Stati Uniti d'America

La colonizzazione inglese / La colonizzazione spagnola e la republica del Texas / La repubblica

La colonizzazione inglese

Nel 1606 la Compagnia di Londra fece partire tre piccole navi, la Susan Constant, la Goodspeed e la Discovery con 104 persone a bordo; i coloni entrarono nella baia di Chesapeake nel maggio 1607 e fondarono Jamestown sul fiume James: aveva così origine la prima colonia inglese nell'America del Nord, la Virginia.
L'insediamento si trovò nei guai quasi immediatamente e per più di dieci anni fu sull'orlo dell'estinzione. La mortalità era spaventosa: durante l'anno della fame (1690-10), la carestia e le malattie ridussero la popolazione da 500 a 60 anime. La colonia sopravvisse soltanto per l'abilità del capitano John Smith e poi in seguito grazie a Sir Thomas Dale. Il tabacco divenne ben presto la base dell'economia della Virginia.
Il Maryland fu creato da un unico proprietario, anziché da una compagnia: George Calvert, Lord Baltimore. La colonia fu chiamata così in onore della regina Enrichetta Maria. Come la Virginia basò la propria economia sul tabacco.
Nel frattempo altri inglesi si erano insediati a circa 1.000 km più a nord, nel New England. I pionieri partirono dall'Inghilterra nel 1620 a bordo del Mayflower. Pur essendo soltanto un terzo dei 102 passeggeri, i "Pellegrini" controllavano la spedizione. Forse per caso, forse no sbarcarono il 16 dicembre 1620 a Cape Cod quella che oggi è Plymouth. Prima di sbarcare dalla nave i Pellegrini stesero il famoso patto del Mayflower, che obbligava i firmatari a costituire uno "stato civile" e che doveva restare la base del governo per tutta la storia della colonia.
La "grande emigrazione" puritana fu il più massiccio esodo della storia della colonizzazione inglese del XVII secolo. Nel 1630 diciassette navi trasportarono quasi un migliaio di coloni nella baia del Massachusetts. Nel corso dei dieci anni successivi ne affluirono altri ventimila. Nel 1630 fondarono Boston e una mezza dozzina di altre città lungo le coste della baia. Nel 1640 c'erano più di venti centri abitati. I capi della baia del Massachusetts ritenevano che la massa popolare non fosse in grado di governare. L'autorità, essi sostenevano, doveva essere esercitata da coloro ai quali dio "aveva concesso potere, importanza e dignità".
L'intolleranza della baia del Massachusetts incoraggiò gli insediamenti in altre zone del New England. I fondatori del Rhode Island, ad esempio, vennero espulsi dal Massachusetts per le loro opinioni. I più famosi tra loro furono Roger Williams e Anne Hutchinson. Il primo nel 1636 fondò la città di Providence su un terreno regolarmente acquistato agli indiani.
Anche il New Hampshire venne fondato, nel 1638, dai seguaci di Anne Hutchinson. Ma le altre colonie derivate dalla baia del Massachusetts furono in genere il risultato della ricerca di condizioni economiche più favorevoli.
Il reverendo Thomas Hooker, guidò un esodo verso l'interno, lungo la valle del Connecticut, nel 1636 e fondò la città di Hartford (attuale capitale).
Le coste orientali del Nordamerica furono esplorate, a partire dal 1609, da spedizioni organizzate dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, che rivendicarono il possesso del territorio alle Province Unite. Gli olandesi costruirono alcuni forti lungo la costa e all'interno, che dovevano servire soprattutto come basi per il commercio di pellicce con i nativi. Nel 1624 la regione compresa tra il 38° e il 42° parallelo fu dichiarata provincia della repubblica olandese, con il nome di Nuova Olanda. Nello stesso anno i primi coloni olandesi si stabilirono nella zona della baia di Hudson; l'anno successivo sull'isola di Manhattan fu creato l'insediamento di Nuova Amsterdam. Nella colonia, fin dall'origine, fu garantita la libertà religiosa, sull'esempio di quanto era stato stabilito nella madrepatria. Carlo II del Regno Unito, nel 1664, concesse tale territorio a suo fratello Giacomo duca di York. La zona già occupata dagli olandesi venne conquistata facilmente dalle forze del duca nel corso della seconda guerra anglo-olandese. New Amsterdam divenne New York. La regione di New York fu retta da un governatore nominato dal re d'Inghilterra, e da un'assemblea provinciale eletta dai proprietari terrieri. Il governatore doveva applicare le istruzioni impartite dal re, ma in pratica era spesso costretto a negoziare con l'assemblea.
Giacomo aveva ceduto le terre tra i fiumi Hudson e Delaware a due suoi amici, già tra i proprietari della Carolina: Lord Berkeley e Sir George Carteret. La nuova colonia fu chiamata New Jersey dal nome dell'isola della Manica in cui Carteret era nato.
Nelle patenti (autorizzazioni reali) del 1663 e del 1665 Carlo II assegnò la Carolina, un vasto tratto di terre immediatamente a sud della Virginia, a un gruppo di otto proprietari, tutti noti esponenti politici. La concessione della Carolina era geograficamente distinta in una parte settentrionale e in una meridionale. Il North Carolina venne colonizzato da un gruppo proveniente dalla Virginia, mentre i primi coloni del South Carolina furono soprattutto piccoli piantatori.
Nel 1681 Carlo II concesse a Penn un vasto tratto di terra al di là del Delaware, che sarebbe diventato la Pennsylvania. L'anno dopo Penn acquistò dal duca di York gli ex stanziamenti svedesi lungo il Delaware: queste tre contee ottennero la loro assemblea rappresentativa nel 1703 e divennero la colonia separata del Delaware. Penn arrivò nella sua colonia nel 1682 per redigere gli accurati progetti di una capitale che avrebbe avuto il nome appropriato di Philadelphia (in greco "amore fraterno").
I primi a stabilirsi in Texas furono gli Spagnoli che, pur avendolo esplorato fin dal 1519, si decisero ad occuparlo solo nel 1690. In quell' anno una spedizione guidata dal padre francescano Daniel Massanet e da Alonso De Leon, governatore della provincia messicana di Coahuila, raggiunse gli stanziamenti degli indiani Tejas nella fertile valle del fiume Neches e qui fondarono la missione di San Francisco de los Tejas e poco dopo quella di Santissimo Nombre de Maria. Le due chiesette, nate per evangelizzare gli indiani della regione, erano troppo lontane dagli insediamenti di Coahuila perche' potessero sopravvivere e prosperare e infatti furono abbandonate di li' a poco. Fu solo nel giugno del 1716 che una nuova spedizione comandata dal capitano Domingo Ramón e da padre Francisco Hidalgo pote' riprendere l'opera interrotta fondando 6 nuove missioni sempre sulle rive del Neches. Ancora per iniziativa di religiosi francescani nel 1718 venne edificata la missione di San Antonio de Valero, meglio nota come Alamo, e il presidio militare di San Antonio de Be'xar, dalla cui comunita' civile attigua prendera' origine l' attuale San Antonio. Lo scopo di questi due insediamenti era essenzialmente quello di proteggere da Indiani e Francesi la pista che collegava il Messico con l' East Texas (detta Camino Real e poi divenuta per gli angloamericani la Old San Antonio Road) rendendo piu' tempestivo ed efficace l' intervento dei soldati nel caso in cui le missioni sul Neches si fossero trovate in difficolta'. Questo apparato difensivo fu messo alla prova l' anno successivo, nel 1719, poiche' gli echi della guerra della Quadruplice Alleanza in Europa si fecero sentire anche in Texas. I Francesi, da Natchitoches in Louisiana, partirono per una spedizione di conquista dell' East Texas che permise loro con successo di occupare e parzialmente distruggere le missioni spagnole della regione. L' episodica dominazione francese del Texas ebbe fine nel 1720 per mano del marchese de Aguayo incaricato del vicere' della Nueva España di ristabilire la sovranita' spagnola in Texas.
La colonizzazione della Georgia nel 1732 completò lo schieramento.
Nel 1763, in base al trattato di Parigi, concluso alla fine della guerra dei sette anni, la Gran Bretagna ottenne dalla Spagna la Florida.
Il conflitto tra le potenze europee che viene chiamato Guerra dei sette anni (1756 - 1763), in realtà cominciò in America due anni prima. Nel continente americano ebbe il nome di Guerra franco-indiana. Sul teatro europeo lo scontro venne causato principalmente dal desiderio dell'Austria di recuperare i territori persi a favore della Prussia con la Guerra di successione austriaca.
In America la guerra ricevette l'appellativo di franco indiana in quanto la Confederazione Irochese, che per decenni aveva condotto suo politica giocando tra francesi e britannici, si schierò decisamente dalla parte dei francesi quando si accorse che la Gran Bretagna stava avendo il sopravvento. Nemmeno questo cambiò i rapporti di forza e i francesi furono ugualmente sconfitti. Con il Trattato di Parigi (1763), la Francia cedette il suo vasto impero americano ai britannici.
Seppure complessi, i rapporti amichevoli con la Gran Bretagna nessuno tra i coloni li aveva mai messi in discussione. Dal 1763 pero', in poco meno di 12 anni, le colonie americane non solo si proclamarono indipendenti ma mossero guerra contro la madrepatria. Vincendola. Che cosa era successo? Ma soprattutto come e perche' si erano logorati i rapporti tra le colonie e l' Inghilterra? Diversamente dalle colonie spagnole in America, l' America britannica non ebbe mai un' efficace struttura di governo imperiale. La corona e il parlamento avevano frammentato la loro autorita' in una mezza dozzina di organismi non coordinati tra loro che di fatto la limitavano alle sole dogane e ai magazzini portuali. Questo per i coloni rendeva l' idea di una transazione da stato coloniale a paese indipendente possibile e indolore dato che, di fatto, le colonie erano sempre state autonome. Tutto il contrario dell' America Latina. Inoltre, se la contestazione non riusci' a nascere in Sudamerica perche' l' iniziativa politica era in mano ai ricchi proprietari terrieri e ai funzionari reali fedeli alla corona, in Nordamerica la diffusa partecipazione popolare alla politica e il sistema delle assemblee locali diffuse facile consenso popolare alla rivoluzione e all' indipendenza. L' America spagnola fu poi roccaforte di cattolicita' che era un collante fortissimo tra le colonie e la madrepatria mentre l' America anglosassone era una galassia di gruppuscoli religiosi tutti in contrasto con la Chiesa Anglicana e quindi con la corona. La Spagna fu fulminea nella conquista (nel 1542 era praticamente terminata) e quindi nell' assimilazione di quelle terre, l' Inghilterra lenta (la vera colonizzazione comincio' nel 1608 con la compagnia della Virginia e la fondazione di Jamestown) e distaccata da territori abitati da coloro che erano stati allontanati dalla madrepatria. L' America per la Spagna si rivelo' un serbatoio di ricchezze e di materie prime e lotto' accanitamente per non perderlo mentre per l' Inghilterra rappresento' solo un costo mai ripagato tanto che la guerra contro i ribelli fu combattuta piu' per salvare la faccia che per vero interesse.
Ma soprattutto le colonie inglesi in America del Nord non nacquero per iniziativia regia. Furono i privati cittadini a fondarle con il solo appoggio formale della corona (concessione di licenze e permessi). Partirono per l' America la piccola nobilta', i cadetti delle famiglie aristocratiche, i faccendieri e i maneggioni, e in generale coloro che non avevano in Inghilterra una salda base economica o sociale. Con loro partirono tutti i poveri e vagabondi che, licenziati dalle campagne (dopo le riorganizzazioni territoriali), erano confluiti a Londra, vivevano alle spalle degli enti di beneficenza e per passare il tempo non perdevano occasione per attaccare briga o per essere i primi a tirare sassi in un tumulto. Le colonie significavano per loro pane e lavoro. Infine i perseguitati religiosi. Cattolici, membri di sette rivoluzionarie e pericolose, disadattati religiosi, eretici, invasati, comunita' perseguitate per sbaglio. In America avrebbero avuto la possibilita' di costituire le chiese e organizzare le comunita' come volevano, adorare chi e come desideravano.
