Germania
Il Sacro Romano
Impero / Confederazione del Reno / Confederazione
tedesca / Impero tedesco /
La repubblica di
Weimer / Terzo Impero
/ Le due Germanie
Il Sacro Romano Impero Germanico
Nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 800, Carlo fu
incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero (odierni Francia e Germania) da
Papa Leone III a Roma, in una cerimonia che riconosceva formalmente l'Impero
franco come il successore dell'Impero Romano d'Occidente.
Carlomagno ebbe diversi figli, ma solo uno gli sopravvisse. Questo figlio,
Ludovico il Pio, seguì le orme del padre come governante di un impero unito.
L'essere erede unico fu una questione del caso più che della volontà. Quando
Ludovico morì, nell'840, i Carolingi aderirono al costume della divisione
ereditaria, e l'Impero venne diviso in tre con il Trattato di Verdun dell'843:
il figlio più vecchio di Ludovico, Lotario divenne Imperatore e governante del
Regno Franco Centrale. Questo regno venne a sua volta diviso tra i suoi tre
figli, in Lotaringia, Borgogna e Italia (settentrionale);
il secondo figlio di Ludovico, Ludovico il Germanico, divenne re dei Franchi
dell'est. Quest'area si sarebbe evoluto nella moderna Germania;
il terzo figlio, Carlo il Calvo divenne re dei Franchi dell'ovest; quest'area è
quella su cui venne fondata in seguito
Enrico designò come suo successore il figlio Ottone, che fu eletto Re ad
Aquisgrana (Aachen) nel 936. Questi più tardi, incoronato Imperatore di quello che
oggi viene chiamato Sacro Romano Impero Germanico, col nome di Ottone I (poi
chiamato "il Grande") nel 962, avrebbe marcato un passo importante,
verso l'Impero (e non verso il Regno dei Franchi orientali che era l'altro
residuo del Regno Franco) avrebbe avuto la benedizione del Papa. Ottone aveva
guadagnato prima molto del suo potere, quando nel 955 aveva sbaragliato i
Magiari nella Battaglia di Lechfeld.
Già a quel tempo il dualismo fra i territori, quelli delle vecchie tribù
radicate nelle terre dei Franchi, ed il Re/Imperatore, divenne solo apparente.
Ciascun Re preferiva passare la maggior parte del tempo nei suoi territori.
Questa pratica cambiò solo al tempo di Ottone III Re nel 983, imperatore dal
996 al 1002, che cominciò ad utilizzare le sedi vescovili sparse nell'Impero
come sedi temporanee del governo. Anche i suoi successori Enrico II, Corrado II
ed Enrico III, apparentemente riuscirono a legare i Duchi al territorio.
La gloria dell'impero quasi si estinse nella Lotta per le investiture, durante
la quale il Papa Gregorio VII scomunicò Enrico IV (Re nel 1056, Imperatore dal
1084 al 1106). Sebbene fosse stata tolta dopo il viaggio a Canossa del 1077, la
scomunica ebbe vaste conseguenze. Nel frattempo i duchi tedeschi avevano eletto
un secondo Re Rodolfo di Svevia, che Enrico IV poté sconfiggere solo dopo una
guerra di tre anni nel 1080. Le radici mitiche dell'Impero erano danneggiate
per sempre; il Re tedesco era stato umiliato. Più importante ancora, la Chiesa diveniva un giocatore indipendente sulla scacchiera dell'Impero.
Enrico V è Sacro Romano Imperatore Germanico dal 1111.
L’Imperatore Enrico V morì nel 1125 senza lasciare discendenti diretti. Lo scettro imperiale passo quindi a Lotario di Sassonia, che per mantenere il suo debolissimo potere, dovette continuamente bilanciarsi fra i due suoi più potenti vassalli: gli Hohenstaufen, duchi di Svevia e i Welf, signori di Baviera. I sostenitori delle due casate diedero vita a due partiti dinastici che in Italia assunsero i nomi di Guelfi e Ghibellini; i primi appoggiavano i Welf, mentre i secondi, il cui nome derivava dal castello di Weiblingen, sostenevano gli Hohenstaufen. Con l’appoggio di Lotario, i Welf occuparono il Ducato di Sassonia; la loro crescente potenza iniziò a preoccupare gli altri principi tedeschi, che alla morte di Lotario elessero come Imperatore Corrado III di Hohenstaufen, il quale regnò dal 1138 al 1152, durante il proprio governo riuscì a togliere ai Welf la Baviera ma non la Sassonia. Nel 1152, alla morte di Corrado III, il trono passò a suo nipote Federico I di Svevia, che in Italia venne soprannominato Barbarossa. La politica del nuovo imperatore era tutta tesa alla restaurazione dell’Autorità imperiale, imponendola nuovamente ai feudatari, ai Comuni e al Papato, rinforzandola soprattutto in Italia, nella quale era stata scossa in modo particolare dalla fioritura comunale. Ed era proprio in Italia, la cui economia in quel periodo era particolarmente florida, che egli sperava di procurarsi i mezzi per imporsi in Germania.I fatti gli diedero però torto poichè, mentre Federico I Barbarossa esauriva le proprie forze in Italia, i suoi avversari aumentavano la propria potenza con la conquista dei paesi slavi; approfittando delle frequenti assenze dell’Imperatore, essi ne minavano l’autorità. Nonostante tutto, in un primo momento sembrò che i suoi ambiziosi piani dovessero attuarsi: nei territori posti sotto la sua diretta amministrazione, Svevia e Franconia, Federico I riuscì a reclutare un numero rilevante di nuove truppe tra i contadini liberi. Per governare i suoi possedimenti ricorse a uomini a lui devoti, i ministeriales. Per legarli maggiormente a se e al proprio casato, egli concesse loro dei piccoli feudi. Essi costituirono una nuova nobiltà fedele a colui che l’aveva innalzata a tale rango.
Inoltre, sotto il Barbarossa,
l'idea della "Romanità" dell'Impero tornò a crescere, quasi fosse un
tentativo di giustificare il potere imperiale indipendente dal Papa.
Un'assemblea imperiale nelle campagne di Roncaglia nel 1158 esplicitamente
giustifica i diritti imperiali con la opinione di quattuor doctores del nuovo
organismo giuridico della Università di Bologna, che cita frasi come: princeps
legibus solutus (il Principe non è soggetto alla legge) tratte dal Digestae del
Corpus iuris civilis. Che i legislatori romani l'avessero creato per un sistema
completamente diverso che non coincideva affatto con la struttura dell'Impero
era ovviamente considerato del tutto secondario; il punto qui era che la corte
dell'Imperatore faceva un tentativo di legalizzarsi. Ai diritti imperiali ci si
era riferiti col termine generico di Regalia fino alla Lotta per le
investiture, ma furono enumerati per la prima volta a Roncaglia. Questo elenco
includeva strade pubbliche, tariffe, emissione di moneta, raccolta di imposte
punitive e la nomina e revoca dei funzionari. Questi diritti furono ora
radicati esplicitamente nella Legge Romana, come fosse una legge
costituzionale.
