Sacro Romano Impero

Il Sacro Romano Impero

Il Sacro Romano Impero

Il successo di Carlo Magno nel fondare il regno germanico non può essere spiegato senza tener conto di alcuni processi che erano in corso dai secoli precedenti, come per esempio l'opera di evangelizzazione nei territori della Germania orientale e meridionale da parte dei monaci benedettini provenienti dall'Inghilterra e guidati da san Bonifacio tra il 720 e il 750 circa, che aveva dato una prima struttura e organizzazione a territori fino ad allora dominati da tribù fondamentalmente ancora barbare e pagane. Carlo Magno conferma a Papa Adriano I le donazioni del padre Pipino Il Breve. Su Carlo esercitò un grosso ascendente la madre Bertrada che, insieme a Papa Stefano IV, fu una convinta assertrice della politica di distensione tra Franchi e Longobardi. Nell'estate del 771, la regina organizzò un viaggio in Italia, riuscendo a tessere importanti alleanze attraverso il matrimonio dei suoi figli con quelli del re longobardo Desiderio. Il primogenito di quest'ultimo, Adelchi, venne dato in sposo alla principessa franca Gisilda, mentre Carlo Magno maritò la figlia di Desiderio, Desiderata (resa celebre dall'Adelchi manzoniano con il nome di "Ermengarda"). Il Papa all'inizio fu contrario al matrimonio, ma Bertrada ed il re longobardo gli fecero dono di alcune città dell'Italia Centrale rassicurandolo. Carlo Magno, che era già stato sposato con Imiltrude, ricevette ad Aquisgrana la nuova regina che ben presto, però, si rivelò sterile. L'anno seguente il re franco la ripudiò e la rispedì presso la corte longobarda. Tra la fine del 771 e l'inizio del 772, quasi contemporaneamente morirono due dei principali protagonisti della politica contemporanea: Papa Stefano IV e il fratello di Carlo Magno, Carlomanno. Al soglio pontificio venne eletto Papa Adriano I, un nobile romano dal carattere deciso e dalle idee decisamente anti-longobarde. L'elezione venne inutilmente contrastata dal partito filo-longobardo di Roma ma, alla fine, Desiderio inviò un'ambasceria a Roma per stringere contatto con il nuovo pontefice e sventare la minaccia di una nuova alleanza tra Franchi e Papato contro i longobardi. Adriano I invitò gli ambasciatori in Laterano e poi, davanti a tutta la curia, accusò il loro re di tradire i patti a causa della mancata consegna dei territori promessi ai predecessori del pontefice. Desiderio passò quindi all'offensiva invadendo l'Esarcato di Ravenna e la Pentapoli. Carlo Magno, impegnato in quel momento contro i Sassoni, cercò di riappacificare la situazione donando numerosi tesori a Desiderio e sperando di riottenerne in cambio i territori strappati al papa. Il re longobardo rifiutò lo scambio e Carlo, che non poteva permettere che fosse appannato il suo prestigio come protettore del papato, mosse guerra al Longobardi e invase l'Italia nel 773. Il grosso dell'esercito, comandato dal sovrano stesso, superò il passo del Moncenisio e attaccò le armate di Desiderio presso la città di Susa. Il re longobardo riuscì ad arginare l'invasione, ma intanto un'altra armata franca, guidata dallo zio di Carlo, Bernardo, attraversò il Gran San Bernardo e ridiscese la Valle d'Aosta, puntando contro il secondo troncone dell'esercito longobardo, affidato ad Adelchi. Quest'ultimo fu sbaragliato e dovette ritirarsi a marce forzate mentre Desiderio si rinserrava nella capitale del suo regno, Pavia. I Franchi posero l'assedio alla città dall'ottobre del 773 sino all'inizio dell'anno successivo. Carlo Magno si diresse a Roma per incontrare Adriano. Giunto in San Pietro, venne incoronato re dei Franchi e il pontefice ottenne in cambio la conferma dei territori attribuiti in precedenza alla Chiesa dai re longobardi. Nel 774, alla capitolazione di Pavia e di tutto il Regno longobardo, Desiderio fu rinchiuso in un monastero, mentre il figlio Adelchi riparò presso la corte dell'imperatore bizantino Costantino V di Bisanzio. Conquistata l'Italia, il re carolingio si proclamò Gratia Dei rex Francorum et Langobardorum, mantenne le istituzioni, le leggi longobarde e confermò i possedimenti ai duchi che avevano servito il precedente re: il ducato di Benevento rimase indipendente ma tributario a Carlo Magno.
