Hispano-Sudamerica

L'impero Inca / Il vicereame del Perù / La decolonizzazione / La repubblica peruviana / La repubblica argentina

L'impero Inca

Bandiera dell'Impero inca

L' Impero Inca (Tawantinsuyu in lingua Aymara e Quechua moderne, o Tahuantinsuyu in antica lingua Quechua) è stato il più vasto impero precolombiano del continente americano. La sua esistenza va dal XIII secolo fino al XVI secolo e la sua capitale fu Cusco, nell'attuale Perù. Il nome Impero Inca, dato dai colonizzatori, deriva dalla parola quechua Inca (capo del Tawantinsuyu, imperatore). Nonostante ciò, la parola Inca è utilizzata universalmente per indicare il popolo o la cultura di quell'impero o è usata come aggettivo per fare riferimento a oggetti, tradizioni, credenze religiose di quel popolo.
La lingua ufficiale dell'impero era il quechua (o runa simi), parlato in tutto il Tawantinsuyu. Venivano parlate, come dialetti, anche le lingue originarie dei vari popoli annessi. La nobiltà parlava, come lingua segreta, il puquina chiamato anche incasimi in quanto idioma originario dell'omonima etnia. Più tardi, a questa lingua, si attribuirono origini divine in quanto si credeva che la famiglia reale avesse discendenze divine.
L'Impero era organizzato in quattro grandi provincie (suyu) che formavano insieme il Tawantinsuyu. Ogni suyu era governato da un suyuyuq, il quale faceva parte del Consiglio dell'Impero. I suyu erano divisi in due gruppi a seconda dell'altitudine: alto e basso.
L'Impero Incaico comprendeva, al momento della massima espansione (verso il 1532), una parte significativa degli attuali stati sudamericani di Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e Argentina. Si parla di un territorio di oltre 2 milioni Km², lungo quasi 9.000 Km. lungo la costa. Questa estensione era attribuita agli Inca Pachacútec e Túpac Yupanqui.
La forma di governo era una monarchia teocratica. La formazione dell'Impero era basata sul criterio di territorialità.
L'obiettivo era, in breve, quello di unificare le quattro grandi parti del mondo conosciuto (vedi etimologia del Tawantinsuyu) con Cusco, la capitale (chiamata ombelico del mondo). Tra le varie leggendo, vi è la seguente: Manco Cápac e Mama Ocllo uscirono dal Lago Titicaca come coppia di dei e si diressero al nord per cercare la valle "scelta". Arrivando sulla montagna Wanakawri (o Huanacaure), vicino a quella che un giorno sarebbe diventata Cusco, il bastone magico in possesso di Manco Cápac, cadde al suolo. Era il segnale sperato. Lì fondarono il loro villaggio-stato.
Nel 1250 circa - i mitici Manco Cápac e Mama Ocllo danno il via alla colonizzazione della valle di Cusco diventando di fatto i primi Inca. Nel 1438 Cusco corre il rischio dell'invasione dei Chanca, popolo dell'altopiano centrale peruviano. L'Inca Viracocha, in carica in quel momento, abdica. Suo figlio Pachacútec prende il suo posto e vince la battaglia. Con Pachacútec (o Pachacuti), Cusco si amplia notevolmente e si trasforma in una sorta di stato federale con al centro la città stessa. Si pensa che sotto questo Qhapaq Inca, sia stato costruito l'importante centro religioso di Machu Picchu. Nel 1463 governati da Túpac Inca, figlio di Pachacútec, l'Impero conquista numerosi territori e, in particolare, annette il Regno Chimú. L'intera regione andina è unificata sotto l'egemonia Inca.
Nel 1527 alla morte di Huayna Cápac, Inca sotto il quale l'Impero si espanse ulteriormente, la discendenze imperiale è contesa tra Atahualpa e Huáscar dando vita alla guerra civile. Nel 1533, nella guerra per il potere, Atahualpa batte Huáscar. Nel 1522, a Francisco Pizaro, gli giunse notizia delle immense fortune rinvenute da Hernán Cortés nella sue spedizioni in Messico. Si associò nel 1524 con Diego de Almagro e il prete Hernando de Luque, per organizzare una spedizione nel regno degli Inca.
Organizzò una prima spedizione nel 1524-25 seguita da quella del 1526-28 dalla quale tornò con navi cariche di oro, lama e alcuni indigeni per provare l'esistenza del regno inca. Il governatore di Panama si rifiutò di finanziare ulteriori spedizioni e, quindi, Pizarro si imbarcò alla volta della Spagna per convincere l'imperatore Carlo I di Spagna o Carlo V del Sacro Romano Impero Germanico e dell'impero austriaco, a finanziare le sue iniziative.