La formazione di comunita' diverse tra loro, guidate da uomini di culture differenti, la dispersione territoriale dei coloni e le difficolta' di comunicazione resero eterogenea la realta' coloniale. Per questo i Puritani dettero la svolta fondamentale alle colonie americane attraverso l' introduzione del voto per tutti. Secondo i Puritani Dio agiva attraverso i fedeli che prendevano le decisioni in modo corale grazie all' esercizio del voto che non poteva essere negato a nessuno. Un sistema (quello delle assemblee locali e del voto popolare) che si adattava perfettamente a una situazione in cui ogni comunita' era diversa dalle altre e quindi necessitava una propria rappresentanza in qualsiasi assemblea perche' nessuno, se non di quella comunita', poteva conoscerne e farne gli interessi. L' allargamento della base popolare nella politica attiva e l' esigenza di essere rappresentati in parlamenti e assemblee fu uno dei fenomeni scatenanti della Rivoluzione Americana.
L' ordine sociale e la famiglia, che in Inghilterra costituivano i pilastri del regno, in America persero del tutto significato, rendendo la madrepatria, agli occhi dei coloni, un' assurda e rigida societa' lontana anni luce da quella delle colonie. In un territorio cosi' difficile per clima, geomorfologia, presenza di popolazioni ostili, mancanza di infrastrutture, servi e padroni vivevano e lavoravano insieme rendendo la loro differenza solo nominale e il significato di classe sociale praticamente nullo dato che tutti dovevano affrontare gli stessi problemi e partecipare allo stesso modo alla loro risoluzione. L' alta mortalita' maschile e femminile favoriva i frequenti matrimoni tra vedovi e vedove con figli a carico che resero le famiglie un miscuglio di fratellastri e sorellastre estraniando il senso di appartenenza a un clan o a un ceppo familiare, fortissimo in Inghilterra.
Con il passare del tempo gli Americani avevano via via sviluppato il senso di essere capaci di gestirsi da soli. Avevano leadership locali efficienti e compatte coese dal bisogno di tutelare i loro interessi che erano poi gli stessi della comunita', avevano istituzioni politiche (per quanto poco incisive su Londra) riconosciute e legittimate dai coloni che le consideravano le uniche degne del loro appoggio e della loro fiducia. Queste istituzioni erano di tipo inclusivo, cioe' erano aperte a tutti quelli che volevano prendere parte alla politica attiva. Naturalmente pero' essere ricchi e colti era una condizione empiricamente necessaria dato che per partecipare ai lavori delle assemblee si doveva rinunciare al lavoro e si doveva essere in grado di capire il diritto e l' economia. Ma se anche i politici americani, a tutti i livelli, rappresentavano il 3-5% della popolazione, il 90% dei coloni partecipava con interesse a tutti gli avvenimenti politici. Chi non se ne occupava erano schiavi (gioco forza), esploratori, banditi e avventurieri a cui fregava solo del denaro. I coloni, chi piu' chi meno, avevano tutti una forte coscienza politica che in Europa, se si esclude la nobilta' e la grande borghesia, mancava del tutto.
La grande diffusione della stampa, suffragata da un alto tasso di alfabetizzazione, rese ancora piu' acuti e sensibili i coloni alla politica attiva. Erano stati i puritani per primi, seguiti poi da tutti gli altri, a volere che tutti sapessero leggere e scrivere. L' approccio protestante alla religione, che non riconosce intermediari tra Dio e l' uomo, prevedeva che ogni fratello sapesse leggere la bibbia, i testi religiosi e i commentari in modo da poter comprendere da soli la parola di Dio. Proprio un puritano, John Harvard, nel 1636 fondo' il college che prende il suo nome ed e' oggi la piu' prestigiosa universita' del mondo. Cosi' gia' alla meta' del '700 le colonie erano tutte divise in distretti scolastici con scuole primarie per ogni comunita' e istituti superiori nei capoluoghi. La stampa coloniale dunque poteva contare su un' ampia base di lettori (Franklin si arricchi' come tipografo ed editore) e quindi uscivano opuscoli sulle tasse, sulle elezioni, sui problemi di ordine sociale e morale. Se ne discuteva ovunque dai salotti alle taverne perche', sapendo tutti leggere, venivano distribuiti a chiunque indipendentemente dal ceto e dal censo.
I rapporti tra le colonie e la madrepatria peggiorarono proprio dopo la pace di Parigi del 1763. Il governo inglese infatti cercò di riservarsi tutti i vantaggi della vittoria riportata sulla Francia, vietando ai coloni lo sfruttamento dei territori conquistati (anche nel timore di una costosa guerra contro i pellirosse), che vennero sottoposti al diretto controllo della Corona.
Non solo, ma la Corona fece ricadere sui propri domini coloniali le spese occorrenti alla difesa e all'amministrazione dei territori conquistati, aumentando imposte e dazi doganali su caffé, zucchero, vino, melassa (importata dalle Antille) che serviva a produrre il rum, e seta: in particolare istituì una tassa del bollo (Stamp Act) nel 1765 su tutti gli articoli di carta: libri, giornali, almanacchi e soprattutto documenti legali, tra cui quelli necessari alla compravendita. In tal modo poteva rimpinguare le casse dell'erario, svuotatesi propria a causa delle guerre antifrancesi.
I coloni naturalmente reagirono, anche perché, vinta la dominazione francese in Canada e Luisiana, sentivano di non aver più bisogno di protezione da parte della madrepatria. Essi avevano da tempo ottenuto il riconoscimento del diritto di votare in proprio le tasse che dovevano pagare, nel senso che riconoscevano questo compito alle assemblee locali da loro elette. Ora invece si richiamavano ad un principio riconosciuto dalla stessa Costituzione inglese: solo i rappresentanti dei cittadini potevano imporre tasse, per cui chiedevano di avere una loro rappresentanza nel parlamento inglese: prima di pagare le imposte volevano che queste fossero approvate dai loro rappresentanti eletti a Londra. Essi avevano una gran paura, se avessero riconosciuto al Parlamento il diritto di tassarli, che in futuro non avrebbero potuto mai limitare l’entità delle tasse.
Inoltre i coloni avvertivano sempre più forte l'esigenza di costituire un unico mercato interno e di sostituirsi agli intermediari inglesi per il commercio con l'estero. Le colonie potevano commerciale solo con la madrepatria e importare da questa tutti i prodotti necessari come manufatti e macchinari e nelle colonie non potevano essere organizzate quelle attività manifatturiere già presenti in Inghilterra, come la costruzione d’imbarcazioni o la produzione di tessuti di lana e cotone (neppure una manifattura di cappelli potevano allestire). I coloni, che non agivano più in maniera separata, decisero di boicottare tali merci, evitandone l'import e il consumo e trasformando le industrie locali in modo che fossero autosufficienti. Essi presero inoltre provvedimenti a carico degli esattori fiscali, dei tribunali inglesi, dei governatori reali e degli impiegati amministrativi, creando persino un esercito volontario di 50.000 uomini. Il parlamento inglese fu indotto a revocare nel 1766 la tassa del bollo, divenuto troppo impopolare (in America i commercianti inglesi venivano cosparsi di catrame e di piume, pena riservata ai ladri e facevano ingoiare loro del tè).
Ma la corona non ascoltò i consigli moderati di due illustri politici del tempo: William Pitt il vecchio e Burke e proseguì a dislocare proprie truppe nelle colonie, sciolse alcune assemblee legislative e mise nuovi dazi su tè, vetro e coloranti. Sicché i coloni dovettero ricominciare il boicottaggio. Questa volta però la borghesia americana imprenditrice, i piantatori, i latifondisti, i grandi mercanti, i soci e gli azionisti di banche e compagnie commerciali inglesi, i funzionari reali e il clero (in tutto circa 60-90.000 lealisti o tories) si trovarono a fronteggiare non solo le pretese della madrepatria, ma anche quelle della piccola borghesia cittadina, delle organizzazioni operaie e artigiane, degli stessi farmers, che volevano maggiore democrazia nelle colonie, maggiori diritti politici e libero accesso alla terra.
Il primo scontro con le truppe inglesi avviene a Boston nel 1770, dove furono uccisi dagli inglesi cinque civili. Due anni dopo da Londra viene emanato l'ordine che i funzionari reali sarebbero stati alle dirette dipendenze della corona, anche per gli stipendi, per cui le assemblee legislative non avrebbero potuto avere su di loro alcun potere. La borghesia americana però reagisce creando propri organi di potere con cui s'impadronisce politicamente di varie città.
Per tutta risposta nel 1773 la corona assegna alla Compagnia delle Indie Orientali il monopolio della vendita del tè nel continente americano: essa, per stroncare il contrabbando tra Americani ed Olandesi, ricorre al dumping (vendere sottocosto). Travestiti da pellirosse, i contrabbandieri bostoniani assalgono alcune navi della Compagnia gettandone il carico in mare; poi presero di mira i magazzini portuali, distribuendo una parte del bottino ai bostoniani che approvarono l’azione.
Giorgio III reagisce chiudendo il porto di Boston, condannando la popolazione alla fame, vietando le assemblee cittadine e l'amministrazione autonoma della giustizia e della cosa pubblica, fintantoché il tè non fosse stato risarcito, poi rafforzò l’autorità del Governatore, cui inviò nuove truppe.
Le altre colonie intervengono a favore di Boston inviando aiuti alimentari. La ribellione diviene aperta e generalizzata.
In un Congresso continentale a Filadelfia (1774) i delegati di tutte le colonie decidono di disobbedire a tutti gli ordini britannici, di boicottare tutte le merci inglesi e di istituire un esercito comune.
Nel biennio 1774-75 si formarono spontaneamente i primi reparti armati e nell'aprile 1775 vi furono i primi seri scontri armati nei pressi di Lexington e Concord (North Carolina) e Bunker's Hill (presso Boston).
John Adams, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson fanno parte del comitato incaricato di redigere la Dichiarazione d'Indipendenza. Jefferson era un virginiano di 32 anni, buon scrittore, colto, appassionato di scienze, di architettura, di economia politica, deciso e convinto ma cortese, senza fanatismo, molto popolare; fu una delle più alte figure che presiedettero alla nascita degli Stati Uniti.
Adams e Franklin accettano quasi integralmente il suo progetto che viene approvato e pubblicato il 4 luglio 1776 (negli Usa oggi è festa nazionale).
Nel preambolo politico di Jefferson erano enunciati alcuni principi fondamentali che dovevano essere alla base dei nuovi Stati indipendenti: i diritti naturali degli uomini ("alla vita, alla libertà, alla ricerca della felicità"), la sovranità popolare e il diritto dei sudditi di destituire i governanti che non rispettassero la libertà del popolo.
Era la prima dichiarazione dei diritti dell'uomo, delle libertà repubblicane e democratico-borghesi: eguaglianza di fronte alla legge, sovranità popolare, diritto di cambiare forma di governo. La proprietà veniva considerata non un diritto naturale (eterno e inviolabile), ma un diritto civile, connesso al lavoro: questo sulla scia delle idee di Rousseau, Mably, Paine, in contrapposizione alle teorie di Locke.
Nel progetto primitivo Jefferson condannava anche la schiavitù, ma nella stesura finale gli schiavisti della Carolina del Sud e della Georgia imposero i loro interessi come condizione per la loro partecipazione alla guerra contro gli inglesi. Sicché dopo la fine della guerra il commercio degli schiavi riprenderà con forza, tanto che gli schiavisti americani supereranno di molto il numero degli schiavisti inglesi.
La prima Costituzione federale fu votata al Congresso nel 1777. Essa conservava la sovranità di ogni Stato come unità statale autonoma; l'unità era in funzione della difesa contro un nemico comune.
Il Congresso si componeva di una Camera di deputati, eletta per un anno (con lo stesso numero di rappresentanti per ogni Stato, a prescindere dal numero di abitanti). La carica di Presidente (capo del potere esecutivo) non esisteva. Il Congresso inoltre non aveva diritto alla riscossione delle tasse; gli Stati conservavano la loro propria moneta e le proprie leggi doganali.
L'indipendenza era ormai proclamata; non restava che farla trionfare.
All’inizio della guerra la situazione militare si presentava nettamente favorevole all’Inghilterra che aveva inviato in America un esercito poderoso, ben armato e disciplinato e che controllava con la sua flotta atlantica l’afflusso d’armi e rifornimenti all’esercito impegnato nelle colonie.
