Spagna

Spagna pre-romana, romana e visigota / La Spagna musulmana / I regni cristiani / Il regno di Spagna / La prima repubblica e il ritorno alla monarchia / La seconda repubblica / La monarchia dal 1975

Spagna pre-romana, romana e visigota

I Celti giunsero nella penisola nel I millennio a.C., stabilendosi nella zona che corrisponde alle regioni odierne della Galizia, delle Asturie, della Cantabria, dei Paesi Baschi, del nord della Castiglia e buona parte del Portogallo.
La costa peninsulare orientale venne invece occupata prima dai Fenici, approssimativamente nel 700 a.C.. In seguito fondarono Gadir (Cadice), Malaca (Malaga) e Abdera (Adra, nell'attuale provincia di Almería), riempiendo la costa mediterranea di fattorie. I Greci si stabilirono più verso il nord della costa, in Rhodes (Rosas) e Emporion (Ampurias), ossia nell'attuale zona della Catalogna, incontrando così gli Iberi e dando le prime testimonianze a memoria di questo popolo.
Cartagine e Roma infine sarebbero entrate in una serie di guerre (Guerre puniche) per l'egemonia del Mar Mediterraneo occidentale. Dopo la sconfitta nella Prima guerra punica, Cartagine cercò di recuperare dalla perdita della Sicilia, della Sardegna e della Corsica, incrementando il suo dominio nella penisola Iberica.
Amilcare Barca, Annibale ed altri generali cartaginesi presero il controllo delle antiche colonie fenicie dell'Andalusia e del Levante e poi passarono all'espansione della loro area di influenza sui popoli indigeni. Alla fine del III secolo a.C., la maggior parte delle città e dei popoli al sud dei fiumi Duero e Ebro, cosi come le isole Baleari, erano sotto il dominio cartaginese.
Nell'anno 219 a.C. Annibale diede il via all'offensiva contro Roma, usando la Penisola Iberica come base delle operazioni e includendo un gran numero di ispanici nel suo esercito.
Fu durante tale processo, quando cercarono di sottomettere la colonia greca di Sagunto, situata al sud della frontiera patteggiata dell'Ebro ma alleata di Roma, che diedero inizio alla Seconda guerra punica, che terminerà con l'incorporazione della parte civilizzata (ibera) della penisola nella Repubblica Romana.
A partire dalla fine della Seconda guerra punica, avvenuta nel 201 a.C., si può considerare la penisola iberica sottomessa al potere di Roma. La campagna di occupazione, dopo l'espulsione cartaginese, fu rapida, eccetto nell'interno (Numanzia) e coi Cantabri che resisterono fino all'arrivo di Augusto all'inizio dell'Impero Romano.
Nel 196 a.C. i Romani dividono il territorio iberico in due zone: la Hispania Citeriore e la Hispania Ulteriore.
La sottomissione totale della penisola ebbe luogo nel 19 a.C. (dopo la fine delle Guerre cantabriche), dopodiché venne divisa in tre province: Betica, Tarraconense e Lusitana, organizzazione che durò per tutto il Basso Impero.
Nella Penisola Iberica, come nelle altre province, l'Impero decadde gradualmente, con processi quasi simultanei di «deromanizzazione» dell'Impero Romano in Hispania, ossia una debilitazione dell'autorità centrale nei secoli III, IV, e V, e della «romanizzazione» delle tribù germaniche dimostrata, per esempio, dall'adozione della "Lex Romana" che è evidente nella Lex Visigothorum (Legge dei Visigoti), dalla conversione al cristianesimo, e dall'affinità che alcuni re avevano per il latino, fino a comporre poesie in questa lingua.
Nell'inverno dell'anno 406 i Vandali, gli Svevi e gli Alani invasero l'Impero con grandi forze. Nel giro di tre anni, attraversarono i Pirenei e arrivarono alla Penisola Iberica, e divisero tra loro le parti occidentali, ossia l'odierno Portogallo e la Spagna occidentale fino a Madrid. Nel frattempo i Visigoti, che avevano preso Roma due anni prima, arrivarono nella regione nel 412, fondando il regno di Tolosa(Toulouse, nel sud della Francia), ed estesero la loro influenza gradualmente nella penisola, sconfiggendo i Vandali e gli Alani e spingendoli fino all'Africa settentrionale, senza che questi lasciassero molti segni nella cultura Iberica.
Curiosamente, la Spagna non ebbe alcun periodo di declino culturale e analfabetismo, che viene chiamato generalmente Età oscura, per il quale invece passarono la Britannia, la Gallia, l'Italia settentrionale e la Germania in quegli anni. La ragione è che i Visigoti rispettarono le istituzioni e le leggi romane, mantenendo un'infrastruttura stabile ed archivi storici durante quasi tutto il loro regno, che iniziò secondo la tradizione nel 415 e fu abbattuto dagli arabi nel 711, anche se era già in decadenza da diverso tempo. Inoltre la vicinanza del Mare Mediterraneo rese più facile l'interazione tra la Spagna e le altre culture, specialmente con l'impero romano orientale, che apportò la sua influenza negli stili artistici e nelle tecnologie sviluppate. Infatti nel 552 ebbe luogo l'occupazione bizantina nel sud della penisola, che sarebbe durata fino al regno di Suintila (628).

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La Spagna musulmana

L'arabo musulmano, incoraggiato dall'idea della "guerra santa", cominciò durante il VII secolo un'espansione per il Medio Oriente ed il nord Africa, arrivando fino a toccare le coste dell’oceano Atlantico.
Approfittando della crisi interna del regno visigoto, coinvolto in costanti lotte interne per il potere monarchico, truppe Musulmani, composte da arabi e Berberi, attraversando lo stretto di Gibilterra nell'anno 711, cominciarono la conquista della Penisola iberica.
Diretto dal berbero Tariq, tenente del governatore del nord Africa, ibn di Musa Nusayr, i musulmani sconfissero nella battaglia di Guadalete (711) l'ultimo re visigoto, Rodrigo che perse la vita nel combattimento.
Incoraggiati da quel successo, gli invasori decisero di continuare attraversate le terre Ispaniche, prima verso Toledo, più tardi verso Zaragoza. In appena tre anni, i Musulmani erano stati capaci di conquistare la maggior parte delle terre Ispaniche senza nessuna resistenza. Solo le regioni montuose cantabrici e pirenaici scapparono al loro controllo.
Dopo l'invasione musulmana, la maggior parte del Penisola iberica divenne una nuova contea del califfato islamico, Al-Andalus. In questo territorio si mise un Emiro o governatore che si comportò come delegato del Califfo Musulmano, che in seguito apparterà alla dinastia Omeya con capitale in Damasco.
I musulmani eseguirono delle incursioni per il nord della Penisola, ma lì furono sconfitti dagli asturiani in Covadonga (722). Penetrarono pure sul territorio franco, dove occuparono città come Narbona, ma soffrirono di un duro colpo di fronte all'esercito dei franchi a Poitiers (732). Questa battaglia segnò la fine dell’espansione Musulmana araba in Europa. Da metà del secolo VIII ebbe luogo un fatto chiave. La dinastia Omeya era vittima della rivoluzione Abasida, famiglia che si appropriò del Califfato. Un membro della famiglia sconfitto scappò per prendere rifugio in Al-Andalus, dove, grazie agli appoggi che incontrò fu proclamato emiro. Si trattava di Abd-al-Rahman (756-788), con il quale cominciò in Al-Andalus il periodo noto come emirato indipendente, nel quale finì la dipendenza politica dei califfi abasidi che avevano stabilito la loro sede centrale nella città di Bagdad. Al-Andalus continuò a riconoscere il Califfo Abasido come leader spirituale del mondo musulmano.
Un importante passo nell'invigorimento di Al-Andalus si ebbe nel 929, quando l'emiro Abd-al-Rahman III (912-961) decise di essere proclamato Califfo, posizione nel quale conversero il potere politico e religioso. "Noi troviamo opportuno che, da ora in poi, veniamo chiamati Principe dei Credenti", fu scritto in una lettera che il califfo nuovo spedì ai suoi governatori. Durante la fine del secolo X, Almanzor prese il potere effettivo in Al-Andalus; esercitò la posizione di hachib, simile a un primo ministro. Nel frattempo, il califfo dall’ora, Hisham II (976-1009), visse confinato nel palazzo di Madinat al-Zahra senza esercitare il più minimo potere politico.
Almanzor che ha basato il suo potere sull'Esercito, costituito principalmente da soldati Berberi, organizzando campagne contro i Cristiani del nord peninsulare. Con la sua morte, nell’anno 1002, iniziò il processo che portò la fine politica (il fitna) del Califfato nel 1031.
In principio il Califfato si frammentò in ventisette Regni taifas. Quelli più deboli presto scomparirono e furono annessi a quelli più potente.
Questi piccoli Regni, molto più deboli del Califfato, si mostrarono più sottomessi verso i leader cristiani, ai quali hanno dato alcuni tributi chiamati paria.
L'Al-Andalus rotto in frammenti permise ai Regni cristiani del nord di prendere l'iniziativa militare nella penisola. Questa superiorità cristiana fu interrotta due volte dall'irruzione in Al-Andalus di due invasioni nordafricani che tentarono in modo effimero di recuperare l'unità della Spagna Musulmana. La perdita di Toledo, nell’anno 1085, fu un duro colpo per i musulmani dell’Andalus. Essi chiamarono in loro aiuto l’altro grande potere che era divenuto forte dall'altra parte dello stretto della Gibilterra: l'impero Almoravide.
Nel 1086 gli Almoravidi arrivarono, gruppi di tribù Berbere dediti all'allevamento di bestiame bovino, che non molto prima avevano creato un impero nel nord dell’Africa.
Caratterizzato dalla rigidità religiosa, gli Almoravidi posero fine ai regni taifas e unificarono il potere politico in al-Ándalus e furono capaci contenere l’avanzata dei cristiani verso il sud. I loro successi militari più importante furono le battaglie di Sagrajas (1086) e di Uclés (1108).
Il potere Almoravide era effimero. A metà del XII secolo l'unità di Al-Andalus venne meno e la frammentazione politica portò nel periodo conosciuto come Secondi Regni di Taifas. Più tardi arrivarono nella Penisola Iberica gli almoravidi che aveva costituito qualche anno prima nel Magreb un impero nuovo, formato anche da berberi.
Il almoravidi unificarono di nuovo al-Ándalus, inoltre realizzarono alcuni successi straordinari sui cristiani, come quella ottenuta in Alarcos (1195) contro Alfonso VIII di Castiglia. Anche in questo periodo furono costruiti edifici emblematici nella Spagna musulmana come il Giralda di Siviglia. Comunque, anche la riunificazione degli almovaridi di Al-Andalus fallì. Il momento chiave era la schiacciante sconfitta subita dai Cristiani nelle Valle di Tolosa (1212). I nuovi regni taifas non poterono resistere all'attacco cristiano che era praticamente inevitabile. In seguito la Spagna musulmana fu ridotta al regno di Granada.

