Russia

Il principato di Kiev / Invasione mongola / L'impero russo / L'Unione Sovietica / La repubblica russa

Il principato di Kiev

Gli slavi dell'est sono il gruppo etnico che ha dato origine agli attuali popoli russo, ucraino e bielorusso.
Nel IX secolo da nord giunsero genti di stirpe svedese (Normanni o Variaghi) che imposero il loro controllo sugli slavi dell'est fondando la Rus' di Kiev. Rus' di Kiev è considerato il più antico stato sorto in Ucraina e in Russia prima che queste regioni prendessero il nome attuale.
La cristianizzazione dei russi, dopo un primo tentativo intorno al 950 (Olga si fa battezzare a Costantinopoli) attraverso contatti con la chiesa di Roma, si consolida sotto Vladimir il Santo sotto la direzione del patriarcato di Costantinopoli. Gli annali russi affermano che quando Vladimir I (980-1015) decide di adottare una nuova fede religiosa al posto di quella tradizionale, invia alcuni dei suoi più validi consiglieri e guerrieri come emissari in differenti parti dell'Europa. Dopo aver incontrato cattolici romani, ebrei e musulmani, essi finalmente giungono a Costantinopoli. Qui rimangono sbigottiti dalla bellezza della cattedrale di Santa Sophia (Hagia Sophia) e dal servizio liturgico che si svolge in essa e decidono che la fede ortodossa è quella che vorrebbero seguire. Dopo il loro ritorno a casa, essi convincono Vladimir che la fede dei Greci è la migliore scelta fra tutte; Vladimir viaggia a sua volta fino a Costantinopoli e combina il suo matrimonio con la figlia dell'imperatore bizantino.
La scelta di Vladimir di aderire alla cristianità ortodossa è sicuramente anche il riflesso degli stretti legami tra il Rus di Kiev e Costantinopoli che dominando il Mar Nero controlla lo sbocco del Dnepr, la via commerciale di vitale importanza per Kiev. Aderire alla chiesa Ortodossa ha conseguenze politiche, religiose e culturali di grande vastità.
Nei secoli che seguirono la fondazione dello stato, i discendenti di Rurik condividono il potere sul Rus' di Kiev. Le regole di successione vanno dal fratello più anziano a quello più giovane, dallo zio al nipote ed infine da padre a figlio. I membri più giovani della dinastia di norma iniziano la loro carriera politica come governanti di località minori per poi passare, come un vero e proprio cursus honorum, al governo di città più importanti ed infine competere per occupar il trono di Kiev.
Uno dei maggiori problemi del Rus' di Kiev è certamente rappresentato dalla scarsa omogeneità dei suoi componenti. La classe di governo, composta per lo più di discendenti dei Variaghi giunti al seguito di Rurik, è spesso propensa a dare la precedenza alle esigenze ed aspirazioni locali e del proprio clan più che a pensare alla solidità dello stato centralizzato. Così spesso i principi delle varie località si alleano l'uno contro l'altro non disdegnando neppure di cercare alleanze al di fuori del Rus' come ad esempio accade con Polovtsi, Polacchi e Ungari.

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Invasione mongola

Lo Stato di Kiev, che dal X secolo aveva unificato gra parte della Russia occidentale, nel XII secolo si presentava diviso in diversi principati, formalmente sottoposti a quello di Kiev, ma di fatto indipendenti. In ognuno di questi principati, prese a diffondersi un feudalesimo di tipo più moderato di quello già esistente nei paesi dell’Europa occidentale: i contadini godevano ancora della libertà personale e non erano legati alla terra, ma dovevano corrispondere al signore locale un certo tributo. La rivalità tra i principi e le continue lotte intestine, fiaccarono la forza di resistenza comune, rendendo il territorio sempre più esposto alle continue scorrerie delle tribù nomadi provenienti dalle steppe meridionali: Peceneghi, Polovzi, Turchi e altri ancora. Nonostante la disunione politica, l’opera di incivilimento della nazione proseguiva grazie ai costanti rapporti intrattenuti con l’Impero Bizantino, in modo tale che agli inizi del XIII secolo la Russia aveva già raggiunto un notevole sviluppo culturale ed economico, come dimostrano i monumenti e gli scritti dell’epoca. Dopo la conquista dell’Asia centrale, dal Caucaso, i mongoli sboccarono nelle steppe del Mar Nero dove, nel 1223, sconfissero duramente i Polovzi ed i russi loro alleati sulle rive del fiume Kalkapresso il Mare d’Azov. Nel 1227, anno della sua morte, l’Impero venne diviso tra i suoi successori: al nipote Batu, capo della tribù detta Orda d’Oro, spettarono i territori della Siberia occidentale: fu da lì che nel 1236 egli partì alla conquista della Russia. Divisi da gelosie feudali, i principi russi non seppero unirsi per affrontare il gravissimo pericolo che si stava avvicinando. Uno dopo l’altro vennero tutti sconfitti e sottomessi, ed i Tartari avanzarono sul territorio russo incendiando e distruggendo tutto ciò che trovavano sulla loro strada. Dell’immenso territorio russo venne risparmiata solo la parte nordoccidentale, perchè ricca di boschi e paludi, che limitavano di molto gli spostamenti della cavalleria tartara; ma tutta la regione delle steppe, che comprendeva una buona parte della Russia centrale e la Russia e l’Ucraina meridionali, finirono sotto la diretta dominazione dell’Orda d’Oro. Da questi territori la popolazione russa scampata al massacro, fu costretta a ritirarsi verso il centro ed il nord del Paese. I principi della Russia centrale vennero lasciati al loro posto, ma sottomessi ad un pesante tributo da versare ogni anno. Le conseguenze dell’invasione mongola che in Russia durò circa fino al 1480, furono tremende: il lavoro di secoli venne annullato in pochi anni, ma cosa ben più grave, la Russia venne privata dell’accesso al Mar Nero, e quindi dal contatto con la civiltà mediterranea, che all’epoca era la più progredita e successivamente dall’accesso al Mar Baltico, rimanendo quindi tagliata fuori dalle grandi correnti della civiltà europea.

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L'impero russo

Moscovia è lo stato che si forma in Russia nel XIII secolo dopo la disgregazione del Rus' di Kiev nel XII secolo.
Quando i mongoli invadono le terre del Rus' di Kiev, Mosca è solo un insignificante avamposto commerciale appartenente al Principato di Vladimir-Suzdal.
Il primo a fregiarsi del titolo di Principe di Mosca è Daniel Aleksandrovich, figlio di Alexander Nevsky che porta così sul trono una linea di quella dinastia Rurik che ha governato il Rus' di Kiev dalla sua fondazione. Suo figlio , Ivan I, conosciuto come Ivan Kalita ( Ivan borsellino), ottiene il titolo di Gran Principe di Vladimir dagli occupanti mongoli. Egli coopera strettamente con loro nella raccolta di tasse e tributi dagli altri principati russi. Questa politica permette ad Ivan di aumentare l'influenza nella regione soprattutto nei confronti della principale rivale del momento: la citta di Tver, a nord di Mosca. Nel XIV secolo i principi di Mosca sono ormai abbastanza potenti per tentare ad opporsi ai Tartari, travagliati dalla guerra civile, e li sconfiggono nel 1380 a Kulikovo. Malgrado una ripresa della potenza tartara che giungono a saccheggiare Mosca a partire da questo momento il principato di Mosca, si trasforma fino a divenire un grande stato, espandendosi lentamente, a partire dal XV secolo, sempre più ad est in Asia.