Il successivo regno dell'ultimo degli Staufen, Federico II, imperatore dal 1220 al 1250, fu per molti
aspetti differente da quello dei predecessori. Mentre Federico II riportava in alto l'idea mitica dell'Impero,
contemporaneamente fece il passo iniziale nel processo che portò poi alla sua
disintegrazione. Da un lato si concentrò sulla instaurazione in Sicilia di uno
Stato straordinariamente moderno per i tempi, con servizi pubblici, finanze, e
sistema giudiziario. Dall'altro lato Federico fu l'Imperatore che concesse i
maggiori poteri ai Duchi Tedeschi in due "Privilegi" che non
sarebbero mai più stati revocati dal potere centrale. Nel 1220 con
Confoederatio cum princibus ecclesiasticis, Federico sostanzialmente cedeva ai
Vescovi un certo numero di diritti imperiali (Regalia), fra cui quelli di
stabilire tariffe, battere moneta, ed erigere fortificazioni. Nel 1232 con
Statutem in favorem principum sostanzialmente estendeva questi diritti agli
altri territori. Benché molti di questi privilegi esistessero già prima, almeno
non erano elargiti in modo generalizzato e definitivo, onde permettere ai Duchi
di mantenere l'ordine al Nord delle Alpi mentre Federico voleva concentrarsi
sulla sua terra natale in Italia. Nel documento del 1232 per la prima volta i
Duchi Tedeschi sono chiamati Domini terrae, proprietari della terra, altro
cambio notevole.
Corrado fu l'unico figlio maschio nato dal matrimonio di Federico II con Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme. La madre morì nel metterlo al mondo nel 1228, ad Andria in provincia di Bari. Corrado quindi ereditò neonato il titolo di re di Gerusalemme dalla madre, e Federico utilizzò la circostanza per assumere questo titolo nel 1229, in occasione della quinta crociata. Corrado visse in Italia fino al 1235, anno nel quale per la prima volta si recò in Germania. Dopo la rivolta e la deposizione del suo fratellastro maggiore Enrico VII, Federico II volle designare Corrado a proprio successore. Ma in questo, non ebbe successo in quanto nella dieta di Magonza, inizialmente gli elettori non lo nominarono re.
Corrado venne poi eletto quando aveva nove anni, nel febbraio 1237, durante una dieta a Vienna. L'elezione, che non venne riconosciuta dal papa, comprendeva non solo la nomina a re, ma anche la successione sul trono imperiale. Ma Corrado non venne mai incoronato imperatore, e per questo dovette fregiarsi unicamente del titolo "in Romanorum regem electus". Mentre Federico, dopo l'elezione, si concentrò nuovamente sulla sua lotta contro il papato e i comuni italiani, Corrado rimase in Germania, formalmente con il compito di rappresentare il padre. Erano al suo fianco, in qualità di procuratori imperiali, dapprima il vescovo Sigfrid III di Magonza, poi il langravio Heinrich Raspe e il re Venceslao I di Boemia e Polonia. A partire dal 1240 Corrado cominciò ad intervenire attivamente nella politica imperiale, e a ricercare presso i principi sostegno alla politica paterna. Il 1 settembre 1246, a Vohburg, Corrado sposò Elisabetta di Wittelsbach, figlia del duca di Baviera Ottone II. Con questo matrimonio i Wittelsbach divennero gli alleati più potenti degli Hohenstaufen, ormai in decadenza. Corrado e Elisabetta furono i genitori dell'ultimo discendente degli Hohenstaufen, Corradino, decapitato a Napoli nel 1268. Nel 1245 il papa Innocenzo IV dichiarò decaduto Corrado, e lo scomunicò. Nel 1250 moriva Federico II. Nel suo testamento lo nominava erede universale, e suo successore sul trono imperiale, su quello di Sicilia e su quello di Gerusalemme. Papa Innocenzo IV non volle riconoscere il testamento. Preso atto della situazione disperata in Germania, Corrado decise di venire in Italia con la vana speranza di prendere possesso del Regno di Sicilia, che il fratellastro Manfredi teneva come reggente ed aspirava a far proprio. Qui morì di malaria, nel 1254, in un accampamento presso Lavello. Il suo cuore e le sue viscere vennero seppellite a Melfi. Il suo corpo venne traslato nella cattedrale di Messina. Prima ancora che fosse celebrato il suo funerale, un fulmine colpì la chiesa, bruciando il corpo del re. Suo figlio Corradino, che egli non aveva mai visto, era ancora incapace, per cui Manfredi proseguì la reggenza. Nel 1259 la moglie di Corrado, Elisabetta, sposò Mainardo II di Tirolo-Gorizia. Corrado, oltre a Corradino, aveva anche un figlio illegittimo, anch'egli di nome Corradino, che nacque, presumibilmente, lo stesso anno del fratellastro, e che, come questi, venne condannato a morte, nel 1269 a Lucera, assieme alla madre, rimasta sconosciuta.
