San Marino
Dalle origini a oggi
L'indipendenza della Repubblica ha origini antichissime, tanto che San Marino è ritenuta la più antica repubblica del mondo. La tradizione fa risalire la sua fondazione al 3 settembre 301 d.C., quando il Santo Marino, un tagliapietre dalmata dell’isola di Arbe fuggito dalle persecuzioni contro i cristiani dell’imperatore romano Diocleziano, stabilì una piccola comunità cristiana sul Monte Titano, il più alto dei sette colli su cui sorge la Repubblica. In parte concesso da www.wikipedia.org e in parte da Attuality and Society
Napoleone, quando viene giù per la penisola, nel 1797, come un terremoto, davanti a San Marino, si ferma e lo addita a modello di repubblica e di libertà. Offre addirittura ingrandimenti territoriali: un ingrandimento fino al mare. San Marino, prudente, rifiuta. Travolge tutto Napoleone. E prende ovunque ciò che vuole. Cambia e ricambia la geografia politica. Anche le antiche repubbliche: Lucca, Genova, Venezia... tutte soppresse. San Marino, no: fa eccezione. Rimane. E rimane "repubblica", anche quando, tradendo gli ideali della rivoluzione, pure lui, Napoleone, si metterà sul capo una corona. Per San Marino egli è il gigante buono. Lo protegge, lo coccola con sproporzionate offerte di doni. In cambio Napoleone lo fa crescere. Fino a creargli un posto fra gli stati, con scambio di ambasciatori e firma di trattati.
Il Congresso di Vienna, rifa' daccapo la cartina d'Italia. Non si occupa di San Marino. Non ce n'è motivo. San Marino è di nuovo dentro lo Stato Pontificio, in una penisola di nuovo Arlecchino. Ma, ormai, ci si avvia all'unificazione. L'unificazione la vogliono i liberali, parte dei quali si batte per un'Italia unita, sì, ma democratica e repubblicana. La simpatia di quei liberali esplode nel 1849, quando Garibaldi, il loro eroe, inseguito dagli Austriaci, entra in San Marino con un migliaio di reduci della Repubblica Romana. Ed è subito circondato: da diecimila soldati, ben armati, ben comandati. Non c'è scampo: o resa incondizionata o battaglia. I Sammarinesi si mettono in mezzo come mediatori. Bloccano le parti. Poi, nottetempo, - il rischio è enorme!- fanno scappare Garibaldi, sua moglie Anita e gli ufficiali più compromessi, ed aiutano con cure, vettovaglie, danaro e salvacondotti gli altri rimasti intrappolati. La riconoscenza di Garibaldi e dei liberali democratici sarà decisiva per San Marino, unitamente alla protezione della Francia, alla cui guida c'è di nuovo un Napoleone. Infatti Cavour, per unificare la penisola, si serve proprio di loro: Napoleone III, Garibaldi e liberali. Non può scontentarli. Cavour, quando passa qui, sotto il Titano, coi suoi piemontesi, nel 1860, San Marino lo lascia indietro. Non può fare altrimenti! Poi subito a chiedere all'Italia appena formata, la stipula di un trattato, cioè un riconoscimento di sovranità. Arriverà, quel trattato, nel 1862: dopo la morte del Cavour, quando al governo c'è Rattazzi, il quale, di nuovo, ha bisogno di Garibaldi e di Napoleone.
Se prima della prima guerra mondiale la situazione economica era stabile anche grazie all’aumento del contributo versato dall’Italia, durante il conflitto il quadro peggiorò a causa dell’inflazione, della disoccupazione e dell’assenza di una chiara politica economica. In questo contesto, i tre partiti principali, socialista, democratico (di stampo conservatore) e, dal 1920, popolare si dimostrarono incapaci di dare vita a un governo stabile in grado di assumere iniziative per fronteggiare la crisi economica e che si andava aggravando. In questo quadro, il fascismo andò al potere. Il Partito Fascista Sammarinese (PFS), fondato il 10 agosto 1922, si propose come rappresentante del limitato ceto medio, costituito da poche famiglie di proprietari terrieri. Il 1 ottobre 1922 venne eletta una Reggenza filofascista grazie all’appoggio della maggioranza dei partiti al governo. Le elezioni politiche del 1923 videro andare al potere il PFS con un programma simile a quello del partito fascista italiano, con gli identici caratteri antidemocratici. Il Partito si caratterizzò per numerosi episodi di violenza nei confronti degli esponenti dell’opposizione di sinistra.
Nel 1941-1942 venne organizzato un movimento antifascista clandestino ad opera di alcuni leader socialisti. Le vicende del fascismo italiano si riflessero quasi immediatamente su quello sammarinese. Il 28 luglio 1943, tre giorni dopo il collasso del fascismo in Italia, si tenne una grande manifestazione che riuscì ad ottenere lo scioglimento del PFS e l'indizione di nuove elezioni. Il movimento si sarebbe ricostituito nella Repubblica in seguito alla formazione della Repubblica Sociale Italiana per scomparire definitivamente nel settembre 1944, dopo due mesi di occupazione da parte delle truppe inglesi.
Dopo la caduta del fascismo, il Paese fu retto da un governo rappresentativo di tutte le forze democratiche. Dal 1945 al 1957 la Repubblica fu retta da una coalizione di sinistra tra il Partito Comunista Sammarinese (PCS) e il Partito Socialista Sammarinese (PSS). Dal 1957 al 1973 il Partito Democratico Cristiano Sammarinese (PDCS) e il Partito Socialista Democratico Indipendente Sammarinese (PSDIS) detengono il governo. Gli Anni Sessanta e Settanta vedono il riconoscimento di alcuni diritti civili, tra cui il voto alle donne nel 1960.
Dal 1978 ritornò al potere una coalizione formata da Partito Comunista Sammarinese, Partito Socialista Sammarinese e Partito Socialista Unitario.
La coalizione tra democristiani e comunisti risultò vincente alle elezioni del 1988 e governò fino al marzo 1992 quando i comunisti, che nel 1989 avevano cambiato nome e simbolo divenendo Partito Progressista Democratico Sammarinese, furono sostituiti dai socialisti in una nuova coalizione, per poi allargarsi al Partito dei Democratici nel 2003.
Le elezioni politiche del 2006 hanno visto affermarsi una coalizione di centrosinistra, guidata dal Partito dei Socialisti e dei Democratici nato dalla fusione di Partito Socialista Sanmarinese e P dei Democratici.