Viceversa gli americani erano privi di una flotta da guerra e per i rifornimenti dovevano affidarsi ai contrabbandieri olandesi e il loro esercito era formato da poche migliaia di volontari, male armati, poco addestrati e non abituati alla disciplina nei confronti degli ufficiali. Ma a loro favore erano elementi che si sarebbero rivelati decisivi: i soldati americani erano volontari che combattevano con entusiasmo per la loro terra e per le loro idee di libertà, mentre una buona parte dell’esercito inglese era formato da mercenari, per lo più tedeschi.
Le operazioni militari si svolsero negli anni 1775-78 e dopo un primo momento di superiorità inglese, l'esercito americano, migliorati i rifornimenti e l'armamento, grazie anche all'appoggio francese, desideroso di una rivincita dopo la sconfitta nella guerra dei Sette anni, riuscì a ottenere una serie di vittorie significative.
Un altro importante vantaggio che giocò a favore dei ribelli era la loro perfetta conoscenza del territorio, spesso accidentato, coperto da paludi e foreste impenetrabili, dove poterono adottare con successo una tecnica di guerriglia basata su piccoli gruppi d’uomini mobili, che facilmente riuscivano a colpire le Giubbe Rosse inglesi, facili bersagli con le loro divise colorate.
Anche il comportamento degli indiani fu ondivago: molti di loro si allearono con gli inglesi perché si illudevano che in caso di vittoria avrebbero potuto riprendersi le terre e poi perché temevano più i coloni che gli inglesi.

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La colonizzazione spagnola e la republica del Texas

Le varie esplorazioni compiute dagli avventurieri spagnoli e tra le quali vanno ricordate la rocambolesca odissea di Cabeza De Vaca, finita nel 1536, che visse quasi sette anni tra gli indiani del Texas e la spedizione di Francisco Vasquez de Coronado che attraverso' le pianure texane fino all' Oklahoma e al Kansas nel 1541 convinsero gli Spagnoli che per il territorio del Texas non valeva la pena fare troppi sforzi tentando di occuparlo. Era una terra arida, con un clima secco e un suolo piu' sfavorevole alla coltura cerealicola. Le aree forestali erano scarse, mal distribuite rispetto alle esigenze della colonizzazione e pertanto pessime per quel che riguarda il loro sfruttamento soprattutto al fine di ricavarne materiale da costruzione per l' edificazione di case, fattorie, recinti per il bestiame. Inoltre il Texas era popolato da tribu' indiane alquanto bellicose come gli Apache o i Comanche, che vivevano tendenzialmente di razzie e scorrerie ai danni delle tribu' stanziali e dei coloni europei; tribu' queste del tutto refrattarie all' inserimento in una societa' di tipo europeo e alla sottomissione alle autorita' civili e religiose ispaniche. Gli Spagnoli disponevano delle docili tribu' dell' Arizona e del New Mexico, come i Pueblo o gli Hopi, che avevano accolto a braccia aperte gli Europei affinche' li difendessero dalla furia delle tribu' delle praterie; potevano sfruttare le fertili valli della California molto simili per clima e conformazione dei terreni alle zone collinari mediterranee; avevano scoperto di quante risorse minerarie fossero ricche le Montagne Rocciose, rame ma soprattutto oro e argento. Pertanto gli sforzi iberici per la sottomissione e la susseguente colonizzazione della regione che chiamarono Nueva España, vicereame spagnolo dal 1535, furono concentrati verso le terre a nord ovest del Messico.
Furono i Francesi, quasi un secolo dopo, a fare la prima mossa, per mano di Rene' Robert Cavelier, Sieur de La Salle, e ad innescare la corsa all' insediamento in Texas. Rene' De La Salle era un esploratore, mercante, avventuriero nato a Rouen nel 1643 da famiglia borghese di mercanti di lana. In Canada De La Salle si dedico' a piccole esplorazioni, anche di una certa rilevanza dato che fu sua la scoperta del fiume Ohio nel 1669, e si convinse che la sua vera vocazione fosse il commercio di pellicce. Fondo' un villaggio fortificato, Fort Frontenac (l'attuale Kingston, Ontario). Durante questi anni di vita selvaggia fu folgorato dalle leggende che circolavano tra indiani e cacciatori sull'esistenza nel continente di un intricato sistema fluviale che, debitamente utilizzato, permetteva al Canada un facile accesso al Golfo del Messico e al Pacifico. Se tutto cio' fosse stato vero, e lui per primo se ne fosse agevolato, sarebbe in poco tempo divenuto l'uomo piu' ricco e potente del Nord America. Elaboro' allora un ambizioso progetto che prevedeva la fondazione di una serie di stazioni di posta fortificate lungo il corso dell' Illinois e lungo tutto il Mississipi, se il primo era affluente del secondo come si diceva, che avrebbero fatto capo ad una prospera cittadina che sarebbe sorta alla foce del Mississipi e che avrebbe catalizzato tutti gli scambi tra il Nord America e l' America Spagnola. Cosi' deciso rientro' in Francia nel 1674 e nel 1677, ottenne un titolo nobiliare, la signoria su Fort Frontenac e una licenza di monopolio per il commercio delle pelli di bufalo. Torno' in Canada e comincio' a mettere in atto il suo progetto. Con le canoe delle sue guide indiane segui' tutto il corso del fiume fino alla foce che raggiunse nell' aprile del 1683. Reclamo' per la Francia tutte le terre lambite dal Mississipi e chiamo' questa regione Louisiana in onore del re Luigi XIV. Porto' in Francia la notizia della scoperta e ottenne dal re l' autorizzazione ad organizzare una spedizione che prendesse effettivamente il possesso della Louisiana e della foce del Mississipi e ne cominciasse la colonizzazione. Il 24 Luglio del 1684 De La Salle parti' da Rochefort con quattro navi e 280 coloni alla volta del Golfo del Messico. Ma la sorte da subito non irrise alla spedizione. Una serie di tempeste danneggio' la navi e parte del carico; i pirati abbordarono il convoglio, uccisero alcuni coloni e derubarono gli altri e oltretutto, causa la difettosita' degli strumenti di bordo e l' approssimativita' delle carte, la spedizione manco' la foce del Mississipi di circa 400 miglia e prese terra nella Matagorda Bay (Texas) nel Febbraio del 1685. Erano arrivati anche per questa colonia "gli anni della fame" e cioe' tutti quegli stenti usuali patiti dai colonizzatori dell'eta' moderna durante la messa a regime di un nuovo insediamento: superlavoro, malattie, malnutrizione. In molti morirono. Ci pensarono gli indiani Karawankas, attorno al Natale del 1688, a porre fine all' agonia del forte massacrando tutti, escluso i bambini che presero con se', e distruggendo e bruciando tutte le costruzioni.
Gli Spagnoli vennero a conoscenza della spedizione e del suo fallimento da alcuni pirati francesi che si scopri' poi essere disertori dello stesso De La Salle. L' amministrazione coloniale e le autorita' religiose iberiche presero ad allarmarsi. Infatti, adesso la questione Texas si era completamente ribaltata. Quei territori non erano piu' aride lande desolate regno di feroci tribu' "selvagge", ma erano diventati una terra di confine tra i possedimenti francesi e le colonie spagnole. Lasciarli senza controllo alcuno significava permettere a chicchessia di attraversarli in lungo e in largo senza impedimenti o difficolta'. Senz' altro ne avrebbero approfittato i contrabbandieri che sarebbero venuti nella Nueva España a smerciare illegalmente i loro prodotti (la Spagna deteneva il monopolio commerciale con le sue colonie). I religiosi, soprattutto gli ordini missionari, erano invece preoccupati per l' influenza negativa che i frontiersmen, che dalla Louisiana sarebbero sciamati in Texas, potevano esercitare sugli indiani della regione. Ben sapevano che razza di canaglie potessero essere, nella maggior parte, i frontiersmen europei, francesi, inglesi o spagnoli che fossero. Erano gente senza scrupoli, abbrutiti dalla vita selvaggia e solitaria delle foreste e delle pianure, uomini spietati dalle armi facili e disposti ad uccidere anche per poco.
Sotto queste spinte politiche e religiose la faraonica macchina della burocrazia coloniale spagnola si mise in moto e procuro' al governatore della provincia di Cohauila, Alonso De Le'on, e al padre francescano Daniel Massanet l' autorizzazione ad occupare il Texas. La loro spedizione composta da centodieci soldati e quattro missionari parti' per l' East Texas nella primavera del 1690. Il convoglio si spinse verso est fin verso gli stanziamenti degli indiani Tejas nella fertile valle del fiume Neches. Tra questi amichevoli indiani fu fondata la missione di San Francisco De Los Tejas a cui poco dopo segui' la fondazione di Santissimo Nombre De Maria. Purtroppo il destino di questi due primi stanziamenti spagnoli fu disastroso dato che Santissimo Nombre fu colpita e distrutta da un alluvione nel 1692 mentre San Francisco fu abbandonata in tutta fretta l' anno dopo. Infatti, le mortifere epidemie che colpirono la popolazione delle missioni, trasmesse agli indiani dagli europei, e il difficile rapporto tra la cultura spagnola e i costumi e le usanze locali avevano dato luogo ad un cosi' critico stato di tensione che i religiosi avevano cominciato a notare le prime avvisaglie di una rivolta.
Alcuni anni dopo tra i Francesi riprese vigore l' idea gia' avuta da De La Salle relativa alla colonizzazione della bassa valle del Mississipi. Sotto il comando di Pierre Le Moyne d' Iberville nel 1699 fu costruito un forte nella Beloxi Bay e grazie agli aiuti in uomini e viveri inviati dalla Francia la comunita' francese in Louisiana comincio' a farsi consistente. La politica di ingenti spese belliche inaugurata da Luigi XIV e lo scarso ritorno economico della colonizzazione della Louisiana spinsero il sovrano a cedere in amministrazione la colonia al mercante Antoine Crozat. Ovviamente nei piani di Crozat non poteva non trovare posto l' idea di favorire il contrabbando con la Nueva España le cui direttrici di traffico sarebbero passate naturalmente per il Texas. Crozat non temeva le autorita' spagnole perche', differentemente da qualche anno addietro, la politica di occupazione del Texas in funzione antifrancese aveva subito una brusca battuta d' arresto. Infatti, era salito al trono di Spagna Filippo V. Come e' noto il sovrano era nipote di Luigi XIV e, per l' influenza che la principessa Orsini esercitava su di lui, divenne praticamente un mero strumento nelle mani del nonno.