Nel corso del XV secolo i gran principi di Mosca iniziano la riunificazione sotto di se tutte le terre russe che crescono in popolazione e ricchezza sotto il loro governo. Il maggior artefice di questa politica fu Ivan III ,detto il Grande, che regna dal 1462 al 1505. Ivan III conquista Novgorod, nel 1478, e Tver, nel 1485. La Moscovia conquista la piena sovranità sulla Russia tra il 1480, quando cessa ufficialmente la sovranità del Canato dell'Orda d'Oro , e l'inizio del XVI secolo. Per eredità Ivan ottiene parte della provincia di Ryazan ed i principi di Rostov e Yaroslavl si sottomettono volontariamente. Solo la città di Tver, nel nord-ovest rimane ancora indipendente e viene conquistata poi da Vassili III, figlio di Ivan.
Ivan ha nella Lituania un potente avversario per quanto riguarda il controllo dei principati un tempo facenti parte del Rus' di Kiev nel bacino dell'alto Dnepr e del Donetz. Grazie alla defezione di alcuni principi e dopo schermaglie di frontiera ed una inconcludente guerra con la Lituania, che termina nel 1503, Ivan riesce a spingere verso ovest la sua influenza.
Alla sua morte lascia una Moscovia tre volte più estesa che al momento della sua salita al trono.
Ivan III si ispira al mito della "Terza Roma", secondo il quale, caduta la "Seconda Roma" (cioè Costantinopoli) in mano ai Turchi (1453), l'eredità ideale, politica e religiosa dell'Impero d'Oriente dev'essere raccolta dai principi di Mosca.
L'espansione territoriale continua per opera di Ivan IV il Terribile (1533-1584). Ivan IV e i suoi successori assumono il titolo di Zar, ossia di "Cesare". Il riferimento a Costantinopoli e alla civiltà romana serve a consolidare il prestigio di Mosca, che comincia ad esercitare in Russia la stessa azione unificatrice svolta in Occidente dalle grandi monarchie. Anche le forze che ostacolano questo nuovo processo sono simili: in Occidente i re devono combattere contro i grandi feudatari; in Oriente gli zar dovono sottomettere i nobili boiari e i piccoli principi, ossia i signori locali, già indipendenti, che erano stati progressivamente subordinati al potere di Mosca, ma che pretendono di limitare l'autorità degli zar.
I commercianti e gli artigiani delle città sono obbligati ad iscriversi alle rispettive corporazioni, fatto che comporta per essi l'impegno a svolgere determinati compiti nel campo amministrativo e finanziario. Tutta la popolazione è ripartita in classi, ciascuna delle quali ha verso lo Stato obblighi specifici e particolari.
Ad Ivan IV succede il figlio Fedor, mentalmente instabile. Il potere è, in realtà, nelle mani del cognato, il boiaro Boris Godunov. L'evento di maggior importanza del regno di Fedor è l'elevazione di Mosca a patriarcato nel 1589; questo evento è il punto culminante nel processo di totale indipendenza della Chiesa ortodossa russa.
Nel 1598 Fedor muore senza lasciare eredi ponendo così termine alla dinastia dei Rurik. Boris Godunov allora convoca un zemskiy sobor, un'assemblea di boiari, religiosi e borghesi che lo proclama Zar benché varie fazioni si rifiutino di riconoscere tale decisione.
Tra il 1601 ed il 1603 la Moscovia è colpita da una grave carestia che provoca notevoli sconvolgimenti interni; approfittando dei quali un uomo che afferma di essere Dimitri, il figlio di Ivan IV morto nel 1591, avanza le sue pretese al trono. Questo pretendente, che è ricordato come il Falso Dimitri I, ottiene l'appoggio della Polonia e marcia su Mosca raccogliendo seguaci tra i boiari dissidenti.
Gli storici hanno a lungo speculato su come Godunov avrebbe potuto superare questa crisi in quanto la sua morte, avvenuta nel 1605, non gli permise di eseguire nessuna azione. Come risultato il Falso Dimitri I entra in Mosca ed è incoronato Zar lo stesso anno, dopo aver fatto uccidere Fedor II, figlio di Godunov.
Immediatamente dopo questi fatti la Moscovia entra in un periodo di caos conosciuto come l'era dei tordibi. La guerra civile che si scatena per il controllo del trono, tra le varie fazioni dei boiari, è aggravata dalle interferenze di Polonia e Svezia e dal diffuso malcontento popolare.
Il Falso Dmitriy I e la guarnigione polacca sono rovesciati ed un boiaro, Vassili Šuyšij, viene proclamato Zar nel 1606. Il nuovo zar, per consolidare la sua posizione, si allea con la Svezia. Come risposta la Polonia si allea con un Falso Dimitri II. Questo nuovo pretendente viene proclamato zar ed i polacchi occupano nuovamente Mosca. La presenza polacca porta ad un risorgere del nazionalismo tra i russi ed un nuovo esercito finanziato dai mercanti del nord e benedetto dalla chiesa ortodossa scaccia i polacchi. Nel 1609 la Polonia interviene ufficialmente (la precedente invasione era stata condotta con un esercito privato) e nel 1610 i boiari firmano un trattato di pace con cui riconoscono Ladislao, figlio del re di Polonia Sigismondo Vasa come zar. Le fazioni che si oppongono vengono sconfitte dell'esercito polacco nella battaglia di Kluszyn.
Nel 1612 i polacchi sono infine respinti definitivamente anche se riescono a mantenere alcuni territori compresa Smolensk. Nel 1613 una nuova assemblea proclama zar il boiaro Michele Romanov dando inizio ai 300 anni di regno di questa famiglia.
Il primo obiettivo della nuova dinastia è il ristabilimento dell'ordine interno. Fortunatamente per la Moscovia i suoi maggiori nemici: Polonia e Svezia, sono impegnati in un aspro conflitto tra loro cosa che le permette di sottoscrivere la pace con la Svezia nel 1617 e di raggiungere una tregua con la Polonia nel 1619. I primi Romanov sono governanti deboli. Sotto Michele gli affari dello stato sono in mano al padre dello zar, Filarete Romanov, che nel 1619 diviene patriarca della Chiesa ortodossa russa. In seguito suo figlio Alessio si appoggia al boiaro Boris Morozov per governare. Questi abusa della sua posizione facendosi appoggiare dal popolino e nel 1648 Alessio lo allontana in seguito ad una sollevazione della popolazione di Mosca.
Il codice civile e penale introdotto nel 1649 è un buon esempio dell'aumentato controllo che lo stato possiede sulla società russa.
Nel secolo precedente si è progressivamente ridotta la possibilità per i contadini di passare da un signore ad un altro, il codice del 1649 ufficializza il vincolo dei contadini alla terra. Con questo atto lo stato sanziona la servitù della gleba rendendo reato il lasciare le terre del proprio signore. I nobili esercitano un controllo totale sui contadini che possono essere acquistati, venduti o ipotecati. I contadini vivono organizzati in comunità responsabili, verso il signore delle terre, del pagamento delle tasse e degli altri servizi. Anche le classi medie urbane composte da mercanti ed artigiani, sono sottoposte a tassazione ed anche i loro membri non possono liberamente cambiare residenza. Tutti gli strati della popolazione vengono assoggettati al servizio militare ed al pagamento delle tasse straordinarie. Vincolando la maggior parte della popolazione della Moscovia al domicilio il codice del 1649 subordina il popolo agli interessi dello stato.
Pietro, figlio di Alessio I e della sua seconda moglie Natal'ja Kirillovna Naryškina nasce a Mosca. Alessio I ha prima sposato Maria Miloslavskaja da cui ha avuto cinque figli e otto figlie ma al momento della nascita di Pietro solo due dei maschi erano ancora in vita (Fëdor e Ivan). Alessio ha ancora due figlie da Natalija prima di morire nel 1674 cedendo il trono al maggiore dei maschi che diviene zar con il nome di Fëdor III.