Dopo la morte di Corrado IV e di suo figlio Corradino, in Germania venne a crearsi un lungo periodo (1254-1273), denominato Grande Interregno, durante il quale il trono imperiale restò vacante. Al termine di questo periodo, per motivi di politica internazionale, venne decisa l’elezione di un nuovo imperatore. Venne scelto per ricoprire questa importante carica, un piccolo feudatario, il signore del piccolo territorio di Habsburg, in Svevia: Rodolfo di Asburgo. Cauto e riflessivo, egli aveva partecipato alla spedizione in Italia organizzata da Corradino, riuscendo a stento a salvare la propria vita. Memore di questo, nel corso del suo regno, egli si guardo sempre dall’immischiarsi nelle questioni italiane, curandosi nel contempo di non entrare in contrasto con i grandi principi tedeschi che lo avevano nominato imperatore. Seppe tuttavia trarre il massimo vantaggio dal poco potere che la sua carica offriva all’epoca, puntando al rafforzamento del proprio casato. Mentre nella parte più meridionale della Germania iniziava a costituirsi il nucleo storico del futuro Impero Asburgico, l’impero tedesco si andava indebolendo ad Occidente. Sotto il regno di Rodolfo, ebbe inizio la lotta dei cantoni della Svizzera per il raggiungimento dell’indipendenza. Ad Est si assistette ad una ripresa della spinta verso Oriente, il Drang nach Osten. Mentre gli imperatori tedeschi cercavano di accrescere la loro potenza in Italia, i principi feudali trovarono il modo di incrementare il proprio potere oltre il fiume Elba. L’aggressione tedesca ebbe inizio nel 1147, quando un esercito di 60.000 uomini attaccò gli Obodriti, una popolazione slava stanziata lungo il basso corso dell’Elba. Essi si batterono coraggiosamente resistendo a lungo, guidati dal principe Niklot, caduto in combattimento nel 1160. Dopo la loro definitiva sconfitta, sul territorio obodrita venne costituito verso il 1170, il Ducato di Mecklemburgo, con popolazione mista slavo-tedesca. Qui venne fondata la città di Lubecca, che diverrà il più importante centro commerciale del Mar Baltico, e l’avamposto della penetrazione tedesca in quel mare. Nello stesso periodo, avvenne la penetrazione nel territorio dei Pomoriani, dove venne costituito il Ducato di Pomerania. Ma il possedimento tedesco oltre l’Elba di maggiori dimensioni fu il Mangraviato di Brandeburgo, costituito intorno al 1170 sul territorio precedentemente appartenente ai Liutizi e ai Lausizi, che si estendeva dall’Elba all’Oder, comprendendo la città di Berlino, fondata nel 1224 sul fiume Spree. Nei nuovi territtori assoggettati, giunsero dalla Germania un gran numero di cavalieri senza terra che si ritagliarono grossi feudi, coltivati dalle popolazioni locali o dai contadini tedeschi giunti a colonizzare le nuove terre. Vennero costituite delle comunità rurali, nelle quali gli appezzamenti di terra erano di uguali dimensioni per tutti i coloni. Questi ultimi ottennero il diritto di trasmettere in eredità il proprio podere dietro il versamento di un canone. Grazie a questo sistema, l’agricoltura subì un notevole incremento. Dopo una serie di sommosse da parte dei popoli slavi, soffocate dai tedeschi con durissime repressioni, le due popolazioni si fusero portando all’introduzione nell’area compresa tra l’Elba e l’Oder, di forme politiche, giuridiche ed economiche più avanzate. Vi fu un aumento della popolazione notevole, corrispondente alle migliorate condizioni economiche della regione.
La conquista dei territori oltre l’Elba, servì ai tedeschi come trampolino di lancio per la succesiva espansione verso Nord, in direzione del Mar Baltico. Quest’opera venne condotta principalmente da due ordini religiosi-militari: i cavalieri portaspada e i cavalieri dell’Ordine Teutonico. Nel 1237 questi due gruppi si fusero nell’Ordine Teutonico, che con la scusante di evangelizzare le popolazioni locali, conquistarono vastissime aree e costituendo un loro stato. Essi trascurarono l’agricoltura, governando i territori sotto il loro dominio, nel tipico sistema feudale e trattando le popolazioni di quelle regioni con estrema brutalità. Non tentarono mai di fondersi con i locali, determinando in tal modo la rovina del loro territorio. I paesi baltici erano abitati da pacifiche popolazioni di origine indoeuropea, come ad esmpio i Prussiani, dai quali, in seguito, gli invasori avrebbero preso il nome, o finnica. Queste genti vivevano organizzate in tribù, in modo tale che, a parte i Prussiani, non furono in grado di opporsi ai tedeschi. Assoggetarono così la Livonia e la Curlandia, che divennero domini dell’Ordine Teutonico. Poco tempo dopo venne conquistata anche la Prussia, dove però la resistenza della popolazione si protrasse per circa 50 anni, dal 1230 al 1284, terminando con lo sterminio della maggior parte di essa. Dopo la sconfitta contro la Polonia nel 1446, i territori occidentali di questo stato (la futura Prussia Occidentale) divennero una provincia polacca con il nome di Prussia Reale. Rimasero sotto il dominio dei cavalieri teutonici i territori della Prussia Ducale (la futura Prussia Orientale), sotto forma di feudo polacco.
Nel 1308 gli Asburgo vennero sostituiti sul trono imperiale dai Lussemburgo, che mantennero la corona per tutto il XIV secolo e per buona parte del XV.Il sovrano più importante di questa dinastia fu Carlo IV, che regnò dal 1347 al 1378. La sua politica fu identica da quella seguita dagli Asburgo: egli si dedicò principalmente al suo regno ereditario di Boemia, trascurando il sogno di potenza imperiale che era stato la causa dell’estinzione della Casa di Hohenstaufen. Per il quieto vivere, Carlo IV dovette però fare alcune concessioni ai grandi vassalli tedeschi: nel 1356 egli promulgò la Bolla d’oro, nella quale si stabiliva che l’imperatore doveva essere eletto da un consiglio composto da sette grandi principi elettori detti Kurfuersten. Questo consiglio ristretto era composto dai tre arcivescovi di Magonza, Colonia e Treviri, il re di Boemia, il conte del Palatinato, il duca di Sassonia Wittenberg ed il Margravio di Brandeburgo. Con questo sistema, si impedì alla monarchia di trasformarsi in monarchia ereditaria e quindi di rafforzare la propria autorità, ponendo le proprie radici nel Paese; la Germania venne così consegnata all’arbitrio dei sette grandi vassalli, consacrando in tale modo la divisione dello Stato. Gli imperatori non ebbero mai autorità in Germania. Ciò derivava principalmente dal fatto che questi imperatori non disponevano di un proprio esercito, neppure di un’amministrazione centrale e non levavano imposte sull’impero.
Nel 1495, una Dieta (un'assemblea nobiliare) a Worms in Germania conclude la Riforma Imperiale (Reichsreform), una raccolta di testi legali tendente a dare qualche struttura
all'Impero in via di disgregazione.
La reale fine dell'Impero sopraggiunse in passi successivi. Dopo
L'inizio della fortuna dello stato prussiano fu merito di Federico Guglielmo (1640-1688), detto il Grande Elettore. Il Casato degli Hohenzollern cui egli apparteneva, dopo aver ottenuta la Marca di Brandeburgo all'inizio del XV secolo, si era successivamente insediato nel Ducato di Kleve (sul Reno) e nel Ducato di Prussia. Gli Hohenzollern non esercitavano una completa sovranità, infatti detenevano la Prussia come dipendenza del Regno di Polonia, e gli altri due distretti come dipendenze del Sacro Romano Impero. Federico Guglielmo riuscì a sganciare il Ducato di Prussia dalla Polonia, e nel 1701 ottenne il titolo di re di Prussia.
Nel 1806, il Sacro Romano
Impero collassò sotto la pressione militare di Napoleone Bonaparte e fu
formalmente disciolto il 6 agosto.
