Grecia

Acnehi e micenei / Atene / Dalla dominazione romana a oggi

Achei e micenei

La popolazione della Grecia classica e preclassica fu il prodotto di vari e successivi rimescolamenti etnici: non ebbe quindi - come, più o meno, tutto ciò che riguarda la storia di tale regione - un carattere stabile e univoco. Sommariamente possiamo dire che la composizione etnica del periodo ormai maturo della Grecia fu il risultato della fusione tra i più antichi abitanti delle zone elleniche (i Pelasgi) e le diverse popolazioni di stirpe nordica (indoeuropea) che, ad ondate successive, invasero tali territori fondendosi poi con le stirpi originarie.
Ma la primissima storia greca non fu soltanto storia del continente. Essa difatti iniziò anche da quella grande isola - divenuta molto presto un ponte tra il Vicino oriente e l'Occidente Egeo - che fu Creta, abitata dalla civiltà minoica. Per quanto riguarda la struttura sociale di tale civiltà, essa era divisa tra caste differenti: in alto si trovavano appunto i nobili e ricchi (i quali hanno lasciato ovviamente i più cospicui segni del proprio passaggio); socialmente intermedi erano poi coloro le cui attività (artigianali e 'commerciali') ruotavano essenzialmente attorno alla corte e alle sue esigenze, essendo dipendenti quindi dalla vita interna al Palazzo; in ultimo infine si trovavano coloro che svolgevano attività di 'bassa manovalanza', quelle preposte cioè alla mera sussistenza e alla produzione dei beni di consumo più elementari (ovvero quelli alimentari): contadini, pescatori…
Come nelle civiltà tipicamente asiatiche, anche a Creta le eccedenze alimentari e produttive erano raccolte in depositi di carattere pubblico (situati all'interno del Palazzo reale), divenendo così una proprietà di tipo collettivo anziché dei privati cittadini.
Una peculiarità della civiltà minoica, che la rende peraltro ai nostri occhi quasi irreale è il fatto che essa - se si escludono i periodi finali, segnati dall'invadenza militare degli Achei - non abbia lasciato alcun segno della presenza di attività belliche al proprio interno, anche solo a scopo di difesa. I ritrovamenti fatti nelle città, per esempio, non lasciano trapelare traccia alcuna di mura difensive. Già difesa naturalmente dal mare, e dalla scarso sviluppo tecnologico delle vicine popolazioni continentali, essa non avvertiva il bisogno di fortificarsi contro eventuali invasioni dall'esterno. Al proprio interno inoltre, essa non conosceva probabilmente attriti tanto forti da suscitare vere e proprie necessità militari.
Un ultimo cenno va fatto poi al ruolo di intermediatrice che essa svolse tra le regioni del mondo orientale e quelle del mondo occidentale. Nei traffici infatti (chiamiamo così quelle forme di scambio, non ancora basate sulla moneta o su misure standardizzate, anche se estendentesi già ben oltre le realtà meramente locali) essa trovò un fattore essenziale di splendore e di ricchezza interna, oltre che di irraggiamento della propria cultura a livello - per così dire - internazionale. La fine della civiltà minoica si fa risalire comunemente all'invasione da parte degli Achei avvenuta nel XV secolo (1475?), con la conseguente distruzione dei Palazzi sedi del potere precedente - in particolare quello di Cnosso. Fu questo molto probabilmente l'evento principale nel quale le due civiltà si incontrarono e si scontrarono, e comunque è l'unico di cui ci sia giunta notizia.
Una somiglianza sostanziale tra queste due civiltà la possiamo scorgere nel tipo di organizzazione politica che le caratterizza, di struttura essenzialmente piramidale, tutta convergente cioè nella figura del sovrano; e oltre a ciò, nella loro frammentazione in piccoli stati (i quali, come già si è detto a proposito di Creta, preludono alle future città-stato d'epoca classica).
L'unità tra i diversi centri locali si limitò, forse, alla formazione di leghe a scopo militare, che si scioglievano di solito al termine della guerra per cui erano sorte (un fatto chiaramente testimoniato dall'Iliade di Omero). Tali centri infatti tendevano in tempo di pace, per ragioni di ordine geografico, a condurre un'esistenza tra loro fondamentalmente autonoma e indipendente.
Elementi invece di stridente diversità tra esse sono senza dubbio quelli legati al carattere guerriero degli Achei, in contrasto con quello pacifico e gioioso dei popoli Cretesi del periodo minoico.
Non infrequenti dovettero essere infatti le azioni belliche ai danni di altre popolazioni, e a volte forse anche tra stati consanguinei, con la conseguenza che presto si sviluppò - attraverso la pratica della riduzione in schiavitù dei vinti - una prima forma di produzione servile o schiavile.
Vi sono poi dei punti di somiglianza dinamici, in quanto sorti dall'influenza esercitata dai Minoici sulle popolazioni del continente, in particolare su quelle achee.
Tra essi troviamo prima di tutto la pratica del commercio e quella della navigazione, attività estranee (soprattutto la seconda) alle popolazioni indoeuropee provenienti dalle zone interne dell'Europa, e comunque poco sviluppate nel mondo pre-miceneo (anche dato il basso livello di produttività, e la scarsa presenza di eccedenze da impegnare nei traffici).