I sassoni erano una popolazione di origine germanica abitante nella zona a nord-est dell'Austrasia, oltre il Reno, nei bassi bacini del Weser e dell'Elba. Erano rimasti di credo pagano ed erano guerrieri arditi ed irrequieti; gli stessi Imperatori romani avevano cercato inutilmente di assoggettarli come federati. Pipino il Breve era riuscito a contenerne la sete di saccheggio e ad imporre loro un tributo annuo di alcune centinaia di cavalli. Nel 772 però rifiutarono il pagamento e ciò consentì a Carlo Magno di procedere all'invasione della Sassonia. La campagna di Sassonia venne sospesa durante l'invasione dell'Italia per essere ripresa con maggior vigore dopo il 774. L'esercito carolingio oltrepassò il Reno e, puntando verso nord, riuscì a sconfiggerli a più riprese e a distruggere l'irminsul, l'idolo pagano di questo popolo. Per la prima volta nella storia si oltrepassava con successo il fiume Reno, Carlo Magno riuscì dove persino Cesare aveva fallito. Nel 780 una nuova ribellione scoppiò nella regione e Carlo Magno, impegnato in Spagna nell'assedio di Saragozza, dovette accorrere in Sassonia per poter aver ragione dei rivoltosi. La zona venne smembrata in contee e ducati, che precedettero l'evangelizzazione della popolazione. I sassoni, riuscirono in seguito a riunificare le varie tribù sotto la reggenza di Vitughindo, che fu la vera e propria anima della resistenza. Nel corso del 785, la conquista procedette in modi sempre più repressivi, con la conversione forzata e la dispersione del popolo (soppressione di intere tribù a migrazione forzata). Lo stesso Carlo promulgò uno statuto d'occupazione chiamato Capitolare Sassone riassunto nella formula: "cristianesimo o morte". Molti sassoni vennero giustiziati e lo stesso Vitughindo venne battezzato. Creando fedeli in Cristo, Carlo Magno otteneva lo scopo di far nascere anche sudditi sottoposti al governatorato carolingio, che aveva come centri amministrativi diocesi e abbazie. Nel 790 la rivolta dei Sassoni assunse i contorni di una vera e propria sommossa popolare. Carlo Magno la soppresse sul nascere, attuando la deportazione di migliaia di contadini sassoni in Austrasia e rimpolpando la regione di sudditi franchi. Quando l'Imperatore ordinò l'ultima deportazione nel 804, oramai la Sassonia costituiva uno Stato importante nell'ambito del dominio franco. Rappresentò poi il cuore della futura Germania.
La Baviera era nel 780, una delle regioni più civili d'Europa, sotto il regno di Pipino il Breve, assunse al rango di ducato. A capo di questo dipartimento, c'era il nipote dello stesso re e cugino di Carlo Magno, Tassilone. Nello stesso anno della spedizione franca in Spagna, per sostenere la rivolta del governatore della Marca Superiore, ʿAbd al-Raḥmān, contro l'emiro di Cordova, Tassilone si associò il figlio con il medesimo titolo di duca. Carlo Magno, momentaneamente impegnato, fece finta di nulla ma nel 781 pretese dal cugino il rinnovo del giuramento di fedeltà a Worms. Vedendosi sempre più pressato dalle ingerenze di Carlo, il duca di Baviera chiese nel 787 la protezione di Papa Adriano I. Costui, non solo rifiutò un accordo, ma ribadì le pretese del re. Nel 788 Carlo Magno gli mosse guerra, scoprendo tra l'altro, un'alleanza stipulata tra il cugino e l'ex re longobardo Adelchi che era frattanto riparato a Bisanzio. La Baviera venne annessa all'impero carolingio e Tassilone fu esautorato e rinchiuso in un monastero.