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Confederazione del Reno
Il 12 luglio 1806, alla firma del trattato della Confederazione del Reno, 16 stati lasciarono il Sacro Romano Impero Tedesco e costituirono la confederazione chiamata « Stati confederati del Reno», dei quali Napoleone fu il « protettore ». Il 6 agosto, obbedendo ad un ultimatum di Napoleone, Francesco I rinunciò al suo titolo d'imperatore e dissolse il Sacro Romano Impero di Germania. Dall'anno successivo, 23 altri stati tedeschi si unirono alla Confederazione. Soltanto l'Austria, la Prussia, l'Holstein e la Pomerania ne rimasero fuori. Karl Theodor von Dalberg, il Granduca di Francoforte sul Meno alleato di Napoleone, divenne presidente e principe primate della Confederazione. La Confederazione fu soprattutto un'alleanza militare. Gli stati membri si erano obbligati a fornire alla Francia, un gran numero di militari. In cambio gli stati ricevevano degli statuti più elevati: Baden, Assia, Kleve e Berg vennero trasformati in granducati. Il Württemberg e la Baviera divennero dei regni. Per la loro cooperazione alcuni stati incorporarono dei piccoli domini imperiali. Secondo il trattato, la Confederazione avrebbe dovuto essere governata da una costituzione comune, ma i differenti stati (in particolare i più grandi), prefrirono salvaguardare la loro sovranità. Molti stati piccoli e medi, entrarono nella Confederazione nel 1808 nel momento d massima importanza della Confederazione. In quel momento essa è costituita da 4 regni, 5 granducati, 13 ducati e 17 principati oltre alle città della Lega anseatica, Amburgo, Lubecca e Brema. Nel 1813, con l'insuccesso della Campagna di Russia, alcuni Stati membri cambiano campo e la Confederazione del Reno crollò. Il 30 maggio 1814, il Secondo Trattato di Parigi dichiarò gli Stati tedeschi indipendenti.
Concesso da www.wikipedia.org
Confederazione tedesca
Il tardo XVIII secolo, fu un periodo di riforme
politiche, economiche, intellettuali e culturali, riconducibili all'Illuminismo
(rappresentato da figure come Locke, Rousseau, Voltaire, e Adam Smith), ma che
coinvolsero anche il Romanticismo. Queste culminarono nella Rivoluzione
francese, dove la libertà dell'individuo e delle nazioni venivano asserite, in
contrasto con il privilegio e le tradizioni. Composte da una grande varietà di tipi
e teorie, queste idee giunsero in risposta alla disintegrazione dei precedenti
percorsi culturali, e si accoppiarono ai nuovi percorsi creati dal sorgere del
capitalismo industriale. Ad ogni modo, la sconfitta di Napoleone Bonaparte,
permise la sopravvivenza di stati reazionari come il Regno di Prussia e
l'impero Austriaco, gettando le basi, al Congresso di Vienna, all'alleanza che
si sforzò di opporsi alle richieste radicali di cambiamento annunciate dalla
Rivoluzione francese. Le Grandi Potenze, al Congresso di Vienna del 1815,
miravano a riportare l'Europa, il più possibile, alle sue condizioni di prima
della guerra, combattendo sia il liberalismo che il nazionalismo e creando una
barriera attorno alla Francia. Dopo la sconfitta finale di Napoleone a Waterloo
nel 1815, gli Stati tedeschi si unirono nella Confederazione tedesca (Deutscher
Bund) - un organizzazione abbastanza lasca, specialmente perché i due rivali,
Prussia e Austria, temevano la dominazione da parte dell'altro. Anche se le
forze liberate dalla Rivoluzione Francese sembravano apparentemente sotto
controllo dopo il Congresso di Vienna, il conflitto tra forze conservatrici e
liberali nazionalisti venne al massimo rinviato. L'epoca fino alla fallita
rivoluzione del
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Impero tedesco
Sotto l'apparenza dell'idealismo che lascia strada al
realismo, il nazionalismo tedesco si spostò rapidamente dal suo carattere
liberale e democratico del 1848 alla Realpolitik autoritaria del cancelliere
prussiano Otto von Bismarck. Bismarck voleva l'unificazione per raggiungere il
suo scopo di uno stato tedesco conservatore e dominato dalla Prussia. Egli
riuscì nel suo intento attraverso tre successi militari:
in primo luogo si alleò con l'Impero Austro-Ungarico allo scopo di sconfiggere la Danimarca in una breve
guerra combattuta durante il 1864, acquisendo in questo modo lo
Schleswig-Holstein;
nel
infine, sconfisse
Bismarck stesso preparò a grandi linee
Il traballante equilibrio europeo si ruppe quando l'Austria-Ungheria, alleata
della Germania fin dal 1879, dichiarò guerra alla Serbia (luglio 1914), dopo
l'assassinio, avvenuto a Sarajevo, dell'erede al trono austriaco.
Questo fu l'inizio della prima guerra mondiale. Nonostante i successi iniziali,
Nel giugno 1919, il Trattato di Versailles terminò formalmente la guerra. Venne
firmato nella Sala degli specchi del Palazzo di Versailles, lo stesso luogo
dove il Secondo Reich era stato proclamato quasi mezzo secolo prima.
Concessi da www.wikipedia.org
La repubblica di Weimer
L'Assemblea Nazionale, riunitasi a Weimar, doveva
sancire nella Costituzione repubblicana il regime borghese, reso possibile dal
fatto che la posizione degli junkers si era notevolmente indebolita.
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Terzo impero
I 17 milioni di tedeschi che votano Hitler nel 1933
non sono 17 milioni di fanatici antisemiti, razzisti e nazionalisti, ma in
grandissima parte sono persone stanche ed esauste che vogliono lavoro, la fine
della insicurezza politica e la garanzia di un modesto benessere, e che non
vogliono più sentirsi gli ultimi in Europa. La violenta propaganda antisemita
di Hitler per molti non conta, conta invece la promessa di creare lavoro e di
mettere fine al caos di cui sembra responsabile la democrazia. E Hitler non
lascia nessun dubbio sul fatto che vuole eliminare non solo tutti gli altri
partiti ma con loro anche la democrazia stessa. Adesso la propaganda di Hitler
e l'organizzazione quasi militare del suo partito raccolgono i frutti. Più
aumenta il consenso elettorale, più anche i grandi industriali, che prima
avevano visto in Hitler solo un fenomeno politico un po' esotico e volgare, si
interessano di Hitler. Nel gennaio del 1933, il partito nazionalsocialista era
ormai da un anno quello più forte, Hitler diventa cancelliere e la storia della
Germania cambia. Quando, nel gennaio del 1933 Hitler diventa Cancelliere, in
Germania c'erano 6 milioni di disoccupati. Hitler ha conquistato molti con la
sua promessa di mettere fine alla disoccupazione e alla crisi economica e
psicologica del paese. Dopo solo 4 anni, nel 1937, i disoccupati sono quasi del
tutto spariti, si è raggiunta la piena occupazione. E la cosa ancora più
sorprendente è che prezzi e salari sono rimasti stabili, senza un'ombra di
inflazione e tutto questo mentre negli altri paesi la crisi continua. É
successo quello che nessuno aveva creduto. Non c'è più la disperazione degli
ultimi anni della democrazia, adesso si ricomincia a sperare e a godersi un
modesto benessere. Milioni di operai che prima votavano socialdemocratici o
comunisti scoprono ora con sorpresa che proprio Hitler, il nemico numero uno,
ha riportato pane e lavoro.