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I regni cristiani

Intanto verso il 720, un distaccamento musulmano viene sconfitto da un gruppo di cristiani rifugiatisi nelle foreste di Covadonga (Asturie) nella battaglia omonima. I vincitori si organizzano in un minuscolo e rudimentale Stato, il Regno delle Asturie. Pelayo, probabilmente un nobile goto, non si proclama in realtà re ma, come condottiero stimato, esercita di fatto un'autorità quasi-regia e senza formale titolo di re opera dopo di lui suo figlio Fruela. La prima corte si stabilisce a Cangas de Onís. Pelayo muore nel 737. Due anni dopo (739), suo genero Alfonso I, approfittando delle lotte tra Arabi e Berberi, dà nuovo impulso alla riconquista raggiungendo la Rioja e il Duero. Tuttavia non ha la possibilità di ripopolare la zona, poiché nell'altopiano del nord resta un ampio deserto strategico, terra di nessuno.
Nel IX secolo nacque la contea di Castiglia grazie al re delle Asturie Alfonso II, che aveva come vassalli i conti castigliani nella lotta contro gli arabi. Purtroppo nell' ancora piccola contea non c' erano confini precisi e spesso c'era l'anarchia. In certi periodi c' erano anche 6-7 signori castigliani che si erano autoeletti. Nel X secolo il conte Fernando Gonzales pose fine a questo periodo e, con il consenso di altri regni, si oppose al re delle Asturie (che nel frattempo avevano cambiato nome ed erano diventate il regno di Leòn). La contea divenne sempre più potente, ma i re di Leòn non se ne interessarono, finché non fu divisa in regni così piccoli (nati dalla successione ai primi conti) che il califfo spagnolo riuscì a catturare il signore castigliano nel 995 ed il re di Leòn dovette dare man forte al conte Sancio Gormes per evitare che il suo regno venisse assoggettato dal califfo. Malgrado il rischio dell'assoggettamento, i conti di Castiglia rimasero molto potenti, e non dovevano più temere il re di Leòn. Anzi, il re decise di dare al conte di Castiglia, nel 1032, il titolo di re. Malgrado questo, il regno di Castiglia rimase vassallo del Leòn, e quindi questo passaggio da contea a regno era solo una cosa simbolica. Ma comunque i conti si rafforzarono fino a diventare nel 1037 (dopo la morte del cognato del re di Leòn), re di Castiglia e Leòn. Alfonso arrivò fino a Siviglia ed ampliò il suo regno fino alla morte nel 1065, in cui Alfonso morì e divise il regno in regioni che andarono ai suoi figli. Ne seguirono guerre fratricide per sette anni, finché il paese venne riunito sotto lo scettro di Alfonso IV. Inoltre si può citare la conquista di Alfonso VII di Cadice e del suo successore Alfonso VIII di una zona settentrionale del Marocco. L'ordinamento sociale della Castiglia si esprimeva nell'assemblea rappresentativa (Cortes) degli ordini (o stati) del regno, con funzione meramente consultiva.
Corona d'Aragona fu il nome dato all'insieme dei regni e territori soggetti alla giurisdizione dei re di Aragona dal 1134, nata dall'unione dinastica tra il Regno d'Aragona e la Contea di Barcellona. Il re Giacomo I, detto il Conquistatore, diede inizio nel XIII secolo all'espansione del regno nell'ambito della Reconquista, riuscendo a strappare agli arabi Maiorca e buona parte dell'attuale Comunità Valenziana. Valencia fu dichiarata capitale di un neocostituito regno e dotata di proprie istituzioni, cosicché fu il terzo stato ad entrare nella Corona d'Aragona. L'isola di Maiorca fu ceduta a suo figlio Giacomo col nome di Regno di Maiorca, per poi essere reincorporati in un secondo tempo, nel 1349. L'espansione aragonese nel Mediterraneo accrebbe la Corona d'Aragona di nuovi territori: la Sicilia e la Sardegna, nonché - nel 1443 - il Regno di Napoli. Data la lontananza geografica dall'Aragona, questi territori non vennero assoggettati ad un governo centrale ed anzi affidati alle élites locali. Nei possedimenti italiani il controllo aragonese fu quindi nominale, di natura più economica che politica.
Alla formazione di una nazione iberica divisa in regni indipendenti, in cui i latifondisti fossero i signori assoluti, giocò un ruolo di primo piano la chiesa cattolica spagnola, che per aumentare il proprio potere fece scatenare, per mezzo degli ordini religiosi, continue crociate anti-islamiche.
Avendo voluto condurre la riconquista secondo i crismi delle crociate medievali, la chiesa pretese nel 1480 l'uso dell'Inquisizione, allo scopo di eliminare arabi, ebrei ed eretici. La stessa opposizione politica al re cominciò ad un certo punto ad essere considerata come una forma di eresia religiosa.

