Sudafrica

Il periodo coloniale / L'Unione sudafricana

Il periodo coloniale

Il Sudafrica viene oggi considerato come la regione del mondo che più probabilmente merita l'appellativo di culla dell'umanità. I notevoli ritrovamenti fossili nella zona del Transvaal, e in particolare a Sterkfontein, Kromdraai e nelle caverne di Makapansgat, indicano la presenza di australopiteci in Sudafrica fin da 3 milioni di anni fa.
Il primo europeo a giungere in Sudafrica fu il portoghese Bartolomeu Dias, che nel 1486 oltrepassò il Capo di Buona Speranza. La sua impresa fu ripetuta pochi anni dopo da Vasco de Gama, che fu il primo a completare il viaggio dall'Europa alle Indie, coronando quello che per oltre cinquant'anni era stato il sogno di generazioni di navigatori.
Furono però gli olandesi i primi a creare un insediamento in Sudafrica. Il 6 aprile 1652, Jan van Riebeeck fondò quella che sarebbe poi diventata Città del Capo, come stazione di rifornimento per le imbarcazioni della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. I coloni olandesi si dedicavano principalmente all'agricoltura e all'allevamento, e ricevettero il nome di boeri, "contadini", o afrikaner.
I boeri furono inizialmente in buoni rapporti con le popolazioni locali, e si espansero lentamente per tutto il XVII e XVIII secolo. Quando i giunsero nella zona del Fish River, forti motivi d'attrito con gli Xhosa (specialmente concernenti l'uso del territorio per i pascoli) portarono a una serie di conflitti noti come Guerre della Frontiera del Capo. In questo periodo i coloni importarono schiavi dall'Indonesia, dal Madagascar e dall'India; nel lungo periodo, i matrimoni misti fra i discendenti degli schiavi e quelli dei coloni crearono un'etnia mista, i cosiddetti cape coloured, che oggi costituiscono la componente predominante della popolazione del Sudafrica.
L'avanzata napoleonica in Europa, con la successiva caduta dell'Olanda, portarono il Regno Unito a tentare a più riprese l'occupazione militare della Colonia del Capo, occupata nel 1797, durante la Quarta Guerra Anglo-Olandese. Gli inglesi continuarono le guerre di frontiera iniziate dai boeri contro gli Xhosa, fondando insediamenti sempre più a est. I boeri non accettarono di buon grado l'occupazione britannica, specie quando il Regno Unito dichiarò formalmente l'abolizione dello schiavismo. Molti afrikaner del Capo si allontanarono dai possedimenti britannici spingendosi nell'interno del paese. Questi pionieri (noti come voortrekker) giunsero a fondare una serie di piccole repubbliche boere, in seguito unitesi nello Stato Libero di Orange e nella Repubblica del Transvaal. La scoperta di miniere di diamanti (1867) e oro (1886) incoraggiò ulteriormente l'immigrazione e l'interesse dell'Impero Britannico per Cape Colony e per l'entroterra colonizzato dai boeri. Le mire espansionistiche inglesi, ben rappresentate da personaggi come Cecil Rhodes, sfociarono in due successive Guerre Boere. Nella prima di queste guerre (1880-1881), i boeri riuscirono ad avere la meglio. Nella Seconda Guerra Boera (1899-1902), gli inglesi tornarono in forze. La strenua resistenza dei boeri non fu sufficiente a impedire la vittoria finale britannica. Il comportamento degli inglesi durante le Guerre Boere fu in seguito ampiamente criticato; tra l'altro, vennero istituiti veri e propri campi di concentramento per i prigionieri, inclusi donne e bambini, e venne adottata una tecnica di terra bruciata, distruggendo sistematicamente raccolti e fattorie per ridurre gli afrikaner alla fame. Con il Trattato di Vereeniging, il Regno Unito ottenne formalmente il controllo dell'intero Sudafrica. In cambio, gli inglesi si addossarono il debito di guerra dei governi afrikaner. Nel trattato si specificava anche che i "neri" non avrebbero avuto diritto di voto in nessuna delle provincie del Sudafrica eccetto la Colonia del Capo.
Dopo otto anni dalla fine della Seconda Guerra Boera, il 31 maggio 1910, le quattro colonie sudafricane (Colonia del Capo, Natal, Stato Libero dell'Orange e Transvaal) vennero unificate in un dominion autonomo in seno al Commonwealth.

Concesso da www.wikipedia.org

 

L'Unione sudafricana

Nel 1931 il Sudafrica ottiene piena indipendenza. L'Unione Sudafricana prese parte alla Prima Guerra Mondiale a fianco del Regno Unito. Poco dopo ottenne un mandato della Società delle Nazioni per il controllo dell'Africa del Sud-Ovest (oggi Namibia), strappata ai tedeschi. Nonostante l'aumento del suo prestigio internazionale, l'Unione stava attraversando un periodo di forte crisi interna, con attriti sempre più violenti fra i nazionalisti boeri e la rappresentanza inglese.
Nel 1931, con l'approvazione dello Statuto di Westminster da parte del parlamento inglese, il Sudafrica ottenne piena indipendenza. Partecipò alla Seconda Guerra Mondiale a fianco degli Alleati, nonostante una parte significativa del National Party, il maggiore partito boero, simpatizasse apertamente per la Germania nazista.
Dopo la fine della guerra, nel 1948, il National Party vinse le elezioni, instaurando il regime di rigida segregazione razziale noto come apartheid. Durante i governi di Daniel François Malan (1948-1954), Johannes Gerhardus Strijdom (1954-1958) e Hendrik F. Verwoerd (1958-1966), la popolazione nera perse quasi completamente i propri diritti civili. La politica di questi governi di destra causò gravi contrasti interni e alienò al Sudafrica il sostegno della comunità internazionale, fino alla condanna da parte delle Nazioni Unite nel 1961 e le conseguenti sanzioni economiche.
Le opposizioni nere, tra cui l'African National Congress (ANC), furono messe fuori legge; molti attivisti scelsero la via della violenza. L'ANC si limitò a obiettivi strategici, come la distruzione delle centrali elettriche; a causa di una di queste azioni venne arrestato Nelson Mandela. Nell'ottobre del 1966, anche a causa della linea politica del governo sudafricano, le Nazioni Unite ritirarono il mandato concesso al Sudafrica per l'amministrazione della Namibia, ma il Sudafrica rifiutò di abbandonare la regione.
Negli anni '90, causa del crescere delle pressioni internazionali e della situazione di conflitto etnico interno al paese, il regime dell'apartheid iniziò a vacillare. Nelson Mandela, divenuto un'icona del movimento anti-apartheid, fu scarcerato l'11 febbraio 1990 per ordine di F.W. de Klerk. Il 27 aprile 1994 si tennero le prime elezioni democratiche con suffragio esteso ai neri; fu eletto lo stesso Mandela, a cui successe poi un altro nero, Thabo Mbeki. Il Sudafrica aggiunse nove lingue africane native all'afrikaans e all'inglese come lingue ufficiali.

Concesso da www.wikipedia.org

HOME PAGE