Anche nella politica estera Hitler può presentare un "successo" dopo
l'altro. Nel 1935 reintroduce - contro il trattato di Versailles - il servizio
militare obbligatorio. Nello stesso anno, la regione della Saar, ceduta alla
Francia dopo la guerra, torna alla Germania dopo un plebiscito. Nel 1936 le
truppe tedesche rientrano nella Renania - che, secondo i trattati
internazionali, doveva rimanere smilitarizzata. Nel 1938 viene annessa
l'Austria, che accoglie Hitler con enorme entusiasmo. Nello stesso anno viene
occupato
In fondo Hitler fa quello che vuole. All'estero ogni tanto si protesta ma non
succede niente di più. Nel 1933
Nel '37 e '38 é una stragrande maggioranza ad appoggiare Hitler. Ma nessuno
tranne una piccola minoranza di fanatici nazisti vuole la guerra. E Hitler,
almeno in pubblico, parla di pace per rassicurare l'estero ma anche il proprio
popolo. "
Dopo essere arrivato legalmente al governo nel gennaio del 33, Hitler entro
pochissimo tempo abolisce tutti gli altri partiti, ed elimina o trasforma in
truppe ausiliari qualsiasi organizzazione politica o sociale. Il modo in cui lo
fa è caratterizzato da minacce, intimidazioni e aperta violenza, ma anche da
furbizia. Così già nel '33 dichiara il 1° maggio festa nazionale, cosa che i
sindacati, i socialdemocratici e i comunisti non erano riusciti a raggiungere
in decenni di lotte. Ma il giorno dopo, il 2 maggio, scioglie tutti i sindacati
e li sostituisce con delle organizzazioni a lui fedeli. Dopo pochissimo tempo
la stampa parla solo una voce: quella di Hitler. Chi cerca di opporsi finisce
nei campi di concentramento, i primi vengono allestiti già nel '33.
Anche la lotta contro gli ebrei inizia fin dal 1933, e quasi subito cominciano
a fuggire decine di migliaia di ebrei. Quelli che sono costretti a rimanere
subiscono ogni tipo di umiliazioni da parte delle SS e della GESTAPO, cioè la
polizia politica e dello stato. Perdono il lavoro e i diritti civili, sono
insultati quotidianamente dalla stampa e devono subire, senza potersi
difendere, le leggi razziali che restringono man mano qualsiasi possibilità di
una vita normale.
Ma in questa lotta, Hitler non riesce a coinvolgere del tutto la popolazione
tedesca. Quando le bande di nazisti spaccano i vetri dei negozi degli ebrei e
bruciavano le sinagoghe, la gente non partecipa come Hitler sperava, piuttosto
è spaventata o imbarazzata, molti si vergognano, non capiscono bene il perché
di tutta questa violenza e alcuni esprimono anche compassione. Ma un'aperta
ribellione contro queste barbarie non c'è mai, neanche da parte delle chiese
cattoliche o protestanti.
C'è anche da considerare un fattore che è molto importante per capire meglio lo
stato di Hitler e l'atteggiamento dei tedeschi: il movimento di Hitler si
chiama "nazional-socialista", e la parola "socialista" non
serve solo ad ingannare e attirare socialdemocratici e comunisti ma ha un
contenuto reale. Certamente Hitler non è marxista, anzi, il marxismo è, essendo
un prodotto dell'ebreo, uno dei peggiori nemici da combattere. Ciononostante il
suo stato ha molte cose in comune con gli obbiettivi del socialismo. Anche
Hitler vuole creare una società senza classi sociali, l'individualismo deve
essere superato. Tutta la vita, dalla culla alla bara, deve essere organizzata
collettivamente, e indubbiamente si fanno grandi passi per arrivarci. Durante
il nazismo nascono centinaia di organizzazioni che si occupano di sport, hobby,
tempo libero, cultura, formazione professionale. L'adesione a queste
associazioni è più o meno obbligatoria e serve naturalmente anche per
disciplinare e controllare il cittadino.
Quando nel '33 cominciano gli arresti e la rapidissima demolizione di tutte le
istituzioni democratiche, comincia anche una epurazione nel campo della cultura
e della scienza lasciando in Germania un provincialismo culturale che non ha
più niente in comune con la straordinaria fioritura della cultura degli anni
venti. Prima tocca ai libri. I libri di autori ebrei, marxisti o pacifisti
vengono allontanati dalle biblioteche pubbliche e bruciati in piazza.
Scrittori, musicisti, registi, pittori e scienziati cominciano ad emigrare in
massa negli altri paesi dell'Europa o negli Stati Uniti. Uno dei primi è Albert
Einstein, seguono Thomas Mann, Brecht e quasi tutti quelli che hanno un nome
sulla scena culturale e scientifico.
La guerra era l'ultimo scopo della politica di Hitler. Nel '39
Gli altri paesi seguono l'aggressiva politica estera della Germania con
crescente preoccupazione. A tutti i costi vogliono evitare una nuova guerra
mondiale, ma non vedono che le concessioni a Hitler non servono a niente, lui
avrebbe fatto la guerra in ogni caso.
Infatti, nel '39 Hitler non vuole più aspettare, la guerra deve cominciare ora.
Al ministro degli esteri della Romania, che era alleata alla Germania, confessa
proprio in quell'anno: "Adesso ho cinquant'anni, preferisco avere la
guerra adesso, che non più tardi, quando ne avrò 60 o 65." Questa
citazione rivela un tratto del suo carattere che è tipico di Hitler: il destino
della Germania si doveva compiere nell'arco della sua vita. Infatti Hitler non
ha mai pensato a quello che poteva succedere dopo di lui, identificò
praticamente la propria biografia con il culmine e il compimento della storia
tedesca.