Il 26 luglio 1529 l'imperatore lo nominò generale e viceré del Perù nonché governatore di tutte le terre che si trovassero oltre 600 km da Panama. La nomina era vincolata alla condizione che lui organizzasse, pagandola di spese proprie, una spedizione di duecentocinquanta uomini nelle terre del Sudamerica. Nel gennaio 1532 una spedizione composta da tre navi, centottanta/duecentocinquanta uomini e ventisette/quarantacinque cavalli lasciò Panama alla volta delle coste meridionali del Pacifico e nel settembre dell'anno successivo la spedizione si inoltrò nell'entroterra. Dopo una marcia attraverso le giungle tropicali lunga e faticosa che mieté numerose vittime fra i membri della spedizione, questa superò la Cordigliera e penetrò nei territori degli Inca. Il 15 novembre 1532 Pizarro entrò nella città di Cajamarca (che si trova a 1000 km a nord da Cuzco, capitale dell'Impero Inca) dove incontrò l'imperatore inca Atahualpa.
Atahualpa lo attendeva con un esercito di circa 30.000 uomini. Dopo una trattativa condotta da Hernando de Soto e Hernando Pizarro, fratello di Francisco, la spedizione spagnola entrò pacificamente nella città.
Sull'incontro ufficiale e risolutivo degli spagnoli con l'imperatore esitono molte versioni. Secondo alcune, Atahualpa venne convinto anche dal domenicano Vicente de Valverde ad entrare in città disarmato con il suo seguito dove venne fatto prigioniero dagli spagnoli il 16 novembre. Si tratta di una versione controversa. L'enorme differenza numerica aveva probabilmente suggerito ad Atahualpa di evitare un'esagerata concentrazione di truppe nella piazza della città, una sottostima che fece in anni anteriori anche Montezuma in Messico. Del resto gli spagnoli erano altresì coscienti dell'inefficacia delle armi e delle truppe incaiche per quanto numerose: le storie e le leggende della conquista del Messico di Cortés erano ampiamente note.
Per Pizarro la leggenda vuole che il segnale di attacco degli spagnoli fu dato da Valverde che sottopose la Bibbia al giuramento di Atahualpa. Rifiutatosi o, secondo alcune testimonianze probabilmente apocrife, scostando violentemente l'ignoto testo sottopostogli dal frate spagnolo (gli Inca tra l'altro non conoscevano alcun sistema di scrittura) obbligò Valverde a gridare al sacrilegio scatenando le truppe spagnole. Nell'analisi del conflitto che seguì, nonostante l'enorme differenza numerica, probabilmente anche esagerata dalle cronache posteriori, non bisogna dimenticare che gli Inca non conoscevano né l'acciaio né altre armi che non fossero frecce o mazze e fionde di pietra, evidentemente assai inefficaci contro le armature e le spade d'acciaio degli spagnoli, che contavano tra l'altro su alcuni piccoli pezzi di artiglieria, ubicati in modo strategico nella piazza, di un gruppo di archibugieri e degli immancabili cavalli. Inoltre la rapida mossa di impossessarsi dell'imperatore e semi-dio Atahualpa, seguendo sempre l'esempio di Cortéz, ridusse l'opposizione incaica timorosa di rappresaglie nei confronti del venerato regnante. Le truppe inca, a seconda delle fonti, erano composte da 20.000 a 80.000 uomini, non tutte dislocate nella piazza, ma per merito dell'effetto sorpresa vennero battute dagli spagnoli che possedevano i cavalli e le mai viste armi da fuoco. Nella speranza di salvare la vita e attraverso la completa dipendenza che la teocrazia incaica imponeva ai suoi sudditi, Atahualpa ed il suo apparato burocratico organizzò un enorme sistema di spogliazione dell'oro e dell'argento dagli edifici pubblici e privati di tutto l'impero. Nonostante ciò Atahualpa venne condannato a morte per una tentata ribellione - avvenuta in assenza di Pizarro - e ucciso 29 agosto 1533 a Cajamarca. Il 15 novembre 1533 venne conquistata, saccheggiata e incendiata Cusco. Nel corso della conquista il popolo inca venne massacrato.

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Il vicereame del Perù

Dopo la conquista del Perù (1532-1537) venne creata la prima audiencia. Nel 1542, gli spagnoli crearono il vicereame di Nuova Castiglia, in seguito rinominato in vicereame del Perù. Nel 1544 l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V (Re Carlo I di Spagna) nominò Blasco Núñez Vela come primo vicerè del Perù, tuttavia il vicereame non venne organizzato fino all'arrivo del vicerè Francisco de Toledo nel 1572. Francisco de Toledo creò l'Inquisizione e promulgò diverse leggi a cui dovevano rispondere sia indios che spagnoli, riducendo il potere delle encomienda e l'uso del lavoro forzato a scapito dei nativi. Migliorò la sicurezza del vicereame facendo costruire fortezze, ponti e la Armada del Mar del Sur (flotta del mare meridionale) per combattere i pirati. Francisco de Toledo pose fine allo stato di Vilcabamba, facendo giustiziare Tupac Amaru, e fece prosperare l'economia basata sull'estrazione di minerali, specialmente dalle miniere d'argento di Potosí.