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Il regno di Spagna

Nel 1469 ebbe luogo il matrimonio di Isabela di Castiglia e Ferdinando d’Aragona. Entrambe le famiglie facevano parte della famiglie regnanti in Pastiglia e Aragona, dove regnavano due rami differenti della dinastia Trastámara. Dopo essere morto Enrico IV la guerra civile esso esplose in Castiglia. La sorella, Isabela di Pastiglia, la quale aveva l'appoggio d’Aragona, e la figlia presunta, Giovanna "il Beltraneja", sostenuta dal Portogallo, si affrontarono in un conflitto culminato nella battaglia di Toro nel 1476 e la pace di Alcaçovas con il Portogallo nel 1479. Isabela fu riconosciuta come regina di Castiglia. In quello stesso anno del 1479, Ferdinando fu incoronato re di Aragona. L'unione dinastica culminò fra i due regni più potenti della penisola. Si era concluso il processo di unificazione della Spagna. Comunque, l'unione era un'unione dinastica. Sotto gli stessi re, i diversi regni continuarono a mantenere leggi ed istituzioni diverse.
Nel gennaio del 1492 terminò la conquista del Regno di Granada. Finì così la Reconquista ed la presenza musulmana nella penisola.
Castiglia concluse nel 1496 la conquista delle Canarie. Nell'anno 1496, Massimiliano I d'Asburgo, Arciduca d'Austria, nonché Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, mediante una accorta "politica matrimoniale", fece in modo che il proprio figlio ed erede al trono, Filippo, detto "il bello", prendesse in moglie Giovanna di Castiglia, detta "la pazza", figlia dei cattolicissimi sovrani di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. Da questa unione, il 24 febbraio 1500, a Gand, cittadina del Ducato delle Fiandre, nacque Carlo, perciò detto Carlo di Gand.
Carlo era predestinato a diventare, in breve tempo, il sovrano più potente del mondo, seppure aiutato in ciò da una serie di fortuite circostanze. Infatti, l'unico figlio maschio dei nonni materni era già scomparso nel 1497, senza lasciare eredi. Immediatamente dopo, scomparve anche la loro figlia primogenita e nello stesso anno 1500 scomparve anche l'unico figlio maschio di quest'ultima ed erede di Castiglia e d'Aragona. Per cui, nell'anno 1504, con la morte della Regina Isabella, sua figlia Giovanna, madre di Carlo, divenne l'erede di tutti i beni di Castiglia e Carlo stesso ne divenne, a sua volta, erede potenziale.
Subito dopo, Giovanna venne colpita da follia e si trovò nella impossibilità di governare. A causa di questa infermità, Giovanna di Castiglia era ed è più comunemente nota come "Giovanna la pazza". Nel 1506 scomparve prematuramente anche Filippo, padre di Carlo, per cui, quest'ultimo, all'età di soli sei anni, si trovò ad essere il potenziale erede non solo dei beni di Castiglia, ma anche di quelli d'Austria e di Borgogna; questi ultimi quale eredità dei nonni paterni, in quanto il nonno Massimiliano d'Asburgo aveva sposato Maria Bianca di Borgogna, ultima erede dei Duchi di Borgogna. Il 5 gennaio 1515, a Bruxelles, Carlo fu dichiarato maggiorenne e fu proclamato nuovo Duca di Borgogna.
Nell'anno 1516, con la morte del nonno materno Re Ferdinando d'Aragona, Carlo, a soli sedici anni, ereditò anche il trono d'Aragona, concentrando nelle sue mani tutta la Spagna, per cui poté fregiarsi del titolo di Re di Spagna a tutti gli effetti, assumendo il nome di CARLO I. Occorre precisare, però, che la vera erede al trono di Castiglia rimaneva pur sempre sua madre Giovanna, la quale, a causa della sua riconosciuta infermità mentale, dovette cedere i suoi poteri effettivi al figlio Carlo, anche se dal punto di vista dinastico fu Regina fino alla sua morte, avvenuta nell'anno 1555.
Con Carlo I ebbe inizio la dinastia asburgica sul trono di Spagna.
Il nuovo re non conobbe il Castigliano e venne accompagnato da consulenti di flamenco che occupavano le posizioni più importanti nella Corte e nella Chiesa.
Una volta incoronato, Carlo riunì la Cortes per far votare delle nuove tasse. La reazione fu immediata in Castiglia, le proteste ricordarono al re la sua obbligazione di risiedere nel Regno e di rispettare le leggi del Regno. Proteste simili sorgeranno in Aragona di fronte alla richiesta di nuove tasse.
La maggior parte delle città dell'area centrale del Regno (Segovia, Toledo, Salamanca) furono rivelati contro l'autorità del re.
Le cause della ribellione sono complessi:
l’aristocrazia castigliana vide come un umiliazione che il re aveva dato l'amministrazione del regno a consulenti di flamenco e aveva lasciato Adriano di Utrecht per governatore il Regno in sua assenza;
Carlo aveva usato i soldi delle nuove tasse per l'elezione come Imperatore tedesco;
Carlo aveva disprezzato la possibilità di imparare il castigliano e rispettare le leggi del Regno.
Quando Carlo lascio Castiglia, la rivolta nella quale esplose Toledo si estese alle altre città. Le vere autorità furono deposte e sostituite da nuovi regimi comunali.
I comunali crearono la Santa Riunione di Tordesillas, governo ribelle che ritirò le tasse (servizi) approvate dalla Cortes, il rispetto alle leggi del Regno e l’allontanamento dei consulenti di flamenco. Dopo la sconfitta dei comunali dalle truppe in Villalar nel 1521, tutte le città abbandonarono il movimento, eccetto Toledo che finalmente fu dominata nel 1522. I dirigenti dei ribelli, Padilla, Prode e Maldonado, furono giustiziati. La sconfitta dei comunali fu intesa come l'inizio dell'assolutismo in Castiglia e del rinforzamento del potere del re.
Con Carlo I ebbe inizio la dinastia asburgica sul trono di Spagna. Nell'anno 1519, infatti, con la morte del nonno paterno Massimiliano I, Carlo, che era già Re di Spagna da tre anni, a soli diciannove anni ascese anche al trono d'Austria, entrando in possesso, a pieno titolo, anche dell'eredità borgognona della nonna paterna.
Carlo poté accrescere i possedimenti oltreatlantico della corona di Spagna attraverso le conquiste operate da due tra i più abili conquistadores dell'epoca: Francisco Pizarro e Hernán Cortés. Il primo sconfisse l'Impero Inca e conquistò il Perù e il Cile, cioè tutta la costa del Pacifico dell'America meridionale. Il secondo sconfisse gli Aztechi e conquistò la Florida, Cuba, il Messico, il Guatemala, l'Honduras e lo Yucatan. Carlo nominò Cortez anche Governatore dei territori conquistati, i quali andarono così a costituire la Nuova Spagna. Come Duca di Borgogna aveva già abdicato in favore del figlio Flippo II, nella città di Bruxelles il 25 ottobre 1555. Il 16 gennaio del 1556 Carlo V cedette le corone di Spagna, Castiglia, Sicilia e delle Nuove Indie ancora al figlio Filippo, al quale cedette anche la Franca Contea nel giugno dello stesso anno e la corona aragonese nel mese di luglio. Il 12 settembre dello stesso anno cedette la corona imperiale al fratello Ferdinando. Subito dopo, accompagnato dalle sorelle Eleonora e Maria, partì per la Spagna diretto al monastero di San Jeronimo di Yuste nell'Estremadura.
Durante il regno di Filippo II furono scoperte e dedicategli le isole Filippine, e fu fondata nell'America settentrionale la colonia della Florida.
Nelle diciassette province dei Paesi Bassi, Filippo continuò la forte pressione fiscale esercitata dai tempi di Carlo V. Come questo, Filippo continuò ad escludere l'aristocrazia locale dall'amministrazione locale, preferendo una Consulta di nobili castigliani, mantenendo un esercito di occupazione ed una Inquisizione locale per fermare l'avanzata del Calvinismo.
In seguito alla rivolta calvinista del 1566, Filippo si impegnò per eliminare il tradimento e l'eresia. Imponendo una nuova tassa sulle entrate di circa il 10% per le spese militari, la decima, fece solo peggiorare la situazione dei Paesi Bassi. Di nuovo, la regione si ribellò apertamente nel 1568 sotto la guida di Guglielmo I d'Orange, principe di Nassau, detto il Taciturno. I calvinisti olandesi dichiararono che i soldati spagnoli dovevano essere espulsi e che loro avrebbero dovuto governarsi con i propri Stati Generali. Ma gli spagnoli sfruttarono le differenze religiose, culturali e linguistiche tra le province settentrionali e meridionali, aizzando i nobili locali uno contro l'altro e riconquistando le province meridionali. Sicure dietro la protezione del delta del Reno, le province settentrionali dei Paesi Bassi si organizzarono come le Province Unite.
Le sette Province Unite dichiararono definitivamente la loro indipendenza dal Regno di Spagna nel 1581 (dopo l'Unione di Utrecht del 1579). Il loro leader, Guglielmo I d'Orange fu messo fuori legge da Filippo, e assassinato nel 1584 da un fanatico cattolico.
Carlos I morì nel 1598 e gli successero suo figlio, il Re Filippo III (1598-1621), Filippo IV (1621-1665) e Carlo II (1665-1700).