Si avverarono cosi' i timori dei missionari: i frontiersmen francesi si riversarono nelle pianure del Texas. Ma se i politici chiudevano un occhio, o addirittura tutti e due, e non avevano intenzione di smuovere un solo dito per cambiare la situazione i religiosi erano invece ben vigili e molto piu' decisi all'azione. Padre Francisco Hidalgo, gia' apostolo tra i Tejas con Massanet, peggio degli altri riusciva a digerire la situazione. Il lavoro di conversione tra i Tejas si era interrotto bruscamente e nessuno sembrava volerlo far ripartire; gli indigeni erano alla totale merce' dei francesi che vendevano loro, spesso con truffa, armi e alcool barattandoli anche con favori sessuali. E mentre corrompevano con i vizi europei le tribu' pacifiche, fornivano armi da fuoco e cavalli alle tribu' guerriere che, sempre meglio equipaggiate, si lanciavano in razzie e devastazioni non solo ai danni degli indiani inermi ma anche ai danni delle missioni e delle comunita' spagnole in New Mexico, Arizona e fin nel Messico settentrionale. Cosi' Hidalgo decise di smuovere un po' le acque. Nel 1711 indirizzo' una lettera ad Antoine De La Mothe, Sieur De Cadillac, che era governatore della Louisiana, invitandolo ad aiutarlo nell'obiettivo di ripristinare le antiche missioni distrutte. La lettera arrivo' con due anni di ritardo al destinatario ma La Mothe ne fu lieto dato che, aiutando Hidalgo, poteva fare gli interessi di Dio e quelli suoi personali. Infatti, come avrebbe potuto, il frate, una volta riuscito nel suo intento, dire di no alle pretese francesi a proposito di commercio, forniture, contrabbando. La Mothe prontamente scelse l'esploratore canadese Louis Juchereau de St. Denis, gia' esperto del Red River e buon conoscitore delle lingue indiane meridionali, che, con una piccola carovana, avrebbe dovuto raggiungere padre Hidalgo ed aiutarlo nel suo progetto. St. Denis parti' da Mobile nel Settembre 1713. Attraverso' tutto il Texas dedicandosi ai commerci con gli indiani e nel luglio del 1714 giunse a San Juan Batista, meta obbligata delle carovane che volevano raggiungere il Messico, e si presento' con passaporto francese al comandante della guarnigione Diego Ramon. Questi non sapendo cosa fare lo arresto' per aver violato le leggi commerciali spagnole e lo invio' come prigioniero a Citta' del Messico. Alle autorita' della capitale St. Denis spiego' che era venuto fino in Messico per cercare padre Hidalgo dato che non lo aveva trovato tra i Tejas dove lui e il governatore credevano fosse; inoltre dato che i Tejas gli avevano detto che erano ben disposti ad accogliere di nuovo i missionari tra loro aveva ritenuto opportuno venire a riferire la notizia. Il fare disinvolto dell' esploratore non convinse nessuno anzi si temeva che egli fosse solo un battistrada per un corpo d'invasione piu' consistente e pericoloso. Sconcerto' sopratutto la facilita' con cui St. Denis aveva attraversato il Texas, e se c' era riuscito lui con solo un manipolo di uomini, figuriamoci un battaglione di soldati ben addestrati. Non c' era che una cosa da fare e cioe' rioccupare il Texas.
Il compito fu affidato al capitano Domingo Ramon il quale, in ruolo di comandante in capo della spedizione, doveva ristabilire la sovranita' spagnola sull' East Texas e riprenderne il controllo in modo da arginare efficacemente le intrusioni francesi. St. Denis, che si era abilmente difeso dalle accuse, fu scelto come guida. Egli non solo era un abile esploratore e per di piu' esperto di quei luoghi ma, grazie al matrimonio con la nipote di Ramon, chiedeva di essere riconosciuto e trattato da spagnolo, il che lo rendeva affidabile, anche se non scevro da sospetti. Non poteva naturalmente mancare padre Hidalgo nominato responsabile della controparte religiosa. Ramon non voleva ripetere la fallimentare esperienza di Massanet e De Leon; le missioni dovevano essere edificate non dove volevano i frati ma in adeguati punti strategici che fossero favorevoli sia all' attivita' di apostolato dei Francescani sia ai compiti di difesa svolta dalle guarnigioni militari. Le altre cinque missioni impiantate da Ramón e cioe' Nuestra Señora de la Purisima Concepción de Acuña, Nuestra Señora de Guadalupe de los Nacogdoches, San Jose' de los Nazonis, Nuestra Señora de los Dolores de los Ais, e San Miguel de Linares de los Adaes, furono edificate proprio tenendo conto di questi criteri Ramón, in questo caso, aveva visto giusto tant' e' che il reinsediamento in Texas, sotto il suo comando, di missionari, coloni e soldati spagnoli fu definitivo.
Nel 1710 Spagna e Francia tornarono a combattersi e anche il Texas, in quanto marca di frontiera tra i possedimenti coloniali delle due nazioni, fu teatro di scontri anche se, tutto sommato, di modesta entita'. Questa guerra e' passata alla storia, in Texas, come la Chicken War. Il nome curioso di questa guerricciola ha un' origine aneddotica che si rifa' ad un episodio di cui fu protagonista Philippe Blondel, comandante della guarnigione francese di Natchitoches. Non appena in Louisiana giunse la notizia della guerra, i Francesi pensarono di approfittarne per liquidare la noiosa e commercialmente deleteria presenza spagnola in Texas. Blondel, con un manipolo di soldati, attacco' di sorpresa la missione di San Miguel De Linares e ne ebbe facile ragione dato che, oltre agli indiani, era abitata da un diacono e da un solo soldato. Blondel ordino' ai suoi uomini di saccheggiare la chiesa e le abitazioni e di distruggere i recinti e gli stami del bestiame compreso il pollaio. Mentre Blondel risaliva a cavallo, qualche suo soldato prese a colpire i polli con il frustino e gli animali cominciarono a svolazzare agitati. Il cavallo del capitano allora si imbizzarri' e lo disarciono'. Si creo' cosi' una gran confusione della quale approfitto' il diacono per fuggire e correre a dare l'allarme. Il religioso raggiunse a piedi Nuestra Señora De Los Dolores e ripete' ai frati e a Ramón quello che era successo a San Miguel e cio' che i Francesi avevano dichiarato: la penisola di Pensacola era gia' in mano loro mentre un battaglione di un centinaio di soldati era in marcia da Mobile per occupare l' East Texas. Ramón dette allora l' ordine di evacuare le missioni e di rifugiarsi a San Antonio.
Di riportare l' ordine in Texas e di rispedire in Louisiana i Francesi se ne occupo' il marchese De Aguayo, al secolo Jose' De Azlor y Virto De Vera. Aguayo, forse il piu' ricco possidente terriero della provincia di Cohauila, ebbe l' incarico di governatore di Cohauila e del Texas nel 1719 dopo la fuga dei frati a San Antonio che era costata la destituzione di Alarcón. Poi nel 1720 il vicere' della Nueva España gli dette l' ordine di radunare un esercito e di riconquistare le missioni e i presidi occupati dai Francesi l' anno precedente. Aguayo costitui', a sue spese, un corpo di spedizione di 500 soldati a cavallo che chiamo' il Battaglione di San Miguel De Aragón. I Francesi intanto molto prudentemente si erano ritirati. Aguayo ristabili' le sei missioni di San Francisco de los Tejas (rinominata San Francisco de los Neches), San Jose' de los Nazonis, Nuestra Señora de la Purisima Concepción de los Hainai, Nuestra Señora de Guadalupe de los Nacogdoches, Nuestra Señora de los Dolores de los Ais, e San Miguel de Linares de los Adaes. Ricostitui' anche il presidio di Nuestra Señora de los Dolores de los Tejas e ne costrui' un altro, Nuestra Señora del Pilar de los Adaes, in modo da proteggere efficacemente le missioni dalle incursioni indiane o da una possibile reinvasione francese. Aguayo inoltre ottenne la separazione delle province di Cohauila e del Texas, che finalmente avrebbe avuto un suo proprio governatore, e firmo' una importante pace con St. Denis, fresco di nomina a comandante della guarnigione di Natchitoches, che in quell' occasione si presentava in veste di rappresentante della Compagnie Francaise Des Indes Occidentales, nuova amministratrice della Louisiana. Il trattato sanci' definitivamente la sovranita' della Spagna sul Texas dato che alla Compagnie interessava solamente commerciare con i frati o con gli indiani senza impegnarsi in dispendiose ed inutili spedizioni militari. Le relazioni tra Francesi e Spagnoli divennero, in un certo qualmodo, cordiali anche se naturalmente la fredda "guerra commerciale" e il contrabbando francese continuarono sfacciatamente.
La vittoriosa guerra di indipendenza messicana, o meglio la serie di rivolte che dal 1810 al 1821 sconvolsero la Nueva España (Messico, oltre che gli stati di California, Nuovo Messico e Texas), pose fine alla dipendenza da Madrid dello stato mesoamericano.
Per l' intero corso dell' amministrazione messicana il Texas fu profondamente animato da un' aspra diatriba tra governo centrale e coloni angloamericani che tra incomprensioni, schermaglie, atti di disobbedienza civile da dibattito puramente politico e pacifico si trasformo' in scontro violento e in aperta ribellione militare. Proprio in questi anni travagliati germogliarono i semi del nazionalismo texano perche' proprio la contrapposizione tra mentalita' messicana e statunitense dette agli immigrati americani, col passare del tempo e con l'inasprimento dei toni della polemica, una pesante autoconsapevolezza del loro peculiare status di "Texians" scaturito dal fatto di non essere piu' americani e al contempo di non poter mai diventare messicani. Nel sistema messicano gli elettori e le tornate elettorali avevano un peso scarsamente rilevante, dato che tutte le principali cariche amministrative statali e locali erano affidate per incarico, direttamente o indirettamente, dal governo centrale; infatti l' esecutivo nominava il governatore di uno stato il quale designava gli jefes politicos dei vari dipartimenti dello stato i quali, a loro volta, sceglievano gli alcaldes delle comunita' comprese nei loro distretti. Inaccettabile per i coloni statunitensi, da qualunque stato dell' Unione provenissero, abituarsi ad un sistema basato su una rigida e immodificabile scala gerarchica in cui il colono rappresentava solo l' ultimo anello della catena e per questo non aveva diritto di parola. I Texani a questo punto non erano piu' disposti a tentare di convivere con un popolo al quale non importava scegliersi i propri leaders e che addirittura dimostrava di interessarsi poco o per nulla alla politica e alla costituzione.
Bandiera del TexasI coloni anglosassoni annunciarono la loro intenzione di separarsi dal Messico. Il Texas è indipendente dal 2 marzo 1836. Nel febbraio 1842 e ancora nel settembre dello stesso anno truppe messicane al comando del generale Rafael Va'squez varcarono il confine col Texas senza incontrare alcuna resistenza e devastando tutto cio' che incontravano sulla loro strada marciarono su San Antonio e la occuparono; dopo pero' aver issato la bandiera messicana sul municipio i militari si ritirarono dalla citta' e se ne tornarono al di la' del Rio Grande. Queste provocazioni volevano essere soltanto un atto dimostrativo voluto da Santa Anna, presidente del Messico, per spaventare ed intimidire i Texani mostrando tutta la debolezza della loro nazione di fronte alla potenza messicana e naturalmente Houston, il presidente del Texas, invio' alla nazione messaggi secchi e indignati promettendo ai cittadini una guerra senza quartiere al Messico se solo avesse osato attaccare la Repubblica ma il presidente texano era ormai cosciente del fatto che senza l' aiuto statunitense, sia militare che economico, il Texas non avrebbe potuto organizzare una controffensiva efficace. Gia' nell' ottobre del 1843 cominciarono i primi negoziati USA-Texas per l' annessione. Sia il Congresso texano, il 4 luglio 1845, approvo' in via definitiva l' annessione sia i cittadini che il 13 ottobre 1845, con 4254 voti a favore e 257 contro, dissero nuovamente si' all' ingresso del Texas nell' Unione; il 29 dicembre 1845 il nuovo presidente americano James Polk firmo' il decreto che faceva del Texas il 28mo stato dell' Unione. Nel maggio 1846 il Congresso americano dichiarò guerra al Messico, il quale, dopo la sconfitta, con il Trattato di Guadalupe Hidalgo del 1848, cedette la California e il Nuovo Messico agli Stati Uniti.

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La repubblica

La prima bandiera americana

Dopo l'elezione di George Washington come primo Presidente degli Stati Uniti d'America nel 1789, il Congresso approvò la prima di molte leggi che organizzavano il governo, e adottò la "carta dei diritti", nella forma di dieci emendamenti alla nuova costituzione degli Stati Uniti d'America.
George Washington, noto eroe della guerra d'indipendenza americana, comandante dell'esercito continentale e presidente della convenzione costituzionale, forse la più popolare figura politica dell'epoca negli Stati Uniti, venne proclamato "Padre della Nazione" e vinse le elezioni praticamente senza opposizione. Washington si mosse per istituire il ramo esecutivo del governo federale degli Stati Uniti. Il Congresso approvò il Judiciary Act del 1789, che istituiva l'intero sistema giudiziario federale, compresa la Corte Suprema.
Il partito federalista, di cui faceva parte George Washigton, era un partito americano del primo sistema politico, nel periodo fra il 1793 e il 1816, con ultimi strascichi negli anni '20. Il partito era stato fondato da Alexander Hamilton. Nel programma di questo, la realizzazione di uno Stato militarmente forte.
Nel 1791 la repubblica del Vermont, che nel 1763, con il Trattato di Parigi era stato assegnato al Regno Unito e il 15 gennaio 1777 si proclamò indipendente, dopo aver combattuto, entrò a far parte degli Stati Uniti.