Gli europei arrivarono in Argentina nel 1502 grazie ad Amerigo Vespucci ed in seguito con Sebastiano Caboto. Il navigatore spagnolo Juan Díaz de Solís esplorò il territorio dell'attuale Argentina nel 1516. La Spagna stabilì una colonia nel sito di Buenos Aires nel 1580 come parte del Vicereame del Perù.
Con i primi coloni, arrivò anche il clero regolare e secolare per convertire i nativi al Cristianesimo. Nel 1552 venne istituito il primo vescovado nell'Alto Perù (attuale Bolivia) a La Plata (attuale Sucre), seguita da quelli di La Paz e Santa Cruz de la Sierra nel 1605. Le reazioni dei nativi alla colonizzazione e alla conversione alla cristianità furono differenti. Molti adottarono uno stile di vita conforme a quello spagnolo rompendo ogni legame con la loro cultura tradizionale cercando di entrare nella logica dell'economia di mercato e utilizzando la giustizia spagnola per proteggere i loro interessi, specialmente contro l'istituzione di nuovi tributi. Altri, comunque, rimasero aggrappati alle loro tradizioni per quanto gli era possibile. Alcuni si ribellarono contro i coloni e, solo nel territorio compreso dalle attuali Bolivia e Perù nel XVIII secolo, vi furono oltre 100 rivolte, ma senza un'azione cordinata e di rilevanza esclusivamente locale. Anche se le religione inca scomparse rapidamente, i nativi continuarono i loro culti sotto la protezione di alcuni governati locali anch'essi nativi. Il cristianesimo influenzò comunque la loro religiosità e venne sviluppato una nuova forma di cattolicesimo incorporando simboli indigeni. Così come i primi indiani ribelli erano anti-cristiani, le rivolte a partire dalla fine XVI secolo utilizzavano un simbolismo cattolico, ma anti-spagnolo.
La conquista, comunque, si rivelò un'esperienze traumatica per la maggior parte della popolazione nativa. Molti si ammalarono facilmente di malattie non autoctone importate dall'Europa. La situazione peggiorò ulteriormente nel XVIII secolo quando la Spagna aumentò i tributi e fece di tutto per aumentare la produzione delle miniere. Questi profondi cambiamenti sociali ed economici e la rottura della cultura nativa contribuirono alla diffusione dell'uso dell'alcol. Prima dell'arrivo degli spagnoli, gli Inca consumavano alcohol solo durante cerimonie religiose. Anche l'uso della foglia di coca si diffuse al punto che, come scrisse un cronista dell'epoca, nel XVI secolo solo a Potosí, il commercio della coca superò un milione di pesos annuo, per 95.000 cesti consumati.
Lo scontento nativo incrementava contro i regnanti coloniali sfociò nella grande rivolta di Túpac Amaru II. Questi, discendente di Túpac Amaru, di lingua spagnola e di educazione gesuita, negli anni 1770 fece presente il trattamento che il Corregidor de Indio nei confronti dei nativi era disumano e che questi versavano in condizioni di povertà estrema. La protesta si trasformò in una rivolta che coinvolse circa 60.000 nativi degli attuali territori peruviani e boliviani. Egli ribadiva che il suo era un movimento riformista che non cercava di desautorare gli spagnoli, ma un indipendenza da essi per garantire una vita più dignitosa ai nativi. Finì con l'esecuzione di Túpac Amaru II per squartamento nel 1781.
La rivolta continuò comunque soprattutto nell'Alto Perù dove, Tomás Catari, sostenitore di Túpac Amaru II, condusse una rivolta a Potosí nel 1780. Venne ucciso dagli Spagnoli un mese dopo Túpac Amaru II. Un'altra rivolta importante fu condotta da Julián Apaza, un sagrestano che si fece chiamare Túpac Catari, prendendo il nome dei due martiri ribelli. Assediò La Paz per oltre 100 giorni. La Spagna riuscì solo nel 1783 a mettere a tacere ogni rivolta dopo avere ucciso migliaia di indios.