Approfittando della crisi catalana, nel dicembre del 1640 una ribellione cominciò in Portogallo. La mancanza dell’aiuto castigliano di fronte agli attacchi olandesi contro i possedimenti portoghesi in Asia e la presenza di Castigliani nel governo del Regno fecero capire alle classi dirigenti che non c’erano vantaggi all’unione alla Corona spagnola. La ribellione, organizzato dalla dinastia dei Braganza, si estese rapidamente. L'appoggio di Francia e Regno Unito, ansiosi di indebolire la Spagna, portò Mariana dall'Austria (madre-reggente di Carlos II) a riconoscere l'indipendenza del Portogallo nel 1668.
Carlo II che era morto senza discendenti, chiamò a succedergli Filippo di Anjou, nipote di Luigi XIV di Francia e bisnipote di Filippo IV che fu incoronato col titolo di Filippo V. Finì così la dinastia degli Asburgo ed arrivò al trono spagnolo la dinastia dei Borboni.
Molto presto si formò una delibera dentro e fuori Spagna che non ha accettava il nuovo re e sostenne il pretendente l'Arciduca Carlo d’Asburgo. La guerra civile ed europeo esplose. La guerra si concluse con la firma del Trattato di Utrecht nel 1713. Il trattato stabilì i seguenti punti:
Filippo V fu riconosciuto dai sovrani europei come Re dalla Spagna ma abbandonò i possibili diritti alla corona francese; i Paesi Bassi spagnoli e i territori italiani (Napoli, Sicilia e Sardegna) passarono all’Austria;
il Regno Unito ottenne Gibilterra, Maiorca e il permesso di navigazione (permesso limitato a commerciare con le Indie spagnole) e degli schiavi neri (permesso per commerciare schiavi nelle Indie).
L'arrivo della nuova dinastia dei Borboni propiziò importanti cambiamenti nella struttura dello Stato. Questi cambiamenti essenzialmente si svolsero durante il regno Filippo V (1700-1746). In questo senso le importanti novità furono adottate con le Ordinanze di Planta Nueva (1707 Aragona e Valencia, 1715 Maiorca, 1716 Catalonia): l'abolizione delle giurisdizioni e le istituzioni del Regno della Corona di Aragona. Le giurisdizioni dei baschi e le contee di Navarra rimasero in quanto sostennero Filippo V nella Guerra di Successione.
La politica estera di Filippo V (1700-1756) si concentrò al recupero dei territori italiani. Di fronte al fallimento delle prime intenzioni in isolamento fu optato l'alleanza con la Francia. Questa alleanza si concretizzò nel primo Patto di Famiglia (1734) ed il Secondo Patto nel 1743. Frutti di questi patti era la partecipazione che sostenne gli interessi francesi nel Guerra dalla Polonia (1733-1738) e nel Guerra di Successione dell'Austria (1743-1748). Come un risultato di questo intervento Filippo V ottenne che il figlio Carlo, futuro Carlos III di Spagna fu incoronato Re di Napoli e di Sicilia e che il figlio Filippo duca di Parma.
Carlo III (1759-1788) ritornò in alleanza con la Francia e firmò il terzo Patto di Famiglia (1761) che stabilì la partecipazione della Spagna nella Guerra dei Sette anni (1761). La vittoria britannica, e del suo alletao Portogallo, terminò con la firma del Trattato di Parigi (1763) per il quale cedemmo Florida a Regno Unito e Sacramento a Portogallo. Per compensare le perdite la Francia cedette la Louisiana.
Di nuovo in America, la Spagna, con la Francia, sostenne i ribelli nordamericani contro il Regno Unito. La sconfitta britannica pose alla firma del Trattato di Versailles (1783) col quale permise il recupero di Maiorca, Florida e Sacramento.
L’ascesa al trono di Carlo IV (1788-1808) e del suo ministro Floridablanca dal momento che la rivoluzione cominciò in Francia tentò di evitare alcuna "infezione" rivoluzionaria che veniva dal paese vicino. Un controllo forte e censura severa erano i mezzi per isolare il paese dal tumulto francese. Dopo un breve periodo del governo del conte di Aranda, Carlo IV prese una decisione chiave del suo regno, nominò Manuel Godoy ministro nel 1792. Questo favorito dei re divenne la figura chiave durante il resto del regno di Carlo IV. L'esecuzione di Luigi XVI nel gennaio del 1793 provocò la rottura dell'alleanza tradizionale con la Francia. La Spagna si unì ad una coalizione internazionale e partecipò nella denominata Guerra della Convenzione. La sconfitta militare spagnola fu rapida e conclusiva. Il fallimento militare terminò con la firma di Pace di Basilea per la quale il paese accettò la perdita della parte spagnola dell'isola di Sto. Domingo, e la svolta all'alleanza tradizionale con Francia contro il Regno Unito. Questa alleanza fu sigillata nel Trattato di San Ildefonso, firmato nel 1796.
Cominciò così un moto diplomatico nella quale l'ascesa al potere di Napoleone nel 1799 e la debolezza del governo di Godoy portò la Spagna a una dipendenza crescente della politica estera francese. I risultati negativi dell'alleanza con la Francia non evitarono a Godoy di firmare con Napoleone il Trattato di Fontainebleau nel 1807. In base a questo accordo fu autorizzato l'ingresso e lo stabilimento di truppe francesi in Spagna con lo scopo di invadere il Portogallo. In questo modo la figura di Godoy fu criticata nella parte influente del paese. Questa insoddisfazione permise una formazione di un gruppo di opposizione attorno al Principe delle Asturie, il futuro Ferdinando VII, che si proponeva di porre fine al governo di Godoy e, perché non, del re che l'aveva nominato. Molto presto divenne evidente per tutti che l'ingresso delle truppe napoleoniche era divenuto un'occupazione del paese. Consapevole finalmente di questo fatto, Godoy organizzò la fuga della famiglia reale verso Andalusia e la Corte si trasferì ad Aranjuez. Là i loro piani saranno frustrati. Il 19 marzo 1808 esploso una rivolta popolare organizzato dalla fazione della Corte in favore del Principe delle Asturie. La rivolta di Aranjuez portò alla caduta di Godoy e, ancora più importante, forzò Carlo IV ad abdicare a favore di suo figlio col titolo di Fernando VII. Il confronto tra Ferdinando e Carlo IV aveva un unico possibile arbitro. Con le truppe del generale Murat a Madrid, Napoleone chiamò padre e figlio a Bayona in Francia e li costrinse ad abdicare a favore di suo fratello Giuseppe Bonaparte. Furono le Abdicazioni di Bayona con i quali i Borboni cedettero i loro diritti a Napoleone. Cercando di attirarsi l'opinione pubblica, il nuovo re Giuseppe pubblicò lo Statuto di Bayona, Carta Costituzionale che concedeva dei diritti oltre l'assolutismo. Di fronte all'evidenza dell'invasione francese, l'insoddisfazione popolare finì per esplodere: il 2 maggio 1808 cominciò un'insurrezione a Madrid fallita dalla repressione delle truppe napoleoniche. I giorni seguenti le sollevazioni antifrancesi si estesero per il paese intero. La Guerra dell'Indipendenza comincia (1808-1814). Le abdicazioni di Bayona e l'insurrezione contro Giuseppe fu intesa come una situazione di "vuoto di potere" che sciolse dalle catene l'incidente della monarchia del Vecchio Régime in Spagna. Assemblee Provinciali si costituirono per far fronte all'invasore, che assunse la sovranità a favore del re assente. A settembre 1808 le Assemblee Provinciali furono coordinate, e si costituì l’Assemblea Centrale Suprema. La maggioranza liberale, approfittando dell'assenza del re cominciò la prima rivoluzione liberale borghese in Spagna, con due obiettivi: adottare riforme per porre fine alle strutture del Vecchio Régime ed approvare una Costituzione che cambierò il régime politico del paese. Queste erano le principali riforme politiche, economiche, sociali e giuridiche adottate dalla Cortes di Cádiz: Libertà di stampa (1810); l'Abolizione del régime signorile: soppressione delle signorie giurisdizionali, reminiscenza feudale. Tuttavia la nobiltà mantenne pressoché, tutte le sue proprietà; Soppressione dell'Inquisizione (1813); l'Abolizione delle unioni. Libertà economica, commerciale, di lavoro e di produzione (1813); timida confisca dei beni della Chiesa. Iil proprio Napoleone, alla fronte di 250.000 uomini entrò in autunno nella penisola occupando la maggior parte del paese per porre fine all'insurrezione, eccetto le zone periferiche e montagnose dove la "guerra di guerriglia" contro l'esercito francese era già cominciata. Durante i sei anni, si affrontarono l'esercito francese, con l'appoggio dei filo-francesi e la guerriglia spagnola, formato da vecchi militari spagnoli militari e contadini, aiutati dall'esercito inglese inviato nella penisola (Guerra Peninsulare). Il 1812 fu l'anno decisivo. L'esercito del generale britannico Wellington con l'appoggio eglii spagnoli e portoghesi sconfissero successivamente i francesi (Arapiles, San Martial). Dopo la catastrofe della Grande Armata in Russia, un Napoleone totalmente indebolito restituì la corona a Ferdinando VII per il Trattato di Valençay (dicembre 1813). Le truppe francesi abbandonarono il paese. La sanguinosa Guerra dell'Indipendenza giocò alla sua fine.
