Iran

L'impero persiano / La repubblica islamica

L'impero persiano

L'origine del popolo persiano è varia e composita, frutto di un processo di integrazione tra popolazioni autoctone e diversi processi migratori a carattere indoeuropeo.
L'attuale altopiano dell'Iran, che anticamente era conosciuto come Persia (dal nome della regione iranica Parsa), è stato sempre ricco di minerali e di beni di prima produzione, soprattutto a carattere industriale. Inoltre, ha rappresentato un luogo di incontro e di passaggio obbligato per i ricchi commerci tra il Mediterraneo e l'India, tra l'Arabia e la Cina. Si compongono la Media (Madai) e la Persia (Parsua). Il primo re che caratterizza la supremazia persiana è Achemene (che darà origine alla stirpe achemenide), che intorno al 700 a. C. fonda un piccolo principato in seno al regno elamita. Approfittando della guerra tra Assiria ed Elam, i Persiani, attraverso il re Tepsi (675 - 640 a. C.) consolidano il dominio su altri territori. Il regno viene diviso tra i due eredi Ariaramne (640 - 590 a. C.), a cui spetta il regno del Parsa, e Ciro I (640 - 600 a. C.) che regna sul Parsumash.
La Media, con il re Ciassarre, vince su Ninive e l'Assiria e le ingloba nel suo regno. Intanto Babilonia, alleata della Media, ha il predominio sull'Elam. Ad Ariaramne succede Arsame, mentre nell'altro regno ha il potere Cambise I, il quale sposò la figlia di Astyage, re della Media, ed ebbe come figlio Ciro il Grande, che, riunificati i regni, rivalutò la capitale Pasargade.
Ciro II (detto il Grande) (559-530 a.C.), in breve tempo conquistò la Media al nonno Astyage, l'Assiria, la Lidia e tutta l'Asia Minore. Senza combattere, ma con un'abile politica di propaganda, sottomise Babilonia, approfittando della particolare strategia politica del sovrano babilonese Nabonedo, che al culto del dio Marduk sostituì quello assiro. Ciro si proclamò figlio di Marduk, fece cacciare il sovrano mesopotamico e venne accolto come salvatore. Emise anche un editto che consentiva agli ebrei di fare ritorno alla loro patria e di porre fine alla cattività babilonese. In questo modo il sovrano controllò anche l'area fenicio-palestinese. Cambise II (530-522 a.C.), conquistò l'Egitto e progettò tre spedizioni militari di conquista: Etiopia, Cirenaica e Cartagine. Solo la prima andò in porto.
Dario I (522-486 a.C.), fu l'espressione della continuazione della politica di Ciro il Grande. Rappresentò la nuova forza vitale per la famiglia imperiale. Nella sua politica espansionistica Dario arrivò fino alla foce dell'Indo ad oriente, mentre ad occidente riaprì il canale di Suez, fatto erigere precedentemente dal faraone Necho, con 700.000 uomini invase la Tracia, per combattere gli Sciti, e sottomise Bisanzio ed anche la Macedonia, stabilendo un valido caposaldo oltre lo Stretto dei Dardanelli.
Sotto Dario II (424-405 a.C.), l'Egitto esce dal giogo persiano ed entra sotto il controllo greco, desideroso di impossessarsi delle sue riserve di grano, oltre che dell’Asia Minore. Seguono: Artaserse II , figlio di Dario II 405 a.C.-359 a.C., Artaserse III, figlio di Artaserse II 358 a.C.-338 a.C., Artaserse IV Arse, figlio di Artaserse III 338 a.C.-336 a.C. e Dario III, pronipote di Dario II 336 a.C.-330 a.C.
Nella primavera del 331 a.C. Alessandro riprese la marcia verso oriente, dove Dario aveva raccolto un esercito nelle pianure dell'Assiria, nelle quali avrebbe meglio potuto sfruttare la propria superiorità numerica. L'esercito greco-macedone passò indisturbato prima l'Eufrate e quindi il Tigri. Il contatto con l'esercito di Dario avvenne il 20 settembre presso il villaggio di Gaugamela, non lontano dalle rovine di Ninive.
La battaglia fu di vitale importanza per Alessandro. Il mito racconta che il macedone avesse solo 30000 fanti e 3000 cavallieri contro da a 1 milione di persiani. Per evitare di essere aggirato da un esercito tanto più numeroso del suo e disteso su un fronte lunghissimo, aveva schierato appositamente una seconda linea dietro il fronte di battaglia. La vittoria fu decisa dall'attacco della cavalleria all'ala destra, guidata dallo stesso re macedone, mentre il generale Parmenione teneva fronte sul lato opposto alla cavalleria nemica.