Il regno di Fëdor, privo tra l'altro di particolari eventi, termina dopo soli sei anni. Lo zar, debole e malaticcio non lascia eredi e questo genera una disputa, tra le famiglie delle due consorti di Alessio I, sulla successione. Ivan, figlio della prima moglie è il primo in linea di successione ma è un invalido malfermo di mente. Di conseguenza l'assemblea dei boiari sceglie Pietro, figlio della seconda moglie di Alessio I, di appena dieci anni come futuro zar sotto la reggenza della madre.
A questa scelta si oppone Sophia Alekseevna, figlia di primo letto di Alessio I, che si ribella con l'appoggio degli strelizi (un corpo militare d'elite, in pratica la guardia personale dello zar).
Nel conflitto che ne segue molti parenti ed amici di Pietro vengono uccisi e lui stesso assiste alla morte di uno zio massacrato dalla folla.
Sophia ottiene che Pietro ed Ivan siano proclamati entrambi zar con Ivan proclamato maggiore tra i due. Essendo i due sovrani minori la stessa Sophia ottiene la reggenza e per sette anni governa come un autocrate.
Pietro non sembra particolarmente interessato dal fatto che qualcun altro governi al suo posto. Si impegna in numerosi passatempi come la costruzione di navi e le regate. Le navi che costruisce vengonopoi usate per finte battaglie. Sua madre cerca di forzarlo ad assumere un atteggiamento meno anticonformista e combina il suo matrimonio, nel 1689 con Eudoxia Lopukhina. L'unione è un completo fallimento e dopo dieci anni Pietro costringe la moglie a farsi monaca in modo da liberarsi da quel matrimonio.
Nell'estate del 1689 Pietro pianifica di togliere il potere alla sorellastra Sophia la cui posizione è indebolita dall'insuccesso nella guerra in Crimea. Quando Sophia scopre i piani del fratellastro inizia a cospirare con i capi degli strelizi ma è ormai troppo tardi: la maggioranza degli strelizi segue il giovane zar e Sophia viene detronizzata.
Pietro sceglie di continuare la commedia della coreggenza con il fratellastro. Malgrado tutto però non ha ancora il completo controllo della gestioni degli affari della Russia, parte del potere è infatti ancora nelle mani della madre Natalija Naryškina. Solo con la morte di questa nel 1694 Pietro diviene del tutto indipendente.
Formalmente Ivan V rimane coreggente con lui benché non abbia in realtà alcun potere. Alla morte di Ivan, nel 1696, Pietro rimane il solo governante della Russia.
Fin dall'inizio, Pietro, promuove ampie riforme volte a modernizzare la Russia. Notevolmente influenzato dai suoi consiglieri occidentali, riorganizza l'esercito russo sul modello di quelli europei e da inizio ai progetti per far diventare la Russia una potenza marittima. Pietro incontra molta opposizione alla politica di riforme ma reprime con decisione, anche brutale, qualsiasi ribellione contro la sua autorità.
Allo scopo di migliorare la posizione della Russia sul mare Pietro cerca di ottenere il controllo di un maggior numero di sbocchi. In un primo tempo la Russia possiede sbocco solamente sul Mar Bianco mentre il Mar Baltico è saldamente controllato dalla Svezia.
Pietro decide allora di puntare verso sud e cerca di acquisire il controllo del Mar Caspio, ma per fare ciò deve prima espellere i Tartari dalle aree circostanti. Deve quindi, per realizzare i propri piani, entrare in guerra con il Khanato di Crimea e di conseguenza con l'Impero Ottomano.
Il primo obiettivo di Pietro è la cattura della fortezza di Azov nei pressi del fume Don. Nell'estate del 1695 organizza la campagna d'Azov per conquistare la fortezza ma i suoi tentativi si concludono con un fallimento. Pietro ritorna a Mosca nel novembre dello stesso anno ed immediatamente ordina la costruzione di grandi navi. Nel 1696 lancia una nuova offensiva appoggiata da una flotta di circa trenta navi e nel luglio 1696 cattura Azov.
Lo zar pienamente consapevole che la Russia non può affrontare da sola l'impero Ottomano. Nel 1697 Pietro viaggia in Europa, con una vasto seguito di consiglieri, la Grande Ambasceria per cercare aiuto dai monarchi Europei. Le speranze si rivelano però vane: la Francia è tradizionalmente alleata del sultano mentre l'Austria desidera mantenere la pace ad est mentre è impegnata nelle guerre all'ovest. Oltretutto Pietro sceglie un momento poco adatto, gli europei sono molti più interessati alla mancanza di eredi del re di Spagna Carlo II che alla caccia all'infedele sultano ottomano.
Benché abbia fallito il suo obiettivo principale: creare un'alleanza anti-ottomana, la Grande Ambasceria prosegue il suo viaggio attraverso l'Europa. Visitando l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero e la Francia Pietro viene a contatto con la cultura dell'occidente. Egli studia la costruzione di navi a Deptford e ad Amsterdam e di artiglierie a Konigsburg. Il suo viaggio termina nel 1698 quando deve tornare in Russia a causa della ribellione degli strelizi. La ribellione è, in realtà, schiacciata ancora prima del ritorno dello zar, lo truppe a lui fedeli perdono un solo soldato negli scontri. Pietro comunque agisce con estremo rigore e brutalità verso gli ammutinati, oltre 1200 di essi sono torturati e giustiziati con lo zar stesso che agisce come boia. Gli strelizi sono dispersi e la sorellastra di Pietro Sophia, anima della ribellione, è costretta a diventare monaca ed a rinchiudersi in un convento.
Subito dopo il suo ritorno Pietro pone termine al suo matrimonio con Eudoxia Lopukhina da cui ha avuto tre figli benché solamente uno, lo zarevič Alessio, sia ancora in vita. Il lungo viaggio in Europa convince lo zar che le abitudini dell'Europa occidentale sono, in generale, superiori alla tradizione russa. Egli ordina a tutti i suoi cortigiani ed ufficiali di tagliarsi le lunghe barbe e di vestire all'occidentale. I boiari che intendono conservare la barba, quasi un simbolo del loro status, devono pagare una tassa di cento rubli all'anno. Nel 1699 Pietro abbandona anche il tradizionale calendario russo, in cui l'anno inizia il primo settembre, in favore del Calendario Giuliano. Anche il calcolo degli anni viene riformato e come punto d'inizio viene abbandonata la supposta data della creazione del mondo in favore di quella della nascita di Cristo Mentre polacchi e svedesi sono impegnati a combattersi, Pietro fonda la grande città di San Pietroburgo (in onore di San Pietro apostolo) in Ingria, una regione catturata agli svedesi nel 1703. Egli proibisce la costruzione di edifici in pietra al di fuori da San Pietroburgo, che egli intende far diventare capitale della Russia, cosicché tutti gli scalpellini possano partecipare alla costruzione della nuova città. Nello stesso periodo Pietro si lega a Martha Skavronskaja che si converte alla religione ortodossa con il nome di Caterina; i due si sposano segretamente intorno al 1707.
Gli ultimi anni di regno di Pietro I sono contrassegnati da ulteriori riforme. Nel 1721, dopo aver concluso la pace con la Svezia, viene acclamato Imperatore di tutta la Russia. (alcuni gli propongono di prendere il titolo di Imperatore dell'Est ma egli rifiuta).