Nel 1520, Ferdinando Magellano fu il primo esploratore europeo a visitare il territorio cileno sbarcando nei pressi di Punta Arenas prima di percorrere lo stretto cui in seguito fu dato il suo nome. Nel 1533 i conquistadores guidati da Francisco Pizarro sbaragliarono l'impero Inca, ma non superarono il deserto di Atacama e le Ande. Fu soltanto nel 1535 che le truppe spagnole giunsero via terra nel territorio chiamato Nueva Toledo, la prima spedizione, proveniente da Cuzco e alla ricerca di oro, fu condotta da Diego de Almagro. Il 4 giugno 1536 fu raggiunta la valle del fiume Copiapó, da qui Almagro inviò a sud il suo secondo, Gómez de Alvarado, fino al fiume Maule. Gli esploratori non incontrarono resistenza ma sulle rive del Río Itata furono attaccati dagli indigeni mapuche, ed in seguito alla battaglia di Reynogüelén gli spagnoli dovettero ripiegare. Seguì il tentativo di conquista guidato da Pedro de Valdivia. Nel 1540 Pedro de Valdivia, in precedenza ufficiale di Pizarro, decise di partire dal Perù verso il Cile al comando di un gruppo composto da un centinaio di soldati e avventurieri. Prima di Natale arrivano nella valle del fiume Mapocho dove il 12 febbraio del 1541, Valdivia fondò la città di Santiago de la Nueva Extremadura dando alla regione il nome di Nueva Extremadura in ricordo della sua terra natale. Nel giugno del 1541 Valdivia viene nominato Governatore e Capitano Generale della Nueva Extremadura. Ben presto incontrò la resistenza dei mapuche che nel settembre dello stesso anno attaccarono la città di Santiago distruggendola quasi completamente; ma furono infine sbaragliati. Inés de Suárez ebbe un ruolo importante nella difesa della città. Valdivia proseguì nella costruzione di piccoli insediamenti fortificati come La Serena (1544), Concepción (1550) La Imperial (1552), Valdivia (1552), Villarrica e Los Confines (1553). Nel 1553 il paese sembrava pacificamente conquistato, ma i mapuche, guidati dai capi Lautaro e Caupolicán, scatenarono un'insurrezione, e nel corso dei conflitti perse la vita lo stesso Valdivia. Il nuovo governatore fu García Hurtado de Mendoza y Manríquez (1557), che in seguito divenne viceré del Perù (1589-1596); Hurtado de Mendoza ricostruì gli insediamenti distrutti, ma non riuscì a piegare la resistenza dei mapuche. Il conflitto ebbe il suo culmine nella battaglia di Curalaba nella quale gli spagnoli subirono una pesantissima disfatta che li costrinse ad abbandonare la città e ripiegare a nord del fiume Bío bío. Nel 1641 venne siglato il trattato di pace di Quillín che prevedeva che il fiume Bío Bío divenisse la frontiera (dando nome alla zona conosciuta ancora oggi come La Frontera) fra spagnoli e mapuche; la pace durò però solo pochi anni, gli spagnoli tentarono ripetutamente di riconquistare i terreni perduti. Nel 1770 le truppe spagnole furono nuovamente sconfitte dai pehuenchen e dai mapuche e solo nel 1881 le truppe cilene e argentine riuscirono a rinconquistare i territori mapuche e pehuenchen. Il conflitto, durato oltre 300 anni, prende il nome di guerra di Arauco. Durante l'epoca coloniale il Cile era parte del Vicereame del Perù.
Nel tardo XVIII secolo, crebbe il discontento tra i creoli (criollos), persone di discendenza spagnola, ma nati nel nuovo mondo. Questi assunsero un ruolo attivo nell'economia, specialmente nel settore minerario ed agricolo, risentendo delle barriere stabilite dalle politiche mercantili della corona. Inoltre i creoli erano irritati dal fatto che la Spagna riservava tutti i posti amministrativi di livello medio-alto agli spagnoli (nati in Spagna). Anche le profonde modificazioni culturali provenienti dall'Europa quali l'illuminismo e la rivoluzione francese contribuirono a enfatizzare e ad ampliare il malcontento dei creoli.

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La decolonizzazione

A inizio Ottocento inizia il processo di decolonizzazione nelle colonie spagnole d’America.
La prima breve indipendenza è nel 1810, quando Napoleone Bonaparte occupa la Spagna, scacciandone i legittimi sovrani. Napoleone però non si cura dei territori ispano-americani, sicché Venezuela e Nuova Grenada, l'attuale Colombia, si proclamano indipendenti.
Nel 1813 anche il Paraguay ottiene l’indipendenza.
Nel 1815 Ferdinando VII di Spagna riprende il suo trono e riesce a rioccupare i territori ribelli. Il Paraguay però mantiene l’indipendenza.
Protagonisti principali della seconda liberazione sono Simon Bolivar e Don Josè de San Martin. Regno Unito e Stati Uniti, desiderosi di estendere i propri commerci in Sudamerica, sostengono i rivoltosi.