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Atene

Ancora nel settimo secolo, la vita dello stato ateniese era dominata dalla rivalità tra alcune grandi famiglie aristocratiche le quali, detenendo i maggiori strumenti di carattere economico, si contendevano anche il predominio politico sullo Stato.
Un primo traguardo nella lotta dei ceti meno abbienti verso la parificazione sociale fu - ancora nel VII secolo - la stesura delle prime leggi scritte (testimonianza tra l'altro di una relativa diffusione della scrittura), ad opera di Dracone (624). Queste tuttavia, pur costituendo un traguardo per il popolo, sanzionavano al contempo la supremazia quasi totale della classe nobiliare sull'intera vita politica e sociale!
Una seconda tappa in questo lungo cammino verso la democrazia fu l'instaurazione del regime timocratico ad opera del grande riformatore Solone.
Solone passò alla storia innanzitutto, come colui che affrancò i piccoli proprietari dall'asservimento. Egli abolì infatti la schiavitù per debiti e, con essa, una dipendenza a vita dei primi nei confronti dei secondi (ai quali poteva tuttavia anche capitare una peggior sorte: quella cioè di essere venduti come schiavi a mercanti stranieri). In tal modo, egli ridiede ossigeno alla piccola e media proprietà terriera, soffocata nei secoli precedenti dall'esosità dell'aristocrazia.
Ma tali provvedimenti politici furono parte di un più ampio disegno, volto al potenziamento delle classi sociali emergenti, un disegno che tuttavia lasciava in secondo piano i cittadini più poveri e i nullatenenti (i teti) - un fattore che si sarebbe rivelato col tempo l'elemento fondamentale di debolezza di tutta la costruzione soloniana.
Egli difatti mutò radicalmente anche l'assetto organizzativo e giuridico di tale società, variandone in modo sostanziale la costituzione.
Essenzialmente Solone istituì un nuovo consiglio che andò ad aggiungersi al precedente, chiamato Areopago, di matrice nobiliare. Tale era la Bulè (il Consiglio dei quattrocento), i cui componenti non erano peculiarmente aristocratici. D'altra parte, egli istituì anche un nuovo tipo di ripartizione della cittadinanza, fondato anziché sull'appartenenza di casta (secondo un criterio ancora aristocratico e gentilizio), sulla ricchezza privata dei singoli cittadini.
L'appartenenza all'una o all'altra classe di censo favoriva o inibiva la partecipazione di essi ad alcune cariche politiche (più queste erano alte, difatti, più alto doveva essere il censo di coloro che le ricoprivano!) Per tale ragione si parla, per questi anni, dell'instaurazione di un regime timocratico (legato cioè alla ricchezza degli individui… peraltro non soltanto terriera), anziché di un regime aristocratico o (già) democratico.
Negli anni successivi, sarà un certo Pisistrato a prendere il potere. Questi - a differenza di Solone - non governerà, pur in veste di figura istituzionale speciale, in un contesto 'democratico', bensì in veste proprio di tiranno. La fine della tirannide instaurata da Pisistrato (e proseguita poi con i suoi due figli: Ipparco e Ippia), sfociò tuttavia in tempi relativamente brevi nell'instaurazione di un regime completamente nuovo anche per le tradizioni politiche ateniesi (tanto più, quindi, per quelle degli altri stati della madrepatria) : il regime democratico.
L'ascesa politica di Pisistrato fu lenta e tortuosa, prodotto della capacità del tiranno di sfruttare le opportunità fornitegli via via dalle situazioni in cui si trovava. Iniziata la propria carriera nell'esercito, e guadagnatasi la stima popolare con le imprese legate alla conquista di Salamina (un'isola a metà strada tra Atene e Megara, da esse contesa da lungo tempo), egli riuscì a ottenere dal popolo una scorta personale, che gli servì in seguito per attuare il colpo di mano che lo trasformò tiranno (560). Costante rimase, soprattutto nel momento della ricerca del potere personale (prima cioè dell'instaurazione del regime tirannico), l'appoggio e il consenso delle popolazioni delle montagne (le più povere), attraverso la promessa di riforme in loro favore.
Il suo dominio inoltre non fu affatto privo di oppositori, come dimostra l'esilio impostogli dall'azione congiunta delle fazioni dei pediaci e dei paralii [2] nel 556, avverse a un colpo di mano che toglieva all'Attica la libertà politica, sua antichissima prerogativa.