Pietro introduce anche nuove tasse allo scopo di trovare i fondi per la costruzione di San Pietroburgo. Abolisce la tassa sulla terra e quella sulla famiglia sostituendole con un'imposta pro-capite. Le tasse sulla terra o sulla famiglia erano pagate solamente dai proprietari o da coloro che mantenevano una famiglia mentre la nuova tassa è pagata da tutti compresi servi e poveri. Nel 1724 associa al trono Caterina, la sua seconda moglie, attribuendole il titolo di Imperatrice anche se peraltro mantiene nelle sue mani tutto il potere. Tutti i suoi figli maschi sono morti, il più vecchio Aleksej, è stato torturato ed ucciso per suo ordine nel 1718 a causa del suo rifiuto di aderire alla politica del padre. Anche la madre di Aleksej viene perseguita a causa di false accuse di adulterio. Molti amici di Aleksej sono torturati ed uccisi. Nel 1725 è completata la costruzione del Peterhof, un palazzo nei pressi di San Pietroburgo che diventa famoso come la Versailles russa.
Una legge del 1722 dà a Pietro il privilegio di scegliere il suo successore, ma egli non riesce ad applicarla in quanto muore improvvisamente nel 1725. La mancanza di chiare regole di successione porta ai molti conflitti e complotti che caratterizzano il periodo storico che è conosciuto come "l'era delle rivoluzioni di palazzo"'.
A Pietro succede la moglie Caterina che ha l'appoggio sulla guardia imperiale. Dopo la sua morte nel 1727 il trono passa al nipote di Pietro I Pietro II (figlio di Alessio) con il quale termina la discendenza diretta maschile dei Romanov. Nel 1730 Pietro II muore di vaiolo e Anna Ivanovna, figlia di Ivan V, che è stata co-reggente con Pietro sale al trono. La camarilla di nobili che mette Anna sul trono tenta di imporle numerose condizioni. Nella sua strenua lotta contro queste imposizioni Anna ha l'appoggio di altri nobili che temono l'evolversi dello stato in forma oligarchica. In questo modo il principio autocratico continua ad avere una forte influenza malgrado le strenue lotte per il trono. Anna muore nel 1740 e un suo pronipote ancora minorenne viene proclamato Zar con il nome di Ivan VI. Dopo una serie di complotti questo viene rimpiazzato dalla figlia di Pietro I: Elisabetta (1741-1762). Durante il regno di Elisabetta, che ha in effetti maggior potere dei suoi predecessori, comincia ad emergere una cultura russa fortemente occidentalizzante. Tra gli eventi culturali di maggior rilevanza la fondazione dell'Università di Mosca (1755) e dell'Accademia di belle arti (1757) ed il primo eminente scienziato e studioso di origine russa, Mikhail Lomonosov.
Elisabetta muore nel 1762 ed il suo successore Pietro III firma un'alleanza con la Prussia a causa della sua grande ammirazione per il re prussiano Federico il Grande.
Pietro III ha un breve ed impopolare regno. Benché fosse nipote di Pietro I, suo padre era duca di Holstein – Gottorp, così che Pietro III era stato allevato in un ambiente luterano. I Russi lo considerano un forestiero. Non nascondendo il suo disprezzo per tutto ciò che è russo Pietro III crea molto risentimento imponendo metodi di addestramento prussiani nell'esercito russo, attaccando la Chiesa Ortodossa Russa e privando la Russia di una vittoria militare stabilendo l'alleanza con la Prussia. Facendo leva sullo scontento e temendo per la sua posizione la moglie di Pietro, Caterina, depone il marito con un complotto di corte ed il suo amante Aleksey Orlov successivamente lo uccide. Così nel 1762 Caterina diventa Caterina II, imperatrice di Russia.
Nel 1783 Caterina annette la Crimea facendo così scoccare la scintilla di una nuova guerra Russo-Turca. Questa inizia nel 1787 e si conclude con il trattato di Jassy del 1792 grazie a cui la Russia si espande a sud del fiume Dniestr. L'espansione russa verso ovest si realizza come risultato della spartizione della Polonia. Nel XVIII secolo con l'indebolimento del potere centrale ciascuno degli stati confinanti (Russia, Prussia ed Austria) cercano di mettere sul trono un proprio candidato. Nel 1772 le tre nazioni decidono una prima spartizione del territorio polacco con cui la Russia riceve parte della Bielorussia e la Livonia. Dopo questa spartizione la Polonia tenta una profonda riforma interna, riforma che include la concessione di una costituzione, atto che allarma i reazionari sia in Polonia che in Russia.
Usando la scusa del pericolo del radicalismo le tre potenze confinanti abrogano la costituzione polacca e nel 1793 si spartiscono una ulteriore parte del restante territorio polacco. La Russia acquista la maggior parte della Bielorussia e l'Ukraina ad ovest del fiume Dnepr. La Polonia reagisce con una insurrezione anti-Russa ed anti-Prussiana che termina nel 1795 con la definitiva scomparsa della Polonia stessa come unità autonoma.
L'unico settore nel quale l'ispirazione illuministica influì sull'opera di Caterina II fu quello dell'educazione e dell'assistenza sanitaria: case di educazione furono istituite a Mosca e a Pietroburgo, mentre nei capoluoghi furono aperte scuole anche per gli adulti, si costruirono nuovi ospedali e le città furono obbligate a provvedersi di medici e di farmacie.
Anche l'occidentalizzazione dell'elite intellettuale prosegue. Aumenta il numero di libri e giornali pubblicati portando così alla luce il dibattito intellettuale e la critica sociale.
Caterina II muore nel 1796 e le succede il figlio Paolo I (1796-1801). Consapevole che sua madre aveva pianificato di scavalcarlo per nominare Zar il nipote Alessandro, suo figlio, Paolo istituisce la primogenitura in linea maschile come regola base per la successione al trono (legge Salica). Questa è l'unica riforma duratura tra le poche che vengono attuate sotto il suo breve regno . Fonda anche una Compagnia Russo-Americana che ha come conseguenza l'acquisizione dell'Alaska da parte della Russia. Paolo è arrogante e di mutevole opinione e spesso ribalta le sue decisioni precedenti creando caos nell'amministrazione e accumulando nemici.
Nel suo ruolo di grande tra le potenze europee la Russia non può sfuggire alla guerra che coinvolge la Francia di Napoleone. Paolo diviene l'adamantino nemico della Francia e degli ideali della rivoluzione che essa rappresenta e la Russia si unisce all'Austria ed alla Gran Bretagna nella guerra . Negli anni 1798-1799 le truppe russe sotto il comando di uno dei più famosi generali Aleksandr Suvorov ottengono brillanti risultati in Italia. Paolo I però, quasi contraddicendo sé stesso, cambia posizioni ed abbandona gli alleati. Questo voltafaccia associato all'aumento della decisioni arbitrarie negli affari interni genera un colpo di stato e nel marzo del 1801 Paolo viene assassinato.
Il nuovo Zar, Alessandro I (1801-1825) giunge al trono appunto in seguito all'uccisione del padre, azione nella quale è implicato. Preparato al trono da Caterina II e formato nello spirito illuminista, Alessandro ha inclinazioni anche verso il romanticismo ed il misticismo religioso, in modo particolare durante il suo ultimo periodo di regno. Alessandro "rappezza" con alcuni cambiamenti il governo centrale e rimpiazza collegi di governo voluti da Pietro I con un gabinetto di ministri che però non coordinato da un primo ministro. Il suo interesse principale non è rivolto ai problemi interni della Russia ma agli affari esteri ed in particolar modo a Napoleone. Temendo le ambizioni espansionistiche di questi ed il consolidamento del potere francese, Alessandro si allea con Gran Bretagna ed Austria contro di lui. Dopo le sconfitte di Austerlitz, nel 1805, e di Friedland,nel 1807, lo Zar è costretto a firmare, nel 1807, il Trattato di Tilsit ed a divenire alleato di Napoleone. La Russia subisce, a causa del trattato, una piccola perdita territoriale ma Alessandro fa uso di questa alleanza per portare avanti un piano di espansione. Con la guerra di Russo-Finnica toglie il Granducato di Finlandia alla Svezia nel 1809 ed acquisisce la Bessarabia dalla Turchia nel 1812.