Dopo la liquidazione di Tassilone, l'Impero Carolingio si vedeva confinante sia a nord che al confine con il Friuli con una bellicosa popolazione di origine turanica, gli Avari. Appartenenti alla grande famiglia delle popolazioni turco-mongoliche, come gli Unni, si erano organizzati attorno ad un capo militare, il Khan e si erano stanziati nella pianura pannonica, più o meno l'odierna Ungheria. Essi assoggettarono i vari popoli slavi che stanziavano sul territorio, insieme agli appartenenti di una etnia affine alla loro, i Bulgari. Pur riconvertendosi all'allevamento e alla pastorizia, non rinunciavano ad effettuare ripetute scorrerie ai confini del regno carolingio e dell'Impero romano orientale. La loro minaccia era ormai però piuttosto ridotta, ma la loro tesoreria di stato era colma di ricchezze accumulate dai sussidi che gli imperatori romano orientali versano nelle loro casse e perciò Carlo Magno cominciò a studiare a tavolino un invasione della regione. Carlo aveva bisogno di una grande vittoria militare nella quale coinvolgere anche la nobiltà franca in modo che essa si rinsaldasse attorno a lui. Vennero istituiti dei comandi militari alla frontiera come l'Ostmark (costituente la futura Austria), per meglio coordinare le manovre dell'esercito. Le truppe imperiali procedettero nel 791 all'invasione, percorrendo il Danubio da entrambe le sponde. L'esercito a nord, guidato personalmente dall'Imperatore poteva effettuare collegamenti, ricevere e dare rifornimenti ed eventualmente dare assistenza ai feriti a quello stanziatosi a sud e comandato dal figlio Pipino che muoveva dal Friuli, mediante la costruzione di un ponte di barche ed al trasporto merci mediante chiatte e barconi. Sino all'autunno dello stesso anno, i Franchi penetrarono sin nelle vicinanze della capitale avara, il "Ring" ma dovettero riparare in Sassonia a causa della stagione avanzata che causava problemi di collegamento tra i reparti, rendendo difficili le comunicazioni ed inoltre impedendo nel periodo invernale di poter mantenere le cavalcature. Le devastazioni comunque provocarono il malcontento tra i generali avari che uno dietro l'altro abbandonarono il loro Khan convertendosi al cristianesimo. Nel 795, in seguito a massacri ben più duri di quelli perpetrati contro i Sassoni, il regno avaro cadde come un castello di carte e i pochi superstiti degli Avari si fusero con gli Slavi che abitavano nei territori un tempo da loro occupati, mentre le terre vennero ripopolate con l'immigrazione di contadini dal Friuli e dalla Baviera. Carlo Magno, nonostante le ripetute rivolte protrattesi negli anni, non tornò mai personalmente nell'area, delegando il figlio Pipino a svolgere le operazioni militari.
Carlo cercò di riconquistare agli arabi di al-Andalus almeno una parte della Spagna, al fine di realizzare un disegno "imperiale" di antica concezione. L'intervento di Carlo Magno nella Penisola iberica fu tutt'altro che trionfale, e non priva di momenti dolorosi e gravi rovesci. Innanzi tutto Carlo cercò di inserirsi quale mediatore tra i vari emiri aragonesi in lotta tra loro nel 776. Si ebbe la morte di uno dei due figli gemelli nell'accampamento reale nei pressi di Saragozza, dai cui cristiani, per colmo d'ironia, non ricevette alcun aiuto, palese o segreto, vista l'assai maggior convenienza di costoro di rimanere sotto la sovranità islamica anziché cadere sotto il dominio del sovrano franco, la cui totale obbedienza al Papa romano metteva a rischio l'autonomia della Chiesa mozaraba, imponendo anche altri obblighi di non piccolo conto. La campagna spagnola ottenne, comunque, il risultato di favorire la creazione di una "marca spagnola" (corrispondente, più o meno, alla fascia pirenaica delle attuali Catalogna, Aragona e Navarra).