Tale provvedimento però, conobbe presto la propria sconfitta. Dopo circa dieci anni difatti, nel corso dei quali la situazione interna divenne sempre più incontrollabile, a causa ovviamente dei profondi conflitti che dividevano la popolazione (e che erano dovuti essenzialmente a motivi patrimoniali oramai ben noti), fu abbastanza facile per Pisistrato ritornare in patria e instaurarvi una nuova tirannide (545). Pisistrato riuscì presto a riconquistare una supremazia incontrastata sulla città, mantenendola poi fino all'anno della propria morte (528). Se Pisistrato si distinse soprattutto per le proprie capacità strategiche, portando a termine (seppure con metodi molto diversi) il programma di sviluppo sociale ed economico inaugurato da Solone, Clistene si distinse al contrario per le proprie doti di riformatore della costituzione e dell'organizzazione dello stato. Con lui infatti, Atene e l'Attica assunsero per la prima volta una conformazione pienamente democratica.
Tuttavia, conquistata la fiducia delle masse popolari, Clistene si dimostrò ben presto molto diverso da quello che gli Spartani si aspettavano che fosse (cioè un sostenitore e un propugnatore delle tradizioni arcaiche). Egli divenne difatti in breve il campione di una riforma del tutto nuova, imperniata sul principio della parità politica di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione di censo: ovvero il fondatore di una forma costituzionale, quella democratica, ancor più rivoluzionaria rispetto alla tirannide!
Era chiaro insomma come lo Stato, oramai emancipatosi dalla sua antica dipendenza dai poteri nobiliari, si ponesse rispetto ad essi come un'entità superiore ed indipendente !
Notevoli cambiamenti furono poi apportati ai princìpi stessi della partecipazione politica. Se infatti, ancora ai tempi di Solone, i membri delle classi 'povere' - che pure erano riconosciuti parte della cittadinanza - detenevano solo poteri 'attivi' (in sostanza il diritto di voto, attraverso la partecipazione all'Ecclesia) senza però poter essere oggetto di elezione, a partire dalle riforme di Clistene goderono invece - al pari delle altre classi - il diritto di partecipazione alle magistrature (anche se, inizialmente, non a tutte).
Come si è già visto, la Grecia era divisa - oramai da alcuni decenni - fra due opposte sfere di influenza, quella ateniese e quella spartana. Cosa che era dovuta non soltanto alla volontà espansiva delle due metropoli, ma anche al fatto che gli altri stati ellenici, fondamentalmente disuniti e reciprocamente ostili, cercassero spesso l'appoggio e il sostegno di potenze esterne in favore dei propri interessi particolaristici.
E' altresì necessario sottolineare come proprio per tale ragione le due Leghe, che pure si spartivano buona parte dei territori sia greci che extra-greci, non fossero in realtà due blocchi compatti, saldamente capitanati l'uno da Atene e l'altro da Sparta, ma al contrario degli agglomerati di stati e staterelli, i quali cercavano l'uno nell'altro un appoggio per le proprie contese private. Insomma, la tradizionale frammentazione del mondo greco non era stata - se non forse apparentemente - superata dalla formazione delle due grandi coalizioni : quella oligarchica spartana, e quella democratica ateniese.
Non deve stupire quindi, il fatto che lo scoppio del conflitto tra le due coalizioni fosse dovuto non alla volontà aggressiva delle due città dominanti - soprattutto, non a una decisione spartana -, ma al contrario a quella di alcune alleate (vedremo più avanti quali), i cui progetti Sparta fu costretta ad assecondare, sotto la minaccia - in caso contrario - di una loro defezione dalla Lega peloponnesiaca.
Del pari, una delle ragioni alla base della lunga durata - circa trent'anni, pur con alcune interruzioni - del conflitto peloponnesiaco, fu il fatto che quest'ultimo avesse risvegliato molti dei dissidi che da lunga data laceravano il mondo delle poleis greche ed elleniche, e che (quantomeno da che i due blocchi avevano concluso il trattato di pace del 446) avevano riposato sotto la cenere.
Al termine di queste lunghe e devastanti guerre (405), dette 'guerre peloponnesiache', la Grecia - e più in generale il mondo ellenico - era ormai ridotta in uno stato di profonda prostrazione morale e materiale, sfibrata dai lunghi anni del conflitto.
Tutto ciò - assieme ad altri fattori concomitanti - avrebbe infine reso possibile nei decenni successivi un fatto del tutto inaspettato, cioè la conquista della Grecia e dell'Egeo da parte del sovrano di Macedonia Filippo II, nonché successivamente le conquiste asiatiche e persiane di suo figlio Alessandro, re dal 336. Una misteriosa malattia lo colse tuttavia durante i preparativi, portandolo alla morte il 10 giugno del 323 a.C. E' in questo periodo che la Grecia si stacca dalla dominazione macedone.