L'alleanza Russo-Francese di deteriora gradualmente. Napoleone è consapevole degli interessi russi su zone strategicamente rilevanti come gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli; allo stesso tempo Alessandro vede il Granducato di Varsavia, il ricostruito, sotto controllo francese, stato polacco con sospetto. L'obbligo, derivante dal trattato di alleanza, di unirsi al blocco francese contro la Gran Bretagna provoca gravissimi danni al commercio russo al punto che nel 1810 Alessandro si svincola dall'impegno. Nel giugno del 1812 Napoleone invade la Russia con 600000 uomini, una forza doppia dell'esercito regolare russo. Napoleone spera di infliggere una pesante sconfitta alla Russia costringendola così a chiedere la pace. Alla tattica di francese i russi rispondono con la ritirata costringendo così Napoleone a penetrare a fondo nel vasto territorio russo.
Questa tattica, pur con gli immensi costi che comporta (le truppe francesi occupano Mosca), combinata con l'arrivo dell'inverno portano Napoleone ad una rovinosa sconfitta, solo 30000 soldati della "Grande Armee" ritornano alle basi di partenza dopo una rovinosa ritirata. Vittoriosi in quella che definiscono la "Guerra Patriottica" i russi tallonano i francesi attraverso l'Europa Centrale ed occidentale al punto che dopo la battaglia di Lipsia (1814) giungono alle porte di Parigi.
Dopo la definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo, nel 1815, si apre il "Congresso di Vienna" che vede la Russia tra le potenze vincitrici impegnate a ridisegnare la mappa dell'Europa.
Il Congresso di Vienna crea il Regno di Polonia (Polonia Russa) a cui Alessandro, che viene incoronato re, concede una costituzione. Così egli diventa monarca costituzionale di Polonia mentre rimane autocrate di Russia. La Finlandia viene annessa all'impero nel 1809 ottenendo una parziale autonomia. Nel 1813 la Russia acquista i territori intorno a Baku, nel Caucaso, a spese della Persia. Gli ultimi anni del regno di Alessandro I vedono il sorgere di quei movimenti rivoluzionari le cui vicende segneranno la storia della Russia fino al 1917. Giovani ufficiali che hanno inseguito Napoleone attraverso l'Europa ritornano in patria portando idee rivoluzionarie che comprendono diritti umani, governo rappresentativo e democrazia di massa.
Gli intellettuali , la cui occidentalizzazione, è stata favorita, nel XVIII secolo, dallo stato russo autocratico e paternalista ora si oppongono all'autocrazia, chiedono governi rappresentativi, fanno appelli per l'abolizione della servitù della gleba ed in alcuni casi auspicano un rovesciamento rivoluzionario del governo. Molto malcontento viene dell'avere Alessandro concessa la costituzione alla Polonia mentre la Russia ne rimane priva. Molte organizzazioni clandestine lavorano alla preparazione di una rivolta quando, nel 1825, inaspettatamente Alessandro I muore. In seguito a questa morte vi è una grande confusione sulla successione anche perché Costantino, fratello di Alessandro, rinuncia ai suoi diritti al trono. Un gruppo di ufficiali al comando di circa 3000 uomini rifiuta di prestare giuramento al nuovo Zar, Nicola I, anch'esso fratello di Alessandro, proclamando contemporaneamente la loro fedeltà all'idea della costituzione. La rivolta scoppia nel dicembre 1825 da cui i suoi membri saranno poi conosciuti come "Decabristi". Il nuovo Zar Nicola ha facilmente ragione dei ribelli che vengono arrestati e, per la maggior parte, deportati in Siberia.
Fino ad un certo punto il movimento Decabrista si pone nella lunga tradizione delle rivoluzioni di palazzo volte a porre sul trono un certo candidato, ma avendo, i Decabristi, nel loro programma anche elementi di politica liberale vengono ricordati come gli iniziatori del movimento rivoluzionario in Russia. Il nuovo Zar Nicola I, che sale al trono nel 1825, manca delle doti del fratello, Alessandro I, sia sotto l'aspetto intellettuale che spirituale. Egli vede il suo ruolo come quello di un autocrate paternalista che deve governare il suo popolo con qualunque sistema, se necessario.
Nel 1892 gli succede Alessandro II. Le riforme di Alessandro II ed in particolar modo l'attenuazione delle censura incoraggiò il dibattito politico e sociale. Il regime sperava così di ottenere attraverso l'influenza che i giornali e gli altri periodici avevano sull'opinione pubblica l'appoggio la sua politica interna ed estera. Questa maggior libertà permise anche a tutti gli oppositori del regime sia progressisti che nazionalisti di portare a conoscenza di un maggior numero di persone le loro opinioni che denunciavano l'imperialismo dello stato e le condizioni di vita dei contadini e degli operai, o che chiedevano una politica estera più aggressiva.
Nel 1881 è Zar Alessandro III, al quale succede, nel 1894, Nicola II. La situazione interna precipitò il 22 gennaio del 1905 a San Pietroburgo. Una grande folla di operai guidati da un pope, Gapon, si recò di fronte al Palazzo d'Inverno, residenza dello Zar, per consegnare a questi una supplica. Malgrado la dimostrazione fosse pacifica e composta da fedeli sudditi, le truppe di guardia, Ulani e Cosacchi caricarono la folla facendo uso di fucili e sciabole. Al termine dell'eccidio, secondo dati della polizia, si contarono circa mille morti e duemila feriti.
Questi eventi ebbero un effetto scatenante sulla popolazione ed anche su parte dell'esercito. A San Pietroburgo ed a Mosca gli operai scesero in sciopero; nelle campagne vi furono sollevazioni di contadini; nell'esercito si ebbero ammutinamenti di reparti a Mosca, in Lettonia, negli Urali ed in Polonia. Nell'ottobre 1905, su pressioni di Vitte, che era stato nominato primo ministro, lo Zar Nicola II pubblicò quello che venne poi chiamato Il Manifesto di ottobre con cui concedeva una costituzione e proclamava i basilari diritti civili per tutti i sudditi.
Tra le altre cose il documento prevedeva l'elezione di una Duma ossia di una parlamento anche se con poteri limitati ed un sistema elettorale non del tutto equo.
Il principale limite ai poteri della Duma risiedeva nel fatto che i ministri continuavano ad essere responsabili solamente di fronte allo Zar. Sulla fine del 1905 il governo, che malgrado tutto non aveva mai smesso di funzionare, riuscì, anche grazie ad una pesante opera di repressione, a riprendere il controllo del paese.
Lo Zar Nicola II essendo anche riuscito ad ottenere dalla Francia un nuovo prestito decise, prima che si tenessero le elezioni per la Duma di sostituire Witte con il meno indipendente, e politicamente più conservatore, Stolypin. Lo scoppio della I Guerra Mondiale rese palese a tutti la debolezza del regime dello zar Nicola II. L'entrata in guerra aveva dato adito a manifestazioni di unità nazionale e la difesa dei Serbi, quindi dell'identità slava, era stato il principale grido di battaglia.
Dopo i rovesci militari del 1914 nel 1915 lo zar Nicola II si recò al fronte allo scopo di assumere in prima persona il comando dell'esercito lasciando sua moglie Alexandra, tedesca di nascita, e Rasputin, un membro del suo entourage, a controllare il governo e le sue manovre.
Mentre il governo centrale era ostacolato dagli intrighi di corte lo sforzo bellico iniziò a causare agitazione tra gli strati popolari ( si tenga conto che l'esercito era formato prevalentemente di contadini). Nel 1916 gli aumenti di prezzo dei generi alimentari e la mancanza di combustibile per riscaldarsi (legna, carbone) generarono scioperi e manifestazioni in molte città. Gli operai, che avevano conquistato il diritto di avere rappresentanti in una sezione del Comitato per l'industria bellica, iniziarono ad usare tali rappresentanze allo scopo di organizzare una politica di opposizione al regime. Anche le campagne cominciarono ad essere inquiete.