Simon Bolivar (1783 - Santa Marta, Colombia, 1830) è chiamata il liberatore del Nord del Sudamerica. E’ discendente di una famiglia ricca di origine basche stabilitasi nel Venezuela, fu seguace delle dottrine di Rousseau e nel 1799 si trasferì in Spagna per la sua formazione militare. Conobbe pure gran parte dell’Europa, vivendone avvenimenti importantissimi: a Parigi assistette all’incoronazione di Napoleone, a Londra aderì alla Loggia americana, a Roma decise di dedicare tutta la sua vita per la liberazione delle sue terre. Ritornato in Sudamerica, libera dal dominio spagnolo la Nuova Grenada l’attuale Colombia, ottenendo una vittoria a Boyacà il 7 agosto 1819 e il Venezuela, ottenendo una vittoria a Carabobo, il 24 giugno 1821. Costituisce così la Confederazione della Gran Colombia, unendo Nueva Grenada e Venezuela. Nel 1822, grazie alle vittorie del suo luogotenente Sucre, libera l’Ecuador, che entrerà nella Confederazione. La vittoria di Sucre metterà poi fine alla dominazione spagnola anche in Bolivia, che governa però in modo separato. Tuttavia in questo paese, all'interno degli indipendisti, vi sono quelli che desiderano l'unione col Perù oppure altri che desiderano l'unione con l'Argentina.
San Josè de San Martin è chiamato invece il liberatore del Sud, perché tra il 1814 e il 1816 organizza un esercito che chiamerà Esercito delle Ande, con cui libererà anzitutto il Cile.
Marco de Pont, capitano generale del Cile, si preparò per difendersi. La battaglia iniziò la mattina del 12 febbraio 1817 e né usci vincitore Josè de San Martin. Accorse in aiuto del capitano generale del Cile, all’inizio del 1818, il vicerè del Perù Joaquin de la Pezuela, che spedì un esercito al comando di Mariano Osorio.
L’esercito sbarcò al Talcahuano, unendosi all’esercito di Marco de Pont. Insieme marciarono fino a Santiago. San Martin fu avvisato dell’avanzata realista, ma la notte del 19 marzo l’esercito realista prese di sorpresa quello delle Ande. Il 15 aprile l’esercito delle Ande attaccò e vinse i realisti. La battaglia di Maipù quindi consolidò l’indipendenza cilena.
San Josè de San Martin è chiamato il liberatore del Sud, perché tra il 1814 e il 1816 organizza un esercito che chiamerà Esercito delle Ande, con cui libererà anzitutto il Cile. A metà del 1820 l’Esercito delle Ande si trasferì nel vicereame del Perù, paese natio di San Josè de San Martin. Il vicerè decise di non attaccare e di proporgli un negoziato. Tale negoziato si svolse a Miraflores, frazione di Lima, ma terminò in un completo disastro. Il 26 ottobre l’esercito di liberazione si diresse verso Callao e Ancòn. Tra il 10 e il 12 novembre altre truppe sbarcarono nella spiaggia di Huacho e Vegeta, occupando subito la città di Huaura che fu dichiarato Quartiere Generale di San Martin. I capi realisti si riunirono ad Aznapuquio, vicino alla capitale, in cui decisero di destituire San Martin e di eleggere un nuovo vicerè: Josè de la Serna. La Serna decise di risolvere il conflitto pacificamente, ma anche a questa conferenza, svoltasi a nord di Lima, tra maggio e giugno, non si combinò nulla. Alla fine Josè de San Martin decise di occupare la capitale con la forza, riuscendo ad ottenere l’indipendenza del Perù.

Testo di Lorenzo Santiago Policarpo

La repubblica peruviana

San Josè de San Martin è chiamato il liberatore del Sud, perché tra il 1814 e il 1816 organizza un esercito che chiamerà Esercito delle Ande, con cui libererà anzitutto il Cile. A metà del 1820 l’Esercito delle Ande si trasferì nel vicereame del Perù, paese natio di San Josè de San Martin. Il vicerè decise di non attaccare e di proporgli un negoziato. Tale negoziato si svolse a Miraflores, frazione di Lima, ma terminò in un completo disastro. Il 26 ottobre l’esercito di liberazione si diresse verso Callao e Ancòn. Tra il 10 e il 12 novembre altre truppe sbarcarono nella spiaggia di Huacho e Vegeta, occupando subito la città di Huaura che fu dichiarato Quartiere Generale di San Martin. I capi realisti si riunirono ad Aznapuquio, vicino alla capitale, in cui decisero di destituire San Martin e di eleggere un nuovo vicerè: Josè de la Serna. La Serna decise di risolvere il conflitto pacificamente, ma anche a questa conferenza, svoltasi a nord di Lima, tra maggio e giugno, non si combinò nulla. Alla fine Josè de San Martin decise di occupare la capitale con la forza, riuscendo ad ottenere l’indipendenza del Perù. Il 3 agosto 1821 Josè de San Martin inizia a governare con il nome di liberatore, in realtà in modo dittatoriale. Lui si giustifica dicendo che prima della democrazia il Perù necessitava di un consolidamento dell’indipendenza. Durante il suo breve governo viene creato l’esercito e la marina peruviana, viene abolito il tributo degli indios, dichiarati liberi gli schiavi neri nati dopo il 28 luglio 1821, creata la prima scuola professionale, dichiarata la libertà d’impresa, stabilito l’inno e la bandiera peruviani. Nonostante ciò Josè de San Martin sapeva che doveva terminare la guerra contro gli spagnoli, ma non aveva le truppe necessarie. Chiamò in suo soccorso Simon Bolivar, già a capo della Confederazione della Gran Colombia, che riuniva alcuni paesi sudamericani da lui liberati, con le sue truppe e accettò di mettersi sotto i suoi ordini. La battaglia si svolse nel luglio 1821, nella quale San Martin comprese che Simon Bolivar voleva terminare la guerra e governare da solo. San Martin decise di non mettersi contro Simon Bolivar poiché ciò non avrebbe giovato all’indipendenza peruviana. Ritornò invece a Lima il 19 agosto 1822 e ordinò immediatamente di riunire un Congresso peruviano per il 20 settembre, in cui diede le dimissioni. Simon Bolivar, accusato di voler aspirare all’impero nel gennaio 1830, abbandona tutte le sue cariche politiche.