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Dalla dominazione romana a oggi

Nel 202 a.C. Filippo si allea con la Siria di Antioco III contro i Tolomeidi e attacca Atene, Pergamo e Rodi, che invocano la protezione di Roma, che aveva appena concluso la Seconda guerra punica contro i Cartaginesi. I Romani hanno la meglio e costringono Filippo a restringere i propri confini al solo territorio della sola Macedonia. La Grecia divenne un protettorato romano nel 146 a.C., mentre le isole dell'Egeo entrarono a farvi parte nel 133 a.C.
La Grecia fu una delle provincie chiave dell'Impero romano. La cultura romana si ellenizzò e la lingua greca continuò a servire da lingua franca in Oriente. Roma dal canto suo portò in Grecia il proprio diritto, le proprie istituzioni politiche e la propria tecnologia civile (ponti, strade, anfiteatri ecc.) e militare.
Nel V secolo d.C., nel quadro del generale collasso dell'Impero, sottoposto alle invasioni barbariche, la Grecia fu invasa e saccheggiata. Sebbene rimasta all'interno dell' Impero romano d'Oriente, la Grecia assunse una posizione sempre più marginale e si impoverì, ed in molte sue città iniziò un graduale ed inarrestabile processo di decadenza.
Il Ducato di Atene fu uno degli Stati crociati costituito in Grecia dopo la Quarta crociata (1205) dopo la conquista dell'Impero romano orientale. La capitale del Ducato venne fissata a Tebe. Il primo duca di Atene fu Ottone de la Roche, un condottiero borgognone già feudatario della Franca Contea, grazie a Bonifacio del Monferrato. Il titolo però venne riconosciuto ufficialmente solo nel 1280. Il Ducato occupava la penisola attica e si estendeva anche su parte della Macedonia, ma non possedeva le isole del Mare Egeo che costituivano un possedimento veneziano. Gli edifici dell'Acropoli di Atene fungevano da palazzo per i duchi. Il Ducato venne retto dalla famiglia de la Roche fino al 1308 quando passò a Gualtieri V di Brienne, figlio della cugina di Guido II. Gualtiero assunse un gruppo di mercenari catalani alla scopo di combattere contro gli stati romano orientali dell'Epiro e l'Impero di Nicea, ma in seguito cercò di tradirli e ucciderli nel 1311. In seguito alla battaglia di Halmyros Gualtiero fu sconfitto dai catalani che presero il comando sul Ducato. Questi stabilirono la lingua catalana come lingua ufficiale e fecero entrare il ducato di Atene come stato della Corona Aragonese. Nel 1318/1319 i catalani conquistarono Siderocastro e la Tessaglia meridionale. Così crearono il Ducato di Neopatria unendolo a quello di Atene ma parte della Tessaglia venne persa nel 1337 per mano dei serbi. Nel 1379 un gruppo di mercenari della Navarra al servizio dell'Impero Latino conquistò Tebe e parte della Neopatria, mentre ai catalani rimase il resto del Ducato. Il Regno d'Aragona controllò il ducato fino al 1388 quando la famiglia fiorentina degli Acciaioli lo comprò. Dal 1395 al 1402 i veneziani controllarono il Ducato. Nel 1444 Atene divenne tributaria di Costantino XI Paleologo, il despota della Morea ed erede al trono romano orientale. Nel 1456, dopo la Caduta di Costantinopoli ad opera dell'Impero Ottomano il sultano Mehmed II conquistò quello che restava del Ducato.
Gli ottomani dominarono l'intera Grecia fino ai primi decenni del XIX secolo. Nel 1821, i Greci si ribellarono e, con la Guerra d'indipendenza greca, dichiararono l'indipendenza del paese (a cui, in realtà, si arrivò ufficialmente solo nel 1829). Le élites delle maggiori potenze europee guardarono alla guerra d'indipendenza greca sotto una luce romantica, anche a causa delle atrocità perpetrate dai turchi (è il caso, per esempio, del quadro di Eugène Delacroix del 1824 che rappresenta Il massacro di Scio). Fu così che molti volontari europei decisero di battersi per la causa ellenica: del resto, fu solo grazie alla minaccia dell'intervento militare delle potenze europee (Francia, Russia e Inghilterra) che la lotta del popolo greco si concluse in modo positivo.
Con l'obiettivo di risolvere la questione costituzionale e contrastare la crescente opposizione al regime Papdopoulos varò una nuova costituzione che abolì la monarchia e fece della Grecia una repubblica. Il referendum per l'approvazione della nuova costituzione si tenne all'inizio del 1973 e, grazie anche a brogli e pressioni, dette un risultato quasi unanime a favore del nuovo testo. Dopo il referendum Papadopoulos assunse, il 1 giugno 1973 la carica di presidente della repubblica.

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