Il 4 maggio 1814 Ferdinando VII stabilisce che la Corte di Cadice e la sua opera legislativa posteriore, la Costituzione del 1812, sono illegali. Sono poche le persone che manifestano la loro ostilità verso il monarca dopo il decreto del 4 maggio. I militari liberali vengono arrestati in Africa e le lievi agitazioni di Madrid vengono soffocate dall’esercito. Vengono ristabiliti il Consiglio di Castiglia e le capitanerie generali, destituiti i sindaci, ritorna la Compagnia di Gesù, si rafforza l’Inquisizione e perseguitati i filo-francesi. Tuttavia, il giorno 1 gennaio 1820, il colonnello Rafael del Riego, insieme ad altri ufficiali liberali, proclama a Las Cabezas de San Juan la Costituzione di Cadice. Il movimento si indebolisce e, in marzo, si trova sull’orlo del fallimento, ma in Galizia alcune rivolte si congiungono per proclamare la validità della Costituzione gaditana. L’effetto continua in diversi punti della Spagna. Il 7 marzo, i ribelli ed il popolo occupano i confini del Palazzo Reale di Madrid ed il Re si vede costretto ad accettare la Costituzione.
Mentre il nuovo governo restaura la Costituzione di Cadice, scarcera i liberali civili e militari e buona parte dei quasi 4.000 filo-francesi tornano dall’esilio, il Re cospira con i suoi fedeli per rendere difficile il compito del governo, riunendoli attorno al Partito realista. Il confronto con i realisti era uno dei problemi affrontati dal governo liberale, ma non l’unico. Ad ogni modo, una parte degli obiettivi fu compiuta. Sul piano giuridico venne realizzato il primo Codice penale moderno, compiuto il primo abbozzo di divisione provinciale della Spagna e venne stabilito il servizio militare obbligatorio. Sul piano economico vennero abolite le dogane interne per facilitare il commercio, si eliminarono i privilegi delle corporazioni favorendo la libera industria, vennero messi in vendita i beni della Chiesa cattolica e si riformò l’azienda pubblica seguendo alcuni dei criteri già sperimentati dagli illustrati. Sul piano sociale venne limitato nuovamente il ruolo dell’Inquisizione, ripristinata da Ferdinando VII, e si mise in moto l’educazione pubblica gratuita in tre livelli, incluso quello universitario.
Il Governo liberale incontrò due resistenze alla sua politica: la prima da parte dei realisti, ben organizzati e diretti dal proprio monarca, includendo la Chiesa, infervorata soprattutto dopo il processo di vendita dei beni e di chiusura degli ordini ecclesiastici militari. Inoltre, si arrivò a stabilire la cosiddetta Regencia de Urgel, integrata dal Marchese di Metaflorida (presidente della reggenza) e da due consiglieri, Jaime Creix (arcivescovo di Terragona) ed il Barone di Eroles. La reggenza sosteneva che il Re non fosse libero di governare e che fosse detenuto dai “negros” (liberali). Dall’altro lato, c’era un ampio settore denominato anch’esso liberale, gli "exaltados", ma molto più radicale, contrario al mantenimento della monarchia e che controllava buona parte della stampa. In questo ambiente, dopo le elezioni alle Corti del 1822, che videro la vittoria di Riego, e con un’Europa scossa dai movimenti democratici che mettevano in discussione l’ordine interno degli stati, Ferdinando VII, appoggiato nelle tesi del Congresso di Vienna, si unirà alla Santa Alleanza formata da Russia, Prussia, Austria e Francia per la restaurazione dell’assolutismo. Nel 1822 la Santa Alleanza decide di intervenire in Spagna, come aveva fatto a Napoli ed in Piemonte, ed il 22 gennaio venne firmato un trattato segreto che permetterà alla Francia di invadere la Spagna. Il 7 aprile 1823, la Francia invade la Spagna con un esercito soprannominato i Centomila Figli di San Luigi che dovrà far fronte solo ad una lieve resistenza liberale in Catalogna prima di entrare a Madrid. Il governo liberale fugge dall’Andalusia e si rifugia a Cadice, tenendo in ostaggio Ferdinando VII. Assediato dai francesi, il governo legittimo negozia la resa in cambio del giuramento da parte del Re del rispetto dei diritti degli spagnoli, cosa che fa il monarca.
Lo stesso 1 ottobre 1823, sentendosi difeso dalle truppe francesi, Ferdinando VII sospende nuovamente la Costituzione di Cadice dichiara illegali e ”privi di alcun valore” tutti gli atti di governo e le norme disposte durante il Triennio Liberale. Per la seconda volta il Re viene meno alla sua promessa. Rafael del Riego, Juan Martín Díez «El Empecinado», Mariana Pineda e molti altri liberali vengono giustiziati; l’esilio è la strada di molti tra quelli che erano tornati dalla Francia convinti della bontà del Triennio Liberale (di cui Goya sarà l’esponente più insigne) e la repressione arriva in ogni angolo della penisola. Il proposito era quello di tornare ai modelli, non già propri dei tempi precedenti alla Guerra d’indipendenza, quanto a quelli in cui nemmeno il dispotismo "ilustrado" aveva nessuna parte. L’Inquisizione viene sostituita dai Tribunali di Fede Diocesana, strumento creato dal Ministro di Grazia e Giustizia Francisco Tadeo Calomarde per estendere la repressione a tutti gli ordini.
Ferdinando VII, dopo aver sposato Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie (1806-78), non avendo ottenuto un erede maschio, aveva designato come legittimo successore il fratello Don Carlos Isidro (1788-1855). Ma nel 1830 dal matrimonio era nata una figlia, Isabella (1830-1904), e il padre, con atto unilaterale senza precedenti, nello stesso anno abrogò la legge salica, annullando così la designazione di Don Carlos e proclamando la figlia legittima erede, che in quel momento aveva tre anni, per cui la reggenza sarebbe spettata alla madre Maria Cristina.
Ma Don Carlos rifiutò di riconoscere il testamento e organizzò un colpo di stato. Cominciò così una guerra intestina chiamata "le tre guerre carliste": 1833-1839; 1847-1860; 1872-1876, che contribuirono notevolmente al fallimento di cinque rivoluzioni borghesi.
Inizialmente il governo di Maria Cristina difendeva le posizioni dei liberali, dei massoni, dei cattolici costituzionalisti e delle frange più borghesi della società spagnola (specie quelle più sviluppate della Catalogna), che speravano di strappare alla corona concessioni politiche grazie all'appoggio dato a Isabella.
Intorno a Don Carlos invece si unirono i monarchici legittimisti, i cattolici tradizionalisti e soprattutto i reazionari antiliberali, i grandi proprietari terrieri delle regioni più arretrate: Aragona, Navarra, Biscaglia, Vecchia Castiglia, Leon, che, grazie alle alte gerarchie cattoliche, riuscirono a convincere notevoli masse contadine (anche basche e catalane) a chiedere il ripristino dell'Inquisizione e a lottare per la conservazione dei vecchi rapporti feudali, nonché a difendere l'autonomia delle province contro la politica centralista del governo.
La regina Isabella II, sebbene avesse 13 anni, fu dichiarata maggiorenne (1843) da un colpo di stato del generale Narvaez, che abolì la reggenza, dichiarò lo stato di guerra, disarmò la Guardia Nazionale (sostituendola con la Gendarmeria), annullò il diritto di riunione, sottopose la stampa a censura e soprattutto sospese la vendita delle terre ecclesiastiche. La Costituzione del 1844 aveva un carattere del tutto reazionario e ridusse a zero la funzione delle Cortes.
Ormai lo scontro tra le forze in campo s'era spostato sul versante industriale, tra capitalisti ed operai, ai latifondisti e ai contadini non restava che scegliere con chi schierarsi.
Nel 1868 maturò la quinta rivoluzione borghese, dopo che le precedenti non avevano portato a un vero rinnovamento del sistema monarchico tardofeudale. L'ammiraglio Topete dette il segnale della rivolta a Cadice, ben presto seguito da quasi tutti i generali. Nell'esercito la rivolta, guidata dal generale Juan Prim, si concluse con la battaglia di Alcolea (1868): la Regina Isabella II fu costretta a riparare in Francia.
L'insurrezione da militare divenne popolare e i contadini cominciarono ad occupare le terre dei latifondisti, mentre la popolazione urbana chiedeva la fine della monarchia borbonica. Da notare che la popolazione del paese era arrivata a 20 milioni di persone, aumentando di 5 milioni in 50 anni.
La direzione del movimento venne però presa dalla grande borghesia finanziaria e commerciale, alleata ai proprietari terrieri liberali, rappresentati dai due partiti, progressista e unionista, entrambi favorevoli alla monarchia ereditaria e quindi intenzionati a concludere in fretta la rivoluzione.
Secondo la nuova Costituzione il re conservava il diritto di convocare e sciogliere le Cortes, il Senato doveva restare composto di alti dignitari e i deputati della Camera potevano essere eletti sulla base del suffragio universale maschile. Poi furono proclamate la libertà di associazione, di stampa, di culto ecc. Si riconobbe anche il matrimonio civile e la giuria popolare. Fu sciolto l'ordine dei gesuiti e chiusi i monasteri fondati dopo il 1837.
La corona venne offerta prima al principe Leopoldo di Hohenzollern, parente del re prussiano Guglielmo I, suscitando grandissima preoccupazione nella Francia, già in rotta coi prussiani (tant'è che nel 1870 dichiarò loro guerra); poi si propose la candidatura di Amedeo di Savoia (duca d'Aosta), secondo figlio del re d'Italia Vittorio Emanuele II, che accettò.
All'inizio del 1873, privo di appoggi effettivi in un paese sconvolto da crisi e disordini, Amedeo di Savoia, dopo 26 mesi di governo, si dimise. Le Cortes finirono col proclamare la repubblica.

