Somalia

Somalia Inglese e Somalia Italiana / Repubblica somala

Somalia Inglese e Somalia Italiana

L'anno 1884 pose fine a un lungo periodo di pace in Somalia. Con la Conferenza di Berlino, iniziò una lungo lotta sanguinosa in cui tre stati si contendevano la Somalia. L'Italia, il Regno Unito e la Francia si spartirono il suo territorio nel tardo XIX secolo. I britannici stabilirono il Protettorato della Somalia Britannica nel 1886. L'area meridionale, occupata dall'Italia nel 1892, divennero conosciuti come Somalia Italiana. La parte più settentrionale del territorio fu data alla Francia, che stabilì la Somalia Francese.
Eritrea, Abissinia e Somalia Italiana vennero riunite sotto un'unico Governatore, e il nuovo possedimento coloniale venne denominato Africa Orientale Italiana.
L'Africa Orientale Italiana cessò definitivamente di esistere nel 1941 sotto i colpi dell'esercito britannico, dopo una resistenza disperata messa in atto dalle truppe italiane, soprattutto nella battaglia di Cheren.
L'indipendenza della Somalia fu ottenuta nel 1960: Somalia Italiana e Somalia Britannica divennero parte dell'attuale stato unendosi subito.

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La repubblica somala

Nel 1970 si formarono le forze popolari di liberazione eritrea. La lotta per l'indipendenza ebbe fine nel 1991. Due anni dopo venne indetto un referendum, con la supervisione della missione delle Nazioni Unite denominata UNOVER. Al suffragio universale parteciparono sia le popolazioni residenti in Eritrea che quelle rifugiate in altre nazioni africane dopo la diaspora, ed in esso si decise se l'Eritrea dovesse essere un paese indipendente o dovesse mantenere la federazione con l'Etiopia. Oltre il 99% degli Eritrei votò per l'indipendenza che venne dichiarata ufficialmente il 24 maggio 1993.
Nel 1969 viene assassinato il presidente somali Abdirashid Ali Shermarke e la Somalia si trova sull'orlo della guerra civile. Grazie a un colpo di stato architettato da Siad Barrè e portato a compimento, il 21 ottobre 1969 prende il potere, proclamando la Seconda Repubblica e decretando l'uguaglianza di tutti i cittadini, uomini e donne, in una società arcaica e maschilista. Tiranno illuminato, crea un sistema a partito unico, instaura un sistema di gratuità delle cure mediche e di istruzione scolastica, rendendo obbligatorio l'insegnamento della lingua somala. Questo crea un senso di unità nazionale, ma costituisce un problema di comunicazione per le nuove generazioni, che necessitano di una terminologia scientifica e commerciale. Molte tribù nomadi acquisiscono una residenza stabile, la maggior parte si inurba nei dintorni di Mogadiscio. Nel 1976 fonda il Partito Socialista Rivoluzionario Somalo. In seguito, si indirizza verso una politica sempre più autoritaria e verso un culto esasperato della personalità (ancora oggi molte sue immagini di grandi dimensioni campeggiano sugli edifici di Mogadiscio). Verso la fine degli anni Ottanta, a causa di una rapida perdita di consensi, si rafforza l'opposizione interna e Siad Barre è costretto a comportamenti sempre più deliranti. Nel luglio del 1990, in occasione di una partita di calcio allo stadio di Mogadiscio, fa aprire il fuoco sugli spettatori perché questi avevano manifestato rumorosamente il loro dissenso verso il dittatore. Nel nord del paese si sviluppa un movimento di liberazione somalo grazie anche ai finanziamenti dell'Etiopia: la repressione è spietata e Barre fa strage di civili (più di 50 mila morti fra il 1988 e il 1990, uno dei conflitti più sanguinosi della storia dell'Africa). Il 26 gennaio del 1991 Siad Barre viene finalmente destituito e ripara nel sud ovest del paese, in una regione controllata da suo genero Mohamed Said Hersi. Da lì tenta due volte di riprendere il potere su Mogadiscio, ma il generale Aidid ne decreta l'esilio nel maggio del 1992. Ripara allora su Nairobi, ma la levata di scudi dell'opposizione al governo keniota fanno sì che Barre si sposti dopo sue sole settimane a Lagos in Nigeria. Qui morirà per una crisi cardiaca il 2 gennaio del 1995. I resti verranno inumati in Somalia nella sua città natale.