Nel 1793 George Washington fu rieletto Presidente ma poi rifiutò il terzo mandato sostenendo, come poi avrebbe fatto anche Jefferson, che era pericoloso accentrare il potere per troppo tempo nelle mani di un solo uomo. Ritiratosi a Mount Vernon morì il 14 dicembre 1799.
Nel 1796 successe a Washington nella carica di presidente e in quella di uomo politico federalista più in vista John Adams. Sotto il mandato presidenziale di John Adams il Tennesse entrò a far parte dell'unione e il futuro presidente Andrew Jackson fu eletto al senato e divenne giudice della locale Corte Suprema. Fu sconfitto nelle elezioni del 1800.
Jefferson fu eletto presidente nel 1801. Sotto il suo mandato gli USA, nel 1803, acquistarono dalla Francia la Louisiana per 14,5 milioni di dollari. Nello stesso anno si costitui lo stato dell'Ohio. Nel 1809 scadde il suo secondo mandato. L'ultimo atto della sua presidenza fu il varo di una legge che proibiva l'importazione degli schiavi. Si ritirò nella sua tenuta di Monticello, nei pressi di Charlottesville in Virginia dove morì il 4 luglio 1826, il giorno del cinquantenario dell'Indipendenza, lo stesso giorno in cui morì anche il suo predecessore John Adams.
James Madison è stato il quarto presidente degli Stati Uniti d'America, dal 1809, e nel 1812 fu costretto a cedere alle pressione dei War Hawks che volevano la guerra contro gli inglesi, causata, per larga parte, dalla politica britannica di pressione nei confronti del popolo statunitense. In particolare, per l'obbligo fatto ai cittadini americani di arruolarsi nella Royal Navy e per il blocco dei porti francesi interessati al commercio franco-americano. Dopo aver conquistato e successivamente perso Detroit, gli inglesi, guidati dall'ammiraglio Cockburn, conquistarono la capitale Washington, e Madison fu costretto alla fuga. La guerra si concluse con un compromesso diplomatico stabilito a Gand, in Belgio, e poco prima della firma arrivò la notizia di una grande vittoria americana a New Orleans. Nonostante fosse un successo militare superfluo, fu anche grazie a questo che nel 1813 Madison ottenne un secondo mandato. Terminato questo, nel 1817, l'ex-presidente si ritirò in Virginia. Sotto la sua presidenza si costituiscono gli stati di Lousiana (1812) e Indiana (1816).
James Monroe venne eletto presidente nelle elezioni del 1816, e rieletto in quelle del 1820. Monroe, ultimo veterano della guerra d'indipendenza americana a servire come presidente, fu quasi senza rivali in entrambe le elezioni. Il Partito Federalista era scomparso, e la spaccatura tra Partito Democratico e Partito Whig non era ancora avvenuta. Praticamente ogni politico apparteneva al Partito Democratico-Repubblicano. Monroe è meglio noto per la sua Dottrina Monroe, che presentò nel suo messaggio al Congresso del 2 dicembre 1823. In essa, proclamò che le Americhe dovevano essere libere da future colonizzazioni europee e libere dall'interferenza europea negli affari delle nazioni sovrane. Dichiarò inoltre l'intenzione statunitense di rimanere neutrale nelle guerre europee e nelle guerre tra le potenze europee e le loro colonie, ma di considerare ogni nuova colonia o interferenza con nazioni indipendenti nelle Americhe come un atto ostile nei confronti degli Stati Uniti. La sua politica federale fu quella di spostare le popolazioni indigene al di là della frontiera dei bianchi, in una serie di riserve indiane. I "riformatori" bianchi, d'altra parte, pensavano che le popolazioni indigene dovessero assimilare forzatamente la cultura dei bianchi. Il governo federale costruì addirittura una scuola, in Pennsylvania, nel tentativo di imporre il credo e i valori della popolazione bianca alle gioventù indigene. Nel 1934 la politica statunitense nei confronti degli indiani cambiò nuovamente: con l' Indian Reorganization Act si tentò infatti di proteggere la vita comunitaria e tribale nelle riserve.
John Quincy Adams, sesto Presidente degli Stati Uniti d'America, e figlio di John Adams, secondo Presidente degli USA, nel 1825 fu eletto Presidente, battendo Andrew Jackson. Nel 1829 il suo mandato scadde, e Adams si ritirò nella fattoria di famiglia a Braintree, ma nel 1831 fu rieletto deputato a Washington. Adams tentò anche di far abolire la schiavitù. Morì nel 1848.
Nel 1828, all'età di 61 anni, Andrew Jackson ritentò l'elezione per la seconda volta, organizzandosi con i suoi sostenitori in un nuovo partito, il Partito Democratico, e questa volta sconfisse Adams. Fu il primo presidente che non veniva da famiglie più o meno "aristocratiche" e non aveva studiato a scuole prestigiose. Era invece un uomo di frontiera e fu esaltato dai pionieri del West, mentre fu visto senza grande simpatia dagli intelletuali del Nord e del Sud del paese. Lo stesso John Quincy Adams, suo predecessore, non aveva una grande considerazione di lui e lo riteneva un analfabeta. Il Partito Whig nacque negli USA nel 1834 come un gruppo eterogeneo di oppositori alla presidenza del democratico Andrew Jackson, giudicato troppo autoritario. Il nome, infatti, riecheggiava le lotte contro l'assolutismo di Carlo I Stuart nell'Inghilterra del Seicento. Tra i suoi fondatori spiccano: l'ex presidente John Quincy Adams (1767-1848) e il futuro ministro degli Affari esteri Henry Clay. La sua formazione diede vita al cosiddetto Secondo Sistema bipartitico. Il filo politico che legava questi oppositori tra loro, però, era così sottile che fino al 1840 il partito non riuscì a presentare un candidato unitario alle elezioni politiche. Nel 1832 ottenne un secondo mandato e sotto questo l'Arkansas entrò a far parte dell'Unione (1836). Nel 1837, scaduto anche il secondo mandato, si ritirò a vita privata. Morì all'età di 78 anni, l'8 giugno del 1845 nella tenuta The Hermitage nei pressi di Nashville.
Martin Van Buren fu eletto alla presidenza nel 1837 e sotto la sua presidenza si costituisce lo stato di Michigan (1837). Dopo la fine del suo mandato nel 1841 continuò l'attività politica schierandosi a favore dell'abolizione della schiavitù.
William Henry Harrison è stato il nono Presidente degli Stati Uniti d'America, recuperato dal Partito Whig. Il 4 marzo 1841, però, il giorno dell'insediamento, durante la cerimonia a Washington, Harrison si prese una polmonite e morì un mese dopo. Gli successe il vicepresidente John Tyler.
Era la prima volta nella storia americana che veniva applicata questa norma costituzionale, cioè che il vice-presidente deve succedere al presidente nel caso questi sia impossibilitato a svolgere le sue funzioni o muoia prima della scadenza del suo mandato. Molti ritenevano che questa successione dovesse essere provvisoria, e bisognava indire nuove elezioni al più presto. Ma Tyler resistette, anche se fu una successione piuttosto travagliata. Tyler infatti era stato candidato alla vicepresidenza senza tenere conto delle sue idee, che erano diverse da quelle di Harrison e dei whigs, il partito che lo aveva eletto. Si può dire che fu un presidente senza partito. Nel 1845, scaduto il mandato Tyler proseguì l'impegno politico.
Nel 1844 venne eletto presidente degli Stati Uniti James Knox Polk, del Partito Democratico, con un programma nettamente espansionistico, sia a Sud (annessione del Texas), sia ad Ovest (rivendicazione dell'intero territorio dell'Oregon). Gia' nell' ottobre del 1843 cominciarono i primi negoziati USA-Texas per l' annessione. Sia il Congresso texano, il 4 luglio 1845, approvo' in via definitiva l' annessione sia i cittadini che il 13 ottobre 1845, con 4254 voti a favore e 257 contro, dissero nuovamente si' all' ingresso del Texas nell' Unione; il 29 dicembre 1845 il nuovo presidente americano James Polk firmo' il decreto che faceva del Texas il 28mo stato dell' Unione. Nel maggio 1846 il Congresso americano dichiarò guerra al Messico, il quale, dopo la sconfitta, con il Trattato di Guadalupe Hidalgo del 1848, cedette la California e il Nuovo Messico agli Stati Uniti.
Zachary Taylor ricevette dal Partito Whig la candidatura per le presidenziali nel 1848 malgrado non si fosse mai in precedenza preso la briga di votare. La sua semplice visione delle cose divenne una risorsa politica, la sua lunga carriera militare poteva piacere al Nord e il fatto di possedere schiavi poteva attirare i voti del Sud. Il 4 luglio 1850, Taylor, s’ammalò d’indigestione acuta e la diagnosi dei suoi medici fu che egli aveva il colera. Morì di gastroenterite cinque giorni più tardi, dopo 16 mesi del suo mandato presidenziale. Fu Il successore di Taylor fu il suo Vice Presidente, Millard Fillmore. Esaurito il suo mandato nel 1853, Fillmore rimase in politica e tentò anche di candidarsi nel 1856 contro James Buchanan ma fu sconfitto.
Franklin Pierce fu eletto Presidente, nel 1853, nelle file del Partito Democratico. Durante il suo mandato avviò nuove trattative col Messico che permisero agli USA di inglobare nel loro territorio l'Arizona. Scaduto il mandato nel 1857 si ritirò a Concord.
James Buchanan nel 1856 vinse le elezioni primarie all'interno del suo partito e nel 1857 fu eletto presidente. Il suo programma elettorale si incentrava sul rispetto della volontà popolare e del diritto dei coloni di mantenere schiavi. Il suo mandato scadde nel 1861.
Il 6 novembre 1860 Abraham Lincoln venne eletto sedicesimo Presidente degli Stati Uniti d'America, il primo repubblicano a raggiungere tale carica. Il Partito è stato fondato il 28 febbraio 1854 a Ripon, per ostacolare l'espansione della schiavitù nei nuovi territori. Il Partito Repubblicano non deve confondersi con i repubblicani dell'epoca di Thomas Jefferson, che, anzi, in seguito andarono a formare il Partito Democratico. I veri antenati dei Repubblicani possono essere rintracciati (con buona approssimazione) nei federalisti, nonché nel Partito Whig, che cessò le proprie attività. C'è comunque una diversità di fondo fra il Partito Repubblicano ed i precedenti: è il primo partito sezionale, in quanto era espressione dei soli interessi del Nord, ed era fortemente ideologico, in quanto alla base della sua azione politica c'era l'abolizionismo.
L'area attuale del Nevada, compresa tra gli stati acquistati dal Messico nel 1848, nel 1950 divenne parte del nuovo Territorio dello Utah che all' epoca era in mano ai Mormoni. Nel 1859 fu scoperto il Comstock Lode, un immenso giacimento d' argento nei pressi di Virginia City. Ben presto l' area si riempi' di minatori che, per il loro stile di vita non proprio pio e religioso, dopo aver discusso aspramente col governo mormone si appellarono al Congresso e nel 1861 ottennero la creazione ufficiale del Territorio del Nevada. L' intenzione dei residenti era quella di staccarsi ed emanciparsi dallo Utah non certo divenire a loro volta stato dell' Unione dato che cio' avrebbe comportato un regime fiscale piu' pesante. Ma il presidente Abraham Lincoln aveva bisogno dell' appoggio politico di un nuovo stato che avrebbe aggiunto due voti in Senato e uno alla Camera. Lincoln aveva fretta e premura di approvare il XIII emendamento (l'abolizione della schiavitu') e aveva bisogno di quei voti. Senza contare che alle presidenziali del 1864 il Nevada avrebbe aggiunto tre voti e tutti in suo favore. Cosi' Lincoln fece pressioni affinche' il Nevada da semplice territorio accettasse di trasformarsi in stato e, riuscito nell' impresa, ne firmo' il decreto di ingresso nell' Unione il 31 ottobre 1864, una settimana prima delle elezioni (che stravinse). Anche il XIII emendamento fu approvato il 18 dicembre 1865 e proprio grazie al contributo strategico dei deputati e dei senatori del Nevada. Per 20 anni circa, finche' il Comstock Lode buttava, lo stato prospero' ma non fu una prosperita' democratica. In California chi arrivava in cerca di fortuna si metteva a mollo in un fiume con una padella e a forza di setacciare sabbia e ciottoli poteva farsi una fortuna in oro. In Nevada invece l'argento era sepolto nelle viscere di una montagna al centro del deserto e per estrarlo servivano capitali enormi e costosissime attrezzature. Pertanto il Lode era un colossale affare certo ma per banchieri e affaristi di San Francisco mentre per i minatori era solo duro lavoro e paghe da fame. Cosi' tra il 1880 e il 1903 mentre gli altri stati montani aumentavano la loro popolazione, il Nevada da 65.000 abitanti scese a 45.000.