All'inizio comunque, la guerra va benissimo per
Hitler non era il primo nella storia mondiale a voler costruire un impero
mondiale. Prima di lui c'era Napoleone e prima ancora Cesare, gli altri
imperatori romani e Alessandro Magno. Un tentativo di questo genere ha sempre
comportato molti morti innocenti e molte crudeltà ed ingiustizie. Ma nessuno
chiamerebbe per questo Napoleone, Cesare o Alessandro Magno semplicemente dei
criminali. Con Hitler è un po' diverso, lui ha fatto qualcosa che nessuno prima
di lui aveva mai fatto: ha fatto uccidere sistematicamente milioni di persone
non in una guerra, ma semplicemente per motivi di un odio razziale, alimentato
da una presunta necessità ideologica.
Parallelamente alla guerra comincia il capitolo più buio della storia della
Germania.
Nello stesso giorno dell'attacco alla Polonia, Hitler ordina l'uccisione dei
malati di mente, degli handicappati di tutte le età, e di altri
"mangiatori inutili" come sono ufficialmente chiamati. Vengono così
fucilate ca. 100.000 persone. Poi tocca agli zingari. Le stime di zingari
uccisi in tutti i paesi occupati dai tedeschi si agirono intorno al mezzo
milione. Il terzo atto di questa tragedia si compie in Polonia e in Russia.
Himmler, la mano destra di Hitler, lo descrive così: "Le popolazioni non
tedesche dell'est non devono avere una formazione che vada oltre la scuola
elementare. Devono saper contare, scrivere il proprio nome e devono imparare la
ubbidienza. Saper leggere non è strettamente necessario...Queste popolazioni ci
dovranno servire come lavoratori saltuari e stagionali per i lavori di
costruzione di strade, ponti ecc. e per i lavori nelle cave." E il
comandante superiore tedesco per
La decisione di Hitler di attaccare l'Unione Sovietica è una follia, in tutti i
sensi. Basta pensare ai 200 milioni di abitanti della Russia rispetto ai 70
milioni della Germania, agli spazi enormi da conquistare e soprattutto da
tenere, alle lunghissime vie di rifornimento militare e alle risorse economiche
inesauribili di questo immenso paese. Ma Hitler e i suoi generali sono talmente
accecati dalle facili vittorie dei primi anni che nel momento dell'attacco, è
in giugno, non pensano nemmeno a fornire all'esercito gli indumenti invernali
che sarebbero stati necessari per il durissimo inverno russo, il che avrebbe
causato migliaia di morti nell'esercito tedesco.
Hitler e i suoi generali pensano veramente di conquistare
Questa accelerazione è assolutamente inspiegabile, se non in un modo: offrire o
chiedere la pace o un armistizio sono concetti inaccettabili per Hitler. Per
lui la guerra è la condizione normale per un popolo, la pace invece
un'eccezione, un periodo transitorio. Allora chiede al popolo tedesco l'impegno
in una "guerra totale" e come risultato di questa guerra Hitler
stesso vede solo due possibilità. Davanti ai ministri del estero della Croazia
e della Danimarca lo spiega con agghiacciante franchezza : "Se il popolo
tedesco non dovesse essere più sufficientemente forte ad affermarsi in questa
guerra, allora dovrebbe sparire dalla storia e dovrebbe essere sostituito da un
altro popolo più forte. Allora non verserei neanche una lacrima per il destino
della Germania." Hitler vuole sapere fin dove poteva arrivare la forza
della Germania.
Con la clamorosa disfatta di un'intera armata tedesca a Stalingrado nel gennaio
del '43, con l'apparire della potenza militare degli Stati Uniti prima in
Africa e poi anche in Europa comincia il lento ma inarrestabile avanzare degli
alleati. Più diventa difficile, critica e alla fine disperata la situazione
della Germania, più Hitler si indurisce, più inumane diventano le sue
decisioni, che sono sempre meno decisioni collettive ma sempre di più solitarie
e imposte solo con l'autorità del "Führer geniale ed infallibile",
un'immagine che si era creata nei primi anni di guerra. Questa volta non sono
decisioni crudeli ed inumane per gli altri popoli, ma per
Nell'estate del '44 basta poco buon senso per capire che la guerra era
definitivamente persa. Tutto il territorio conquistato dalla Germania
dall'inizio della guerra è stato riconquistato dalle forze alleate.
In una situazione simile nella Prima Guerra Mondiale i generali tedeschi avevano
deciso di finire la guerra, di salvare quel che si poteva ancora salvare. Anche
adesso alcuni generali tentano di fermare Hitler, ma l'attentato nel luglio del
'44, la bomba fatta esplodere nel quartier generale di Hitler, purtroppo manca
per poco il bersaglio.
In questa cospirazione sono coinvolte ca. 200 persone, quasi tutti generali,
altri militari o forze conservatrici che non vogliono più seguire la politica
suicida di Hitler. Hitler si vendica facendo fucilare ca. 5000 persone,
arrestando anche tutti i familiari delle persone coinvolte. Tra Hitler e gli
stessi tedeschi che sino a pochi anni prima lo avevano ammirato, si apre, nel
corso del '44, un abisso sempre più profondo.
Nel ottobre del '44 sono chiamati alle armi tutti gli uomini tedeschi tra i 16
e i 60 anni. Scopo è un'offensiva, un'ultima disperata offensiva contro gli
americani all'ovest. Il più debole assale il più forte. Hitler non è stupido e
con le sue conoscenze militari deve sapere che quest'offensiva non può finire
che in poco tempo e con un grande massacro. Molti generali sono contrari, ma
ancora una volta si piegano a Hitler. E succede quello che doveva succedere.
Questa folle operazione militare indebolisce, inoltre, il fronte all'est, e i
russi non si fanno invitare due volte. Iniziano subito un massiccio attacco che
fa crollare gran parte delle posizioni difensive all'est.
Ma il culmine della follia Hitler lo raggiunge con gli ordini il 18 e 19 marzo
del 1945, quando le truppe alleate sono già entrate in Germania e stanno per
sferrare l'ultimo attacco decisivo. Il 18 marzo Hitler ordina: "Tutta
Non si può dire che Hitler non fosse coerente per quanto riguarda la sua teoria
razziale.