Tra la truppa divennero sempre più frequenti i casi di insubordinazione, in modo particolare tra le nuove reclute, tutte provenienti dalla campagne, che cominciarono a comprendere di essere destinate ad essere solamente carne da cannone in una guerra condotta in modo inetto.
Il conflitto interno tra la Duma e lo zar indebolì ulteriormente il governo aumentando l'impressione della sua inefficienza.
All'inizio del 1917 il penoso stato di abbandono delle ferrovie causò una grave carenza di combustibile e di viveri nelle città, situazione a cui seguirono ondate di scioperi. Il governo decise di far intervenire l'esercito per riportare l'ordine a Pietrogrado (come San Pietroburgo era stata ribattezzata nel 1914 allo scopo di slavizzare il suo nome).
Nel 1905, in una analoga situazione, le truppe avevano sparato sui dimostranti salvando la monarchia, ma nel 1917 i soldati voltarono i loro fucili contro il governo.
Il 27 febbraio, nel pomeriggio, anche la Duma fu occupata dagli insorti che permisero però al comitato di cercare un contatto con lo zar. La sera stessa, sempre nel Palazzo di Tauride, si riunì il primo soviet di Pietrogrado. Nella notte tra il primo ed il due marzo, lo zar, ormai persino impossibilitato a raggiungere la famiglia a Zarskoe Zelo, firmò un manifesto che prometteva una Costituzione e la formazione di un gabinetto responsabile verso la Duma, ma quello che poche settimane prima avrebbe avuto un notevole peso ora fu privo di valore. Il 2 marzo Soviet e Comitato della Duma raggiunsero un accordo sulla deposizione dello zar e sulla formazione di un governo provvisorio che indica le elezioni per l'Assemblea Costituente. Lo stesso giorno viene presentato l'elenco dei nuovi ministri.
Nella notte tra il 2 ed il 3 marzo Nicola II abdica in favore del fratello, il Granduca Michele, ma questi lo stesso giorno rinuncia al trono ponendo così fine alla monarchia in Russia ed ai tre secoli di dominio della dinastia Romanov.

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L'Unione Sovietica

Dopo lunghi anni di studio trascorsi per lo più in esilio, Lenin apparve alla ribalta della politica clandestina nel 1903, anno in cui si svolse a Bruxelles il secondo congresso socialdemocratico russo (il primo si era svolto mentre Lenin era detenuto in Siberia). Durante quel congresso si consumò il primo atto della frattura del partito tra bolscevichi e menscevichi. Il nodo centrale del disaccordo, che a prima vista poteva apparire come un fatto di minore importanza, fu dovuto alla diversa concezione della struttura del partito stesso: i menscevichi sostenevano la necessità di organizzare il partito sul modello occidentale, cercando l'appoggio di determinati strati sociali (ad esempio i professori e gli studenti universitari), Lenin ritenne invece che queste classi sociali medio-alte non avrebbero mai rispettato la disciplina necessaria al lavoro illegale.
I bolscevichi proposero un partito tenuto insieme da un completo accordo sugli obiettivi fondamentali, i cui membri fossero disposti ad eseguire, se necessario, anche compiti assegnati da altri.
Per comprendere meglio le vicende del II° congresso socialdemocratico ed evitare di attribuire alle azioni dei protagonisti dei giudizi fuorvianti, è bene considerare il clima in cui si svolgevano queste assemblee: le riunioni provocavano spesso antagonismi e scissioni, sopratutto a causa della natura dei militanti rivoluzionari, ambiziosi ed idealisti. I membri delle organizzazioni clandestine avevano scelto una vita che li conduceva spesso alla prigionia, alla deportazione, all'esilio (se non alla fucilazione); pertanto erano poco avvezzi a metodi diplomatici per superare i dissensi.
Negli anni successivi menscevichi e bolscevichi si riunirono sporadicamente per fronteggiare i nemici comuni (come i rivoluzionari non marxisti), la forza numerica delle loro fazioni variò spesso: era diffusa la consapevolezza che i bolscevichi fossero più numerosi tra le popolazioni industriali del centro e del nord della Russia, ed i menscevichi avessero maggior seguito nella Russia meridionale ed in Georgia.
Nei primi anni trascorsi all'estero Lenin arrivò ad avere una corrispondenza di circa 300 lettere al mese, che giungevano sia da politici russi sia da semplici operai. Ciò permise al capo bolscevico di seguire l'evolversi della situazione sociale che portò, dopo il conflitto russo-giapponese, alla prima rivoluzione contro l'impero degli zar (1905).
La notizia delle sommosse scoppiate in Russia nel gennaio 1905 colse Lenin ed i suoi seguaci mentre si trovavano a Ginevra. La sensazione condivisa dal gruppo era che la tanto auspicata rivoluzione fosse cominciata in quel momento. Alcuni compagni spinsero per un rientro immediato in Russia al fine di battersi a fianco del popolo, ma il leader bolscevico non mutò i suoi programmi di lavoro, suscitando così le polemiche tra i membri del partito.
Lenin sapeva di non essere un uomo d'azione; il suo contributo alla lotta rivoluzionaria fu rappresentato dall'incessante opera di statista e stratega. Egli non cessò mai di imparare dalla realtà, decidendo di dare sempre la priorità alla pratica: questo fu un suo tratto caratteristico del suo carattere.
Dopo la sanguinosa conclusione dei moti rivoluzionari del 1905, volle incontrare il pope Georgij Gapon, il promotore dell'iniziativa insurrezionale. I due ebbero numerosi colloqui a Ginevra e la cosa fu vivamente criticata negli ambienti rivoluzionari: Gapon era visto come un fanatico che aveva condotto il popolo al macello, altri lo accusavano di essere un traditore, un agente provocatore della polizia zarista che aveva scatenato l'eccidio.
Per Lenin invece il pope era un personaggio che aveva avuto sulle masse un influenza determinante dalle quali sapeva farsi capire; questa era la qualità che più lo attraeva. Ma la benevolenza da lui dimostrata nei riguardi del pope non fu certo disinteressata. Egli voleva sfruttare l'enorme popolarità di Gapon, facendone un sostenitore del movimento bolscevico. Ma costui era solo un rozzo rappresentante del clero, incapace di occuparsi di politica portato alla ribalta dall'ondata del movimento popolare e che andò incontro ad una squallida fine.
I fatti del 1905, secondo Lenin, furono la conferma dell'enorme potenzialità del proletariato e della mancanza di organizzazione del partito. Nel momento in cui molti furono presi dallo scoraggiamento per la vittoria dello zarismo, Lenin sottolineò l'utilità della lezione avuta dall'esperienza rivoluzionaria, ossia l'aver sperimentato l'arte della lotta politica.
Nel soggiorno parigino Lenin ebbe occasione di conoscere il genero di Marx, Paul Lafargue, e sua moglie, Laura Marx. Le due famiglie si incontrarono a Dravelle, a circa venti chilometri dalla capitale francese, ed ebbero modo di parlare a lungo di filosofia, anche se i coniugi Lafargue (che sarebbero morti suicidi nel 1911) si erano ritirati dalla politica attiva.
Dopo aver vissuto a Berna, Lenin si trasferì a Zurigo (1916) ove si iscrisse al Partito socialista svizzero. Questa adesione fu determinata dalla necessità di stabilire un contatto con gli ambienti della sinistra cittadina ma poco tempo dopo, a causa delle sue posizioni estremiste, i socialisti zurighesi ne chiesero l'espulsione dal partito per "propaganda criminale".