Bandiera della Confederazione Americana

Dopo l'elezione di Abraham Lincoln, il 4 febbraio 1861 i rappresentanti di Alabama, Florida, Georgia, Louisiana, Mississippi, Carolina del Sud e Texas si incontrarono a Montgomery, in Alabama, per costituire una nuova repubblica. L'8 febbraio la convenzione annunciò la creazione degli Stati Confederati d'America e i delegati costituirono il Congresso provvisorio. Il 9 febbraio Jefferson Davis e Alexander Hamilton Stephens furono unanimemente scelti quali Presidente e Vicepresidente provvisori. Le regolari elezioni presidenziali e del Congresso ebbero luogo in novembre. Senza oppositori, Davis e Stephens furono formalmente confermati, e il loro insediamento ebbe luogo, significativamente, nell'anniversario della nascita di George Washington, il 22 febbraio 1862. Nel maggio 1861 altri 4 Stati (Virginia, Arkansas, Carolina del Nord e Tennessee) denunciarono l'appartenenza agli Stati Uniti e passarono alla Confederazione. Il 20 giugno 1863 le contee occidentali della Virginia si staccarono e, formando il nuovo stato della Virginia Occidentale, si riunirono al Nord. La guerra civile iniziò quando il generale confederato Pierre Gustave Toutant Beauregard aprì il fuoco su Fort Sumter. I quattro anni seguenti furono i più bui della storia americana, mentre la nazione si lacerava sulle lunghe e aspre questioni riguardanti la schiavitù e i diritti dei singoli stati. Gli stati del nord, sempre più inurbati e industrializzati (l'Unione), alla fine sconfissero gli stati del sud prevalentemente rurali e agricoli (la Confederazione), ma circa 6-700.000 americani di ambo le parti persero la vita e gran parte delle terre del sud venne devastata. Alla fine, comunque, la schiaitù venne abolita e l'Unione ripristinata.
Dopo la fine della guerra, Lincoln si era incontrato di frequenteme con il generale Grant. I due uomini pianificavano la ricostruzione del Paese ed era nota a tutti la loro stima reciproca. Durante il loro ultimo incontro, il 14 aprile 1865 (Venerdì Santo), Lincoln aveva invitato il generale Grant ad un evento mondano per quella sera, ma Grant aveva declinato. Senza la compagnia del generale e senza la sua guardia del corpo Ward Hill Lamon, i Lincoln andarono al Ford's Theatre, dove era in programmazione Our American Cousin, una commedia musicale dello scrittore britannico Tom Taylor (1817-1880). Nell'istante in cui Lincoln prese posto nel nel palco presidenziale, John Wilkes Booth, un attore della Virginia simpatizzante sudista, entrò nel palco e sparò un colpo di pistola calibro 44 alla testa del Presidente, gridando "Sic semper tyrannis!" (Latino: "Così sempre ai tiranni!" (motto dello Stato della Virginia). Secondo altre versioni gridò "Il sud è vendicato", saltando successivamente giù dal palco e rompendosi una gamba. Fu ufficialmente dichiarato morto alle 7:21 del mattino del 15 aprile 1865.
Dal 1865 fino al 1900 circa gli Stati Uniti crebbero fino a diventare la nazione più industrializzata al mondo, fatto confermato dalla eccezionale crescita della produzione delle fabbriche. Questa seconda rivoluzione industriale fu potenziata da vari fattori: la disponibilità di terra, la diversità del clima e, suo corollario, la diversità economica; l'ampia presenza di canali e fiumi navigabili, in grado di soddisfare i bisogni di trasporto dell'emergente economia industriale; l'abbondanza di risorse naturali, garanzia di estrazione di energia a basso costo; trasporti rapidi e la disponibilità di capitali. Così come negli stati orientali, l'espansione in pianure e montagne di minatori, contadini e coloni portò ad un incremento dei conflitti con le popolazioni indigene anche negli stati dell'ovest. Tali guerre, con il loro carico di atrocità, continuarono fino al 1890. Ben prima, i mezzi di sussistenza e le società delle popolazioni indigene delle Grandi Pianure vennero distrutte dai cacciatori di bisonti; bisonti portati quasi all'estinzione dalla caccia indiscriminata perpetrata nei periodi successivi al 1870.
Nel 1865, quando Lincoln fu ucciso in un teatro di Washington, Andrew Johnson divenne presidente. Tentò di realizzare il piano di Lincoln, cioè di ricostruire il Sud e pacificarne gli animi, ma non aveva l'energia e il prestigio del predecessore e subì numerosi attacchi dai radicali del Nord, come il Ministro della Guerra, cioè Edwin McMaster Stanton e Thaddeus Stevens; il suo piano inoltre si scontrava con quello del Congresso, largamente dominato dai repubblicani radicali, che volevano punire gli Stati del Sud e sottoporli a controllo militare. I suoi oppositori gli impedirono quindi di attuare diversi provvedimenti in favore del Sud, anche a favore dei quattro milioni di negri emancipati. Un'evento importante della sua amministrazione fu l'acquisto dell'Alaska, ceduta agli USA per 7,2 milioni di dollari dalla Russia; il 1 marzo 1867 il Nebraska entrò a far parte degli stati dell'Unione. Nel 1869, scaduta la carica, si ritirò a vita privata. Morì il 31 luglio 1875.
Ulysses Grant fu scelto come candidato del Partito Repubblicano come presidente alla Convention repubblicana tenuta a Chicago il 20 maggio 1868 praticamente senza oppositori. Nell'elezione per il Presidente degli Stati Uniti del 1868 vinse. Restò in carica per due mandati dal 4 marzo 1869 al 3 marzo 1877. Nel 1876 lo Stato del Colorado fu ammesso nell'Unione.
Rutherford Birchard Hayes fu eletto nelle file del partito repubblicano nel 1877, sconfiggendo l'avversario democratico Samuel J. Tilden. La sua elezione fu molto controversa e dietro ci furono oscure manovre, tanto che lo stesso Hayes si chiese se fosse legittima. Nello specifico, nessuno dei due candidati aveva ottenuto la maggioranza dei voti elettorali. Il Congresso fu quindi chiamato a decidere sull'elezione, ed essendo dominato dai repubblicani, elesse Hayes, anche se alle elezioni Tilden aveva avuto più voti popolari. Come contropartita, i democratici ottennero la smilitarizzazione del Sud, occupato dall'esercito e in buona parte sotto il comando di governi-fantoccio repubblicani (è il cosiddetto "Compromesso del 1877", che apre all'apartheid negli Stati del Sud). Il mandato scadde nel 1881, e da allora Hayes si ritirò a vita privata dedicandosi ad opere filantropiche. Morì il 17 gennaio 1893.
Il 1881 è l'anno in cui viene eletto presidente James Abraham Garfield, come leader del Partito Repubblicano. Si insediò alla Casa Bianca il 4 marzo 1881, ma vi rimase soltanto fino al 2 luglio dello stesso anno. Quel giorno infatti, mentre si recava in visita ad Orange, un disoccupato, Charles Guiteau, gli sparò ad Elberon nel New Jersey, ferendolo gravemente. Dopo due mesi di agonia morì, il 19 settembre 1881.
Chester Alan Arthur divenne presidente nel 1881. Repubblicano, Arthur dimostrò di essere più adatto alla carica del predecessore. Fu in questo periodo infatti che a New York sorsero i primi grattacieli e fu inaugurato il Ponte di Brooklyn. Il suo mandato terminò nel 1885 e Arthur si ritirò a vita privata. Morì di infarto il 18 novembre 1886 a New York.
Candidato alla presidenza dal Partito Democratico nel 1884, Cleveland dovette affrontare numerose critiche durante la campagna elettorale: in ogni caso egli vinse le elezione e nel 1885 divenne presidente. Alle successive elezioni presidenziali del 1888 egli, pur ottenendo la maggioranza dei voti popolari, fu sconfitto da Benjamin Harrison.
Nel 1888 Benjamin Harrison fu candidato dai Repubblicani alla Presidenza. Harrison non aveva grandi meriti, ma veniva da una famiglia illustre. Il padre era stato per lungo tempo rappresentante parlamentare dell'Ohio, il nonno William Henry Harrison era stato Presidente degli USA e il bisnonno, Benjamin Harrison V, era stato uno dei firmatari della Dichiarazione di Indipendenza. Nel 1889 batté Cleveland e fu eletto Presidente. Alle elezioni presidenziali del 1892 si trovò a sfidare di nuovo Grover Cleveland, ma questa volta perse.
Il suo secondo mandato coincise con una grave crisi economica, che Cleveland affrontò con decisione.
Nelle Hawaii, molti immigrati, soprattutto americani ma anche europei, acquistarono grandi proprietà di terreni e cominciarono la coltivazione della canna da zucchero. Per diversi motivi ci furono molte ondate di immigrazione volte all' importazione di lavoratori per i campi di canna da zucchero, fra cui principalmente cinesi, giapponesi, abitanti delle Azzorre (noti come portoghesi alle Hawaii), filippini, e coreani. Nel 1893 un gruppo di cittadini di origine straniera imprigionò la regina Liluokalani e offrì le Hawaii agli Stati Uniti, probabilmente allo scopo di ridurre i dazi americani sullo zucchero esportato dalle isole. La regina abdicò, ma gli Stati Uniti dichiararono che la rivoluzione era illegale e rifiutarono l'offerta. I rivoluzionari fondarono quindi la repubblica delle Hawaii. Nel 1896 il governo della Repubblica delle Hawaii offrì nuovamente la sua adesione agli Stati Uniti. Questa volta l'offerta fu accettata, le isole diventarono il Territorio delle Hawaii. Pochi anni dopo Jack London le visitò, scrivendo poi vari racconti ambientati su di esse.
William McKinley fu eletto presidente nel 1897. Il primo evento della sua presidenza fu la questione di Cuba. L'isola era ancora una colonia spagnola, ma gli americani avevano enormi interessi nelle sue piantagioni e molti sollecitavano l'intervento armato per conquistarla. Il 15 febbraio 1898 la corazzata Maine, inviata nella rada dell'Avana esplose, provocando la morte di 262 persone. Non si sa se fu un attentato o una sciagura, la stampa sensazionalista dell'epoca, la cosiddetta stampa gialla (yellow press), contribuì in modo determinante, assieme alla propaganda dei dissidenti cubani stanziatisi negli Usa, a guidare la mentalità degli statunitensi verso una volontà di guerra contro la Spagna. Il presidente McKinley, inizialmente titubante, venne quindi convinto dal suo gabinetto, formato tra gli altri da Theodore Roosevelt, a muovere guerra alla Spagna. Nel frattempo la tensione tra i due paesi era aumentata, e il 23 aprile 1898 la Spagna dichiarò guerra agli Stati Uniti, che a loro volta la dichiararono il 25 aprile. Al suo fianco si schierò Theodore Roosevelt che si mise alla testa di un reggimento, i Rough Riders e ottenne il grado di colonnello. Gli americani vinsero in tempi molto brevi e con perdite relativamente minime, tanto che la guerra venne definita splendid little war. Il 12 agosto venne firmato l'armistizio, e gli Stati Uniti ottenerono dalla Spagna il riconoscimento dell'indipendenza di Cuba, la cessione di Porto Rico, dell'isola di Guam e delle Filippine. Questi risultati vennero quindi ratificati dal Trattato di Parigi nel dicembre dello stesso anno. Dopo la guerra e un indagine sull'esplosione, si appurò che l'incidente non era in alcun modo provocato dalla Spagna ma ad un atto di incompetenza del capitano della nave che avrebbe permesso il deposito di esplosivi nei locali della caldaia. Questo fatto fa pensare oggigiorno ad un lesione autoinferta degli Stati uniti per avere il sostegno dell'opinione pubblica e quindi un valido pretesto per la guerra. Grazie alla vittoria a Cuba, McKinley nel 1901 fu rieletto per un secondo mandato e con lui fu eletto vicepresidente proprio il colonnello Roosevelt. La seconda amministrazione McKinley fu tuttavia molto breve. Il 6 settembre del 1901 fu colpito due volte dai colpi di un anarchico di origine polacca, Leon Czolgosz. McKinley morì per le ferite riportate il 14 settembre e salì così al potere Theodore Roosevelt. Egli si rende conto di essere in una posizione precaria e, fino alle elezioni del 1904, si muove cautamente. Nel 1903, il presidente Theodore Roosevelt sostenne l'indipendenza di Panamá dalla Colombia, allo scopo di costruire il Canale di Panamá. Dopo decenni di mercanteggiamenti, il Canale di Panamá aprì finalmente nel 1914. Mantenendo una promessa fatta al tempo della prima elezione Roosevelt rinuncia a ripresentarsi e sostiene il candidato repubblicano William Howard Taft, che viene eletto proprio grazie alla sua promessa di governare il paese "proprio come fosse Roosevelt".