I tedeschi avevano dimostrato di non essere degni del ruolo assegnato loro da
Hitler e quindi dovevano essere puniti. Per fortuna, questi ultimi ordini di
Hitler non sono più stati eseguiti, anche se non mancarono i tentativi di farlo
e ancora negli ultimi giorni della guerra furono uccisi centinaia di
"traditori della causa tedesca", che si opponevano all'esecuzione di
questi ordini. Il 30 aprile del 1945 Hitler si suicida nel suo bunker a
Berlino. In questo momento i soldati della armata rossa combattono già nelle
strade di Berlino e americani, inglesi e russi hanno già occupato gran parte
della Germania. Quando una settima più tardi
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Le due Germanie
Quando
Questa guerra, fortemente voluta e cercata da Hitler, aveva portato al bilancio
agghiacciante di 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti e la responsabilità
era unicamente della Germania di Hitler. Le città tedesche assomigliavano a dei
paesaggi lunari. Oltre a milioni di persone che avevano perso la casa per i
terribili bombardamenti a tappeto delle grandi città, 12 milioni di profughi
tedeschi, soprattutto dalle regioni dell'Europa dell'est, si trovavano per
strada, tra un campo di accoglimento sovraffollato e l'altro, tra la fame e la
disperazione. Lo stato nazista non esisteva più,
In verità, americani, russi ed inglesi avevano già da molti anni cominciato a
discutere su cosa fare con
Quello che tutti questi progetti avevano in comune era la volontà di impedire
alla Germania una volta per sempre di diventare nuovamente una forza politica
ed economica che potesse trascinare il mondo in un'altra guerra mondiale.
Il primo compromesso a cui i vincitori della guerra giunsero fu di dividere
La rimozione delle macerie della guerra era una fatica quasi sovrumana per un
popolo che soffriva la fame e il freddo dei primi inverni molto duri, da
passare senza quasi nessun tipo di riscaldamento.
Appena finita la guerra che gli alleati avevano combattuto insieme contro
L'Unione Sovietica cominciò immediatamente a ricostruire la "sua"
parte della Germania secondo i propri piani. Stalin aveva promesso alla Polonia
una grossa fetta di territorio tedesco in cambio di una fetta ancora più grossa
di territorio polacco che lui pretendeva dalla Polonia. L'Unione Sovietica che
durante la guerra aveva pagato il prezzo più alto in vite umane e risorse
chiedeva adesso un risarcimento altissimo alla Germania: intere fabbriche, tra
cui quelle più importanti, furono portate in Russia, ingenti quantità di
materie prime servirono per anni come pagamento dei danni della guerra. Ma così
Stalin si creò molti nemici in Germania, compromettendo molto l'immagine dei
russi come "liberatori dal nazismo".
Gli americani invece avevano capito che in questa Guerra Fredda avevano bisogno
di alleati in Germania affinché diventasse l'avamposto contro l'Unione
Sovietica. Quasi subito cominciarono ad organizzare aiuti per
Un evento che scosse profondamente la coscienza dei tedeschi fu il processo di
Norimberga nell'estate del '45. Davanti a una corte internazionale erano
accusati 24 tra i massimi esponenti dello stato nazista per crimini commessi
contro la pace, contro l'umanità e per crimini di guerra.
12 di essi furono condannati a morte e giustiziati in quello stesso anno. Molti
tedeschi sentirono per la prima volta da una fonte ufficiale i racconti delle
terribili crudeltà che erano state commesse in nome della Germania e della
cosiddetta "razza ariana". Molti sentirono solo la conferma di quello
che si sapeva o almeno si era intuito già da molto tempo. Qualcuno cercava di
scrollarsi di dosso la responsabilità dicendo che non avevano sentito e saputo
niente. Ma per altri era uno shock che provocava una vergogna profonda e che
doveva lasciare nella coscienza collettiva dei tedeschi dei segni che sono
percepibili ancora oggi.
Nella vita quotidiana dei tedeschi continuavano a regnare la preoccupazione per
il giorno dopo, la fame e la caccia alle cose indispensabili per sopravvivere.
I soldi avevano perso qualsiasi valore, i prezzi non si calcolavano più in
marchi ma in sigarette americane. Un chilo di pane costava un certo numero di sigarette,
un paio di scarpe alcuni pacchetti. Regnava il mercato nero, il baratto. Ogni
fine settimana la gente della città andava in campagna per scambiare con i
contadini merce di ogni genere e tutte le cose ancora utili trovate tra le
rovine in cambio di burro, zucchero o patate. Per rafforzare economicamente le
3 zone dell'ovest, americani, inglesi e francesi decisero di sorpresa di
introdurre una nuova moneta nelle loro zone. Nel giugno del '48 ogni tedesco
ricevette 40 marchi nuovi e all'improvviso, come per miracolo, i negozi, che
per mesi non avevano offerto praticamente niente, erano pieni di merci. Nella
speranza di una riforma della valuta, i commercianti avevano accumulato per
mesi e mesi merci che adesso erano di colpo disponibili.
Ma gli americani non riuscirono, forse non volevano neanche, mettersi d'accordo
con l'amministrazione della zona sovietica sulla nuova valuta. Come risposta i
sovietici bloccarono nel luglio del 48 ogni accesso alla parte occidentale di
Berlino che era occupata da americani, inglesi e francesi. Per 10 mesi aerei
americani ed inglesi dovevano trasportare qualsiasi tipo di merce, generi
alimentari, carbone, macchinari, tutto fino ai chiodi, nella città bloccata.
200.000 voli in 10 mesi, fino a 1.200 voli al giorno rifornirono la città in
questi mesi drammatici trasportando fino a 12.000 tonnellate di merci al
giorno. Alla fine i sovietici si arresero ma avevano perso più di una battaglia
: per la stragrande maggioranza dei tedeschi dell'ovest gli americani erano
diventati adesso quelli che garantivano non solo la sopravvivenza, ma anche la
sicurezza, mentre i sovietici e con loro i comunisti tedeschi, che avevano
pagato il prezzo più alto nella resistenza contro Hitler, stavano perdendo le
ultime simpatie. Inoltre stavano arrivando nella Germania dell'ovest i massicci
aiuti economici del "Piano Marshall" degli americani, mentre allo
stesso tempo all'est i sovietici continuavano ancora a trasportare in Russia
fabbriche e macchinari tedeschi come pagamento dei danni della guerra.
Il blocco di Berlino fu il colpo di grazia per il sogno dell'unità della
Germania. Nel 1949 furono fondati i due stati tedeschi :
Sul piano economico-sociale
La parte orientale faceva molto più fatica a riprendersi ed era svantaggiata
all'inizio per le pesanti richieste economiche fatte dall'Unione Sovietica per
riparare i danni subiti nella guerra e poi per la mancanza di aiuti
paragonabili a quelli che riceveva la parte occidentale. Inoltre la rigida
struttura di pianificazione nazionale dell'economia non favorì lo stesso
sviluppo così come nell'altra parte del paese. Più i due paesi si stabilivano
sul livello politico ed economico, più si facevano sentire le differenze tra le
due parti per quanto riguarda lo standard di vita.