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La prima repubblica e il ritorno alla monarchia

La Repubblica fu proclamata dalle Cortes nelle quali non c'era una maggioranza repubblicana. L’alta borghesia ed i poroprietari terrieri, gli alti comandanti dell'esercito, la gerarchia ecclesiastica erano contrari al nuovo regime. I repubblicani scarsi appartenevano alla borghesia urbana, mentre le classi dei lavoratori optarono per dare il loro appoggio al movimento anarchico. La debolezza del regime repubblicano provocò un enorme incertezza politica. Quattro presidenti della Repubblica si successero nel breve periodo di un anno: Figueras, Pi e Margall, Salmerón e Castelar.
In questo incertezza, i governi repubblicani intrapresero una serie di riforme piuttosto radicali che, in alcuni casi, si ripercorsero contro lo stesso régime repubblicano. Questi erano le principali misure adottate:
età di voto ridotti a 21 anni;
separazione della Chiesa e lo Stato: in questo modo si perdette l’appoggio della Chiesa;
regolamentazione del lavoro infantile: proibizione di far lavorare bambini di meno di dieci anni in fabbriche e miniere;
l'abolizione della schiavitù in Cuba ed in Portorico;
progetto costituzionale per stabilire una Repubblica federale.
Il 4 gennaio 1874, il generale Pavía capeggiò un golpe militare. I Cortes repubblicani furono dissolti e si stabilì un governo presieduto dal generale Serrano, che sospese la Costituzione, i diritti e le libertà. Il regime repubblicano visse nominalmente più un anno, anche se la dittatura di Serrano fu un semplice passo per precedere alla restaurazione dei Borboni come progettarono gli alfonsini con il loro leader Cánovas del Castello. La restaurazione fu finalmente avviata attraverso il golpe militare del generale Martínez Campos il 29 dicembre 1874. Il figlio di Isabel II fu proclamato re di Spagna col titolo di Alfonso XII. Cominciò in Spagna il periodo della Restaurazione.
Nel 1876 una nuova Costituzione viene redatta dal partito conservatore (ex-unionista) guidato da Cánovas, che resterà in vigore fino al 1923. Si approvò una legge che stabiliva il suffragio universale maschile, ma fu conservato il sistema di falsificazione delle elezioni ormai consolidatosi in Spagna.
Intanto nei possessi coloniali scoppiarono alcune insurrezioni a Cuba, nelle Filippine, a Portorico, nell'isola di Guam (arcipelago delle Marianne), spesso sostenute dagli Usa, intenzionati a sostituirsi alla Spagna nel controllo del continente americano. Persino la Germania la costrinse a venderle le isole Caroline, le Marianne e le Palau. Sicché alla Spagna restavano soltanto, di significativo, la Guinea e alcune postazioni nel Marocco settentrionale. Il disastro coloniale fomenta un sentimento di rivincita, che si estrinseca però solo nelle emigrazioni di massa verso l'America Latina.
Il Partito Socialista Operaio Spagnolo fu fondato clandestinamente nella taverna di Madrid Casa Labra il 2 maggio del 1879 da un nucleo di intellettuali e operari, principalmente tipografi, capitanati da Pablo Iglesias. Celebrò il suo primo Congresso a Barcellona nel 1888.
Maria Crisitina d'Austria sposò il Re di Spagna Alfonso XII il 29 novembre 1879 diventando Regina consorte. Alla morte del marito, il 25 novembre 1885, divenne reggente di Spagna per il figlio non ancora nato (nascerà il 17 maggio 1886), il futuro Re Alfonso XIII. La reggenza si concluse il 17 maggio 1902 quandò l'Infante raggiunse la maggiore età.
Alfonso XII fu deposto il 14 aprile 1931.