I primi anni dell'indipendenza furono, ovviamente, alquanto caotici e caratterizzati di piccole guerre di potere. Nel 1836 la Bolivia invase il Perù, per formare una confederazione peruviano-boliviana, che ebbe vita breve grazie all'intervento militare del Cile nel 1839.
Nel 1845 salì al potere Ramón Castilla, il primo a promulgare, nel 1860, una Costituzione democratica. Nel 1919 Augusto Leguía y Salcedo instaura una dittatura militare, la prima di una lunga serie, fino a quando, nel 1939, divenne presidente il banchiere Manuel Prado y Ugarteche. Nel 1948 un colpo di stato militare portò al potere Manuel Arturo Odría, che dichiarò fuorilegge i partiti politici.
Nelle elezioni del 13 marzo del 1985 Alan García si presentò come candidato presidenziale dell'Alleanza americana Revolutionaria Popolare (APRA). I risultati della prima svolta superarono la barriera del 50%. Come movimento politico latinoamericano è considerato dal 7 maggio 1924. I 5 punti dell'APRA sono: azione contro l'Imperialismo; l'Unità Politica dell'America Latina; la nazionalizzazione di terre ed industrie; l'internazionalizzazione del Canale di Panama; la solidarietà con tutti i paesi oppressi del mondo. Durante il governo di Alan García, fu portato avanti una repressione militare, come il massacro di dozzine di contadini nella città di Cayara nel 1988. Anche se inizialmente García mostrò interesse nel fermare le violazioni per i diritti umani, permise la continuazione sovversiva delle forze armate. L'opposizione al governo crebbe significativamente e sparò un movimento energico di protesta della destra.
Così Alberto Fujimori venne eletto alle elezioni presidenziali del 1990, con il partito di destra che aveva creato un anno prima, Cambio 90, nelle quali ebbe la meglio sul candidato conservatore, lo scrittore Mario Vargas Llosa. Visto che il Parlamento non gli concedeva libertà di azione sui temi caldi delle politiche macroeconomiche e della lotta ai movimenti sovversivi di Sendero Luminoso e Tupac Amaru, il 5 aprile 1992 sciolse il Parlamento stesso e sospese le attività della magistratura (crisi costituzionale del 1992). Fujimori colse quindi l'occasione per inasprire il suo governo autoritario, instaurando quello che lui stesso chiamò Governo di emergenza e ricostruzione nazionale. Per l'occasione convocò le elezioni per il Parlamento Costituente Democratico (Congreso Constituyente Democrático), assemblea costituente che avrebbe scritto la Costituzione del 1993. In questo periodo i servizi segreti riuscirono a catturare Abimael Guzmán, storico leader del gruppo terrorista Sendero Luminoso, che da anni lottava per stabilire un regime maoista nel paese.
Il 7 dicembre 1996, 14 membri del Movimento Rivoluzionario Túpac Amaru - MRTA prese come ostaggi 600 persone che appartenevano alla vita politica, sociale ed economica peruviana, nella residenza dell'Ambasciatore dal Giappone. I rapitori esigerono la liberazione di molti prigionieri del MRTA. La crisi si concluse ad aprile di 1997, quando furono liberati 71 dei 72 ostaggi. Gli eventi furono emessi dall'inizio in diretta televisiva nel Perù ed in molti paesi del mondo attraverso la CNN e le altre catene di televisione straniere. Nell'operazione fu informato che due comandi, un ostaggio ed i 14 terroristi erano morti.