Quindi entrano nell'Unione Illinois (1818), Alabama (1819), Maine (1820) e Missouri (1821), Minnesota (1858), Oregon (1859), Kansas (1861), Dakota del nord (1889), Dakota del sud (1889), Montana (1889), Washigton (1889), Idaho (1890) e Wyoming 1890.
William Howard Taft fu eletto presidente nel 1909 e secondo alcuni storici egli tradì il programma del suo grande predecessore, ma ciò non è del tutto vero. Nel 1913 il suo mandato è scaduto.
Nelle elezioni presidenziali del 1912, il Partito Democratico nominò Woodrow Wilson come proprio candidato, che vinse. Wilson fu in grado di vincere di misura la sua rielezione nel 1916. Mantenendo fermamente la neutralità quando la prima guerra mondiale scoppiò nel 1914, gli USA entrarono in guerra contro la Germania solo dopo che questa annunciò che avrebbe condotto una guerra sottomarina indiscriminata che avrebbe riguardato anche i convogli neutrali e il voto del Congresso, il 6 aprile 1917, per la dichiarazione di guerra, fu tutt'altro che unanime. L'8 gennaio 1918 Wilson tenne il suo famoso discorso dei Quattordici Punti, avanzando la proposta di una Lega delle Nazioni, una organizzazione che avrebbe dovuto tendere al mantenimento dell'integrità territoriale e all'indipendenza politica, sia per le grandi nazioni che per le piccole. Wilson intendeva i Quattordici Punti come un mezzo per far terminare la guerra e raggiungere una pace equa per tutte le nazioni. Arrivò a Versailles il 4 dicembre 1918 per la Conferenza di Pace di Parigi del 1919 (diventando il primo presidente degli Stati Uniti a compiere un viaggio in Europa durante la carica), dove si adoperò a fondo per promuovere il suo piano. Cercando di guadagnare l'appoggio della Francia alla creazione della Lega, Wilson ordinò ai Marines di impedire alla delegazione tedesca di entrare alla conferenza. Lo statuto della Lega delle Nazioni fu inserito nel Trattato di Versailles, ma la maggior parte degli altri Quattordici Punti ne rimasero fuori. Per il suo impegno a favore della pace, nel 1919 fu assegnato a Wilson il Premio Nobel per la Pace. Il premio bilanciò l'amarezza di non essere riuscito a convincere i suoi oppositori al Congresso, come Henry Cabot Lodge, ad appoggiare la risoluzione che impegnava gli USA a entrare nella Lega delle Nazioni. Il 25 settembre 1919 Wilson fu colto da un leggero ictus, che non fu reso pubblico. Una settimana dopo, il 2 ottobre, Wilson patì un secondo e più grave attacco che lo rese quasi totalmente inabile. Sebbene la gravità della sua menomazione fosse tenuta segreta fino alla sua morte, Wilson fu di proposito tenuto lontano dal suo vice presidente Thomas R. Marshall, il suo governo e dai parlamentari in visita alla Casa Bianca per il resto della sua presidenza. Nel 1921 Wilson e sua moglie si ritirarono dalla Casa Bianca e si stabilirono in una casa a Washington, dove morì il 3 febbraio 1924.
Warren G. Harding fu contro l'adesione degli USA alla Società delle Nazioni, voluta da Wilson. Alle Presidenziali del 1920,il Partito Repubblicano lo vide come il miglior candidato. Salì dunque alla massima carica nel 1921. Mentre si trovava a San Francisco, dapprima contrasse una polmonite; quindi, il 2 agosto 1923, morì, non si sa bene se di infarto o di apoplessia.
Gli successe il vice presidente Calvin Coolidge. Sebbene incoraggiato dal partito repubblicano a ricandidarsi, non si ripresentò alle elezioni del 1928.
Quando nel 1929 Calvin Coolidge declinò una seconda candidatura, i repubblicani ripiegarono su Herbert Hoover, già Segretario del Commercio. Entrato in carica nel 1929, dovette affrontare già da quell'autunno la crisi economica seguita al crollo della Borsa di Wall Street. Il crollo di Wall Street aveva introdotto una crisi finanziaria mondiale. Negli USA, tra il 1929 e il 1933, la disoccupazione passò dal 3% della forza lavoro al 25%, mentre la produzione manifatturiera diminuì di un terzo. Dove esisteva, l'assistenza pubblica fu sopraffatta. Cacciati dalle loro abitazioni, i disoccupati e i poveri si spostarono nelle cosiddette "Hoovervilles". Per molti la possibilità di sfamarsi, se c'era, era data dalle mense dei poveri. Mancanza di difese, di speranza, di un tetto, e la fame, perseguitavano la nazione. Al contrario di ciò che si pensa comunemente, egli non era un liberista e credeva che fosse compito del Governo intervenire in economia, ma solo consigliando e mediando tra i vari interessi dell'industria; la sua strategia, però, si rivelò inefficace a risollevare il Paese dalla crisi, e per questo divenne (e rimase lungo tutto il suo mandato) nettamente impopolare, anche per il suo rifiuto a concedere sussidi federali ai disoccupati. Venne ricandidato alle elezioni presidenziali del 1932 solo perché il Partito repubblicano era convinto di andare incontro ad una sconfitta certa; in effetti, vinse il candidato democratico Franklin D. Roosevelt.
Negli Stati Uniti, accettando la nomina democratica alle presidenziali del 1932, Franklin D. Roosevelt promise "un nuovo corso (new deal) per il popolo americano", una frase che è rimasta come simbolo della sua amministrazione e dei suoi molti risultati conseguiti. Il New Deal consistette di molti tentativi differenti di porre fine alla grande depressione e di riformare l'economia americana. Molti di questi fallirono, ma ci furono successi sufficienti a renderlo il più importante episodio del XX secolo nella creazione del moderno stato americano. Si dovette aspettare fino a quando l'amministrazione fu costretta a grosse spese federali per sostenere lo sforzo bellico nella II guerra mondiale, perché l'economia della nazione recuperasse pienamente. Tra il 1939 e il 1944 (il picco della produzione di guerra), la produzione nazionale quasi raddoppiò. Di conseguenza, la disoccupazione cadde dal 14% del 1940 a meno del 2% nel 1943, con la forza lavoro che crebbe di dieci milioni di unità.
Con una mossa senza precedenti, Roosevelt cercò un terzo mandato consecutivo nel 1940. Fino a quel momento tutti i presidenti avevano rispettato la regola non scritta stabilita da George Washington, che nel 1793 aveva rinunciato al terzo mandato affermando che troppo potere non doveva essere accentrato per troppo tempo nelle mani di un solo uomo. In seguito, nel 1951, questa regola fu resa esplicita con un emendamento costituzionale; pertanto, a meno di future modifiche alla Costituzione, Roosevelt rimarrà per sempre l'unico presidente ad avere svolto più di due mandati. Il sentimento isolazionista era diminuito, ma gli Stati Uniti inizialmente decisero di non entrare in guerra, limitandosi a fornire rifornimenti e armi al Regno Unito, alla Repubblica di Cina e all'Unione Sovietica. I sentimenti degli americani cambiarono drasticamente con l'improvviso attacco giapponese a Pearl Harbor, e gli USA si unirono rapidamente all'alleanza Anglo-Sovietica contro l'Impero del Giappone, l'Italia Fascista e la Germania Nazista, note come "Potenze dell'Asse".
Sebbene molti nel Partito Democratico vedessero che Roosevelt era già sofferente, al punto che non era certo che potesse ricoprire un quarto mandato di quattro anni, non ci fu quasi discussione sul fatto che, in tempo di guerra, sarebbe stato il candidato del partito per un quarto mandato nelle elezioni del 1944. Tenendo conto di ciò e della salute di Roosevelt, essi convinsero il senatore del Missouri Harry S. Truman a formare con Roosevelt la coppia di candidati democratici nel 1944. La coppia Roosevelt/Truman vinse le elezioni, tenutesi il 7 novembre 1944, sconfiggendo lo sfidante, il popolare repubblicano Thomas E. Dewey. Sofferente per la lunga tensione di tre anni e mezzo di guerra e debilitato dalla poliomielite, l'eccessivo fumo di sigarette, una malattia al cuore ed altri malanni, Roosevelt morì per una emorragia cerebrale mentre era in vacanza a Warm Springs, in Georgia, il 12 aprile 1945. Harry S. Truman, che era in carica da solo 82 giorni come vice presidente, giurò quel giorno stesso come suo successore.
Harry S. Truman aveva allora 60 anni e rimase completamente scioccato nell'apprendere la notizia; in seguito scrisse "Mi sentii come se il cielo mi fosse caduto addosso". Salì al potere in un momento critico, nelle ultime fasi della Seconda Guerra mondiale: la Germania era ormai quasi vinta ma rimaneva ancora aperto il conflitto nel Pacifico. È vero che il Giappone si stava avviando verso la sconfitta, ma si riteneva che non avrebbe mai chiesto la resa e la guerra avrebbe rischiato di prolungarsi, con gravi danni per i soldati statunitensi. E Truman si trovò così ad affrontare subito il grave problema della bomba atomica. I preparativi per quest'arma, a Los Alamos, erano stati estremamente segreti e lo stesso Truman li ignorava completamente finché non salì al potere. Spettò a lui quindi la grave decisione di sganciare la prima bomba atomica su Hiroshima, il 6 agosto 1945, e il 9 la seconda su Nagasaki. Questa azione provocò la resa del Giappone e mise fine al secondo conflitto mondiale. Sotto la sua presidenza comincia la Guerra Fredda (1945-1989), cioè la divisione del mondo in due blocchi rivali, che era servita a legittimare una grande alleanza non solo con i paesi dell'Europa, costituendo la NATO, ma anche con molti paesi del mondo in via di sviluppo. Nonostante fosse dato per sconfitto, nel 1948 Truman fu riconfermato alla presidenza e nel 1950 si trovò ad affrontare una grave crisi in Corea. Il 25 giugno dello stesso anno l'esercito comunista della Corea del Nord invase il territorio della Corea del Sud. Si scatenò dunque la Guerra di Corea che vide gli USA in primo piano. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU si oppose all'invasione e Truman pose l'esercito americano sotto la sua egida. La guerra fu molto dura ma alla fine le truppe americane guidate dal generale Douglas MacArthur ebbero la meglio. Scaduto il mandato, nel 1953, Truman rinunciò ad un'altra candidatura. Morì all'età di 88 anni, il 26 dicembre del 1972.
Dwight David Eisenhower, del partito repubblicano, fu dal 1953 al 1961 il 34esimo presidente degli Stati Uniti d'America. In politica estera, se durante la campagna elettorale aveva accusato l'amministrazione Truman di una lotta inefficace nei confronti del comunismo, nei fatti continuò la politica del predecessore; nel 1954 concluse la pace con la Corea del Nord. Nel 1959 l'Alaska e la Hawaii furono ammesse nell'Unione come 49° e 50° stato.