La mobilitazione russa per la Grande Guerra facilitò lo scoppio della rivoluzione di febbrio 1917. Le masse operaie e contadine entrarono a far parte dello stesso esercito e costituirono un'unica entità. Fraternizzando iniziarono a riflettere sulle attuali difficoltà e ad agire di comune accordo. Le vicende di febbraio non furono il frutto della sollevazione dei lavoratori di Pietrogrado ma la rivoluzione patriottica di un intero paese esasperato dall'incapacità del regime di condurre la guerra.
Le popolazioni subivano le dure conseguenze della completa disorganizzazione economica all'interno del paese e persino le classi medie e superiori, compresi molti comandanti militari, iniziarono a nutrire una profonda ostilità verso lo zar e la sua corte.
Il ministro della guerra del governo provvisorio, Miljukov, fornì a Francia ed Inghilterra una lista di "indesiderabili" con la raccomandazione di non lasciarli penetrare in Russia. Il nome di Lenin era al primo posto. Ma Ludendorff e il Kaiser Guglielmo II, pensando ai vantaggi possibili dell'introdurre degli elementi disfattisti in casa del nemico, consentirono a costoro ed allo stesso Lenin di attraversare il territorio tedesco su un vagone piombato. Il convoglio giunse a Pietrogrado dopo tre giorni di viaggio e fu accolto da una grande folla. Il discorso di benvenuto fu tenuto dal menscevico Ckheidze, una delle autorità più in vista del momento.
La nuova linea strategica del partito fu subito presentata da Lenin ed esposta in quelle che saranno in seguito definite le Tesi di Aprile. Inizialmente le Tesi fecero il vuoto intorno a Lenin, tutti si rifiutarono di seguirlo, Kamenev si rifiutò di pubblicarle sulla Pravda in quanto definite "inaccetabili". Lenin tuttavia riprese la guida del giornale e lo orientò nella direzione da lui voluta. Le Tesi di Aprile riscossero il consenso degli operai ma scatenarono furiose reazioni da parte della stampa liberale, sopratutto a causa della proposta di pace con la Germania. Lenin venne fatto oggetto di campagne denigratorie e accusato di essere una spia tedesca.
La decisione di tentare l'insurrezione armata fu presa il 10 ottobre 1917 dal comitato centrale bolscevico riunito clandestinamente in casa della bolscevica signora Suchanov, moglie del menscevico Nicolai Suchanov , incontro organizzato all'insaputa del marito, che stava lavorando nella redazione del giornale Novaja Zin.
La sera del 24 ottobre Lenin era nascosto in un appartamento alla periferia di Pietrogrado. Contravvenendo alle misure di sicurezza imposte dal comitato centrale, egli decise di raggiungere lo Smolny, il quartier generale del comitato militare rivoluzionario. Egli attraversò la città camuffato come se avesse mal di denti e accompagnato dall'addetto ai collegamenti, Rachia.
Nelle giornate del 25 e 26 ottobre il colpo di stato consegnò il potere in mano ai bolscevichi. Kerenskij fuggì e Lenin passò dalla clandestinità alla guida del nuovo governo che si trovò subito fronteggiare lo sciopero e il boicottaggio dei funzionari degli uffici pubblici che, sostenuti economicamente dalle banche e dalle aziende, si rifiutarono di riconoscere i nuovi ministri.
Il governo di Lenin appena salito al potere si affrettò a stipulare il decreto sulla terra, in cui si abolivano i latifondi e si affidava ai comitati dei contadini il compito di ridistribuire la terra tra le famiglie rurali in base al numero dei componenti, ed il decreto sulla pace, al fine di garantirsi il favore di una nazione prostrata da anni di guerra, la cui economia era da tempo sprofondata in una crisi drammatica.
I comitati operai presero il controllo delle fabbriche, le banche furono nazionalizzate e i depositi privati confiscati. I bolscevichi rifiutarono senza esitazione di rispondere dell'enorme debito pubblico contratto dalla Russia zarista con l'occidente.
Si introdusse il monopolio di stato nel commercio con l'estero. La chiesa venne separata dallo stato e le proprietà ecclesiastiche furono confiscate. Si abrogò il vecchio sistema giudiziario e si introdussero tribunali popolari rivoluzionari che funzionavano non in base a leggi, ma alla legalità rivoluzionaria ed al sentimento di giustizia rivoluzionario.
Si nazionalizzarono anche le industrie; il commercio privato scomparve. Dopo alcuni mesi di governo bolscevico non esisteva più alcuna vecchia istituzione della Russia zarista.
Nel 1918 nacquero i primi Kolkhoz (Cooperative volontarie di contadini, proprietarie di mezzi di produzione) ai quali era assegnata gratuitamente la terra, che rimaneva tuttavia nelle mani dello Stato.
Lenin si rese presto conto che l'apparato amministrativo non poteva essere gestito direttamente da persone senza alcuna esperienza. Pertanto burocrati, medici, ingegneri e professori furono reintegrati nei loro ruoli con buone retribuzioni, ma sotto il controllo scrupoloso delle loro azioni per impedire qualsiasi tipo di attività antigovenativa. In meno di un anno furono riformati e subordinati al potere centrale due pilastri del vecchio regime zarista: la polizia (che lasciò il posto alla Cekha) e l'esercito (che divenne L'Armata Rossa).
Nel periodo tra il 1918 ed il 1920 venne instaurato il cosiddetto comunismo di guerra: fu decretato il lavoro obbligatorio e lo stipendio in base alla produttività, abolita la libertà di sciopero, introdotto un costante razionamento dei viveri da parte delle "squadre annonarie". La Cekha represse con estrema brutalità ogni tentativo di ribellione.
L'uscita dal conflitto mondiale, con il trattato di Brest-Litovsk, rappresentò il maggior provvedimento del governo bolscevico anche se le condizioni imposte dalla Germania furono durissime. La Russia perse la Finlandia, la Lettonia, l' Estonia, la Lituania, l'Ucraina, la Polonia e quasi 1/4 del suo territorio ed in piu' dovette cedere un numero enorme di aree agricole oltre a fabbriche e miniere.
Nelle città furono sospesi il riscaldamento e l'illuminazione stradale per la mancanza di gas e di elettricità. La rete ferroviaria garantiva solo un terzo dei collegamenti abituali. I contadini preferivano coltivare i campi solo per il loro fabbisogno, rinunciando così a fornire le eccedenze dei raccolti ai requisitori statali. Circa venti milioni di ettari non vennero più coltivati. La mancanza di viveri causò la morte di migliaia di persone. Lenin comprese allora che, cessata la guerra civile, non era più possibile imporre alla Russia ulteriori sacrifici economici non più giustificabili. Pertanto occorreva spingere i contadini a riprendere la coltivazione delle zone abbandonate al fine di rifornire le città di generi alimentari e quindi spingere l'industria ad una ripresa, successivamente si sarebbero potute educare le masse a forme di produzione collettiva.
Il decimo congresso del partito (marzo 1921) approvò le posizioni di Lenin per una nuova politica economica, che passò alla storia col nome di NEP (Novaja Ekonomiceskaja Politika).
Le tasse vennero diminuite del quaranta per cento, il commercio liberalizzato. Contadini ed artigiani potevano vendere liberamente la loro merce senza temere più requisizioni. Le fabbriche inattive vennero affidate ai vecchi proprietari o a capitalisti stranieri con il compito di rinnovarle e riattivarle dietro la possibilità di un reddito considerevole per dieci o quindici anni, al termine dei quali le stesse sarebbero diventate proprietà dello stato sovietico.
Quando molti cominciavano ad intravedere in Russia la nascita di un nuovo sistema economico borghese, Lenin annunciò al soviet di Mosca che era tempo di tornare a dedicare i propri sforzi alla costruzione del socialismo (20 novembre 1922). "Senza dubbio" disse Lenin "abbiamo fatto alcuni passi indietro, ma solo per prendere la rincorsa prima di compiere un nuovo, maggiore balzo in avanti".
