quel momento con un po' di coraggio e gambe veloci era superabile, diventò una trappola mortale. I soldati ricevettero l'ordine di sparare su tutti quelli che cercano di attraversare la zona di confine che con gli anni fu attrezzata con dei macchinari sempre più terrificanti, con mine ANti-uomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione, e addirittura con degli impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva nella cosiddetta "striscia della morte".
Bloccato quasi completamente il pericoloso dissanguamento dello stato, negli anni 60 e 70 la Repubblica Democratica dell'est visse anch'essa un suo boom economico, anche se inferiore a quello dell'ovest 10 anni prima. Tra gli stati dell'Europa dell'est diventò la nazione economicamente più forte e molti tedeschi sia all'est che all'ovest cominciarono a rassegnarsi alla divisione, che era vista sempre di più come un fatto certamente non normale ma inevitabile, un fatto che si doveva accettare e che pesava sempre meno sulla coscienza nazionale. Di riunificazione si parlava sempre meno e solo durante le commemorazioni e le feste nazionali. Questa era la situazione quando nel '69 Willy Brandt, leader della socialdemocrazia tedesca, arrivò al governo. Aveva vinto le elezioni con la promessa di un vento fresco non solo nella politica interna - erano anche in Germania gli anni della contestazione studentesca e giovanile - ma anche con la promessa di una svolta nei rapporti tra i due stati tedeschi.
Il primo passo autonomo fu un trattato con l'Unione Sovietica in cui la Germania Federale riconosceva ufficialmente le frontiere createsi dopo la Seconda Guerra Mondiale e rinunciava solennemente a volerle cambiare con la forza. Seguì lo stesso anno un trattato con la Polonia e più tardi uno simile con la Cecoslovacchia, cioè con i due paesi che sotto Hitler avevano subito le umiliazioni più gravi da parte della Germania.
Ma il trattato più importante fu quello nel 1972 con la DDR. Non si trattava di un riconoscimento ufficiale, ma di un insieme di accordi che dovevano regolare i rapporti tra i due stati tedeschi, dovevano migliorare la situazione umana della popolazione della DDR e favorire oltre agli scambi economici anche quelli politici e culturali tra le due Germanie.
Quello che infine, per la grande sorpresa di tutti e nel giro di pochissimo tempo portò alla riunificazione furono due fattori che, all'epoca, quasi nessun politico dell'occidente aveva capito nella sua importanza: l'arrivo di Gorbaciov come leader dell'Unione Sovietica e le crescenti difficoltà politiche ed economiche dei paesi dell'est e specialmente della DDR.
L'Unione Sovietica, da molti giudicata forte e pericolosa, negli anni ottanta era in realtà già un gigante in agonia. L'economia era tecnologicamente arretrata, la produttività era molto scarsa e gli enormi sforzi per tenere il passo con gli Stati Uniti nella corsa agli armamenti avevano logorato le finanze dello stato. In più regnava una corruzione sempre più dilagante che aveva portato il paese in una situazione politica molto grave. Con la "Perestroika", cioè la radicale trasformazione della politica e della economia e con la "Glasnost" , che doveva portare alla trasparenza politica, Gorbaciov cominciò a cambiare strada. I dirigenti della DDR videro questo processo prima con un certo imbarazzo e poi con crescente resistenza. Applicare gli stessi principi nella DDR, poteva essere molto pericoloso per loro. I gruppi di opposizione politica, che negli anni ottanta trovarono protezione soprattutto nella chiesa protestante della DDR avevano trovato un alleato inaspettato: uno degli slogan più odiati nella Germania dell'est, cioè "Imparare dall'Unione Sovietica", all'improvviso diventò uno slogan dell'opposizione. In Polonia e in Ungheria, dove la crisi economica e le spinte per una riforma erano più forti, la politica di Gorbaciov trovò invece più amici anche tra i governanti. Più arrivavano dall'URSS e dagli altri stati dell'est notizie di riforme economiche e democratiche, e più la popolazione della DDR chiedeva di fare lo stesso nel loro paese, più i leader della DDR si chiudevano a ogni richiesta del genere. Si arrivava persino a vietare la distribuzione nella DDR di quelle riviste sovietiche che sostenevano di più la nuova politica dell'URSS. Lo stacco tra popolazione e governo diventò un abisso ma la reazione più diffusa tra la gente era ancora la rassegnazione. Alla fine degli anni 80 la DDR era, o almeno sembrava, economicamente abbastanza forte, l'apparato statale sembrava indistruttibile e così nessuno poteva prevedere il crollo verticale che nel 1989 sarebbe avvenuto in pochissimi mesi.