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La seconda repubblica

Immediatamente fu formato un Governo Provvisorio presieduto da Niceto Alcalá Zamora, composto da repubblicani di sinistra e di destra, socialisti e nazionalisti. Il governo doveva guidare il paese fino a che una Corte Costituente avrebbe dato una nuova costituzione.
Il nuovo governo doveva, ciononostante, rispondere dal principio alla brama generale di riforme. Adottò le prime misure per la riforma agraria, cominciò le riforme di lavoro, intraprese la riforma militare, approvò la legislazione istruttiva ed avviò lo Statuto provvisorio dell'autonomia di Catalonia.
L'atmosfera sociale, comunque, s'increspò. Una volta che l'anarchica Confederazione Nazionale del Lavoro promosse una grande campagna di scioperi, i confronti tra la Chiesa ed il nuovo governo furono immediati. Il settore più conservatore della Chiesa, capeggiato dal Cardinale Segura, mettava ogni tipo di ostacoli al nuvo esecutivo. Il vecchio anticlericalismo affirò di nuovo e nel maggio del 1931 furono assalite e bruciarono diverse chiese e conventi. L'opinione pubblica cattolica s'allontano in un primo momento del nuovo regime repubblicano.
Nel giugno del 1931, finalmente, si svolsero le elezioni per la Corte Costituente in un'atmosfera di relativa tranquillità. Le urne diedero una maggioranza chiara alla coalizione repubblicana-socialista. La nuova Costituzione, approvata nel dicembre del 1931, riflesse le idee di questa maggioranza.
Queste sono le sue principali caratteristiche:
Sovranità popolare: lo stato spagnolo fu dichiarato come una "Repubblica democratica di lavoratori di tutte le classi.";
voto universale maschile e femminile: dopo dibattiti lunghi e complessi nella Corte, le donne spagnole ottennero il diritto di voto;
dichiarazione estesa di diritti e libertà;
diritti civili: concesso il divorzio, uguaglialza tra bambini legittimi ed illegittimi;
diritto all'istruzione;
potere legislativo nelle mani di una Corte monocolore;
Presidente della Repubblica con poteri scarsi;
Capo di Governo, nominato dal Presidente ma che doveva contare sull'approvazione del Cortes;
potere giudiziale nelle mani dei tribunali della giustizia;
per la prima volta nella nostra storia, fu stabilito il diritto delle regioni di stabilire Statuti d'Autonomia;
sparazione della Chiesa e lo Stato;
proibizione di esercitare l'istruzione;
libertà di coscienza e culti.
Dopo essere stata approvata la Costituzione, un nuovo periodo cominciò con un governo presieduto da Manuel Azaña e composto da repubblicani di sinistra e socialisti. A dicembre, Niceto Alcalá Zamora fu eletto Presidente della Repubblica.
La destra tradizionale fu disorganizzata dopo la proclamazione della Repubblica nei primi mesi del nuovo regime. L'opposizione conservatrice fu ristretta alle Associazioni Padronali come l'Unione Economica e Nazionale e il Parito Radicale di Lerroux, un partito politico spagnolo fondato da Alejandro Lerroux nel 1908 in Santander. Di basi ideologiche molto elastiche, le sue posizioni oscillarono fra l'anticlericalismo ed il radicalismo violento che portò presto a partecipare attivamente nei fatti della Tragica settimana di Barcelona (1909), il republicanesimo moderato ed il conservatorismo e la collaborazione con i monarchici e la destra confessionale. D'altra parte la sinistra rivoluzionaria non diede tregua al nuovo governo. La Confederazione Nazionale del Lavoro (CNT), con più di un milione di membri, seguì la linea estremista marcata dai militanti della Federazione Anarchica Iberica (FAI). Il minoritario Partito comunista della Spagna (PCE), fondato il 14 novembre 1921, dall'unione del Partito comunista spagnolo (fondato il 15 aprile 1920) e il Partito Comunista dei Lavoratori Spagnolo (PCOE), fondato il 13 aprile 1921, prese una linea rdaciale, difesa in quel momento dal Komintern e Stalin.
La crisi economica, la linea estremista propiziata dal CNT ed la posizione negativi delle associazione patronali alle riforme portarono a un marcato e forti tensioni sociali. I confronti tra scioperanti e la Guardia Civile erano frequenti e spesso violenti (Castilblanco, Arnedo, Baix Llobregat). Il generale Sanjurjo tentò un colpo di stato militare nell'agosto del 1932, in Siviglia. Il generale, mal preparato e con appoggio disuguale nell'esercito, fallì. Nonostante il fallimento di Sanjurjo, il governo repubblicano-socialista mostrò un chiaro logoramento. In questo contesto, si susseguirono i gravi incidenti di Casas Vieja, nelle quali la Guardia di Assalto uccisero un gruppo di contadini anarchici. Lo scandalo conseguente porto il governo alla decisione di convocare nuove elezioni nel novembre del 1933.
Per queste elezioni, la destra si riorganizzò. Tre nuovi gruppi si presentarono alle elezioni:
La Confederazione spagnola della Destra Autonoma, guidato da Gil Robles, gruppo di maggioranza favorito dalla Chiesa cattolica;
Rinnovamento Spagnolo, guidato da Sotelo Calvo, nel quale si raggrupparono i monarchici; Falange Spagnola, la versione spagnola del fascismo, guidata da José Antonio Primo di Rivera, il figlio del dittatore.
Mentre la sinistra si presentò framentati in molti gruppi e gli anarchici chiamarono all'astensione.
Le elezioni diedero la vittoria ai gruppi conservativi: Partito Radicale e Confederazione Spagnola della Destra Autonomo. La vittoria conservatrice fu contestata da un'insurrezione di anarchici che ebbe come risultato più di cento morti.
Dopo le elezioni, Lerroux formò un gabinetto costituito esclusivamente da membri del suo partito. Lo Confederazione Spagnola della Destra Autonoma sostenne il governo dal Parlamento.
In un'atmosfera di crescente radicalizzazione, le candidature seguenti furono presentate alle elezioni del febbraio del 1936:
Fronte popolare: un patto elettorale firmato nel gennaio del 1936 da Sinistra repubblicana, fondato da Manuel Azaña nel 1934, Partito Socialista dei Lavoratori Spagnolo, Partito Comunista di Spagna, Partito di Unificazione Marxista dei Lavoratori, fondato nel 1935, e Partito Repubblicano di Catalogna. Questo patto raggruppava tutte le sinistre. La Confederazione Nazionale del Lavoro, con molti prigionieri alle carceri non richiese l'astensione e sostenne in modo tacito la coalizione di sinistra.
La coalizione dei gruppi di destra, formato dalla Confederazione Spagnola delle Destre Autonome e da Rinnovamento spagnolo, andò con un programma basato sulla paura della rivoluzione sociale. Le Falange ed il Partito Nazionalista Basco furono presentati per conto proprio.
La vittoria fu per il Fronte Popolare, che basò la sua vittoria sulle città, le province del sud e la periferia. Mentre, la destra trionfò nel nord e nell'interno del paese.
Dopo le elezioni, Manuel Azaña fu nominato Presidente della Repubblica. L'obiettivo era quello di porre Indalecio Nerastro, uomo forte della parte moderata del Partito Socialista dei Lavoratori Spagnolo, alla presidenza del Governo.
Comunque, la negatività del partito socialista, diviso in diverse tendenze, portò alla formazione di un governo presieduto da Casares Quiroga e formato esclusivamente da repubblicani di sinistra, senza la partecipazione del partito socialista.
Il governo di Casares Quiroga che non aveva deciso di prendere misure nonostante gli avvertimenti continui delle organizzazioni di lavoro, vide come il 17 luglio 1936 l'esercito del Marocco cominciò la ribellione contro il governo della Repubblica. La vittoria parziale del colpo scatenò la guerra civile.
Tra i congiurati vi erano i generali Franco, Mola, Sanjurjo, Goded e Queipo de Llano, il banchiere March e, in rappresentanza degli interessi ecclesiastici, il finanziere Urquijo. Essi riponevano tutte le loro speranze eversive nell'esercito e nei falangisti, con l'apporto della Legione straniera e delle truppe marocchine. Ottennero anche espliciti appoggi dagli stati maggiori nazifascisti di Italia e Germania. Anche il ricco petroliere olandese Deterding finanziò il progetto. Persino il Vaticano, con l'enciclica Divini Redemptoris del 1937, faceva chiaramente capire da che parte stava.
Il governo, sebbene informato delle trame eversive, non prese misure adeguate per soffocare il complotto, limitandosi a trasferire Franco alle Canarie, Goded alle Baleari e Mola nella Navarra carlista. I ministri repubblicani propendevano per un compromesso con i generali rivoltosi per arrivare a una ricomposizione pacifica della crisi.
La rivolta antirepubblicana dei "nazionalisti" scoppiò il 17 luglio 1936 a Melilla, una città situata sulla costa orientale del Marocco, nell'Africa del Nord, che venne occupata da reparti della Legione straniera e di marocchini (berberi del Rif) al comando del colonnello Yague. Il giorno dopo ha luogo il cosiddetto "Alzamiento", cioè la ribellione di sei generali dell'alto comando (Franco, Queipo de Llano, Mola, Cabanellas, La Cerda) al legittimo governo repubblicano. Dei 73 generali di brigata, ne insorgono 22. Era il 52° golpe o pronunciamento dal 1814 (il primo fu contro l'assolutismo di Ferdinando VII). Il generale Franco prese il controllo delle Canarie, poi volò in Marocco e assunse il comando dell'Esercito d'Africa, composto di 47.000 uomini di cui 13.000 marocchini. Da qui trasmise la frase in codice: "Su tutta la Spagna il cielo è senza nubi", segnale dell'"Alzamiento" per le guarnigioni della penisola. L'obiettivo era quello di occupare Madrid.
Ciononostante i ribelli non riuscirono a vincere con la prevista facilità. La Marina e l'Aviazione erano rimaste infatti repubblicane e potevano bloccare in Marocco i legionari di Franco e le sue truppe volontarie marocchine. Franco chiese aiuto a Italia e Germania, le quali inviarono immediatamente una flotta aereo-navale in grado di fare da ponte tra il Marocco e il sud della Spagna: la cosa riuscì dal 28 luglio al 5 agosto. Le truppe di Franco erano le uniche in grado di sostenere una guerra di lunga durata e potevano farlo solo con l'aiuto delle truppe italo-tedesche e degli ingenti mezzi militari: cannoni, mitragliatrici, mortai, munizioni, dinamite.
I rivoltosi speravano di ottenere in pochi giorni un pieno successo, ma contro di loro si levò, spontanea, tutta la Spagna dei lavoratori. Migliaia di uomini e donne accorsero nei reparti volontari della milizia popolare, si crearono battaglioni di operai nelle imprese. Tutto il peso dei primi combattimenti fu sostenuto da questi reparti non addestrati e male armati. Sono gli operai a bloccare il golpe, attaccando, spesso a mani nude, le caserme, recuperando armi, convincendo i soldati di leva a passare dalla parte del popolo. Siviglia p.es. fu conquistata dai ribelli solo dopo l'intervento dei reparti marocchini. Nell'ottobre 1936 si combatté a Madrid una durissima battaglia, che trasformerà il golpe in una lunga guerra civile.
Il 28 marzo 1939 le truppe franchiste e italiane entrarono a Madrid, pochi mesi prima dello scoppio del conflitto mondiale.
Gli esiliati furono oltre 500.000 e i carcerati circa 1,2 milioni (l'ultima esecuzione capitale fu eseguita nel 1953), ma se si considerano non solo i prigionieri di guerra, quelli politici e i soldati smobilitati sotto sorveglianza, ma anche gli elementi civili accusati semplicemente di complicità, di appartenenza a partiti di sinistra, si arriva alla cifra di oltre 2 milioni di ex repubblicani da tenere sotto controllo: praticamente su una popolazione totale di 24 milioni di abitanti, ben 7-8 milioni (considerando la consistenza dei nuclei familiari) veniva coinvolta direttamente o indirettamente nella repressione.
Nessun paese dell'Europa occidentale ha conosciuto uno sterminio così fratricida e un'epurazione così spietata da parte del vincitore al termine di una guerra civile. Non ci fu mai il minimo tentativo da parte del governo di pacificare vinti e vincitori.