Nei primi anni tutti i partiti dell'ovest e dell'est parlavano continuamente di
unità e di riunificazione. Ma quello che succedeva nella realtà era la sempre
più rigida integrazione delle 2 Germanie nei 2 blocchi che si stavano formando
in Europa e che erano capeggiati da USA e URSS. Per poter mettersi a un tavolo
per parlare seriamente di una riunificazione ogni parte poneva delle condizioni
che l'altra parte non poteva o non voleva assolutamente accettare. Questo
atteggiamento faceva comodo a tutti perché permetteva di dare la colpa per il
perdurare della divisione all'altra parte.
Un tipico esempio era la proposta sovietica del 1952 per una soluzione
definitiva della questione tedesca. La proposta provvedeva una Germania unita e
completamente sovrana (nel 1952 i due stati tedeschi erano solo parzialmente
sovrani), senza più truppe di occupazione di nessuna parte, con un proprio
esercito (che fino al 1952 nessuno dei due paesi aveva) e senza nessuna
prescrizione per il sistema economico da adottare. La proposta conteneva
addirittura elezioni politiche libere in tutta
In quegli anni il confine tra est ed ovest non era ancora insuperabile e per
tutti gli anni 50 centinaia di migliaia di persone fuggivano ogni anno dall'est
all'ovest, quasi la metà di loro erano giovani con meno di 25 anni e spesso
persone con una buona formazione professionale, laureati, operai specializzati
e artigiani, che all'ovest si aspettavano un futuro più redditizio e più
libero. Questo continuo dissanguamento stava diventando un pericolo serio per
Bloccato quasi completamente il pericoloso dissanguamento dello stato, negli
anni 60 e 70
Il primo passo autonomo fu un trattato con l'Unione Sovietica in cui
Ma il trattato più importante fu quello nel 1972 con
Quello che infine, per la grande sorpresa di tutti e nel giro di pochissimo
tempo portò alla riunificazione furono due fattori che, all'epoca, quasi nessun
politico dell'occidente aveva capito nella sua importanza: l'arrivo di
Gorbaciov come leader dell'Unione Sovietica e le crescenti difficoltà politiche
ed economiche dei paesi dell'est e specialmente della DDR.
L'Unione Sovietica, da molti giudicata forte e pericolosa, negli anni ottanta
era in realtà già un gigante in agonia. L'economia era tecnologicamente
arretrata, la produttività era molto scarsa e gli enormi sforzi per tenere il
passo con gli Stati Uniti nella corsa agli armamenti avevano logorato le
finanze dello stato. In più regnava una corruzione sempre più dilagante che
aveva portato il paese in una situazione politica molto grave. Con la
"Perestroika", cioè la radicale trasformazione della politica e della
economia e con la "Glasnost" , che doveva portare alla trasparenza
politica, Gorbaciov cominciò a cambiare strada. I dirigenti della DDR videro
questo processo prima con un certo imbarazzo e poi con crescente resistenza.
Applicare gli stessi principi nella DDR, poteva essere molto pericoloso per
loro. I gruppi di opposizione politica, che negli anni ottanta trovarono
protezione soprattutto nella chiesa protestante della DDR avevano trovato un
alleato inaspettato: uno degli slogan più odiati nella Germania dell'est, cioè
"Imparare dall'Unione Sovietica", all'improvviso diventò uno slogan
dell'opposizione. In Polonia e in Ungheria, dove la crisi economica e le spinte
per una riforma erano più forti, la politica di Gorbaciov trovò invece più
amici anche tra i governanti. Più arrivavano dall'URSS e dagli altri stati
dell'est notizie di riforme economiche e democratiche, e più la popolazione
della DDR chiedeva di fare lo stesso nel loro paese, più i leader della DDR si
chiudevano a ogni richiesta del genere. Si arrivava persino a vietare la
distribuzione nella DDR di quelle riviste sovietiche che sostenevano di più la
nuova politica dell'URSS. Lo stacco tra popolazione e governo diventò un abisso
ma la reazione più diffusa tra la gente era ancora la rassegnazione. Alla fine
degli anni 80
I cambiamenti democratici, le piccole rivoluzioni nell'economia e nella
politica in Polonia, in Ungheria e nell'Unione Sovietica riempivano ogni giorno
i giornali in tutta l'Europa, una notizia sensazionale dall'Europa dell'est
seguiva l'altra, solo nella DDR il tempo sembrava essersi fermato. Le elezioni
amministrative del maggio del 1989 portavano al solito risultato di 98% per i
candidati ufficiali, ma la falsificazione del risultato era più evidente che
mai e la gente cominciò a ribellarsi. Le speranze in un cambiamento dello stato
erano ancora scarsissime ma molta gente adesso era impaziente. Visto che il
tentativo di lasciare
Sott
Il muro era caduto ma esistevano ancora due stati tedeschi, due stati con
sistemi politici ed economici completamente diversi. Le leggi, le scuole, le
università, tutta l'organizzazione della vita pubblica era diversa. La
riunificazione era di colpo diventata possibile, ma nelle prime settimane dopo
il 9 novembre dell'89 nessuno sapeva ancora come e quando. Molti credevano e
speravano di poter gestire un periodo di avvicinamento reciproco dei due stati,
molti speravano che la nuova Germania riunita potesse unire in se le esperienze
positive dei due stati, eliminando i loro lati negativi. Molti credevano
possibile una "terza via" tra il socialismo e il capitalismo. Ma
tutti, anche i più ottimisti, prevedevano un periodo di alcuni anni, in fondo
le differenze tra i due stati a livello pratico ed organizzativo erano
abissali. Ma ancora gli eventi stravolgevano tutti i programmi e tutti i
progetti, di cui i primi mesi dopo la caduta del muro erano pieni.
Adesso la libertà tanto a lungo desiderata c'era, mancava però il benessere e
la gente all'est non voleva più aspettare : infatti, dopo la caduta del muro il
flusso dall'est all'ovest non diminuì, anzi aumentò di colpo e di nuovo si pose
il problema di un dissanguamento dell'est, di nuovo erano soprattutto i giovani
che volevano tutto e lo volevano subito, e non dopo dieci anni. "Se il
marco non viene da noi, saremo noi ad andare dov'è il marco" era uno degli
slogan più gridati contro quelli che chiedevano pazienza. Dopo le prime
elezioni libere nel marzo del 90
Il modo in cui alla fine i due stati furono unificati fu senz'altro dettato più
dalla fretta che da considerazioni ragionevoli, ma probabilmente non c'era
altra possibilità. Infatti, il 3 ottobre del 1990, i due stati non furono
riuniti, ma uno dei due stati, cioè
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