Nell'anno 1998 Fujimori iniziò una serie di operazioni con il fine di potersi presentare, per la terza volta, come candidato alla presidenza del Perù. A tal fine cercò di fare promulgare una legge di interpretazione autentica della Costituzione. Infatti, sebbene l'articolo 112 della Costituzione stessa indicasse che il Presidente potesse essere rieletto una sola volta per un totale di due mandati consecutivi, Fujimori tentò di sostenere che l'elezione del 1990 non poteva essere conteggiata, perché allora era in vigore la Costituzione del 1979 e non quella da lui stesso voluta del 1993. Fujimori si presentò alle elezioni del 2000 senza prima essersi dimesso da presidente uscente. Portò avanti una campagna piena di insulti, esternando il timore di brogli nei confronti del suo avversario principale, Alejandro Toledo. Dopo la sua elezione venne alla luce uno scandalo di corruzione, che vide coinvolto un membro del governo Fujimori, Vladimiro Montesinos. In mezzo a questo caos politico Fujimori partecipò alla riunione della APEC in Brunei, nella sua veste ufficiale di Presidente del Perù. Terminata la riunione non fece ritorno in Perù, ma si recò in Giappone, temendo di essere accusato e perseguito penalmente per la corruzione del suo governo. Da Tokyo Fujimori formalizzò al Parlamento le sue dimissioni e mandò un fax con il quale annunciava che avrebbe rinunciato alla presidenza della Repubblica. Il Parlamento di Lima rifiutò le sue dimissioni, provvedendo altresì a destituirlo e ad interdirlo, per incapacità morale, dall'esercitare qualsiasi incarico pubblico, per un periodo di dieci anni. Il governo di transizione peruviano, eletto dopo la sua destituzione, ha più volte richiesto l'estradizione di Fujimori. Il governo giapponese ha sempre respinto le istanze di estradizione, in quanto la legge giapponese vieta l'estradizione per i propri cittadini. Il 6 novembre del 2005 Fujimori arrivò a Santiago, in Cile, a bordo di un areo privato partito da Tokyo. Il giorno dopo fu arrestato su ordine della Corte Suprema cilena che aveva ottemperato ad un mandato di cattura internazionale spiccato dalla Interpol.
Nel 2002, viene eletto a Presidente della repubblica il moderato Alejandro Toledo Manrique, con l'appena costituito partito di centro Peru Libre.
Nel 2006 vengono celebrate le nuove elezioni presidenziali. Il 4 giugno si è svolto il turno di ballottaggio (nel quale si sono affrontati i due candidati che hanno ottenuto più voti al primo turno) che ha visto il prevalere del candidato socialdemocratico Alan García - giunto al secondo mandato presidenziale - sul candidato nazionalista ed antiliberista Ollanta Humala.
Il giorno 16-09-2007 verso mezzogiorno a Puno, un villaggio nei pressi del confine con la Bolivia, è precipitato un meteorite. L'impatto ha causato un cratere profondo circa sei metri e largo trenta. Dal cratere stesso è poi uscita acqua bollente e i residui della roccia frantumata, che si sono sparsi tutt'attorno. La popolazione, ha poi notato uno strano odore diffondersi nell'aria, seguito da mal di testa e vomito.

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La repubblica argentina

Dopo aver sconfitto gli spagnoli, gli unitarios e i federales iniziarono un lungo conflitto per determinare il futuro della nazione. Nel 1826, il Congresso nominò il primo presidente costituzionale Bernardino Rivadavia, di tendenze centraliste. La perdita dell'attuale Uruguay in favore del Brasile, provocò le dimissioni di Rivadavia, sostituito da Manuel Dorrego, partitario dell'autonomia delle province. Gli unitarios sollevati da Juan Lavalle fucilarono Dorrego. Questo fatto accese di nuovo la guerra civile tra unitari e federali. Nel 1829 Juan Manuel de Rosas, federale, assume il governo della provincia di Buenos Aires, mantenendo al potere dal 1829 al 1832 e successivamente dal 1835 al 1852. Con l'opposizione di Buenos Aires, che si governava come uno Stato indipendente, Urquiza organizzò il Congreso Constituyente de Santa Fe (1853), che nell'anno seguente approvò una Costituzione di carattere repubblicano, rappresentativo e federale, elaborata secondo un modello di Juan Bautista Alberdi. Urquiza fu proclamato presidente della Confederazione, sebbene sorgessero difficoltà tra le province e Buenos Aires.
Due novità diedero slancio alla creazione della moderna nazione argentina alla fine del XIX secolo: l'introduzione di tecniche moderne in agricoltura e l'integrazione dell'Argentina nell'economia mondiale. Gli immigrati che lavoravano per sviluppare le risorse dell'Argentina — specialmente nelle pampas occidentali — arrivarono da tutta l'Europa, così come dagli Stati Uniti d'America.
Nel 1916 Hipólito Yrigoyen assunse la presidenza della nazione, grazie alla Legge Sáenz Peña, che stabiliva il suffragio segreto e universale maschile. Con la prima presidenza di Yrigoyen si inizia un periodo della storia argentina conosciuto come "tappa radicale", che va dal 1916 al 1930 (anno del primo colpo di stato). Durante questo periodo, si privilegiò un settore che era stato completamente dimenticato dal Partido Autonomista Nacional (PAN): il ceto medio.