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La monarchia dal 1975

Il 20 novembre 1975 moriva Franco e gli succedeva il principe Juan Carlos, incoronato due giorni dopo re di Spagna. Sostenuto moralmente dalla maggioranza degli spagnoli, il re manovrò con abile moderazione allo smantellamento del regime totalitario, avendo come principali collaboratori dapprima Navarro e, dal luglio 1976, Suárez, ex funzionario franchista, ex segretario della Falange e leader dell'Ucd (Unione del Centro Democratico), un partito consociativo che comprendeva al suo interno 14 piccoli partiti e che vantava collegamenti coi settori tradizionali degli apparati statali. Si doveva semplicemente garantire una transizione indolore alla democrazia.
Forti di un primo incoraggiante risultato conseguito nel referendum popolare del dicembre 1976, il re e Suárez condussero il paese alle elezioni del giugno 1977 (le prime libere tenute da 41 anni), nelle quali la coalizione centrista dello stesso Suárez ottenne la maggioranza relativa. Questo risultato consentì una serie di riforme in senso democratico (amnistia per i reati politici, soppressione del Tribunale dell'Ordine Pubblico e del sindacato "verticale" unico nonché della segreteria generale del Movimento Nazionale, legalizzazione di tutti i partiti, compreso il comunista, riconoscimento dei sindacati dei lavoratori, libertà di stampa e di associazione, autonomia regionale ai Paesi Baschi, alla Galizia, all'Andalusia).
Nel febbraio del 1981 fu nominato come Presidente del Governo, dopo le dimissioni di Adolfo Suárez, Leopoldo Calvo-Sotelo Bustelo. Il 23 febbraio dello stesso anno, mentre il parlamento spagnolo stava votando per la fiducia al suo governo, vi fu un tentativo di colpo di stato: irruppe nel parlamento un reparto dell'esercito (Guardia Civil, equivalente dei carabinieri italiani) al comando del tenente colonnello Antonio Tejero, tentando con l'appoggio di parte dei comandi militari un golpe. Il tentativo fu frustrato anche grazie alla decisa presa di posizione del giovane re Juan Carlos I, che, indossando la sua divisa di capo supremo dell'esercito, si espresse a favore della democrazia parlamentare in uno storico discorso televisivo a tutta la nazione. Durante il mandato di Leopoldo Calvo-Sotelo la Spagna aderì alla NATO, tuttavia riconfermata da un referendum popolare nel 1986 (convocato dal governo di Felipe Gonzalez).
Nelle Elezioni Generali del 1982, il Partito Socialista Operaio Spagnolo, vinse in modo schiacciante con Felipe Gozáles (48,11%), mentre l'Unione di Centro Democratico presentò come candidato Landelino Lavilla ed ottenne solamente il 6,7% dei voti. Riuscì a mantenersi al governo vincendo le elezioni nel 1986 e nel 1989, con maggioranza assoluta, e nel 1993 con maggioranza relativa. Sotto il suo mandato la Spagna entrò nella Comunità Economica Europea, dal gennaio 1986.
González, sotto il peso di alcuni scandali legati alla corruzione e di cattivi risultati economici, perse infine le elezioni del 1996, con uno stretto margine, a favore del Partito Popolare Spagnolo di José María Aznar. Il Partito Popolare Spagnolo (PP), fondato con questo nome nel 1989, nasce dalle ceneri di una serie di coalizioni politiche conservatrici di cui la prima fu l'Alleanza Popolare.
Fra i successi del periodo di governo: la riduzione della disoccupazione (dal 20% a circa l'11%), una forte crescita e il miglioramento dei conti pubblici spagnoli verso l'obiettivo del deficit zero. Nelle elezioni generali del 2000, il PP ottiene un maggior successo, con la maggioranza assoluta del parlamento. In tal modo Aznar si riconfermò come presidente del governo per la legislatura 2000-2004. A partire dal 2002, però, la popolarità del governo Aznar si vede erosa da vari avvenimenti come l'appoggio della guerra dell'Iraq. Il controllo del PP da parte di Aznar continuò formalmente fino all'1 settembre del 2003, con la nomina del ministro popolare Mariano Rajoy a presidente del partito e candidato a presidente del governo per le elezioni del 2004. Aznar annunciò che dopo tali elezioni si sarebbe ritirato infatti dalla politica attiva.
Nell’ottobre del 2002, José Luis Zapatero Rodríguez fu designato dal Partito Socialista Operaio Spagnolo alla presidenza del governo nelle elezioni generali del 14 marzo 2004. Durante la campagna elettorale per le elezioni generali, i sondaggi davano vantaggio al candidato popolare Mariano Rajoy, anche se c'erano dubbi seri sul fatto che potesse rilevare la maggioranza assoluta conquistata nel 2000. Tre giorni dopo gli attacchi dell’11 marzo 2004 a Madrid il Partito Socialista Operaio Spagnolo vinse le elezioni generali. Ancora oggi esiste un disaccordo sul fatto se furono gli attacchi terroristi o gli eventi successivi allo stesso che provocarono il rovesciamento elettorale, dato che il governo del Partito Popolare attribuì la responsabilità all’ETA, nonostante le prove che puntavano sui terroristi islamici. Il PSOE ottenne la vittoria, anche senza arrivare alla maggioranza assoluta. Il 16 aprile nella sua investitura come Presidente del Governo ottenne il voto favorevole di Sinistra Unita, coalizione formata nel 1986 da partiti di sinistra, di tendenza repubblicane tra cui il Partito Comunista Spagnolo, fondato durante le mobilitazioni per esigere un referendum contro l'ingresso della Spagna nella Nato, ingresso deciso durante il governo di Leopoldo Calvo Sotelo. Una volta celebrato il referendum, dove vinse il "sì" propugnato dal Governo di Felipe González (PSOE), c'erano però pressocché sette milioni di voti contro, si convocarono quindi elezioni anticipate e una buona parte dei partiti integrati nella Piattaforma Civica dall'uscita della Spagna dalla Nato decisero di presentarsi in una coalizione elettorale;
Iniziativa per Catalunia Verde, fondata il 23 febbraio 1987;
Giunta aragonese, fondata il 29 giugno del 1986 dopo l'eccitazione della sinistra in Aragona circa il referendum sulla Nato e dopo lo scoppio timoroso delle istituzioni autonome;
Partito Repubblicano di Catalunia, fondato in Barcelona nel marzo del 1931;
Coalizione Canaria, coalizione politica spagnola formata nel 1993 per raggrupare partiti nazionalisti, ex-comunisti, insularisti e conservativi delle Canarie.
Con una mossa piuttosto criticata dagli alleati, ma applaudita dall'opinione pubblica, all'indomani della sua elezione ha ritirato le truppe spagnole dislocate in Iraq. Durante il governo Zapatero il Parlamento spagnolo ha approvato numerose leggi volte ad aumentare la libertà delle scelte personali, soprattutto a proposito di materie riguardanti l'etica e la laicità. È stato introdotto il divorzio breve, una nuova procedura legale per l'annullamento dei matrimoni dedita a diminuire tempi e costi; è stata approvata una legge liberalizzante sulla fecondazione assistita. Piuttosto celebre è stata la riforma che ha allargato l'accesso al matrimonio anche alle coppie omosessuali, garantendo così anche agli omosessuali gli stessi diritti riservati alle coppie eterosessuali, tra cui quello di adottare dei figli. Lo stesso diritto di adozione è stato poi allargato anche alle coppie di fatto (Adozione da parte di coppie dello stesso sesso). Sono state alleggerite le pratiche di modifica delle generalità per i transgender, legalizzata la sperimentazione medica della cannabis e ridotte molte restrizioni sulla clonazione terapeutica e sull'uso di cellule staminali di origine embrionale ai fini di ricerca scientifica. Il governo di Zapatero è balzato alle cronache internazionali anche per alcune leggi, per quanto importanti, piuttosto curiose, come quella per il riconoscimento di diritti civili per le scimmie antropomorfe (secondo il Progetto Grandi Scimmie Antropomorfe); per l'imposizione dello Stato sulla produzione di OGM. Discusso è stato anche il "Piano Africa", una legge analoga per alcuni versi all'italiana legge Bossi Fini, molto dura nei confronti dell'immigrazione clandestina (fenomeno grave che riguarda le enclavi Ceuta e Melilla), ma volta anche alla regolarizzazione dei clandestini per combattere il lavoro nero.

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