Caddero nelle mani di Alessandro i magazzini e il tesoro dell'esercito e decine di migliaia di prigionieri. Il re Dario era fuggito nei territori montuosi della Media. Alla fine di ottobre Alessandro entrò in Babilonia dove ricevette la sottomissione del satrapo Mazeo, che fu lasciato al governo della provincia con accanto un comandante militare e un tesoriere greco.
Dopo aver sconfitto un'ultima resistenza presso le porte persiane nelle attuali montagne dello Zagros entrò infine a Persepoli, la capitale del regno persiano, dove venne in possesso del tesoro reale e diede alla fiamme il palazzo di Serse, vendicando così la sua invasione della Grecia.
Dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.), il potere effettivo passò nelle mani dei suoi generali, i diadochi, che si divisero le sue immense conquiste. La Persia fu suddivisa tra vari satrapi macedoni, tra i quali emerse presto la figura di Seleuco, satrapo di Babilonia.
Seleuco si fece incoronare re di Babilonia e nel 306 a.C. impose la sua autorità su tutte le province orientali. Nel 301 a.C. Antigono Monoftalmo, che governava l'Asia Minore e la Siria, fu sconfitto da una coalizione degli altri diadochi, e Seleuco si impossessò della Siria dove, sulle rive dell'Oronte, fondò Antiochia in onore di suo padre. L'impero di Seleuco raggiunse la sua massima estensione nel 281 a.C., quando Lisimaco, signore di Tracia e Asia Minore, fu sconfitto e ucciso alla battaglia di Corupedio; Seleuco inglobò nei suoi possedimenti l'Anatolia e si apprestava a invadere le terre europee di Lisimaco, quando fu assassinato, ormai ottantenne, da un sicario dell'egiziano Tolomeo Cerauno.
La corona passò al figlio Antioco I (281 a.C.-261 a.C.), e da questi al figlio Antioco II (261 a.C.-247 a.C.), che regnarono con il titolo persiano di Gran Re su un impero che si estendeva dall'Afghanistan al Mar Egeo. Durante quegli anni ne approfittarono i satrapi delle province più orientali per rendersi indipendenti: Diodoto fondò il regno della Battriana, che sopravvisse fino al 125 a. C., e la dinastia arsacide fondò in Partia un piccolo ma agguerrito stato che presto avrebbe soppiantato quello seleucide.
Nel 140 a.C. Demetrio II raccolse tutte le sue forze per fermare l'avanzata dei Parti, ma fu sconfitto e catturato. Babilonia divenne provincia partica. Antioco VII fece un ultimo tentativo di ristabilire i domini seleucidi, ma dopo alcuni successi iniziali fu sconfitto definitivamente da Fraate II nei pressi di Ecbatana. Finiva così il periodo ellenistico dell'Iran.
Dopo la morte di Antioco III il Grande (dei Seleucidi), i Parti avviarono una nuova fase di espansione. Mitridate I conquistò il regno di Battriana e si volse quindi a ovest prendendo la Media, e quindi nel 141 a.C. la Mesopotamia e nel 138 a.C. l'Elam. E’ l'inizio della decadenza, accelerata dal fatto che ormai l'impero dei Parti aveva assunto una struttura di tipo feudale, con la nobiltà divenuta sempre più potente e recalcitrante mentre il potere degli centrale si indeboliva.
Nel 224 un vassallo persiano, Ardashir, si ribellò e due anni dopo catturò Ctesifonte, mettendo fine alla storia dei Parti e instaurando il regno dei Sasanidi.
Nel 651 si concludeva la storia dei Sasanidi e iniziava quella della Persia islamica. Poiché gli Arabi offrivano una relativa tolleranza religiosa e trattavano bene i popoli che si sottomettevano senza opporre resistenza, i nativi non avevano molto da perdere nel cooperare con gli invasori, facilitando così l'occupazione. Fu solo a metà del VII secolo, comunque, che cessò ogni resistenza da parte dell'elemento persiano. La conversione, che portava indubitabili vantaggi, fu abbastanza rapida tra la popolazione dei centri urbani, ma molto più lenta tra i contadini e la popolazione rurale, sicché la maggioranza dei Persiani non divenne musulmana fino al IX secolo.