Il 6 settembre 1930 il generale José Félix Uriburu rovescia il governo costituzionale, iniziando una serie di colpi di stato e governi militari che durerà fino al 1983, interrompendo tutti i governi eletti dal voto popolare.
Nel 1943 si produce un nuovo colpo di stato in Argentina da parte del GOU (Grupo de Oficiales Unidos), giovani militari di tendenze filofasciste, anticomuniste e ultracattoliche. Il golpe fu condotto da Arturo Rawson, che immediatamente fu rimpiazzato da Pedro Ramírez. L'allora colonnello Juan Domingo Perón occupò inizialmente un incarico come segretario personale del Ministro della Guerra, e successivamente fu designato come Direttore del Dipartimento del Lavoro (poco dopo Segreteria di Stato) e più avanti Ministro della Guerra e vicepresidente. Costretto alle dimissioni dagli oppositori all'interno delle stesse forze armate il 9 ottobre del 1945, Perón fu arrestato dopo poco, tuttavia manifestazioni di massa organizzate dal sindacato CGT portarono al suo rilascio il 17 ottobre, ed inoltre il supporto popolare gli aprì la strada alla presidenza con il 56% dei voti nelle elezioni del 24 febbraio 1946. Perón perseguì una politica sociale che mirava all'aumento dei poteri della classe operaia. Espanse enormemente il numero di lavoratori iscritti al sindacato e aiutò a fondare la potente Confederazione Generale del Lavoro (CGT). Definì questa come la «terza posizione» (definizione ripresa in seguito da numerosi movimenti antagonisti radicali europei, compresi quelli italiani), tra il capitalismo e il comunismo, sebbene egli fosse dichiaratamente anti-americano ed anti-britannico. La sua ideologia, soprannominata peronismo e che ebbe come sbocco istituzionale la costituzione del Partito Giustizialista (Partido Justicialista), ebbe grande influenza tra i partiti politici argentini. La seconda moglie di Perón, Eva Duarte de Perón (1919 - 1952, che aveva sposato Perón il 2 ottobre 1945), conosciuta con l'affettuoso diminutivo di Evita, aiutò il marito con il sostegno del sindacato e dei gruppi femminili e gestì gran parte dell'attività propagandistica del coniuge. Perón rivinse le elezioni nel 1951: tuttavia i problemi economici, l'alto livello della corruzione e i conflitti con la Chiesa cattolica contribuirono alla sua destituzione con un colpo di stato militare organizzato nel settembre del 1955. Si recò in esilio in Paraguay, da dove infine riparò a Madrid. Sposò la cantante di un night club, Isabel Martínez de Perón nel 1961.
In Argentina, gli anni cinquanta e sessanta furono segnati da frequenti cambi di governo e da un'insufficiente crescita economica, con continue rivendicazioni sociali e sindacali. Non essendo il governo riuscito a rivitalizzare l'economia e a sopprimere l'escalation terroristica dei gruppi peronisti come i Montoneros alla fine degli anni sessanta e nei primi settanta, si aprì la strada al ritorno di Perón.
Il 1° marzo del 1973 si tennero in Argentina le elezioni generali. Anche se a Perón fu impedito di concorrere, gli elettori votarono come presidente un suo sostenitore, Héctor Cámpora. Campora si dimise nel luglio dello stesso, spianando la strada a nuove consultazioni. A quel punto la confusione era tale che da più parti si invocava il ritorno di Perón. Egli tornò al suo paese natale e vinse la tornata elettorale, divenendo presidente per la terza volta, nell'ottobre del 1973, affidando a sua moglie Isabel il ruolo di vicepresidente. Perón morì il 1° luglio 1974, con tali problemi ancora non risolti e a lui succedette Isabel. Quest'ultima fu rovesciata da un golpe il 24 marzo del 1976 ed il suo esecutivo fu sostituito da una giunta militare.
Nel 1982 l'Argentina iniziò una guerra per la sovranità sulle isole Falkland-Malvinas. La sconfitta delle truppe argentine e la morte in combattimento di circa 600 soldati, fu il colpo definitivo al regime militare. La sconfitta nella Guerra delle Falkland-Malvinas obbligò il regime militare a convocare elezioni democratiche. Il 10 dicembre del 1983, si stimò il numero di detenuti scomparsi durante la dittatura (desaparecidos) tra 15.000 e 30.000. Il segno più profondo delle dittature è stata la repressione su settori specifici della società, specialmente su quelli politicamente più attivi, per esempio i giornalisti e i sindacalisti.
Senza dubbio, la azione dei governi democratici si è dimostrata insufficiente per rispondere ai problemi socioeconomici della popolazione. La povertà, che nel 1974 era del 5%, è salita al 25% nel 1983, al 45% nel 1989, arrivando ad un massimo del 56% nel 2002. La disoccupazione che era del 6% nel 1975, è salita al 8% nel 1989, al 18% nel 1995, arrivando ad un massimo del 31% nel 2002.

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