La lotta per il potere che ne seguì contrappose diversi gruppi tribali, in un nuovo crescendo di violenza accompagnato peraltro da una terribile carestia. Nello stesso anno, l'ex Somaliland annunciò la propria secessione, un evento che diede origine a nuovi scontri. Il periodo fu caratterizzato dalle violenze dei "Signori della guerra", i temibili capi-clan che sottomisero la popolazione e che costrinsero alla fuga, nel 1994, anche i caschi blu dell'ONU e i marine americani. Verso la fine degli anni '90 ci fu un momento di scambi diplomatici importante, che incluse un accordo fra ventisei fazioni (1997), la Conferenza di pace di Gibuti (2000), e la Conferenza di pace di Mbagathi (2002). Nel 2004 il processo di pacificazione sembrava avviarsi alla conclusione; fu eletto dalla IGAD (l'organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa) un parlamento federale e furono nominati un presidente ad interim (Abdullah Yusuf) e un governo, il Governo Federale di Transizione somalo (Tfg) (con Primo Ministro Mohamed Geddi). Queste deboli istituzioni tuttavia non riuscirono a rendere effettivo il loro potere e a governare davvero il paese, anche a causa dell'opposizione dei "signori della guerra" di Mogadiscio, quasi tutti componenti del governo stesso. Infatti nè il Parlamento, nè tanto meno il Governo è stato eletto, bensi uscito da una trattativa durata due anni (2004-2006) in Kenya tra i vari signori della guerra. Era la 14° conferenza di "pace" in cui, per esigenza di Ordine Nuovo, sono intervenuti sia gli USA, direttamente e tramite Etiopia, e UE. Proprio per questa non trascurabile presenza i vari signori si sono accordati di creare una parvenza di governo e Mr. Yusuf, il più potente signore della guerra, nominato come Presidente. In ogni caso, aldilà della facciata concorde, nessun signore della guerra era disposto a lasciare il proprio feudo e consegnarlo ad un'altro signore con cui era in guerra da 16 anni.
Una nuova crisi giunse nell'estate del 2006; le milizie controllate dalle Corti islamiche (sostenute, secondo l'ONU, da Iran, Libia e Arabia Saudita) scacciarono da Mogadiscio, con l'appoggio della popolazione civile, i signori della guerra e presero il controllo della parte centro-meridionale del Paese. Per contrastare la loro avanzata e impedire il rovesciamento del governo provvisorio somalo internazionalmente riconosciuto, l'esercito etiope entrò in soccorso dell'esercito governativo somalo, sostenuto anche da Uganda, Yemen e Kenya. Il governo provvisorio si rifugiò a Baidoa (a circa 250 chilometri da Mogadiscio), perdendo il controllo della capitale. Per ben due volte si tentò, vanamente, di trovare un accordo tra Corti islamiche e governo provvisorio, sotto la mediazione di IGAD, Lega araba e ONU. Il governo transitorio ha sempre avuto l'appoggio dell'Etiopia, allo scopo di essere difeso dagli eventuali attacchi della Unione delle Corti islamiche. Il 14 agosto 2006 Galmudug si auto-dichiarò uno Stato all'interno della Somalia. Nella seconda metà del 2006 le Corti islamiche riuscirono a riportare una relativa pace nelle città e nelle regioni che governavano (Mogadiscio compresa): scesero i prezzi di molti beni di prima necessità, e riaprirono perfino, dopo undici anni, il porto e l’aeroporto. Ma tutto questo venne ottenuto grazie a esecuzioni sommarie e a gravi riduzioni delle libertà (come la chiusura dei cinema). Il governo transitorio stabilì poi un'alleanza con l'amministrazione autonoma del Puntland, allo scopo di contrastare l'avanzata delle milizie delle Corti islamiche verso le città di Baidoa e Galcayo. Nel dicembre 2006 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approvò la risoluzione 1725, che diede il via libera formale (revocando l'embargo delle armi al governo federale) a una forza internazionale regionale con il compito di “monitorare e mantenere la sicurezza a Baidoa”, permettendo di fatto alle istituzioni transitorie di riarmarsi. Pochi giorni dopo si riacutizzarono gli scontri tra le milizie delle Corti islamiche e le truppe fedeli al governo provvisorio di Baidoa (sostenute militarmente dall'Etiopia). Sul finire dello stesso mese, le truppe etiopi, intervenute pesantemente a sostegno del governo di Baidoa, entrarono nella capitale somala dopo pochi ma violentissimi giorni di guerra, provocando migliaia di morti e suscitando la ferma disapprovazione di Unione Africana, Lega Araba ed IGAD.

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