Si ha quindi la fondazione dell'Unione Sovietica, il primo stato socialista del mondo, il 30 dicembre 1922, sotto la guida del leader bolscevico Vladimir Lenin. L'Unione Sovietica fu il successore dell'Impero Russo. Dopo la morte di Lenin, nel 1924, ci fu una lotta per la conquista del potere all'interno della leadership del partito tra chi sosteneva la necessità di un allargamento della rivoluzione ad altri paesi (Germania, soprattutto) e chi teorizzava la possibilità e la necessità del "socialismo in un solo paese". Il segretario del Partito Josif Stalin, fautore del socialismo nazionale, emerse come nuovo capo. Stalin avviò un programma di rapida industrializzazione e di riforme agricola forzate, utilizzando lo stato come leva dell'accumulazione capitalistica russa, mantenendo un'impalcatura ideologica socialista. Per fare ciò ampliò drasticamente la portata della polizia segreta di stato (prima NKVD, poi GPU, e infine KGB), e fece sì che, durante il suo governo, decine di milioni di persone che non appoggiavano la sua politica, venissero uccise o mandate nei Gulag. Particolarmente famoso è il periodo 1936-1939, conosciuto come periodo delle Grandi purghe.
Tra il 1938 e il 1940 l'Unione Sovietica occupò Estonia, Lettonia, Lituania, e alcuni territori di Finlandia, Polonia, Romania, Mongolia, e Ungheria. Sotto Stalin, l'Unione Sovietica fuoriuscì dalla seconda guerra mondiale (conosciuta in Unione Sovietica come la grande guerra patriottica) come una delle principali potenze mondiali, con un territorio che comprendeva gli Stati Baltici e una porzione significativa della Polonia ante-guerra, unitamente ad una sostanziale sfera d'influenza nell'Europa orientale. Tuttavia il secondo conflitto esacerbò ancora più Stalin: alla fine del conflitto, egli, rinchiuse all’interno dei gulag soldati sovietici che erano riusciti a sfuggire al nemico, nel timore che tra di loro fossero infiltrati dei nazisti. Ancora più paradossale era il fatto che all’interno dei lager venivano rinchiusi anche molti comunisti italiani. Il governo italiano riuscì a liberare solamente il 15% di loro. I pochi sopravvissuti, al loro rientro in Italia, ebbero una pessima accoglienza dai militanti del Partito Comunista Italiano, che si rifiutarono di riconoscere i dati di fatto. Paolo Robotti, il cognato di Togliatti, leader del ricostituito Partito Comunista Italiano, scrisse un libro quasi per giustificare le torture subite. Tra gli altri sopravvissuti va ricordato Corneli, un comunista italiano scappata dall’Italia probabilmente per aver ucciso un fascista. Andando a Mosca, dove erano appena arrivati Lenin e Stalin, pensò di trovare il paradiso, invece passo la maggioranza dei suoi giorni in carcere. Tornò in Italia negli anni Settanta.
Il confronto politico tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti persistette per molti anni e viene denominato con il termine di Guerra Fredda.
Dopo la morte di Stalin si scatenò una nuova lotta per il potere, della quale Nikita Khruščёv risultò vincitore (1953-1964). Khruščёv, che per tutto il suo periodo al potere oscillò tra i poli opposti di una radicale destalinizzazione (conosciuta come distensione) e di una difesa del vecchio ordine (come nel caso dell'invasione dell'Ungheria nel 1956), fu rimosso nel 1964 da un blitz interno al partito, guidato da Leonid Brežnev, che prese il potere e governò fino alla morte nel 1982. Questo evento inaugurò quella che sarebbe stata conosciuta negli anni seguenti come "epoca della stagnazione". Il Presidente Mikhail Gorbačëv, negli anni '80, riformò drasticamente la natura oppressiva del governo sovietico con il suo programma di aperture detto glasnost, grazie al quale ad esempio la popolazione non veniva più imprigionata per aver esercitato diritto di parola contro la politica statale. Le sue riforme economiche, dette perestrojka (ristrutturazione), significarono la fine dell'espansionismo russo; l'esercito russo si ritirò dall'Afghanistan, negoziò con gli Stati Uniti una riduzione degli armamenti, e il governo russo cessò di interferire negli affari degli altri governi est-europei.
Nell'agosto 1991, l'Unione Sovietica si dissolse dopo un fallito colpo di stato, tentato dai vertici militari, che osteggiavano la direzione verso cui Gorbačëv stava guidando la nazione. Forze politiche liberali e democratiche guidate da Boris Eltsin, usarono il colpo di stato per mettere in un angolo Gorbačëv (che era formalmente impegnato contro gli ideali dello stalinismo), bandendo il Partito Comunista e spezzando l'Unione. L'Unione Sovietica venne sciolta formalmente dal Soviet Supremo il 26 dicembre 1991. Il giorno prima Gorbačëv aveva rassegnato le proprie dimissioni da presidente dell'URSS. Già in precedenza, nel corso del 1991, singole repubbliche avevano dichiarato la propria indipendenza.

In parte concesso da www.wikipedia.org e www.leninismo.it e in parte testo originale di Lorenzo Santiago Policarpo

 

La repubblica russa

Boris Nikolaevič El'tsin è stato il primo presidente della Russia dal 1992 al 2000. Boris El'cin firmò lo scioglimento dell'URSS senza tener conto del referendum del 17 marzo 1991, in cui gli elettori furono chiamati a rispondere alla seguente domanda: "Ritenete opportuno il mantenimento dell'Unione delle Repubbliche Sovietiche Socialiste come rinnovata federazione di repubbliche sovrane, nelle quali diritti e libertà di ogni individuo di qualunque nazionalità saranno pienamente garantiti?" A tale domanda la maggioranza dei sovietici (circa 75 - 80%) rispose affermativamente, ma tale volontà venne ignorata da El'cin che in segreto, spinto da alcuni capi di stato occidentali, firmò gli accordi per lo scioglimento dell'Unione. Nonostante l'economia faticasse a riprendersi, la popolazione povera non diminuisse, vi fossero sempre più crisi militari (come la Cecenia) e la malavita organizzata aumentasse, nel 1996 Boris El'cin venne riconfermato presidente. Con una salute precaria segnata dal notevole abuso di alcool e fumo, con un'economia nazionale portata alla rovina e con la corruzione pubblica in aumento, il 31 dicembre 1999 Boris El'cin si dimise da presidente russo, lasciando il posto all'attuale presidente Vladimir Putin.
Il 31 dicembre 1999, Eltsin rassegnò le dimissioni e Putin è potuto così divenire il secondo presidente effettivo della Federazione Russa. Putin seppe riconquistare l'appoggio non solo dell'opinione pubblica, ma anche di personalità come Lužkov e Primakov che avevano da tempo preso le distanze da El'cin e creato un partito d'opposizione: Madrepatria - Tutta la Russia. Il 26 marzo 2000, candidato ufficialmente come "indipendente", Vladimir Putin riuscì a farsi eleggere presidente. Anche nel 2004 Vladimir Putin s'è ricandidato al posto di presidente come indipendente, ma è stato di fatto sostenuto, oltre che dall'apparato statale, anche da quello partitico di Russia Uita, nata nell'aprile 2001 dalla fusione di due precedenti formazioni politiche: Madrepatria - Tutta la Russia e Partito Unito di Russia, di Sergei Šoigu e Aleksandr Karelin (già campione di lotta greco-romana). Proprio per tale appoggio de facto, pur non essendoci vincoli ufficiali, Russia Unita fin dalla propria nascita è generalmente considerata il "partito del potere".

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