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La repubblica islamica

La Rivoluzione iraniana del 1979 trasformò la millenaria monarchia persiana in una Repubblica Islamica la cui costituzione si ispira alla legge coranica, la sharia.
A guidare la guerriglia furono all'inizio i fedayyin-e khald (volontari del popolo) d'ispirazione marxista, che presto decisero di unirsi ai mujaheddin islamici per coinvolgere nella lotta sempre più ampi strati della popolazione ed allargare così le basi della protesta. Nel 1978 molte persone persero la vita in un cinema di Abadan a causa di un incendio di origine dolosa. La strage venne attribuita alla SAVAK e in tutto l'Iran scoppiarono sommosse e manifestazioni represse duramente dalla polizia, finché l'8 settembre in Piazza Jaleh a Tehran intervenne l'esercito che aprì il fuoco sulla folla di manifestanti compiendo un orrendo massacro. La rivolta divenne allora inarrestabile.
Khomeini dal suo esilio parigino incitava alla rivoluzione, attraverso messaggi registrati su audiocassette che venivano diffuse in tutto il Paese, mentre lo scià compiva l'ultimo disperato tentativo di salvare il suo trono mediante la nomina del democratico Shapur Bakhtiar a primo ministro, il quale accettò a condizione che il sovrano lasciasse temporaneamente il Paese. Reza Pahlavi partì quindi per l'Egitto il 16 gennaio 1979, ma la popolazione, seppure entusiasta per l'avvenimento, non cessò la lotta, considerando la partenza dello scià un'ulteriore prova della debolezza e dell'imminente crollo della monarchia.
Bakhtiar concesse la libertà di stampa, indisse libere elezioni e bloccò la fornitura di petrolio a Israele e Sudafrica, ma Khomeini non riconobbe il suo governo e annunciò il prossimo ritorno in patria, che avvenne il 31 gennaio 1979. Le manifestazioni a favore dell'ayatollah si moltiplicavano mentre sempre più numerose erano le diserzioni nell'esercito, che il 12 febbraio annunciò il proprio disimpegno dalla lotta. A Bakhtiar non restò che darsi alla fuga.
Khomeini, capo del consiglio rivoluzionario, assunse di fatto il potere, sebbene Mehdi Bazargan assumesse la carica di primo ministro provvisorio. Mentre gli uomini del vecchio regime venivano sommariamente processati e giustiziati a centinaia, il 30 marzo un referendum controllato sancì la nascita della Repubblica Islamica dell'Iran con il 98% dei voti; vennero banditi bevande alcoliche, gioco d'azzardo e prostituzione, iniziarono le persecuzioni contro gli omosessuali e chiunque assumesse comportamenti non conformi alla sharia.
Intanto lo scià, che da tempo era malato di cancro, fu accolto negli USA per curarsi, ma il nuovo potere iraniano, temendo che ciò potesse preludere a un accordo per un intervento americano allo scopo di rimettere sul trono Reza Pahlavi, chiese l'estradizione del vecchio sovrano. Gli USA ovviamente rifiutarono, e ciò innescò manifestazioni di protesta antiamericane da parte degli "studenti islamici". Quattro di essi, ignorando le prerogative diplomatiche, penetrarono nell'ambasciata americana a Tehran e presero in ostaggio circa 50 diplomatici e funzionari. Il 25 aprile 1980 il presidente americano Carter ordinò un'azzardata operazione di salvataggio, che però si concluse disastrosamente con la morte di otto militari statunitensi. La vicenda si concluse nel gennaio 1981 con la liberazione degli ostaggi in cambio di 10 miliardi di dollari e della fornitura di armi da parte della nuova amministrazione Reagan al regime iraniano impegnato nella guerra contro l'Iraq, anch'esso finanziato e armato dagli USA.

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