John Fitzgerald Kennedy, candidato del Partito Democratico, vinse le Elezioni Presidenziali del 1960 e succedette al generale Dwight D. Eisenhower. Assunse la carica il 20 gennaio del 1961 e la mantenne fino alla sua scomparsa, occorsa in seguito ad un attentato avvenuto durante una visita a Dallas. Per il suo carisma e il suo stile, la sua attenzione alle istanze sociali, ai diritti umani e la sua capacità di governo negli anni della guerra fredda - nonché per le tragiche circostanze della sua morte - Kennedy rimane uno dei presidenti statunitensi più amati, ed è considerato da molti un'icona del XX secolo.
Lyndon B. Johnson salì alla massima carica in quel drammatico 22 novembre 1963. Nel 1964, scaduto il mandato, si ricandidò battendo nettamente il candidato repubblicano Barry Goldwater. Da presidente varò una serie di riforme (la cosiddetta "Great Society"): si impegnò per completare le legge sui diritti civili (Civil Rights Act), che fece segnare un passo avanti sull'integrazione dei neri nella società, e migliorò il sistema scolastico - introducendo, tra l'altro, le borse di studio - e il sistema sanitario. In politica estera la sua amministrazione fu la principale artefice del disastro in Vietnam. Il problema era ereditato da Kennedy, ma fu lui a dare la spinta decisiva che nel 1964 avrebbe portato all'ostilità aperta con il Vietnam del Nord. In seguito ad un presunto attacco ad una nave americana nel Golfo del Tonchino, Johnson convinse il Congresso ad approvare la Risoluzione del Golfo del tonchino, con la quale esso dava pieni poteri al Governo per gestire il conflitto. Il pessimo andamento della Guerra del Vietnam portò ad una crescente sfiducia dell'opinione pubblica nei suoi confronti, e nel 1968, in seguito all'offensiva del Têt, l'amministrazione fu accusata di aver mentito al popolo americano sull'andamento della guerra. Cercò quindi di tornare sui suoi passi e favorire delle trattative di pace con il Vietnam del Nord. Tali trattative purtroppo fallirono miseramente in quanto i rappresentanti del Vietnam del Sud non si presentarono ai colloqui di Parigi. A sorpresa decise di ritirarsi dalla corsa alle elezioni presidenziali di quell'anno. In seguito si ritirò nel ranch che aveva a San Antonio, nel natio Texas, e qui morì il 22 gennaio 1973.
Superata la tentazione di abbandonare la vita politica, in occasione delle Elezioni presidenziali del 1968, riuscì a tornare protagonista della scena politica ottenendo la nomination per il suo partito. La rimonta e il successo di Richard Nixon fra i Repubblicani possono essere parzialmente attribuiti alla forte confusione politica, aggravata dall'assassinio di Robert Kennedy dopo la sua vittoria alle Primarie del Partito Democratico nel giugno del '68. Durante la campagna elettorale, Nixon fece appello a quella che lui chiamava la "maggioranza silenziosa" degli Americani socialmente conservatori, che non amavano la controcultura hippie e le manifestazioni contro la guerra in Vietnam. Fra gli eventi più importanti della sua presidenza si ricorda il ritiro graduale dalla guerra del Vietnam (iniziata dal suo predecessore democratico Johnson). Abile quanto intemperante di carattere (anche a causa dell'atteggiamento pregiudizialmente ostile nei suoi confronti della stampa), nel 1974 fu coinvolto nello scandalo Watergate e costretto a dimettersi, dal momento che la Camera dei Rappresentanti stava per dare via libera all'inizio di una procedura di impeachment (rimozione) nei suoi confronti.
Gli successe il suo secondo vicepresidente, Gerald Ford. È stato l'unico presidente a non essere eletto: nominato vicepresidente dopo le dimissioni di Spiro Agnew, diventò presidente il 9 agosto 1974 quando Richard Nixon dovette dimettersi a causa dello scandalo Watergate e non venne confermato in carica alle successive elezioni. In seguitò ricordò che dovette accettare controvoglia quel gravoso incarico.
James Earl Carter meglio noto come Jimmy Carter, governatore della Georgia dal 1970, nel 1976 ottenne la nomination democratica e nelle successive elezioni sconfisse il repubblicano Gerald Ford (il vicepresidente di Richard Nixon, cui era subentrato dopo che lo scandalo Watergate lo aveva costretto a dimettersi). Per la sua inesperienza la sua presidenza fu un insuccesso. Non riuscì a far approvare molte delle sue leggi, non ebbe una visione chiara della politica estera, improntata astrattamente sui diritti umani, e inoltre c'erano fortissimi dissidi all'interno della sua amministrazione. L'insuccesso più importante fu, probabilmente, la rivoluzione iraniana del 1979 e la successiva cattura di 52 ostaggi statunitensi nell'ambasciata di Teheran. Nonostante avesse ottenuto anche alcuni importanti successi (fra cui nel 1979 la firma degli accordi di pace di Camp David fra Egitto ed Israele), dovette lottare aspramente per ottenere la seconda nomination democratica (fatto alquanto raro per un presidente in carica). Dopo aver sconfitto di misura Ted Kennedy alla convention del partito democratico, fu poi largamente superato dal repubblicano Ronald Reagan nelle elezioni del novembre 1980.
Ronald Reagan fu rieletto trionfalmente nel 1984. Il suo secondo mandato fu caratterizzato dalla già citata distensione con l'URSS, con numerosi accordi bilaterali sul disarmo, e da una serie di scandali, fuori e dentro l'amministrazione.
George H. W. Bush, dopo essere stato vicepresidente di Ronald Reagan, fu eletto presidente nel 1988. Egli mostrò una particolare predilezione verso la politica estera: si mosse cautamente di fronte allo sgretolarsi dell'URSS e fu un forte sostenitore dell'intervento in Iraq (dopo l'invasione del Kuwait da parte di quest'ultimo). La Guerra del Golfo, fortemente voluta dall'amministrazione Bush, iniziò il 27 febbraio 1991, dopo l'approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza ONU e la creazione di una forza multinazionale di una vastità senza precedenti (comprendeva, fra l'altro, alcuni paesi arabi e l'URSS); a differenza di quanto avvenne durante la Guerra di Corea, la forza multinazionale si attenne strettamente al suo mandato e liberò il Kuwait, lasciando comunque al potere il dittatore iracheno Saddam Hussein, cosa che gli attirò critiche dei neoconservatori.
Nel 1992 William Jefferson "Bill" Clinton fu eletto presidente, battendo il presidente in carica George H. W. Bush. Negli anni successivi si interesserà di politica estera, prima in modo confuso, poi con un disegno preciso; infatti, dopo la caduta dell'URSS, il problema degli USA era come riconvertire il proprio ruolo internazionale in quanto unica superpotenza rimasta. Clinton si schierò a favore di un'egemonia benevola, volta a favorire la democratizzazione del mondo attraverso l'espansione del commercio; gli USA sarebbero intervenuti con l'esercito solo dove ce ne fosse stato realmente bisogno. In campo economico il periodo della sua presidenza coincise con una forte crescita economica, soprattutto trainata dall'industria teconologica (computer, Internet). Alle elezioni del 1996 Clinton venne coinvolto nel Chinagate, ma fu comunque rieletto, sconfiggendo il candidato repubblicano Bob Dole. Nel 1998, la sua relazione con la stagista Monica Lewinsky fu causa di uno scandalo, che venne ribattezzato dai giornalisti Sexgate. Il rifiuto del presidente di ammettere la verità fu utilizzato dai suoi avversari politici per ottenere la procedura d'impeachment con le accuse di falsa dichiarazione giurata e intralcio alla giustizia. Il Senato giudicò Clinton "non colpevole" rispetto ad alcuni capi d'accusa, mentre lo costrinse a delle sanzioni economiche per altri. Sotto la sua Amministrazione, nel 1999, la NATO, con l'appoggio degli Stati occidentali tra cui l'Italia, ma senza un mandato dell'ONU, attaccò la Serbia, in quella che viene ricordata come la Guerra del Kosovo. L'attacco fu scatenato al fine di rovesciare la dittatura di Slobodan Milosevic, accusato di genocidio contro la popolazione del Kosovo, una regione dell'ex-Jugoslavia. Terminò la presidenza nel 2000. Il suo vice-presidente Al Gore fu battuto di strettissima misura da George W. Bush al termine di un'elezione controversa (i risultati dell'elezione avvenuta nel novembre 2000 furono proclamati solo un mese più tardi).
In campagna elettorale, il programma di politica estera di Bush prevedeva un forte sostegno economico e politico all'America Latina, specialmente al Messico, e una riduzione dei coinvolgimenti statunitensi in azioni militari di esportazione della democrazia e di altre attività militari; i suoi primi provvedimenti, infatti, sembravano prospettare uno scenario quasi isolazionista per gli Stati Uniti, col disimpegno da alcuni importanti trattati internazionali.
La mattina dell'11 settembre 2001, quattro aerei di linea vennero dirottati. Due di essi vennero fatti schiantare nelle torri del World Trade Center di New York e un terzo nel Pentagono di Arlington (Virginia), distruggendo entrambe le torri e uccidento poco meno di 3.000 persone. Il quarto aereo si schiantò nella Pennsylvania Meridionale, dopo che alcuni passeggeri lottarono contro i dirottatori e si ritiene che abbiano provocato lo schianto. L'immenso shock, la tristezza e la rabbia provocati dagli attacchi alterarono profondamete l'umore della nazione; Osama bin Laden e i suoi terroristi di al Qaeda rivendicarono l'attacco e il presidente Bush dichiarò la "guerra al terrore."
Dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, l'amministrazione ha cambiato registro e si è concentrata soprattutto sulla questione mediorientale. Da subito Bush si è reso conto che un atto simile doveva essere punito, il che necessitava l'utilizzo dell'esercito: nell'ottobre 2001, da parte della NATO e su autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è stato avviato l'intervento contro l'Afghanistan per abbattere il regime talebano, accusato di ospitare il quartier generale di Al-Qaeda, il gruppo terroristico, capeggiato da Osama bin Laden. L'azione ha avuto un forte appoggio internazionale e il governo talebano è caduto poco dopo l'invasione. Tuttavia i successivi tentativi di ricostruzione del paese, in collaborazione con le Nazioni Unite, sotto la direzione di Hamid Karzai si sono rivelati problematici: Bin Laden non è mai stato catturato e i talebani non sono mai stati completamente neutralizzati. Un ampio contingente di truppe e di osservatori rimane tutt'oggi in Afghanistan nella speranza di formare un governo democratico, obiettivo più volte proclamato essenziale da parte dell'amministrazione Bush.
Nel marzo 2003, dopo una lunghissima contesa circa la necessità di procedere al disarmo del regime iracheno, gli USA hanno dichiarato guerra all'Iraq per spodestare il dittatore Saddam Hussein, accusato di possedere armi di distruzione di massa e di appoggiare il terrorismo internazionale. La guerra ha scatenato un'infinità di polemiche, con alcuni degli alleati europei - come Francia, Germania e Russia - fortemente contrari, ed è stata oggetto di numerose proteste in tutto il mondo. Non riuscendo ad ottenere l'approvazione di un intervento militare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, fortemente voluta dal Segretario di Stato Colin Powell, Bush era riuscito a raccogliere una "coalizione di volenterosi" che includeva paesi come la Spagna, la Polonia e la Gran Bretagna (l'Italia ha inviato le sue truppe quando il governo di Hussein era già stato spodestato). Già subito dopo l'occupazione del Paese, l'impossibilità di ritrovare la benché minima traccia delle armi di distruzione di massa di Saddam e le accuse di aver falsificato le informazioni necessarie per convincere l'opinione pubblica statunitense e quella internazionale della necessità assoluta di entrare in guerra, hanno fatto perdere una parte del sostegno all'amministrazione Bush, sia all'interno del Paese che all'estero. Inoltre, già dal 2004 la situazione irachena è diventata ingestibile per la coalizione, a causa della recrudescenza della guerriglia interna, prima diretta contro le truppe di occupazione e gli apparati iracheni alleati, poi anche interna ai vari gruppi etnici e religiosi dell'Iraq.

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