I cambiamenti democratici, le piccole rivoluzioni nell'economia e nella politica in Polonia, in Ungheria e nell'Unione Sovietica riempivano ogni giorno i giornali in tutta l'Europa, una notizia sensazionale dall'Europa dell'est seguiva l'altra, solo nella DDR il tempo sembrava essersi fermato. Le elezioni amministrative del maggio del 1989 portavano al solito risultato di 98% per i candidati ufficiali, ma la falsificazione del risultato era più evidente che mai e la gente cominciò a ribellarsi. Le speranze in un cambiamento dello stato erano ancora scarsissime ma molta gente adesso era impaziente. Visto che il tentativo di lasciare la DDR in direzione ovest equivaleva ancora a un suicidio, la gente si inventò un'altra strada. All'improvviso Praga, Varsavia e Budapest diventarono le città più amate da molta gente della DDR, ma non per la bellezza dei loro monumenti, ma perché qualcuno aveva capito che le ambasciate della Germania Federale in queste città erano il territorio occidentale più facilmente accessibile. Nell'estate del 1989 cominciò un assalto in massa a queste tre ambasciate che dovevano ospitare migliaia di persone che erano stanche di vivere nella DDR. Nel momento più critico l'ambasciata tedesca a Praga fu assalita da più di diecimila persone che scavalcarono i muri e, una volta dentro, chiaramente non volevano più uscire, se non in direzione Germania dell'ovest. Ma il colpo decisivo all'esistenza della DDR avveniva anche questa volta in un modo del tutto insolito e inaspettato. L'Ungheria, che era forse il paese più avanzato per quanto riguarda le riforme democratiche fece un passo che doveva portare in soli 2 mesi alla caduta del muro di Berlino. Il 10 settembre, a mezzanotte, aprì i suoi confini con l'Austria. Decine di migliaia di tedeschi dell'est erano già affluiti in Ungheria nei giorni precedenti in attesa di questo evento e le immagini della gente che, ancora incredula e piangente, assisteva alla rimozione del filo spinato tra Ungheria e Austria fecero il giro del mondo. Il governo della DDR aveva disperatamente cercato di impedire questa decisione, ma le prospettive di una migliore collaborazione con l'ovest erano per gli ungheresi più importanti della solidarietà ideologica con la DDR.
Sott
o la pressione delle manifestazioni di massa e del flusso sempre crescente di persone che lasciavano il paese molte amministrazioni comunali si sciolsero e furono sostituite da organi ai quali parteciparono per la prima volta anche gruppi di opposizione. Anche l'ultimo tentativo di salvare il salvabile, cioè il cambiamento dei vertici del partito comunista e del governo non servì a nulla. Quando la sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all'estero, la gente di Berlino est lo interpretò a modo suo: il muro doveva sparire. Ma il muro c'era ancora e i soldati che lo sorvegliavano in quella notte non sapevano cosa fare. Migliaia di persone stavano all'est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano anche aspettando dall'altra parte del muro, all'ovest, con ansia e preoccupazione. Nell'incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, aveva dato l'ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall'est e dall'ovest, scavalcando il muro, si incontravano per la prima volta dopo 40 anni.
Il muro era caduto ma esistevano ancora due stati tedeschi, due stati con sistemi politici ed economici completamente diversi. Le leggi, le scuole, le università, tutta l'organizzazione della vita pubblica era diversa. La riunificazione era di colpo diventata possibile, ma nelle prime settimane dopo il 9 novembre dell'89 nessuno sapeva ancora come e quando. Molti credevano e speravano di poter gestire un periodo di avvicinamento reciproco dei due stati, molti speravano che la nuova Germania riunita potesse unire in se le esperienze positive dei due stati, eliminando i loro lati negativi. Molti credevano possibile una "terza via" tra il socialismo e il capitalismo. Ma tutti, anche i più ottimisti, prevedevano un periodo di alcuni anni, in fondo le differenze tra i due stati a livello pratico ed organizzativo erano abissali. Ma ancora gli eventi stravolgevano tutti i programmi e tutti i progetti, di cui i primi mesi dopo la caduta del muro erano pieni.
Adesso la libertà tanto a lungo desiderata c'era, mancava però il benessere e la gente all'est non voleva più aspettare : infatti, dopo la caduta del muro il flusso dall'est all'ovest non diminuì, anzi aumentò di colpo e di nuovo si pose il problema di un dissanguamento dell'est, di nuovo erano soprattutto i giovani che volevano tutto e lo volevano subito, e non dopo dieci anni. "Se il marco non viene da noi, saremo noi ad andare dov'è il marco" era uno degli slogan più gridati contro quelli che chiedevano pazienza. Dopo le prime elezioni libere nel marzo del 90 la DDR aveva finalmente un governo democraticamente legittimato, ma la fiducia nel proprio stato stava scendendo a zero, nelle amministrazioni comunali e regionali si diffondevano insicurezza e uno stato di quasi-anarchia, l'economia stava crollando verticalmente, la disoccupazione aumentò di giorno in giorno. Nella DDR cominciò a regnare il caos. Già dopo pochi mesi la riunificazione non era più una possibilità, ma una necessità, era diventata l'unico modo per fermare il degrado dell'est. Ma riunire due stati non è così facile e nel caso della Germania si doveva considerare anche il fatto che la DDR faceva ancora parte di un sistema di sicurezza militare e di un'alleanza con l'Unione Sovietica e che anche la Germania Federale a questo riguardo non poteva agire senza il consenso degli ex-alleati della Seconda Guerra Mondiale. Questo rendeva la riunificazione un problema non solo nazionale ma internazionale e solo dopo trattative non facili tra Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia e Gran Britannia e dopo il "sì" definitivo di Gorbaciov, la strada per la riunificazione era libera.
Il modo in cui alla fine i due stati furono unificati fu senz'altro dettato più dalla fretta che da considerazioni ragionevoli, ma probabilmente non c'era altra possibilità. Infatti, il 3 ottobre del 1990, i due stati non furono riuniti, ma uno dei due stati, cioè la DDR, si autoscioglieva e le regioni della DDR furono annesse in blocco alla Repubblica Federale.

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