La morte di Papa Stefano IV, diede mano libera a Carlo Magno per invadere l'Italia e liberarla dai Longobardi, appoggiando nei fatti, la politica del nuovo pontefice Adriano I. I rapporti tra l'Imperatore e il nuovo Papa, sono stati ricostruiti dalla letteratura delle missive epistolari che i due si scambiarono per oltre un ventennio. Alla morte del pontefice nel 795, assunse la tiara Papa Leone III che dovette immediatamente vedersela con la famiglia del defunto Adriano, che ne contestava l'elezione. La guerra sotterranea tra i Palatini e i nipoti dell'ex-pontefice scoppiò nel 799. Mentre Leone guidava una processione per le vie di Roma, i due nobili Pascale e Campolo guidarono la rivolta: assaltarono la funzione e accecarono il Papa, staccandogli anche un pezzo di lingua. Secondo il Libro Pontificale i suoi sostenitori lo salvarono e a stento ripararono sul monte Celio. La notte stessa apparve in sogno al Papa l'Apostolo Pietro che gli restituì la vista e l'udito. Carlo Magno allora lo invitò a stretto giro di posta a Paderborn, sua residenza estiva in Westfalia. Secondo alcuni storici è durante questi colloqui riservati che il re franco propose al papa di coronarlo Imperatore essendo già di fatto, padrone di gran parte dell'Europa. In cambio si prodigò per far cadere le accuse mosse al pontefice dalla nobiltà romana. Immediatamente prima dell'incoronazione, nella settimana dei preparativi (nel dicembre dell'800) il re franco costituì un'assemblea composta da nobili franchi e vescovi per far conoscere le conclusioni della commissione d'inchiesta riguardo ai due ribelli, Pascale e Campolo. Ufficialmente la sua venuta a Roma aveva lo scopo di dipanare la questione tra il Papa e gli eredi di Adriano I. Al termine della seduta, i due vennero condannati a morte - pena in seguito commutata nell'esilio - e Leone III fu riconosciuto legittimo rappresentate al soglio pontificio. Nella messa di Natale del 25 dicembre 800 in Roma, il Papa Leone III incoronò Carlo imperatore, titolo mai più usato in Occidente dalla abdicazione di Romolo Augusto nel 476.
Carlo aveva unificato quasi tutto quello che restava del mondo civilizzato accanto ai grandi imperi arabo e romano orientale ed ai possedimenti della Chiesa, con l'esclusione delle isole britanniche e di pochi altri territori. Dopo essersi garantito la sicurezza dei confini, Carlo procedette alla riorganizzazione dell'Impero. In tutta la sua estensione, l'Impero era suddiviso in circa 200 province e da un numero sensibilmente maggiore di vescovati. Ogni singola provincia era governata da un Conte, vero e proprio funzionario pubblico dell'Imperatore. La marca invece, era la circoscrizione fondamentale ai confini dell'Impero che poteva comprendere al suo interno più comitati. A livello centrale l'istituzione fondamentale dello stato carolingio era l'Imperatore stesso, poiché Carlo Magno era sommo amministratore e legislatore che, governando il popolo cristiano per conto di Dio, poteva avere diritto di vita o di morte su tutti i sudditi a lui sottoposti. Tutti erano sottoposti alla sua inappellabile volontà, fossero anche notabili di rango elevato come Conti, Vescovi, Abati e Vassalli Regi. Il governo centrale era costituito dal palatium. Sotto questa denominazione si designava il consiglio dei ministri alle sue dipendenze. Organo puramente consultivo, era costituito da rappresentanti laici ed ecclesiastici che aiutavano il sovrano nell'amministrazione centrale.
Carlo Magno, seguendo la tradizione franca, non riteneva né fattibile né opportuno tenere unito un regno così vasto, per questo aveva previsto la spartizione del regno tra i suoi figli maschi alcuni anni prima della morte. I confini spettanti a ciascuno dei suoi tre figli legittimi dovevano essere i seguenti: a Carlo la Neustria, l' Austrasia e parti della Baviera; a Ludovico l' Aquitania, la Borgogna più la Linguadoca; a Pipino il Regno d'Italia e la Provenza. Sfortunatamente, Carlo e Pipino morirono improvvisamente. L'Imperatore dovette affiancare Ludovico al governo del regno nel 811, nominandolo unico erede.
Alla morte del padre nell'814, ereditò l'intero Impero. Fu incoronato imperatore da papa Stefano V nella Cattedrale di Reims con l'olio santo contenuto nella santa Ampolla nell'816. Subito dopo la sua ascesa, Lodovico aveva assicurato la sua posizione come imperatore con una "purga morale", col la quale aveva mandato tutti i suoi fratellastri illegittimi nei monasteri e tutte le sue sorelle celibi fatte suore: questa paura di perdere il potere era figlia dell'atmosfera di intrigo e di violenza che dominava la corte di Aquisgrana, della quale nemmeno il "Pio" era estraneo.
Nell'anno 817, Ludovico emise la Ordinatio imperii, un decreto che esponeva i programmi per una ordinata successione dividendo l'impero fra i tre figli avuti dalla sua prima unione con Ermengarda: Lotario (che era stato incoronato re d'Italia e co-imperatore), Pipino di Aquitania (re di Aquitania) e Ludovico II il Germanico (re di Baviera). Il meccanismo prevedeva poi che l'Impero non fosse diviso formalmente, affidandone la corona imperiale solo al primogenito Lotario. Dopo la morte di Ermengarda, si rimaritò con Giuditta di Baviera ed ebbe un quarto figlio, Carlo il Calvo, nell'823, che aggravò con la sua presenza il meccanismo di successione: sua madre era infatti una tempra forte ed agguerrita e cercò in tutti i modi di inserire suo figlio nella spartizione dell'impero, incontrando la rigida resistenza degli altri figli. L'ultima decade del regno di Ludovico fu così contrassegnata dalla guerra civile. Nell'829 Ludovico decise di togliere alcuni territori assegnati a Ludovico e di darli a Carlo, scatenando una guerra civile che si smontò poi solo perché l'aristocrazia non aveva nessun interesse a portarla avanti. Nell'830, i tre fratelli invasero le terre del padre, forzandolo ad abdicare a favore di Lotario, così che Ludovico e Giuditta vennero confinati in un monastero. Ludovico tornò al potere l'anno successivo e Lotario fu privato non soltanto del titolo imperiale, ma anche del regno d'Italia, che fu destinato a Carlo. Pipino si rivoltò, seguito da Ludovico il Germanico nell'832 e Lotario, con il sostegno di papa Gregorio IV, si unì alla sommossa nell'833 e lo fece destituire nell'assemblea di Compiègne da parte dell'arcivescovo di Reims Ebbone. I fratelli sconfissero il padre e lo imprigionarono con Carlo. Giuditta fu inviata in un convento, mentre Pipino e Ludovico il Germanico, si annetterono terre in precedenza imperiali. Nell'834, tuttavia, Lotario venne obbligato a fuggire in Italia e l'anno successivo la famiglia fece la pace, ristabilendo Ludovico il Pio sul trono imperiale. Ludovico il Pio regnò sempre più formalmente, privo di una vera autorità, fino alla sua morte nell'840. La disputa tra i fratelli continuò in una guerra civile che ebbe termine soltanto nell'843 con il Trattato di Verdun, che divise il regno Franco in tre parti:
il figlio più vecchio di Ludovico, Lotario ricevette il titolo Imperatore e governò il cosiddetto Regno Franco Centrale che comprendeva i territori dell'Italia settentrionale, della Provenza, della Borgogna e di quella che in seguito divenne nota come Lotaringia comprendente le città di Metz e la città imperiale di Aquisgrana. Questo regno venne a sua volta diviso tra i suoi tre figli in Lotaringia, Borgogna (o Provenza) e Italia; il secondo figlio di Ludovico, Ludovico il Germanico, divenne re dei Franchi orientali. Quest'area è il nucleo del successivo Sacro Romano Impero Germanico, che si sarebbe evoluto nella moderna Germania; il terzo figlio, Carlo il Calvo, divenne re dei Franchi occidentali: l'area su cui venne fondata in seguito la Francia.

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